Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

MORANDO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MORANDO (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Ministro, ho l'onore di svolgere questa dichiarazione di voto a nome dei Gruppi dell'Ulivo: l'UDEUR, lo SDI, la Margherita, i Verdi, i Democratici di Sinistra. E vorrei cominciare dicendo che non è del tutto esatto quello che è stato affermato, a partire dalla relazione del senatore Asciutti, e cioè che la Camera avrebbe cambiato la norma approvata in prima lettura soltanto per quello che riguarda la copertura finanziaria della legge delega.

Più precisamente si deve dire, signor Presidente, che alla Camera la maggioranza ha meglio formalizzato - mi spiace, senatore Valditara, è proprio scritto così - la scopertura attuale della legge finanziaria poiché ha stabilito al comma 7 dell'articolo 7 che lo schema di ciascuno dei decreti legislativi debba essere corredato non - senatore Valditara - da una generica relazione tecnica del Ministro competente, ma dalla relazione tecnica elaborata ai sensi della legge n. 468 del 1978, il che significa una relazione tecnica che rechi la controfirma del Ministro dell'economia, o meglio, del funzionario dirigente che svolge in quel Ministero la funzione di redazione delle relazioni tecniche.

In secondo luogo, al comma 8 dell'articolo 7, la maggioranza alla Camera ha stabilito che i decreti legislativi potranno essere emanati solo e soltanto dopo l'entrata in vigore della legge finanziaria che rechi le risorse necessarie a consentire l'emanazione dei decreti delegati stessi. Nella sostanza, senatore Valditara, altro che modifica superflua, come lei in un empito di ottimismo, che mi è sembrato un po' di tipo fideistico, ha affermato! (Commenti del senatore Valditara).

Tutto ciò nella sostanza vuol dire molto semplicemente in primo luogo che i principi e i criteri direttivi degli articoli da 1 a 4 di questa legge sono - lo ha detto la maggioranza - certamente onerosi, cioè potranno essere applicati soltanto determinando oneri a carico del bilancio dello Stato. E proprio perché sono onerosi, e nessuno nella maggioranza e nel Governo, signora Ministro, sa quanto onerosi, il Parlamento dice al Governo che i decreti delegati si potranno fare soltanto quando questa onerosità verrà qualificata attraverso la relazione tecnica elaborata ai sensi della legge di contabilità nazionale. In secondo luogo, quella modifica, con il secondo comma dell'articolo 7 modificato, dice che oggi - ed è la maggioranza che lo dice - nel bilancio a legislazione vigente, nel bilancio in vigore, per finanziare quanto previsto dagli articoli da 1 a 4 non c'è un solo euro, signora Ministro.

Quindi, il Governo non potrà emanare i decreti legislativi in via che chiameremo di tipo ordinamentale, cioè il Governo non potrà procedere, grosso modo, nel modo seguente (mi scuso per l'approssimazione): predispongo i decreti, la parte di quei decreti che è onerosa non verrà attuata, ma io, Governo, i decreti li emano; potrò attuare la parte onerosa soltanto quando la legge finanziaria dell'anno di riferimento avrà recato le risorse finanziarie. No: la modifica introdotta dalla Camera dice chiaramente che non potete procedere nemmeno in via ordinamentale; dovete fare i decreti delegati ed emanarli solo dopo che la legge finanziaria dell'anno di riferimento avrà recato le risorse necessarie.

È di questo, presidente Asciutti, che noi abbiamo parlato; di questo hanno parlato la relatrice di minoranza e le senatrici e i senatori dell'Ulivo che hanno preso la parola nel corso di questa terza lettura del provvedimento al Senato. Noi abbiamo parlato esattamente del rapporto tra la norma che definisce non la copertura, ma la scopertura attuale della legge e l'attuazione degli articoli da 1 a 4.

Recita infatti, signor Presidente, l'articolo 1: «(…) il Governo è delegato ad adottare,» - attenzione - «entro ventiquattro mesi (…) uno o più decreti legislativi (…)», secondo i princìpi e criteri direttivi che seguono. E giù, princìpi e criteri direttivi che abbiamo già visto essere onerosi, per ammissione della maggioranza.

Si dice: «entro ventiquattro mesi», e il dibattito che stiamo facendo, signor Presidente, ruota tutto attorno a questo punto, molto semplice, molto chiaro: ci saranno, signora Ministro, entro ventiquattro mesi le risorse necessarie? Tutto ruota attorno a questa domanda e lei non ci ha rassicurato, signora Ministro, ignorandola.

