Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003
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SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, signora Ministro, Rifondazione comunista voterà contro la delega sulla riforma dell'istruzione che il Governo chiede al Parlamento, così come ha fatto in prima lettura, ma se possibile in modo ancora più determinato, alla luce delle modifiche apportate dalla Camera.
Come abbiamo già sostenuto nel corso del dibattito, è fin troppo evidente che la riforma che voi proponete ha il solo e unico obiettivo di rendere residuale la scuola pubblica che, nata come istituzione della Repubblica, è ormai destinata, contro il dettato costituzionale, ad assumere i caratteri della scuola privata.
Le modifiche della Camera dimostrano che mancano le risorse finanziarie per rendere credibile qualsiasi ipotesi di riforma, a prescindere dal merito che pure contestiamo. Le risorse finanziarie sono insufficienti a garantire le ipotesi di riforma proposte dal ministro Moratti e dimostrano che per questo Governo la scuola non è una priorità, ma un settore in cui apportare tagli e fare economie, non programmare nuovi investimenti.
Le due ultime finanziarie varate da questo Governo hanno ridotto sensibilmente le risorse per la scuola, passando dai 258 milioni di euro del 2001 ai 214 milioni del 2003, ai 198 milioni previsti per il 2004. Va aggiunto il decreto taglia spese che riduce significativamente le spese correnti nelle scuole.
Le conseguenze dell'azione del Governo sono rappresentate dalle riduzioni degli organici di insegnanti e personale ATA, minori risorse per l'aggiornamento degli insegnanti, abolizione delle misure di sostegno alla gratuità dei libri di testo e per contrastare la dispersione scolastica, con gravi ripercussioni soprattutto sulle fasce deboli.
Il Governo poi ha presentato come fortemente innovativa la possibilità dell'anticipo dell'accesso alla scuola dell'infanzia, su cui pure permane un nostro giudizio negativo, ma che ha creato molte aspettative nelle famiglie, le quali verranno deluse perché la copertura prevista per gli anni 2003-2005 è praticamente insignificante, garantendo un numero di accessi molto basso rispetto alla platea dei potenziali richiedenti. Con quali criteri saranno accolti o respinti i bambini? Il rischio è che nella scuola regneranno l'incertezza, il caos, la confusione o, peggio ancora, la discriminazione sociale o l'ineguaglianza in funzione della residenza.
Il disegno di legge con le modifiche della Camera contribuirà ad accrescere le difficoltà che il mondo della scuola nelle sue articolazioni sta vivendo da anni.
Tutte le proposte qui contenute configurano infatti una forte dequalificazione della scuola pubblica, fino a mettere in discussione la sua stessa esistenza, e ripropongono nel contempo una concezione aziendalistica, supportata dall'ideologia industriale della didattica breve, riservata ai soggetti più svantaggiati o di estrazione sociale cosiddetta medio-bassa, in vista di una disponibilità al lavoro precario, saltuario e flessibile.
Con la separazione tra istruzione e formazione professionale si ripristina di fatto una divisione classista della società, si istituzionalizza per legge la selezione dei giovani tra scuola, formazione professionale ed apprendistato, con l'aggravante che questo tipo di formazione non garantisce più nemmeno il posto di lavoro, come poteva accadere negli anni '50-60, ma si riduce ad una mera alfabetizzazione della manovalanza ultraflessibile che la formazione pagata dallo Stato e gestita direttamente dalle aziende dovrebbe garantire.
È una scuola che non rimuoverà gli ostacoli di ordine economico e sociale, in palese contrasto con il dettato costituzionale. Noi, invece, proponiamo come principio irrinunciabile il carattere nazionale e unitario del sistema scolastico, soprattutto a fronte di tendenze politiche che puntano alla disgregazione del tessuto culturale del nostro Paese, e l'eliminazione della separazione tra istruzione e formazione professionale.
Alla separazione dei percorsi scolastici tra istruzione e formazione professionale, contenuta nella delega, noi contrapponiamo quindi un sistema nazionale di educazione e di istruzione che elimina il doppio canale tra il sistema dei licei e quello della formazione professionale, tra la scuola del fare e la scuola del sapere, mantenendo un carattere unitario dell'istruzione nazionale, pilastro irrinunciabile, secondo noi, per una moderna democrazia.
Per tali ragioni Rifondazione Comunista riconferma il voto contrario al provvedimento in esame, perché riteniamo che la scuola non trarrà alcun vantaggio da questa riforma, così come i giovani e la società non trarranno vantaggio a lungo da questa scuola.
La nostra opposizione continuerà fuori da queste Aule; saranno i movimenti sociali a fermarvi e a ridare voce e speranza al mondo della scuola, agli insegnanti, agli studenti e a tutto il personale, per una vera riforma democratica in grado di garantire una scuola pubblica unitaria, per tutto e per tutti. I senatori di Rifondazione Comunista voteranno, pertanto, con convinzione contro il disegno di legge in esame. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).