Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

FAVARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FAVARO (FI). Signor Presidente, signori colleghi, forse la logica e anche il Regolamento del Senato potevano indurci a limitare la discussione alle modifiche introdotte dalla Camera, che non cambiano sostanzialmente il testo originario, modifiche che saranno apprezzate in quanto introducono ulteriori garanzie parlamentari rispetto all'articolo 81 della Costituzione, modifiche che sono state apportate con un intervento bipartisan dalla Camera dei deputati. Si è preferito allargare il discorso e io credo anche arricchirlo, in seguito alle modifiche della Camera; un dibattito che continua fra tutti coloro che si interessano di scuola e che noi riteniamo opportuno continui anche quando saremo chiamati a discutere sui decreti applicativi.

Preferisco dare per acquisite le considerazioni della maggioranza sui punti fondamentali della riforma; ne abbiamo già discusso a lungo e credo che le posizioni siano chiare. Ne cito soltanto poche.

I due canali, l'istruzione professionale affiancata a quella liceale, due canali con pari dignità e con la possibilità di passaggio dall'uno all'altro: noi qui facciamo una scommessa importante sulla qualificazione e valorizzazione del canale tecnico-professionale, che in Italia manca da troppo tempo, un canale che deve poggiare sull'innalzamento dei livelli di cultura, di professionalità, di competenza dei ragazzi che frequenteranno con la prospettiva non esclusiva di un inserimento immediato nel mondo del lavoro.

L'alternativa scuola-lavoro, che segna e implica un cambiamento culturale: anche questa è una delle grandi conquiste della riforma. Oggi la scuola, con le sue metodologie, i suoi contenuti culturali, sembra quasi incentivare la fuga dal lavoro, come se fosse una condanna e non una risorsa fondamentale anche nella costruzione dell'identità di ciascun giovane cittadino.

E poi l'obbligo scolastico sostituito da un diritto-dovere, non ridotto all'obbligo scolastico, come da troppe parti è stato detto: tutti i cittadini italiani per dodici anni almeno dovranno seguire itinerari d'istruzione e di formazione.

Quindi - è stato sottolineato anche da altri - la questione, su cui la riforma insiste, della formazione degli insegnanti. Nell'ultimo numero de "Il Mulino", Alessandro Covelli e Paolo Ferrantini, sotto il titolo "Scuola, il cambiamento da condividere", sostengono che sulla riforma "nessuno dispone a priori delle soluzioni in assoluto corrette" e che "una classe dirigente all'altezza del compito dovrebbe fare propria un'attitudine riformatrice coraggiosa e insieme cauta, capace di proporre soluzioni a termine verificabili e quindi soggette a correzioni nel corso d'opera. Un approccio galileiano, appunto, che nel provare e riprovare, sperimenti le capacità di comporre continuamente le analisi dei problemi e le risposte adottate con una realtà mutevole e differenziata". Gli autori citati poi parlano della necessità di un'impostazione laica, sperimentale e non ideologica.

In base a queste considerazioni, più che tornare su cose già dette, che riguardano un provvedimento condiviso dalla maggioranza, e che ci auguriamo tra poco sarà approvato definitivamente dall'Assemblea, vorrei guardare avanti, a ciò che ci aspetta. Il lavoro che ci aspetta non sarà meno impegnativo di quello che ci ha occupato finora. Questa maggioranza - e qui va un ringraziamento al Ministro, che ha seguito la riforma con significativa presenza, e al sottosegretario Aprea, che non è mai mancata nelle discussioni in Commissione e in Aula - ha fatto di tutto per approvare non un documento di indirizzi, come qualcuno ha detto, ma una riforma sostanziale (prendo il termine "riforma sostanziale" dagli interventi del senatore Cortiana in Commissione), approvata non alla fine, bensì nella prima parte della legislatura, con la legittima aspettativa di gestire anche la seconda parte, quella dei decreti legislativi e del reperimento delle risorse.

La senatrice Soliani ha rappresentato il confronto tra questa riforma e il mondo della scuola come una minaccia. Noi vogliamo invece considerare questo momento di confronto come un arricchimento, qualcosa che vogliamo: vogliamo confrontarci con il Paese, nelle scuole, dialogando al di fuori di slogan e di ideologismi, senza i toni da crociata che hanno caratterizzato certi atteggiamenti e interventi dell'opposizione in questo dibattito.

Tra l'altro, le modifiche apportate dalla Camera dei deputati richiederanno un nuovo esame del Senato per quanto riguarda i finanziamenti, non però per tutti i provvedimenti conseguenti, ma soltanto per quelli che comporteranno oneri. Vi sono, quindi, moltissimi provvedimenti che potranno essere adottati senza tornare all'esame dell'Assemblea. Si potranno così verificare lo stato di attuazione e la validità della riforma, con spirito galileiano, laico, non ideologico e con la volontà di dare risposte adeguate ad una realtà in rapidissima evoluzione, come hanno scritto i due autori che ho citato prima.

