Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIV LEGISLATURA ------

921a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 

MERCOLEDÌ 14 DICEMBRE 2005

(Antimeridiana)

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Presidenza del presidente PERA,

indi del vice presidente MORO

 

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democratici di Sinistra-l'Ulivo: DS-U; Forza Italia: FI; Lega Padana: LP; Margherita-DL-l'Ulivo: Mar-DL-U; Per le Autonomie: Aut; Unione Democristiana e di Centro: UDC; Verdi-l'Unione: Verdi-Un; Misto: Misto; Misto-il Cantiere: Misto-Cant; Misto-Comunisti Italiani: Misto-Com; Misto-Democrazia Cristiana per le Autonomie: Misto-DC-Aut; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-La Casa delle Libertà: Misto-CdL; Misto-Lega per l'Autonomia lombarda: Misto-LAL; Misto-MIS (Movimento Idea Sociale): Misto-MIS; Misto-Nuovo PSI: Misto-NPSI; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-PRI; Misto-Rifondazione Comunista: Misto-RC; Misto-Rosa nel pugno: Misto-Rnp; Misto Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur.

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RESOCONTO SOMMARIO

 

Presidenza del presidente PERA

 

La seduta inizia alle ore 9,02.

 

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana di ieri.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. (v. Resoconto stenografico).

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,04 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(3633) Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri) (I deputati Albertini, Benvenuto, Enzo Bianco, Bimbi, Bonito, Bottino, Bressa, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Cusumano, Damiani, Duilio, Folena, Frigato, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Mariotti, Meduri, Melandri, Molinari, Morgando, Potenza, Rocchi, Rotundo, Siniscalchi, Soda, Soro, Tidei, Tolotti, Vernetti, Villari e Volpini hanno ritirato la propria sottoscrizione alle proposte di legge)

(1) INIZIATIVA POPOLARE. - Introduzione del doppio turno nei collegi uninominali

(117) TOMASSINI. - Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati

(290) PEDRIZZI. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, recante norme per l'istituzione dell'albo e per il sorteggio delle persone idonee all'ufficio di scrutatore

(337) BEVILACQUA. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, relativa alla elezione della Camera dei deputati

(614) EUFEMI ed altri. - Delega al Governo per l'emanazione di un testo unico delle leggi che disciplinano l'elezione della Camera dei deputati e di un testo unico delle leggi che disciplinano l'elezione del Senato della Repubblica. Nuove norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(1148) RONCONI. - Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali

(1177) FALCIER ed altri. - Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali

(1294) TURRONI e MAGNALBO'. - Modifiche alle leggi per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in tema di raccolta delle firme per la sottoscrizione delle liste elettorali

(1475) DE PAOLI. - Nuove norme in materia di sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali

(1489) VILLONE ed altri. - Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati

(1693) PEDRINI. - Nuove norme per l'elezione della Camera dei deputati

(1853) DANIELI Paolo. - Modifica all'articolo 9, comma 6, del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533

(3343) BALBONI ed altri. - Nuove norme in materia di autenticazione delle firme e sottoscrizione delle liste ai fini elettorali

(3378) BASSANINI e PASSIGLI. - Norme in materia di presentazione delle candidature e in materia di reati elettorali

(3396) SPECCHIA. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, e alla legge 21 marzo 1990, n. 53, sul criterio di designazione del personale addetto ai seggi elettorali

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)

Approvazione del disegno di legge n. 3633

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri si è concluso l'esame degli articoli e dei relativi emendamenti e passa alla votazione finale.

CRINO' (Misto-NPSI). Il Nuovo PSI voterà a favore della riforma elettorale in senso proporzionale, che restituisce il giusto valore ai partiti politici e garantisce il pluralismo nel Paese, pur riconoscendo alcuni limiti del disegno di legge - principalmente la previsione delle liste bloccate - e rammaricandosi per la mancata condivisione da parte dell'opposizione. (Applausi dai Gruppi FI e Misto-CdL. Congratulazioni).

