Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

GABURRO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GABURRO (UDC). Signor Presidente, signora Ministro, onorevole Sottosegretario, colleghi, finalmente siamo qui ad approvare la legge delega sulla riforma della scuola: una legge attesa dagli elettori (ai quali abbiamo promesso, assieme ad altre, questa riforma importante, delicata e strategica), dagli insegnati, dalle famiglie, dagli studenti, dalle Regioni, dalle comunità locali, da molte associazioni interessate alla crescita della scuola, dalla società italiana.

Sono significative le affermazioni del professor Luciano Corradini, presidente nazionale dell'UCIIM, un protagonista del mondo della scuola, un uomo di cultura e un politico di centro-sinistra, già sottosegretario alla pubblica istruzione negli ultimi Governi della sinistra. Afferma il professor Corradini: «Il disegno di legge Moratti rappresenta una svolta perché rimette in moto il processo riformatore, salvando profili importanti della scuola, aprendo nuove possibilità per la formazione professionale e rendendo possibile il passaggio dall'attenzione ossessiva per l'ingegneria istituzionale all'attenzione concreta ai curricoli, alla didattica e all'educazione».

I nuovi emendamenti introdotti in seconda lettura dalla Camera dei deputati specificano meglio esigenze e garanzie di copertura finanziaria che stanno a cuore a tutti, in primo luogo al Governo e alla maggioranza, per la nostra filosofia di politica economica e finanziaria.

La battaglia dell'opposizione è stata molto dura fin dall'inizio in 7a Commissione, nonostante il grande impegno di equilibrio istituzionale e di disponibilità del presidente Asciutti, che ringrazio sinceramente.

Ricordo espressioni critiche piuttosto pesanti del tipo: questa riforma sarà un altro articolo 18, per cui, a mio avviso, questo colpo di coda sulle garanzie di copertura finanziaria non rappresenta le vere ragioni dell'opposizione. Le ragioni vere sono di natura diversa; sono quelle addotte nei dibattiti e negli emendamenti presentati dall'opposizione in Commissione e in Aula nel corso della prima lettura e sono di due ordini: innanzitutto, una diversa concezione, idee diverse sull'istruzione e, ancora di più, sulla valenza educativa dell'istruzione e della formazione, sulla responsabilità primaria e inalienabile della famiglia e dei genitori nei confronti dei figli.

La Casa delle Libertà, pur nella varietà delle sue diverse esperienze e sensibilità, si riconosce in una concezione unificante della società e dell'educazione che possiamo sintetizzare nei valori dell'umanesimo personalista.

Ma c'è un secondo ordine di ragioni che ci divide dall'opposizione. Sono ragioni di carattere essenzialmente politico: il fatto che questo Governo di centro-destra, questo Ministro e questa maggioranza della Casa delle Libertà riescono ad approvare e quanto prima ad attuare la riforma della scuola. Un fatto, almeno per alcuni, non facile da accettare, come se nei confronti del mondo della scuola la cultura e la politica di sinistra avessero una specie di diritto acquisito, conquistato sul campo negli ultimi anni o forse negli ultimi decenni.

Noi apprezziamo le direttrici fondamentali della legge delega; in primo luogo la chiara e forte affermazione della valenza educativa dell'istruzione e della formazione; l'innalzamento del diritto-dovere a diciotto anni di età; la valorizzazione dell'autonomia e del decentramento; l'obiettivo della qualità come criterio fondamentale della nuova politica scolastica; l'introduzione significativa dell'alternanza scuola-lavoro. E in questo contesto si colloca il nuovo e importante riconoscimento della formazione professionale che rappresenta uno dei cardini della riforma.

In Italia, la mancanza di una valida alternativa agli studi liceali priva troppi giovani di talune opportunità di formazione che valorizzino le loro inclinazioni, attitudini e capacità e consentano loro di mantenere un rapporto positivo con il sistema della formazione. Avviene troppo spesso che i ragazzi, costretti alla frequenza dell'unico canale liceale, preferiscono abbandonare completamente gli studi e alimentare quella dispersione scolastica che rappresenta il vero punto di crisi del sistema italiano e che ne minaccia la credibilità e la legittimità presso i giovani e le loro famiglie.