Il problema delle risorse è centrale e serio; esso dipende dalla situazione generale del Paese, ma anche dalla razionalizzazione della spesa all'interno del comparto scuola. È un'opera che il Governo sta svolgendo con grande impegno, senza la pretesa di fare miracoli, attuando anche scelte impopolari come quelle su cui insistono oggi i giornali, ma che noi riteniamo utili per la scuola.

L'Italia non spende per ciascuno dei suoi studenti meno degli altri Paesi europei; spende però peggio. Già il precedente Governo, nella finanziaria per gli anni 1998, 1999 e 2000, previde la riduzione del personale, al fine di recuperare fondi da investire in qualità. Ma la legge votata rimase lettera morta, le economie non ci furono, vennero invece assunti altri precari e con la legge n. 124 del 1999 furono trasferiti allo Stato i bidelli comunali, con conseguente aumento di organici e di spesa.

Il Governo oggi sta attuando la razionalizzazione dell'organico votata dal Parlamento; c'è poi l'impegno di tutto l'Esecutivo (e noi ci crediamo, perché vediamo come il Governo sta mantenendo gli impegni assunti in passato a proposito di scuola) e di tutte le forze che lo sostengono a trovare i fondi necessari alla riforma.

La mancanza di risorse finanziarie è argomento serio, da non trascurare, per la minoranza e anche per la maggioranza; un argomento serio per il Paese, che ci preoccupa non da oggi. In Commissione, però, quando si è trattato di recuperare risorse per la scuola e per la ricerca, c'è sempre stata un'ampia convergenza e credo ci sarà anche in futuro.

Questa maggioranza non ha agito come la maggioranza precedente, che presentò una riforma senza norme di copertura finanziaria, sostenendo di poterla finanziare con la riduzione del numero degli insegnanti (così è scritto nel documento di accompagnamento).

La legge di riforma che ci apprestiamo a votare mira a mettere ordine, finalmente, in una serie di sperimentazioni selvagge nate dalle sollecitazioni più diverse, che hanno dato vita, sulla scorta di un decreto del Presidente della Repubblica del 1974 e di un altro del 1999, ad una riforma strisciante su cui mai il Parlamento si è pronunciato, né in termini di decisioni, né in termini di controllo o di valutazione: una riforma senza orientamento, che ci ha portato ad avere una scuola media superiore con circa 700 indirizzi diversi.

D'altra parte, qui dentro e altrove siamo convinti della necessità di uscire al più presto da un clima di incertezza che pesa negativamente sulle famiglie degli alunni e su questi ultimi, e che soprattutto condiziona pesantemente gli insegnanti, senza la cui collaborazione non è possibile attuare alcuna riforma. Al ruolo degli insegnanti, alla loro formazione e al loro aggiornamento è dedicato un articolo della legge delega. Siamo convinti che non si può avere una scuola efficiente senza una classe insegnante preparata e motivata.

Oggi la categoria soffre più di tutti il clima di incertezza che inevitabilmente precede la riforma… (Forte brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. Colleghi, non è possibile procedere in questo modo: c'è troppo brusìo. Rispettate il senatore Favaro, per cortesia.

 

FAVARO (FI). Per uscire da questo clima di incertezza, per iniziare a mettere ordine e logica in una scuola che vive troppo su sperimentazioni non programmate, è opportuno votare oggi la riforma. Ciò consentirà di dare rapida e completa attuazione anche ad altri provvedimenti approvati nel passato, che dovrebbero contribuire a formare il volto nuovo della scuola italiana.

Penso all'autonomia scolastica, sancita dalla nostra Carta costituzionale, poi all'attuazione completa dell'articolo 118 della Costituzione, che stabilisce: «Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato».

Il decentramento amministrativo deve riguardare anche la gestione del personale della scuola, secondo quanto è già avvenuto in quasi tutti i Paesi europei, come la Francia e la Svezia, e secondo quanto già avviene, del resto, dal 1996 nelle province di Trento e Bolzano. Questo avrà come conseguenza l'eliminazione di uno dei timori presenti tra gli insegnanti: molti di loro temono infatti di essere «declassati» a dipendenti degli enti locali. Questo, soprattutto, libererà il Ministero da incombenze gestionali improprie e gli consentirà di essere il controllore, il garante della qualità di un sistema scolastico pluralista e democratico, la cui efficienza e qualità interessa tutti.

Con questi impegni e prospettive, Forza Italia voterà convinta in favore del provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC. Congratulazioni).