FORMISANO (Misto-IdV). L'Italia dei Valori-Lista Di Pietro voterà contro il disegno di legge, non ritenendo che la forza numerica della maggioranza in Parlamento possa superare le perplessità dell'opposizione e di numerosi costituzionalisti per taluni profili di incostituzionalità e di contraddittorietà insiti nel provvedimento. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un e dei senatori Crema e Manzione).

LAURO (Misto-CdL). Con la riforma elettorale non potrà più accadere, come invece si è verificato nell'attuale legislatura, che alla Camera dei deputati rimanga incompleto il plenum e anzi si determinerà una maggioranza forte e stabile per attuare un programma predefinito approvato dagli elettori. Spiace che Romano Prodi non abbia voluto contribuire a migliorare taluni aspetti del disegno di legge, ad esempio per una riduzione delle soglie di sbarramento o per l'espressione del voto di preferenza, ma ciò nonostante il voto della sua formazione politica sarà favorevole. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e Misto-NPSI. Congratulazioni).

MARINO (Misto-Com). I Comunisti italiani, storicamente favorevoli al sistema elettorale proporzionale, ritenuto maggiormente rappresentativo e democratico, voteranno contro il disegno di legge perché è il frutto di mercanteggiamenti tra le diverse componenti della Casa delle libertà e del tentativo della maggioranza di recuperare furbescamente la perdita di consenso, anche a costo di esporre l'Italia al rischio dell'ingovernabilità per l'affermazione di due maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-RC e del senatore Crema).

DE PAOLI (Misto-LAL). La nuova legge elettorale viola apertamente la volontà popolare, espressa con il referendum del 1993, di superare il sistema proporzionale e sancisce il potere esclusivo delle segreterie dei partiti nella scelta dei candidati, nonostante i precetti costituzionali in tema di rappresentanza territoriale, soprattutto per l'elezione del Senato. Per tali ragioni, dichiara il voto contrario della sua parte politica.

FALOMI (Misto-Cant). La nuova legge elettorale imposta a colpi di maggioranza è l'ultima delle leggi su misura volute da Berlusconi e dai suoi alleati, dopo quelle approvate per risolvere i problemi giudiziari del Presidente del Consiglio e dopo la legge Gasparri sulle telecomunicazioni. Nel tentativo di contenere la pesante sconfitta elettorale preannunciata per la prossima primavera, si consegna esclusivamente alle segreterie dei partiti il potere di formare il Parlamento, ma nessun marchingegno elettorale potrà impedire ai cittadini di prendere atto che il Governo Berlusconi non ha risolto nessuno dei problemi del Paese, che l'economia italiana sta affondando, che la missione umanitaria in Iraq è una balla e che si è pericolosamente abbassata la soglia della laicità dello Stato e della tenuta morale e civile del Paese. Per tali ragioni, il suo Gruppo voterà contro il disegno di legge.

SODANO Tommaso (Misto-RC). In tutti i Paesi democratici la legge elettorale scaturisce da una larga convergenza tra le forze politiche e non viene approvata a colpi di maggioranza, ma la Casa delle libertà si illude in tal modo di contenere la sconfitta elettorale causata dalla perdita del consenso dei lavoratori e dei cosiddetti ceti medi. Inoltre, la riforma solo nominalmente introduce un sistema proporzionale, da anni invocato da Rifondazione comunista per superare il bipolarismo, mentre ora si introduce un sistema misto che mescola il peggio di entrambi i sistemi senza riuscire a risolvere la crisi della politica. Per tali ragioni, il suo Gruppo voterà contro il disegno di legge e si impegna fin da ora ad adoperarsi affinché nella prossima legislatura sia reintrodotto un vero sistema proporzionale che restituisca rappresentanza democratica ai cittadini. (Applausi del senatore Marino).

FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Giunge finalmente all'epilogo una triste vicenda segnata dall'arroganza del Governo e della maggioranza, che ha penalizzato le minoranze, in particolare quelle appartenenti al Gruppo Misto, e non ha salvaguardato il ruolo e le prerogative del Senato. Consegna il testo scritto del suo intervento e annuncia il voto contrario dell'Udeur ad una riforma elettorale che costringe la sua formazione politica a presentarsi alle prossime consultazioni elettorali con il simbolo delle precedenti elezioni europee, impedendo, se non a costo di una nuova raccolta di sottoscrizioni, di tenere conto delle novità politiche frattempo intervenute. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi Misto-Pop-Udeur, DS-U e Mar-DL-U).

