Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

PRESIDENTE. Procediamo all'esame degli articoli del disegno di legge.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, recante la conversione del decreto-legge n. 4.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MARTONE (Verdi-U). Signor Presidente, l'emendamento 1.100 riguarda la necessità, sulla scorta di quanto dichiarato ieri nel mio intervento, di stralciare la parte relativa al finanziamento dell'operazione «Enduring Freedom» da tutte le altre operazioni di pace, poiché riteniamo che in questo modo si mettano insieme, nello stesso disegno di legge, tipologie di intervento diverse l'una dall'altra. Come ho avuto occasione di argomentare, «Enduring Freedom» non è certamente assimilabile alle operazioni di peace keeping. Riteniamo quindi opportuno che essa venga svincolata; ciò renderebbe possibile per noi votare a favore del disegno di legge per il sostegno finanziario alle operazioni di pace. Altrimenti, voteremo contro, per le ragioni che ho già esposto ieri e che spero siano state comprese e recepite dalla maggioranza e dal Governo.

MALABARBA (Misto-RC). Illustro l'emendamento 1.101, signor Presidente.

Stiamo parlando della missione «Enduring Freedom». A suo tempo, vi fu una forte discussione in quest'Aula sulla natura della guerra in Afghanistan, che allora veniva presentata dal Governo e da un accordo bipartisan come una guerra contro il terrorismo. Come è noto, a meno di non voler ignorare la realtà, l'organizzazione terroristica Al Qaeda è stata, forse, appena scalfita da «Enduring Freedom». Osama Bin Laden continua a lanciare i suoi proclami e, secondo i servizi di intelligenza degli stessi Stati Uniti e della Gran Bretagna, l'organizzazione si è diffusa in una decina o, secondo altri, in una ventina di Paesi.

Quindi, la guerra in Afghanistan a tutto è servita, almeno finora, tranne che a combattere l'organizzazione Al Qaeda. Al contrario, è servita moltissimo per destabilizzare l'area, e le vicende indo-pakistane dovrebbero essere di fronte a tutti per ricordarlo. È servita per installare una presenza militare che, probabilmente, durerà anni, se non decenni.

Certo, il regime dei talibani è caduto, e noi dobbiamo essere chiaramente contrari a regimi di questa natura. Per noi l'opposizione al regime talibano non è certo una novità e data da tempo assai remoto rispetto a tanti che si sono in qualche modo scoperti fautori oggi della libertà in Afghanistan, perché la violazione della libertà e dei diritti umani va sempre denunciata e combattuta ovunque si manifesti, sia in Cina, sia negli Stati Uniti, sia in Iraq, sia in Arabia Saudita. Non si può certo pensare che la situazione in Afghanistan sia del tutto risolta neanche da questo punto di vista. Infatti, il contingente di alpini viene mandato a continuare una guerra i cui contorni umanitari sono disastrosi, visto quanto è successo subito dopo l'inizio della stessa guerra in Afghanistan. Mi riferisco alle decine di migliaia di morti, alle fosse comuni, ai prigionieri uccisi e torturati da parte delle forze angloamericane e dei loro alleati.

Dunque, stiamo operando in un contesto nel quale non si può parlare altro che di una guerra che ha un sapore e uno stampo che non esito a definire di natura neocoloniale. E dallo stile neocoloniale eredita anche le torture. Ma noi siamo italiani brava gente, secondo il signor Sottosegretario.

Noi abbiamo votato, come Rifondazione comunista, contro la guerra in Afghanistan. Abbiamo votato contro «Enduring Freedom», così come abbiamo votato contro, e votiamo contro, la partecipazione diretta di un contingente militare italiano nell'operazione «Enduring Freedom».

Vogliamo ricordare a tutti che vi è uno strettissimo collegamento tra questa operazione e la guerra che si annuncia in Iraq; l'ho già detto più volte: per stessa ammissione dei dirigenti nordamericani, c'era bisogno di distogliere forze militari da quell'area, per concentrale nelle operazioni che si prevedono per l'Iraq, e il nostro Paese è chiamato, in questo contesto, a partecipare per una via in questo caso indiretta e comunque per una via inequivocabilmente collegata alla guerra che si sta preparando nei confronti dell'Iraq.

