Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003
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VALDITARA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (AN). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, oggi è un giorno importante: la legge Berlinguer-De Mauro sta per essere abrogata. Lo spettro che si aggirava per la scuola italiana è stato dissolto.
Una legge inapplicabile e nefasta contro cui insorse la scuola e quasi tutto il sindacato. SNALS, CISL, UIL, GILDA ne chiesero a gran voce il ritiro. Persino la CGIL fu costretta a riconoscere alcune criticità. Noi prendemmo l'impegno solenne con gli elettori di abrogare una legge che avrebbe dato il colpo di grazia alla qualità del nostro sistema di istruzione.
Sulla riforma Moratti i sindacati hanno posizioni diverse: ferocemente contraria la CGIL, cinghia di trasmissione del nuovo conservatorismo cofferatiano, quello che vorrebbe un'Italia ingessata, incapace di competere, quello che contrasta il processo di modernizzazione in atto nel Paese, e che in questo Parlamento ha coerenti rappresentanti; direi anzi che la linea della totale contrapposizione sulla riforma della scuola l'hanno data proprio i duri e puri, quelli dello scontro frontale con il Governo sempre e comunque, la palla al piede di una sinistra che non sa liberarsi dal retaggio passatista e ideologico.
Non ostili, invece, tutti gli altri sindacati, pur con alcune riserve sui singoli punti. La maggioranza della scuola italiana ha dunque isolato la CGIL. D'altro canto, proprio sui temi caldi dell'anticipo, del maestro prevalente e della sperimentazione, sondaggi di media indipendenti testimoniano un grande consenso tra le famiglie e una buona accettazione fra gli insegnanti. Questo ci fa ritenere che siamo sulla buona strada.
Sono due riforme certamente diverse: la nostra vuole essere la scuola delle opportunità, vuole valorizzare i talenti; la vostra è la scuola della massificazione che soffoca le individualità, che finisce con il perdere per strada alcuni.
In questi giorni abbiamo assistito allo spettacolo penoso di una opposizione a corto di argomenti, ma dotata di un'arroganza e direi di un'autolatria che non conosce il senso del ridicolo; una opposizione che ha avuto la sfrontatezza di arruolare la maggioranza nelle file degli oppositori alla riforma e che ha incentrato la polemica sulla pretesa mancanza di copertura finanziaria. Bella faccia tosta per chi ha sostenuto la legge Berlinguer che non prevedeva - quella sì! - nessuno stanziamento, per chi esplicitamente faceva dire al relatore Donise che non vi era bisogno di risorsa alcuna.
Ma che bravi maestri dell'illusionismo: quando le riforme le fate voi non hanno bisogno di soldi, quando le fa il centro-destra i soldi sono sempre inadeguati. Mi viene un dubbio. Non è che voi pensavate forse di finanziare la vostra riforma con il più grande taglio di organici della storia della scuola italiana, perché un anno in meno voleva dire tagliare almeno 80.000 cattedre!
CAMBURSANO (Mar-DL-U). Comiziante!
VALDITARA (AN). Ma guardiamo se è vero che questa riforma è solo un grande ordine del giorno. Se leggiamo con onestà il testo del disegno di legge vediamo che per la realizzazione di gran parte del suo impianto non sono necessarie ulteriori risorse. Ritornano le elementari di cinque anni, ben distinte dalle medie di tre; vengono potenziate le medie sotto il profilo dei contenuti; ritornano i cinque anni pieni dei licei; ritorna il voto di condotta; si cancella il principio che possano esistere debiti formativi senza mai una verifica; si cambiano le regole per la formazione e il reclutamento degli insegnanti.
Discorso a parte è quello relativo all'attuazione del doppio canale, il sistema che dovrebbe dare finalmente una forte dignità alla formazione professionale. A questo proposito ciò che conta ai fini della verifica dell'adeguatezza delle risorse è il fatto che rimane invariato l'obbligo formativo per 12 anni, posto che le risorse sono legate in primo luogo al numero degli alunni coinvolti. Il Governo si è del resto impegnato a riversare tutte le risorse presupposte dalla legge n. 9 del 1999 su questo nuovo capitolo. Dunque delle due l'una: o voi eravate consapevoli che il vostro obbligo formativo avrebbe in realtà lasciato per strada molti giovani e allora era la vostra, nei fatti, una scuola classista e della diseguaglianza, oppure i costi in termini di personale e di strutture, se li giudicavate sufficienti allora, dovreste giudicarli sufficienti anche adesso.