CREMA (Misto-Rnp). Ormai è innescata la bomba ad orologeria che porterà il prossimo Parlamento ad una situazione di ingovernabilità e si sono create le condizioni perché dalle prossime consultazioni scaturiscano due diverse maggioranze alla Camera e al Senato. Sono evidenti i danni che da ciò deriveranno, oltre al colpo inferto alla credibilità delle istituzioni, soprattutto dopo l'approvazione di confuse modifiche alla Costituzione, ben lontane dallo spirito costituente del dopoguerra. Anche la modifica delle regole elettorali è un atto solenne, che le grandi democrazie compiono raramente cercando la più ampia convergenza possibile e che il Governo Berlusconi, invece, ha voluto per tentare di ribaltare il risultato previsto per le prossime elezioni. La destra consente alle formazioni minori che si richiamano all'alleanza con la Casa delle libertà di non dover raccogliere le sottoscrizioni, ma impedisce in maniera indecente che la stessa norma valga per la Rosa nel Pugno, che pure è costituita da due partiti, i socialisti e i radicali, già rappresentati nel Parlamento italiano ed in quello europeo. La riforma elettorale, su cui la sua parte politica voterà contro, è l'ultima furberia che la maggioranza pagherà nelle prossime elezioni. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un e Misto-Com e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

PEDRINI (Aut). In linea con il disegno di legge n. 1693 da lui stesso presentato nel settembre del 2002 per reintrodurre il sistema proporzionale, il suo voto avrebbe potuto essere favorevole se non si fosse deciso di eliminare il voto di preferenza, che consente agli elettori di riappropriarsi della politica per scegliere i rappresentanti in Parlamento, potere che sarà di fatto espropriato dalle segreterie dei partiti. I parlamentari che saranno eletti in base alla riforma elettorale saranno ancora più distaccati dal territorio che li esprime, mentre si rafforzerà il pericolo di una democrazia mediatica già denunciata da don Sturzo nel 1950. Per tali ragioni il suo voto sarà contrario. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Filippelli. Congratulazioni).

BOCO (Verdi-Un). La modalità con cui la Casa delle libertà è pervenuta all'approvazione della legge elettorale è un'ulteriore dimostrazione della sua mancanza di sensibilità istituzionale, che le impedisce di distinguere tra il consenso ottenuto per governare il Paese e la modifica delle regole della democrazia. Ancora una volta si è seguita la strada della sistematica svalutazione del Parlamento, considerato un inutile passaggio burocratico e che in alcune occasioni si è tradotta in vera e propria umiliazione per il Senato. Il dibattito è stata anche l'occasione per la maggioranza di mostrare il proprio qualunquismo virilista:nonostante sotto il profilo della rappresentanza femminile l'Italia sia più arretrata rispetto ad alcuni Paesi islamici ed africani, nella discussione sulle quote rosa i senatori della Casa delle libertà hanno dato sfogo a battute volgari, che rappresentano un'altra forma dello scontro di civiltà. La proporzionale a liste bloccate è il tentativo di una maggioranza che percepisce di aver perso il consenso dei cittadini di indebolire la futura maggioranza attraverso misure ad hoc; tuttavia, il tentativo di precostituire l'esito delle prossime elezioni è destinato a fallire anche per l'impossibilità di prevedere le conseguenze politiche delle riforme elettorali, se si tiene conto che uno dei prioritari obiettivi dell'introduzione del sistema maggioritario avrebbe dovuto essere la riduzione di numero e di importanza dei piccoli partiti. Ma una maggioranza certa della sconfitta ed incapace di essere classe dirigenteall'altezza dei problemi del Paese e delle aspettative dei cittadini, nella sola speranza di poter giocare ancora un ruolo politico nella prossima legislatura ricorre ad un espediente elettorale che produrrà instabilità e incertezza ma che non servirà a salvarla dal giudizio del Paese, stanco di propaganda e di illusioni tradite. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Aut e del senatore De Paoli).