Questo è il senso degli emendamenti soppressivi che abbiamo presentato all'articolo 1 e non condividiamo pertanto anche le proposte di proroga al 31 dicembre della missione ISAF. Ma su questo interverrò in sede di dichiarazione di voto sull'emendamento 1.103.

BEDIN (Mar-DL-U). Signor Presidente, illustrerò l'emendamento 1.106, mentre l'emendamento 1.105 verrà illustrato dalla senatrice De Zulueta.

Come ho già notato in sede di discussione generale, la presenza all'estero delle nostre Forze armate non solo è ormai una condizione di normalità ma, proprio per questo, essa assume, sia nella fase iniziale che nella fase di naturale evoluzione, caratteristiche proprie.

Per tale motivo diventa sempre più inadeguato lo strumento legislativo del decreto-legge, quale quello al nostro esame, che è un assemblaggio estemporaneo ed a volte disomogeneo di misure e disposizioni normative. Per questo abbiamo presentato alcune proposte emendative che riteniamo migliorative del testo e che in ogni caso siamo certi rispondano alle reali esigenze delle nostre Forze armate.

La commistione tra missioni diverse risulta particolarmente grave per le due che vedono i nostri militari impegnati in Afghanistan. Qui il rischio è particolarmente elevato e lo stesso ruolo di politica estera che - non per loro scelta - le Forze armate italiane sono chiamate a svolgere è particolarmente delicato.

La missione ISAF è una forza di intervento internazionale, decisa dalle Nazioni Unite, avente il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell'autorità afgana insediatasi a Kabul nel dicembre 2001. Tale missione è essenziale per pacificare e stabilizzare il territorio. È una missione che lo stesso presidente Karzai chiede di estendere ad altre grandi città afgane affinché il controllo del territorio possa diventare più ampio della sola Kabul.

Già nel corso del dibattito sul precedente decreto-legge, nel mese di giugno, è stata proposta un'estensione temporale della missione ISAF. Con l'emendamento 1.106 proponiamo, anche in questa occasione, l'estensione temporale di un impegno nell'ambito delle Nazioni Unite affinchè venga presa la decisione di un ampliamento della missione.

Non è stata questa finora la linea adottata dal Governo. Ricordo che l'ISAF è stata costituita a seguito di una risoluzione delle Nazioni Unite e che il mandato iniziale era di sei mesi, come era di sei mesi il mandato originariamente conferito dal Parlamento italiano. Tuttavia, nella risoluzione approvata dall'ONU nel dicembre dello scorso anno - poco più di due mesi fa - si è deciso di prorogare tale missione per un anno. Difatti, la risoluzione dell'ONU proroga la missione ISAF al 20 dicembre 2003 e proprio nelle ultime settimane vi è stato un cambio nel comando dell'operazione che, sulla base della risoluzione dell'ONU, dopo essere stato inizialmente assegnato all'Inghilterra e poi alla Turchia, è ora passato alla Germania e ai Paesi Bassi, mentre la guida politica della missione è affidata all'organismo ONU, espressione di tutti i Paesi che ne fanno parte, quindi anche dell'Italia.

Il contingente della missione ISAF ha il compito di provvedere all'attività di bonifica da ordigni esplosivi o da armi chimiche. Questo è il compito del contingente italiano. Si tratta di un obiettivo che vede l'ONU interessata non solo con la missione ISAF ma anche con le missioni del PAM, della FAO e di tante organizzazioni non governative impegnate da anni su quel territorio, che nel mondo è quello in assoluto con la più alta concentrazione di mine, che causano quotidianamente migliaia di incidenti e di morti.

È importante, ad avviso del Gruppo della Margherita, che dal Parlamento italiano provenga un segnale di assenso alla proroga di questa missione fino al momento in cui è stata prorogata dall'ONU, cioè fino al 20 dicembre di quest'anno. Il Sottosegretario ha detto che non è possibile prevedere spazi temporali più ampi nel decreto-legge, ma in questo caso siamo di fronte ad una data certa, quella del 20 dicembre di quest'anno. L'estensione a tutto l'anno della missione ISAF è del resto condizione preliminare per una possibile estensione territoriale della stessa missione. Sappiamo che, trattandosi di una missione ONU, non sta certamente a noi italiani, a noi Parlamento, deciderne l'ampliamento territoriale, ma la nostra disponibilità sarebbe indicativa di un ruolo propositivo dell'Italia nelle crisi internazionali.

