Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

MALABARBA (Misto-RC). Illustro l'emendamento 1.101, signor Presidente.

Stiamo parlando della missione «Enduring Freedom». A suo tempo, vi fu una forte discussione in quest'Aula sulla natura della guerra in Afghanistan, che allora veniva presentata dal Governo e da un accordo bipartisan come una guerra contro il terrorismo. Come è noto, a meno di non voler ignorare la realtà, l'organizzazione terroristica Al Qaeda è stata, forse, appena scalfita da «Enduring Freedom». Osama Bin Laden continua a lanciare i suoi proclami e, secondo i servizi di intelligenza degli stessi Stati Uniti e della Gran Bretagna, l'organizzazione si è diffusa in una decina o, secondo altri, in una ventina di Paesi.

Quindi, la guerra in Afghanistan a tutto è servita, almeno finora, tranne che a combattere l'organizzazione Al Qaeda. Al contrario, è servita moltissimo per destabilizzare l'area, e le vicende indo-pakistane dovrebbero essere di fronte a tutti per ricordarlo. È servita per installare una presenza militare che, probabilmente, durerà anni, se non decenni.

Certo, il regime dei talibani è caduto, e noi dobbiamo essere chiaramente contrari a regimi di questa natura. Per noi l'opposizione al regime talibano non è certo una novità e data da tempo assai remoto rispetto a tanti che si sono in qualche modo scoperti fautori oggi della libertà in Afghanistan, perché la violazione della libertà e dei diritti umani va sempre denunciata e combattuta ovunque si manifesti, sia in Cina, sia negli Stati Uniti, sia in Iraq, sia in Arabia Saudita. Non si può certo pensare che la situazione in Afghanistan sia del tutto risolta neanche da questo punto di vista. Infatti, il contingente di alpini viene mandato a continuare una guerra i cui contorni umanitari sono disastrosi, visto quanto è successo subito dopo l'inizio della stessa guerra in Afghanistan. Mi riferisco alle decine di migliaia di morti, alle fosse comuni, ai prigionieri uccisi e torturati da parte delle forze angloamericane e dei loro alleati.

Dunque, stiamo operando in un contesto nel quale non si può parlare altro che di una guerra che ha un sapore e uno stampo che non esito a definire di natura neocoloniale. E dallo stile neocoloniale eredita anche le torture. Ma noi siamo italiani brava gente, secondo il signor Sottosegretario.

Noi abbiamo votato, come Rifondazione comunista, contro la guerra in Afghanistan. Abbiamo votato contro «Enduring Freedom», così come abbiamo votato contro, e votiamo contro, la partecipazione diretta di un contingente militare italiano nell'operazione «Enduring Freedom».

Vogliamo ricordare a tutti che vi è uno strettissimo collegamento tra questa operazione e la guerra che si annuncia in Iraq; l'ho già detto più volte: per stessa ammissione dei dirigenti nordamericani, c'era bisogno di distogliere forze militari da quell'area, per concentrale nelle operazioni che si prevedono per l'Iraq, e il nostro Paese è chiamato, in questo contesto, a partecipare per una via in questo caso indiretta e comunque per una via inequivocabilmente collegata alla guerra che si sta preparando nei confronti dell'Iraq.

Questo è il senso degli emendamenti soppressivi che abbiamo presentato all'articolo 1 e non condividiamo pertanto anche le proposte di proroga al 31 dicembre della missione ISAF. Ma su questo interverrò in sede di dichiarazione di voto sull'emendamento 1.103.