D'ONOFRIO (UDC). Ancora una volta l'opposizione si dimostra incapace di evitare il rituale delle ripetitive ed infondate contumelie nei confronti della maggioranza.Lungi dall'essere una proposta improvvisata, visto che l'UDC la sostiene dall'inizio della legislatura con un'azione politica seria e costante, la riforma è volta a garantire, per la prima volta dal 1946, la possibilità di affermare un'alleanza politica che, depositando ufficialmente il programma elettorale comune della coalizione, renda il cittadino il soggetto decisivo nella scelta della coalizione e del programma. È questo l'aspetto che suscita la furibonda reazione dell'opposizione, perché evidenzia le fortissime tensioni interne dell'Unione, che per governare necessita di una gigantesca maggioranza parlamentare, che pretende di ottenere attraverso un incostituzionale meccanismo ipermaggioritario. La proporzionale, al contrario, rivaluta la rappresentanza politica dopo lo stravolgimento che a tutti i livelli istituzionali si è compiuto a seguito dell'introduzione di leggi maggioritarie e completa il disegno contenuto nella riforma costituzionale, in quanto non solo mantiene il bipolarismo, ma lo rafforza attraverso l'imposizione di coerenti programmi elettorali. Ringrazia pertanto i partiti alleati che, seppure non proporzionalisti, hanno accettato l'opzione proposta dall'UDC nell'interesse del Paese; di fronte a questo passaggio la Sinistra dovrebbe indagare sulle proprie insufficienze programmatiche e soprattutto il professor Prodi, personaggio privo di legittimazione personale e di partito, dovrebbe evitare di trascinare il Capo dello Stato in una questione rispetto alla quale è estraneo. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).

STIFFONI (LP). Un'equilibrata ricostruzione delle vicende della prima Repubblica non può prescindere dall'evidenziare l'uso politico della giustizia e dei mezzi di comunicazione di cui in modo perverso si rese allora protagonista il PDS, partito segnato dal nocciolo duro delle proprie origini comuniste che approfittò di una rivoluzione giudiziaria per porre fuori gioco il pentapartito. Questo vizio di fondo ha inficiato il bipolarismo, comunque realizzato anche se attraverso un sistema elettorale che esprime gli aspetti peggiori del maggioritario e del proporzionale, in quanto la mancata accettazione dello schieramento avversario da parte dei DS si è tradotta in un razzismo politico-culturale di cui si trovano ampie testimonianze nel campo dell'informazione e delle comunicazioni di massa. È una condizione che preclude ipotesi di grande coalizione, specie in una fase in cui è superata la precedente dicotomia tra destra e sinistra, sostituita da una distinzione tra capacità innovativa e conservazione, che viene ulteriormente evidenziata dalla legge elettorale, che rappresenta uno spettro per la Sinistra in quanto la obbliga a presentare un programma comune, pur in presenza di posizioni divergenti in politica estera e in materia sociale, su cui peserà la presenza di partiti comunisti che ancora si ispirano a un modello che ha affamato i popoli dell'Europa orientale. Per la Casa delle libertà, al contrario, il deposito del programma comune sarà l'occasione per evidenziare le innovazioni realizzate in questa legislatura e prospettare nuovi obiettivi per la prossima. (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN).

MANCINO (Mar-DL-U). Il Senato si accinge a varare in via definitiva la legge elettorale nel silenzio non solo dell'opposizione - a ciò costretta dalla ristrettezza dei tempi assegnati al dibattito - ma della stessa maggioranza a dimostrazione della volontà di procedere in fretta nell'intento di condizionare l'ormai probabile vittoria elettorale del centrosinistra alle prossime consultazioni e creare ostacoli alla governabilità. Questo infatti è il vero obiettivo perseguito, come appare chiaro nel caso del Senato laddove i premi di maggioranza assegnati su base regionale, oltre a rendere possibili maggioranze disomogenee tra le due Camere, rispondono al tentativo di spuntare risultati più favorevoli al centrodestra in alcune Regioni. Quanto alla sbandierata correzione in senso proporzionale del sistema elettorale, la sua portata è fortemente condizionata dal premio di maggioranza assegnato senza la previsione di alcun quorum per la sua percezione, rendendo possibile l'elargizione di un numero consistente di seggi ad una o più forze politiche di portata elettorale modesta. La Margherita voterà pertanto contro tale sistema elettorale che si caratterizza, inoltre, per la evidente incostituzionalità come appare nel caso delle liste bloccate, che tramuta l'elezione dei parlamentari da parte di cittadini in una nomina affidata ai vertici politici, e per l'assenza di misure atte a favorire un'effettiva rappresentanza di genere, secondo quanto previsto dal novellato articolo 51. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Misto-Rnp, Misto-Pop-Udeur, Verdi-Un, Misto-Com e Misto-RC. Congratulazioni).