Argomento diverso è l'anticipo. Voi ve ne intendete di salti nel vuoto! Il Ministro ha sostenuto che la maggior parte dei costi della riforma è legata all'anticipo. La legge stanzia 125 milioni di euro su tre anni. La senatrice Acciarini ha calcolato una cifra più che doppia. Fa molto piacere tanta acribia nel calcolo, dopo la famosa onda anomala che non avrebbe dovuto consentire la realizzazione della riforma Berlinguer. Per essere un calcolo serio immagino che la senatrice Acciarini abbia ipotizzato che tutti i genitori iscrivano in anticipo i propri figli. Già sappiamo peraltro che così non sarà, dunque il costo dovrebbe essere alla fine comunque inferiore. Ma vi è di più: nei suoi calcoli non ha tenuto conto che con un ordine del giorno accolto dal Governo alla Camera si è deciso che la data del 28 febbraio anziché del 30 aprile, come limite per poter iscrivere i propri figli al primo anno dell'asilo e delle elementari, è destinata a valere non solo per il prossimo anno. Si ha dunque un abbattimento ulteriore dei costi. Va poi aggiunto che, secondo dati del Ministero, le prime classi delle elementari sarebbero già oggi ben al di sotto del numero di iscritti massimo consentito dalla legge.
Su altri punti occorrono invece, certamente, nuove risorse: l'alternanza scuola-lavoro e la valutazione della qualità del sistema educativo, in primo luogo. La legge prevede tuttavia una delega molto dilatata nel tempo, proprio per poter realizzare in modo graduale ma integrale la riforma. Il Governo e in particolare il Presidente del Consiglio si sono d'altro canto impegnati pubblicamente a trovare le risorse necessarie perché anche su questi punti la riforma possa essere compiutamente attuata. Noi siamo certi che questi impegni saranno mantenuti.
L'opposizione di centro-sinistra ha voluto scorgere nella mancata partecipazione al dibattito di esponenti della Casa delle Libertà sugli emendamenti approvati dalla Camera un presunto nostro imbarazzo a votare il disegno di legge Moratti.
Il senatore Bevilacqua in Commissione ha già risposto a queste speculazioni. Io denuncio il carattere strumentale delle vostre affermazioni.
II dibattito in sede di prima lettura è stato, come avete riconosciuto, di alto livello ancorché viziato dal vostro ostruzionismo che ha impedito di avviare un vero dialogo. Il testo ritorna ora dalla Camera con una sola significativa modifica: il comma 8 dell'articolo 7, che prevede che i decreti delegati, la cui attuazione determini nuovi o maggiori oneri finanziari, possano essere emanati solo dopo che con apposita legge siano state stanziate le occorrenti risorse.
E' un comma forse superfluo, ma di grande trasparenza. E' una garanzia per la serietà del percorso riformatore. Il comma fa esplicito riferimento all'ipotesi di esigenze nuove, non previste.
La senatrice Acciarini aveva preconizzato che in Commissione bilancio l'opposizione avrebbe denunciato la mancanza di copertura della legge che ci accingiamo ad approvare. È curioso che le parole della senatrice siano state contestuali alla votazione della Commissione bilancio che all'unanimità ha dichiarato che la legge non presenta problemi di copertura finanziaria. Ciò rivela il carattere strumentale di certe critiche.
PIZZINATO (DS-U). Non è vero!
VALDITARA (AN). Date queste premesse, noi tutto quello che avevamo da dire su questa riforma lo abbiamo detto a suo tempo. Discutere ancora sarebbe stato irresponsabile; avrebbe significato far perdere altro tempo alla scuola italiana, che ha bisogno finalmente di uscire dall'incertezza, che vuole sapere quale sarà il suo destino. Noi non abbiamo inteso partecipare al gioco di chi ha voluto prendersi una rancorosa, piccola vendetta facendo slittare di qualche giorno l'approvazione della riforma.
Diverso è il discorso sulle risorse da destinare ad interventi per una scuola dì qualità. Voi avete fatto una spregiudicata mistificazione imputando al solo finanziamento della riforma le risorse auspicate per il prossimo quinquennio da un ordine del giorno della maggioranza per tutta una serie di obiettivi strategici.
