Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

PERUZZOTTI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proroga delle missioni internazionali di pace che coinvolgono le nostre Forze armate è un atto politico di grande rilievo.

La discussione generale ha confermato l'esistenza di una grande sensibilità nelle forze politiche nei confronti della crescita degli impegni militari dell'Italia ed è un bene che sia così perché la presenza dei soldati italiani nei teatri di crisi è e deve essere il segno di un grande coinvolgimento della Nazione e delle sue istituzioni.

È opportuno comunque ribadire alcuni punti fermi. Nel corso del dibattito le opposizioni hanno richiamato l'attenzione su una serie di circostanze, hanno sottolineato che la missione italiana in «Enduring Freedom» e quella dell'ISAF hanno caratteristiche diverse ed hanno sostenuto che esiste un legame organico tra l'arrivo degli alpini italiani sulle montagne afgane e l'intensificazione della pressione militare anglo-americana sull'Iraq.

Rispetto a queste opinioni riteniamo di dover dire quanto segue. Nessuna delle missioni di cui il Parlamento è oggi chiamato a votare la prosecuzione ha avuto origine da deliberazioni assunte autonomamente dal Governo, in spregio alla volontà delle Camere. Non vi è alcuna tra le missioni maggiori di cui si autorizza la continuazione che non abbia avuto la sanzione del Parlamento al termine di lunghi e approfonditi dibattiti, che hanno visto sempre il Governo presente ai massimi livelli.

Questo vale anche per il rafforzamento della nostra presenza in «Enduring Freedom», deciso nell'autunno scorso. Certo è possibile che alcune differenze siano passate a quel tempo inosservate, ma non può essere imputata certamente al Governo la circostanza di aver nascosto la natura delle operazioni che vengono compiute nel quadro di «Enduring Freedom».

Questa differenza esiste dal primo momento e non è un fatto nuovo degli ultimi mesi. Nel primo trimestre 2002 - lo ricordo per chi lo avesse dimenticato - vi abbiamo contribuito con il 13 per cento della nostra squadra navale e l'intera aviazione imbarcata dalla Marina. Non è quindi possibile alcuna confusione con la missione dell'ISAF, seppure entrambe, a lungo termine, tendano alla ricostruzione della pace e della convivenza civile in Afghanistan. L'equivoco non è mai esistito e nessuno lo ha mai alimentato; si tratta del nostro apporto alla campagna mondiale contro il terrorismo internazionale cui le Camere hanno consentito con almeno tre tornate di votazioni diverse. E non vi è alcuna connessione diretta tra l'intensificazione del nostro impegno militare in questo contesto e gli sviluppi della crisi irachena.

Noi concordiamo con chi ritiene che il mantenimento della pace e della sicurezza debba passare prioritariamente attraverso le Nazioni Unite e siamo convinti anche della necessità che l'Europa dia unitariamente un proprio contributo, così come si accinge a fare - la notizia è degli ultimi giorni - rilevando dalla NATO la responsabilità per la conduzione della missione di pace in Macedonia.

Oggi, con il voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge n. 4 del 2003, siamo semplicemente chiamati a confermare la nostra scelta di continuare a partecipare alla costruzione della pace e di un ordine internazionale migliore. È conforme ai valori della nostra Costituzione, è nel nostro interesse nazionale farlo, lo dobbiamo, infine, ai nostri soldati che rischiano la vita nello svolgimento degli incarichi che sono stati loro assegnati. (Applausi dai Gruppi LP, FI, UDC e AN).

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.