Qui, in questa lettura del provvedimento, bisognava molto semplicemente, ripeto, rispondere a questa domanda: ci saranno entro ventiquattro mesi le risorse necessarie? Noi, non ricevendo risposte dal Governo e dalla maggioranza, abbiamo provato a darci una risposta da soli e abbiamo cominciato a rispondere con grande certezza sui primi nove mesi di questi ventiquattro, e la risposta è: no, nei primi nove mesi di questi ventiquattro certamente le risorse non ci sono, perché in questi nove mesi è in vigore una legge finanziaria e una legge di bilancio, quella attualmente vigente, che non reca le risorse necessarie. Anzi, signora Ministro, signor Presidente, io ho qui i dati (e purtroppo in una dichiarazione di voto così breve, non posso citare le voci) sugli effetti del decreto taglia spese, (sono documenti del Ministero dell'economia, naturalmente). In questi nove mesi, signora Ministro, lei deve fare i conti con gli effetti del decreto taglia spese sulle unità previsionali di base del bilancio del suo Ministero, e lei sa quanto siano pesanti questi effetti, perché (citerò soltanto il dato di carattere generale) lei ha subìto, sulle somme disponibili ancora alla fine dell'anno 2002, un taglio del 6,1 per cento, riferito all'impegnabilità, e, per quello che riguarda i pagamenti (così almeno voi, quando fate le riunioni con i presidi che vi chiedono come mai non hanno i soldi per sviluppare coerentemente le iniziative di autonomia, sapete anche cosa rispondere), il suo Ministero ha subìto un taglio alla voce investimenti, signora Ministro, del 14 per cento (sto leggendo i dati relativi all'attuazione del decreto taglia spese del suo Ministero, non so se il senatore Valditara li ha visti, a proposito di coperture o scoperture finanziarie). In ogni caso, lei sul 2003 registra gli effetti pesantissimi indotti dal «taglia spese» del 2002.

Lei mi dirà che sul 2003 gli effetti del decreto taglia spese ancora non ci sono. È vero, ancora non ci sono ma, come nella famosa barzelletta dei miracoli, al Ministero dell'economia si stanno attrezzando: hanno già emanato una memoria per attuare immediatamente questa volta il decreto taglia spese, senza aspettare la fine dell'anno, poiché temono che i Ministeri di spesa si attrezzino ed esauriscano le voci di bilancino prima che possa intervenire la mannaia del decreto taglia spese.

Quindi nel 2003 lei non solo non avrà le risorse aggiuntive per fare i decreti legislativi delegati, relativi agli articoli da 1 a 4, ma dovrà fare i conti con il taglio orizzontale indotto da un'ulteriore applicazione del decreto taglia spese.

Veniamo al prossimo anno. Nel 2004, colleghi, signora Ministro, le risorse per emanare i decreti delegati ci saranno. Abbiamo visto che nel 2003 certamente non ci sono; per il 2004 la risposta è più problematica, non ho la medesima certezza che posso avere a proposito di una risposta negativa per il 2003; in quest'ultimo caso è già stabilito: non ci sono i soldi. Per quanto riguarda il 2004, invece bisogna fare una piccola valutazione che riguarda la politica di gestione del bilancio del Governo del centro-destra nel suo complesso.

Come lei sa, signor Presidente, le condizioni oggi prevedibili di finanza pubblica non fanno pensare che il 2004 sarà un anno particolarmente prospero per la finanza pubblica italiana.

Vorrei però concentrare l'attenzione dell'Aula del Senato su qualcosa che mi sembra assai più probante, ovvero sull'improbabilità, purtroppo, dell'esistenza delle risorse necessarie per attuare i decreti legislativi delegati previsti da questo provvedimento.

Noi, signori colleghi della maggioranza, abbiamo attualmente in discussione in Parlamento, o già approvate, la legge delega per la riforma del fisco, la legge delega per la riforma previdenziale, la legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali e del mercato del lavoro ed infine il finanziamento delle cosiddette grandi opere della legge Lunardi. Quattro provvedimenti di enorme importanza.

 

PRESIDENTE. Senatore Morando, capisco la sua hybris finanziaria, ma le faccio notare che ha abbondantemente oltrepassato il tempo a sua disposizione.

 

MORANDO (DS-U). Signor Presidente, sto svolgendo la dichiarazione di voto a nome di tutti i Gruppi dell'opposizione. Diversamente, se ciascuno dei Gruppi l'avesse fatta per proprio conto, si sarebbe andati avanti molto più a lungo. Lei quindi dovrebbe favorire che da parte dell'opposizione si svolga un'unica dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. La sto abbondantemente favorendo, infatti.

 

MORANDO (DS-U). Queste quattro leggi sono tutte scoperte, con lo stesso meccanismo per cui è scoperto il provvedimento che stiamo discutendo: per ora soldi non ce ne sono, per il futuro provvederanno le leggi finanziarie.

Siamo certi, colleghi della maggioranza, signori del Governo, che la priorità fisco-previdenza-istruzione-grandi opere sarà riconosciuta proprio all'istruzione? Noi vorremmo che fosse così, tant'è che abbiamo presentato una proposta di modifica di questa legge per avere le risorse immediatamente disponibili, unificando le aliquote di prelievo sulle rendite finanziarie. Voi avete respinto tale proposta che era rivolta, signora Ministro, a garantire - naturalmente abbiamo corso anche qualche rischio - che lei potesse davvero emanare i decreti delegati entro i 24 mesi previsti. Avete fatto male a respingere quella proposta. Infatti adesso sarete molto deboli nella competizione entro il Governo ed entro la maggioranza per far riconoscere alla pubblica istruzione quella priorità che la politica economica di questo Governo non le ha fino ad oggi riconosciuto.

Per queste ragioni, noi non possiamo approvare questa legge anche se consideriamo le modifiche introdotte dalla Camera tutto sommato chiarificatrici del contesto entro cui ci muoviamo. Non la possiamo approvare soprattutto perché, dal momento che nei 24 mesi prossimi non riuscirete ad emanare decreti delegati per mancanza di risorse, noi avremo una scuola che continuerà in una situazione di grave instabilità, come quella che l'ha caratterizzata nel corso di questi ultimi due anni. La scuola italiana ha bisogno di stabilità; l'instabilità che voi le garantite fa male alla scuola e fa male al Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-Com e Misto-SDI . Congratulazioni).