Credo infatti che dal nostro Paese debba venire un invito ad allargare la missione. Chiediamo un impegno diplomatico in questo senso, impegno che andrebbe anche nella direzione sostenuta dall'Unione Europea. Voglio ricordare che proprio ieri, sul più importante quotidiano italiano, il commissario europeo per le relazioni esterne Chris Patten ha tra l'altro scritto: "I progressi compiuti dall'Unione Europea in direzione di una politica comunitaria per gli esteri e la sicurezza degna di questo nome possono anche essere nettamente disomogenei".

Però, una delle aree di politica estera di cui oggi possiamo andare giustamente fieri sono i nostri trascorsi recenti nel trasformare le rovine della guerra in promessa di pace, in Afghanistan, nei Balcani occidentali e altrove. In Afghanistan, l'Unione Europea ha impegnato finora 275 milioni di euro per la ricostruzione. La presenza di una forza multinazionale sotto l'egida dell'ONU consentirà anche di utilizzare al meglio queste risorse dell'Unione, che sono anche italiane, così come italiani sono i militari che vi lavorano. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

DE ZULUETA (DS-U). Signor Presidente, l'emendamento 1.105 è stato presentato anche alla Camera dal mio collega, onorevole Minniti, e tende a separare la missione in Afghanistan del contingente degli alpini dal resto del provvedimento che riguarda il rinnovo delle missioni internazionali, compreso il pattugliamento del Golfo Persico e del Mare Arabico.

La ragione è stata ampiamente spiegata dai colleghi dell'opposizione. Noi non riteniamo che sia stato chiarito in termini sufficienti il nodo delle regole di ingaggio. Riteniamo che una discussione separata potrebbe rendere giustizia a un tema così delicato come l'impegno delle nostre truppe in un teatro di guerra come la frontiera con il Pakistan, in modo più soddisfacente e per fare fronte alle preoccupazioni che vi sono non solo in quest'Aula ma anche nell'opinione pubblica.

Vorrei chiarire al Sottosegretario che i nostri timori per la tutela dei diritti umani e la legalità nella lotta al terrorismo non riguardavano specificamente i comportamenti dei nostri soldati, bensì il fatto che essendo il compito dei militari italiani quello definito search and find, cioè di interdizione, fermo ed eventualmente arresto dei combattenti talibani e di Al Qaeda, nel caso di arresto l'accordo prevede di consegnare i prigionieri al comando americano a Bagram.

Il centro di detenzione di Bagram in questi giorni è stato oggetto di rivelazioni su metodi non conformi alle convenzioni vigenti sul trattamento dei prigionieri. Non solo: da Bagram è partita la maggior parte degli attuali detenuti nella prigione della Baia di Guantanamo. Sicché, chiedevamo al Governo particolare attenzione al trattamento di questi prigionieri anche dopo l'eventuale consegna all'autorità americana; nel caso in cui i prigionieri fossero oggetto di trattamenti disumani, i soldati rischierebbero di trovarsi nella posizione di correi di reati definiti dalle convenzioni e perseguiti dal Tribunale penale internazionale. Ecco perché avevamo richiesto al Governo particolare attenzione - e io ho citato impegni già presi dal Governo - alla tutela dei diritti delle persone detenute sia a Bagram che a Guantanamo.

Ricordo al Governo che ai detenuti a Bagram non hanno potuto accedere i rappresentanti della Croce Rossa, a differenza di quelli di Guantanamo, e che questa situazione non può perdurare. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U, Misto-RC e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 1.200, presentato dal Governo, è stato ritirato. I rimanenti emendamenti all'articolo 1 si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

Invito altresì il relatore a fornire un chiarimento interpretativo sull'ordine del giorno G1 della Commissione, in precedenza esaminato.

PERUZZOTTI, relatore. Signor Presidente, l'ultimo paragrafo dell'ordine del giorno G1, dove si impegna il Governo a riferire al Parlamento, con cadenza trimestrale, sull'attività operativa del nostro contingente terrestre, deve intendersi come un impegno a riferire costantemente alle Commissioni di merito. Rimane dunque riferito alle Commissioni di merito, e non al Parlamento con cadenza trimestrale. Mi sembra doveroso puntualizzarlo, anche alla luce delle considerazioni fatte da alcuni colleghi.