Con questo ordine del giorno ribadimmo che per ricostruire la scuola italiana occorreva investire risorse significative nella valorizzazione professionale dei docenti, e dunque nella carriera docente, nella edilizia scolastica, nel diritto allo studio e anche nella riforma. Occorreva inoltre avviare un processo di equiparazione degli stipendi degli insegnanti italiani alle medie europee. Tutto questo non era frutto di demagogia, ma proveniva da chi nella scorsa finanziaria si era adoperato per far passare due principi importanti: quello del rimborso delle spese di autoaggiornamento e quello del totale reinvestimento nella scuola dei risparmi in essa realizzati, da chi si era adoperato per rendere i tagli compatibili con le esigenze di una scuola che non perdesse in efficienza, da chi in questa finanziaria ha garantito quasi mille miliardi in più all'università ed alla ricerca.
La crisi economica accentuatasi dopo 1' 11 settembre, e in particolare il fatto che in tutto l'Occidente la ripresa non si sia ancora determinata, ha indubbiamente reso più difficile reperire risorse fresche.
Il Governo, nell'ultima finanziaria ha previsto una serie di razionalizzazioni nel campo della scuola e il loro totale reinvestimento nella valorizzazione del personale per quasi 1000 miliardi di vecchie lire. Per l'edilizia scolastica c'è qualcosa in più; 250 miliardi di vecchie lire sono stati destinati da questa legge alla riforma. In via indiretta, grazie all'abbassamento delle imposte, la busta paga del personale della scuola è aumentato di qualche decina di migliaia di lire al mese. Si chiuda ora il contratto del personale della scuola senza esitazioni! Notiamo che le cifre contenute nella bozza di contratto hanno trovato il consenso dei sindacati.
Abbiamo avuto occasione di dire che tutto questo può solo considerarsi come un primo segnale di buona volontà, certamente ancora non sufficiente. Ma di fronte a questo voi cosa proponete? Siete consapevoli che la congiuntura non è facile, che le risorse sono scarse e allora lanciate una proposta irresponsabile. Proponete di aumentare le tasse sui redditi da capitale degli italiani. Siamo alle solite: colpite i piccoli risparmiatori, proponete di bastonare ancora di più chi avete già bastonato negli anni scorsi. Voi che con la legge Berlinguer stavate per ammazzare la scuola, ora vorreste ammazzare l'Italia!
PAGANO (DS-U). Senatore Valditara, perché dice tante idiozie? Non se ne può più!
VALDITARA (AN). Approvata la riforma inizia la fase più delicata: quella della sua applicazione. Vi sono alcuni punti fermi per noi irrinunciabili. L'applicazione dell'articolo 5 sulla strutturazione delle lauree specialistiche è uno di questi. La difesa del liceo classico e del liceo scientifico come licei non specialistici è un'altra. I licei dureranno 5 anni pieni; qui non si azzardi qualcuno, in sede di attuazione dei decreti, a riproporre per il quinto anno formule del tipo "anno zero o anno ponte", perché altrimenti saremmo costretti a farne un caso politico. Il quinto anno è anno pieno. E' ora di riaffermare con forza il primato della politica: le riforme devono essere fatte da chi è stato eletto dal popolo per esprimere sensibilità, aspirazioni, valori: le riforme non le fanno consulenti, funzionari o dirigenti.
La vera sfida si aprirà sulla configurazione del doppio canale, che non potrà discostarsi da quanto già si è fatto in Trentino-Alto Adige e che dovrà contenere nel ramo professionale anche elementi culturali, senza i quali è in gioco la stessa unità culturale della nostra nazione.
Ad un'opposizione che voglia essere finalmente riformista, mettendo in minoranza le sue componenti conservatrici e reazionarie, noi offriamo una occasione di dialogo. Un'opposizione matura e responsabile difficilmente si potrà sottrarre a questa offerta anche perché, dopo tutto il processo di riforme avvenuto negli ultimi anni, sarebbe velleitario per chiunque immaginare a breve di rivoluzionare nuovamente la scuola italiana. Che piaccia o no, la scuola per i prossimi dieci anni sarà quella che si costruirà sulla base della legge che noi ora andiamo convintamente ad approvare! (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).