Da questo punto di vista, abbiamo affermato ancora - ma desidero ricordarlo - che l'obbligo scolastico, se disgiunto da un vero successo educativo, è un non senso. La nuova strutturazione dei percorsi educativi parte dal principio che la differenziazione e la personalizzazione delle offerte, per dare ad ognuno la possibilità di crescere culturalmente nel modo più congeniale, è più efficace del tentativo di omologazione di tutti i percorsi. Questo non deriva prima di tutto dalla necessità del mercato del lavoro, di cui bisogna peraltro tenere conto anche nel progettare i percorsi scolastici, ma dalla necessità di permettere a tutti i giovani di soddisfare l'obbligo di formarsi fino a diciotto anni di età, trovando percorsi adatti e personalizzati.

L'unica via dei percorsi di tipo liceale, per di più selettiva in base a parametri che valorizzano soltanto alcune capacità di una persona, rende vano il diritto-dovere di formarsi.

Fondamentali e innovative sono le proposte della legge delega sulla formazione degli insegnanti. Le università sono chiamate in termini nuovi ad impegnarsi per consolidare e far crescere la qualità della scuola, obiettivo prioritario per la crescita complessiva della società.

La qualità della scuola è un obiettivo fondamentale della riforma, che mette in mora una politica scolastica che, apparentemente ispirata alla solidarietà, ha sovente prodotto appiattimento, sprechi, non qualità. Basti pensare che nel nostro Paese non esiste alcuna carriera per gli insegnanti e nessun reale premio per il merito didattico. La qualità sarà l'indirizzo guida della futura politica scolastica del Paese.

I centri di eccellenza per la formazione degli insegnanti scaturiscono da una nostra proposta mirante a dare un nuovo contributo alla qualità del nostro sistema scolastico.

Il disegno di legge che stiamo approvando traccia un quadro di princìpi nell'ambito dei quali dovranno essere precisati i contenuti didattici.

 

Presidenza del presidente PERA

 

(Segue GABURRO). Il nostro auspicio è che tutti i rappresentanti delle diverse forze politiche siano disponibili ad accettare l'invito rivoltoci qualche giorno fa dal Ministro, che ringrazio sinceramente, di dare il nostro contributo ai contenuti dei decreti attuativi, nella convinzione che è in gioco il bene più prezioso della nostra società.

Lo sviluppo equilibrato dell'autonomia consentirà di superare tante difficoltà, mentre occorrerà dedicare particolare attenzione al personale docente e a tutto il personale della scuola, cui, in gran parte, viene affidata la riforma.

Bisognerà infine coinvolgere le famiglie e le loro associazioni non perché assumano compiti e ruoli ad altri spettanti, ma perché nella riscoperta delle loro responsabilità partecipino a riempire di passione educativa le strutture e gli ordinamenti.

Le riforme si realizzano e vivono se sono pervase da forti ragioni ideali e sostenute da persone motivate e preparate. Crediamo che la sfida dell'avvenire troverà nella scuola italiana e nella politica che la riguarda grandi motivazioni e che non mancheranno docenti, dirigenti e personale che, pur nelle difficoltà del momento, che non nascondiamo, perseguiranno con coraggio il compito di istruire, educare e formare.

La riforma della scuola sarà il cuore del complessivo impianto riformatore che i partiti afferenti alla Casa delle libertà e sottoscrittori del programma elettorale di legislatura stanno realizzando. In quel programma ci riconosciamo e crediamo con spirito di servizio alla scuola e al Paese, proprio perché radicati nei valori formativi del cristianesimo e della democrazia.

Per queste ragioni politiche e di merito noi dell'UDC voteremo con convinzione a favore di questa fondamentale riforma della scuola. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).