Su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1, esprimo parere contrario.

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, sono favorevole all'interpretazione, testé fornita dal relatore, dell'ordine del giorno G1 e contrario a tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.

BEDIN (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. A quale proposito, senatore Bedin?

 

BEDIN (Mar-DL-U). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1 è stato da me presentato in Commissione e approvato in quella sede. Se me lo consente, vorrei interloquire brevemente sulla interpretazione data dal relatore.

 

PRESIDENTE. A me pare che il riferimento alle Commissioni rappresenti una precisazione, perché le Commissioni sono organi del Parlamento; quindi non vedo una differenza quantitativa. Peraltro, dal momento che, sia pur brevemente, la questione è stata riaperta, se in modo sintetico intende esprimere la sua opinione può farlo.

 

BEDIN (Mar-DL-U). La ringrazio. Vorrei solo fare un'ulteriore precisazione, nel senso che le Commissioni competenti, sulla base di quanto detto in Commissione e in Aula, sono la Commissione difesa e la Commissione affari esteri.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100, identico all'emendamento 1.101.

 

MARTONE (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Martone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Boco e da altri senatori, identico all'emendamento 1.101, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2023

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.105.

BEDIN (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BEDIN (Mar-DL-U). Signor Presidente, intervengo, in questo caso, in dichiarazione di voto a titolo personale, mentre successivamente parlerò anche a nome del Gruppo.

L'emendamento 1.105 riguarda la seconda missione italiana in Afghanistan, cioè la partecipazione del nostro Paese all'operazione «Enduring Freedom». Come Gruppo della Margherita, ribadiamo il nostro impegno e la nostra solidarietà nella lotta contro il terrorismo. In questo quadro iniziale dell'operazione rientra, ad esempio, il pattugliamento delle navi nel Golfo Persico e nel Mare Arabico, che noi riteniamo debba continuare, come si dice nell'emendamento 1.105.

Personalmente, ho considerato invece un errore l'invio del contingente Nibbio nell'ambito dell'operazione «Libertà Duratura». Le mie preoccupazioni si sono dimostrate fondate. Recentemente il portavoce delle Forze armate degli Stati Uniti e il portavoce della Casa Bianca si sono espressi in modo abbastanza discutibile e problematico sulle regole di ingaggio del nostro contingente militare di stanza in quel Paese, affermando senza mezzi termini che alla guerra si va per fare la guerra e che non vi sarebbe stato nulla di anomalo se le nostre donne e i nostri uomini fossero stati impegnati in missioni di combattimento e di guerra combattuta.

Ma ancora più perplesso e preoccupato mi lascia la totale indeterminatezza dei piani operativi. Il Sottosegretario ha distinto tra regole di ingaggio e piani operativi, ma neppure di questi abbiamo sufficiente notizia anche dopo l'invio dei nostri militari in Afghanistan.

Questo ci preoccupa, perché a quelle cittadine e a quei cittadini italiani abbiamo il dovere di dire interamente e responsabilmente la verità e dobbiamo garantirne con tutti i mezzi la sicurezza e l'incolumità.

Preferiremmo dal Governo meno ambiguità e meno indeterminatezza rispetto a quella che sta apparendo sempre più, in questo come in altri momenti, una sorta di sudditanza psicologica nei confronti degli Stati Uniti, di cui vogliamo restare fedeli alleati fino a quando è in gioco la comune prospettiva democratica e pacificatrice, ma che non siamo disposti a seguire qualora essi pensassero di renderci complici di una strategia volta alla costituzione, peraltro assai improbabile, di un nuovo ordine mondiale basato sul controllo militare delle risorse del mondo da parte di alcuni grandi Paesi.

Dopo l'11 settembre l'Italia è stata vicina agli Stati Uniti nel modo e nelle forme opportune, partecipando coerentemente alla vasta coalizione internazionale poi posta sotto l'egida dell'ONU. Ma non ci piace il progressivo cambiamento di rotta dell'amministrazione americana, che giunge alla teorizzazione della guerra preventiva; non ci piace e ci preoccupa. Noi riteniamo questo atteggiamento non solo non utile, ma anche molto pericoloso e pensiamo che comunque non giovi alla lotta contro il terrorismo, ma che persino lo alimenti e lo estenda.

Per questo continuiamo a ripetere che per l'operazione Nibbio è necessario, almeno in futuro, un inquadramento specifico che tenga conto della particolarità della missione e anche della sua eccezionalità.

In Commissione, come ho appena ricordato, la maggioranza e il Governo hanno di fatto dimostrato di condividere questa specificità, accettando un ordine del giorno nel quale il Governo si impegna a riferire al Parlamento tempestivamente sull'attività operativa del nostro contingente terrestre impegnato in «Enduring Freedom».

Accettando il nostro ordine del giorno il Governo si è impegnato anche ad impartire direttive più idonee a valorizzare l'utilizzo dell'organizzazione militare italiana, con particolare riferimento ai rapporti con la popolazione locale, nonché a stabilire limiti chiari nel ricorso alla forza da parte dei nostri soldati, di modo che sia sempre proporzionale all'entità della minaccia da scongiurare e all'obiettivo da conseguire, anche allo scopo di permettere più facilmente al comandante italiano di individuare la soglia oltre la quale gli ordini del Comando di coalizione eccedono le regole di ingaggio concordate.

Noi - e credo di interpretare l'opinione di tutto il Gruppo - avremmo preferito che questi elementi dell'ordine del giorno, fatti propri dall'intera Commissione difesa, fossero sottolineati in un provvedimento specifico.

Riteniamo comunque già importante per le nostre Forze armate che davanti alla Camera e al Senato ci siano queste procedure di trasparenza e di garanzia.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.105, presentato dal senatore Bedin e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.102, presentato dal senatore Boco e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.103.

MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento 1.103, soppressivo del comma 4, e contrario all'emendamento 1.106, presentato dai colleghi del centro-sinistra.

Devo dire con tutta franchezza che c'è una notevole dose di ipocrisia nella nostra politica.

Devo anche dire di essere abbastanza demoralizzato per il modo in cui affrontiamo queste discussioni. Credo vi sia una certa difficoltà a sostenere che la missione ISAF esisterebbe senza la missione di guerra «Enduring Freedom». In ogni guerra ci sono dei seguiti che attengono al Genio, all'Intendenza, alla Croce rossa, alle infrastrutture, alla sussistenza e alla sicurezza dei territori che magari sono stati già «liberati» attraverso la guerra. L'ISAF svolge precisamente queste funzioni, o parte di queste funzioni, che sono esattamente complementari alla guerra.

Ci siamo opposti alla guerra in Afghanistan, che abbiamo considerato e continuiamo a considerare sbagliata. I fatti ci dicono che la guerra non è stata fatta per i motivi addotti, che erano semplicemente pretesti. Siamo contrari anche ad una presenza militare che assomiglia molto ad una occupazione militare.

Voteremo quindi a favore dell'emendamento 1.103, soppressivo del comma 4, mentre ci opponiamo alla proroga della missione ISAF fino al 31 dicembre 2003, ossia oltre i limiti indicati da questo stesso decreto-legge.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.103, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.

Non è approvato.

 

Passiamo all'emendamento 1.106, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché i presentatori ne chiedono la votazione, invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.106, presentato dal senatore Bedin e da altri senatori .

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B)

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2023

 

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.104 (testo corretto), su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché i presentatori ne chiedono la votazione, invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.104 (testo corretto), presentato dal senatore Boco e da altri senatori .

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B)

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2023

 

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 1.200 è stato ritirato.

All'articolo 2 del decreto-legge non sono riferiti emendamenti.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MALABARBA (Misto-RC). Do per illustrato l'emendamento 3.100.

BEDIN (Mar-DL-U). Signor Presidente, poiché sugli emendamenti 3.101 e 3.102, di cui sono primo firmatario, la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, li ritiro. Si tratta di emendamenti che indicano una necessità ma che, evidentemente, non possono essere votati in questa situazione .

PRESIDENTE. Ne prendo atto.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

 

PERUZZOTTI, relatore. Esprimo parere contrario.

 

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concordo con il relatore.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.100, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 3.101 e 3.102 sono stati ritirati.

Ricordo che agli articoli successivi del decreto-legge non sono riferiti emendamenti.

Metto ai voti l'articolo 1, recante la conversione del decreto-legge n. 4, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

Lo metto ai voti.

È approvato.