NANIA (AN). La riforma elettorale pone rimedio ad alcuni deficit di democrazia del sistema elettorale del 1993 apparsi evidenti nelle elezioni del 1994, dove si sono formate maggioranze disomogenee tra le due Camere, e in quelle del 1996, laddove la coalizione di centrosinistra è risultata vincente in termini di seggi nonostante il corpo elettorale avesse premiato in termini di voti il centrodestra. Il sistema individuato risponde quindi ad alcuni principi fondamentali per la democrazia: assicurare la rispondenza tra il voto popolare espresso e la successiva assegnazione dei seggi e garantire alternanza effettiva e governabilità nel senso di attuazione del programma. Si assicura inoltre una nuova forte centralità all'elettore chiamato a scegliere direttamente il Primo ministro e non più, come nell'attuale sistema, sulla base di una investitura decisa dalle forze politiche. La forte opposizione del centrosinistra appare strumentalmente ispirata dall'assenza di un progetto politico comune per l'impossibilità di ravvisare valori condivisi, oltre che per la messa in discussione della leadership di Prodi, emersa da primarie precostituite. Ne sono la conferma le inauditeaccuse rivolte da quest'ultimo al Capo dello Stato, la cui azione è sempre caratterizzata da grande correttezza istituzionale. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LP. Congratulazioni).

ANGIUS (DS-U). Diversamente da quanto fece nella scorsa legislatura il centrosinistra, che non procedette alle ipotizzate modifiche della legge elettorale di fronte al parere contrario dell'opposizione - allora espresso dall'onorevoleBerlusconi che invocava l'intervento del Presidente della Repubblica contro un atto da lui giudicato incostituzionale - l'attuale maggioranza parlamentare procede unilateralmente ad una modifica radicale della legge elettorale alla vigilia del voto, nella consapevolezza di essere minoranza nel Paese ed allo scopo di limitare l'inevitabile sconfitta elettorale e di creare presupposti di instabilità e di ingovernabilità nella prossima legislatura. Vengono così individuate deliberatamente soglie di sbarramento variabili e premi di maggioranza diversificati tra i due rami del Parlamento in modo da rendere tecnicamente impossibile la formazione di una maggioranza in Senato. Proseguendo l'opera attuata nel corso dell'intera legislatura con un susseguirsi di atti unilaterali che hanno provocato scontri laceranti nella società e nel mondo politico, la Casa delle libertà passa dalla legge sul falso in bilancio alla falsificazione dei risultati elettorali, introducendo nel sistema elementi di destabilizzazione che porranno a rischio il bipolarismo e la democrazia dell'alternanza, aprendo una fase di transizione nella quale riprenderanno vigore le spinte più accentuate al trasformismo. Fra l'altro il provvedimento in esame espropria i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti, chiamandoli soltanto ad approvare elenchi decisi dai partiti ed alterando così il rapporto dell'eletto con il territorio; sottrae alle donne il diritto ad avere una adeguata rappresentanza parlamentare come previsto dall'articolo 51 della Costituzione; fa saltare ogni limite alle spese elettorali, riaprendo un grave problema di trasparenza della competizione democratica. Tutto questo per soddisfare convenienze politiche di parte: la strumentalità dell'operazione risulta evidente se si considera che l'attuale legge elettorale ha favorito la formazione delle coalizioni e la creazione di maggioranze stabili e forti, ha consentito ai partiti di condurre le proprie battaglie politiche, ha restaurato il rapporto tra cittadini ed eletti. A fallire non è stato il cosiddetto "Mattarellum", quanto il Governo di centrodestra, che, pur potendo contare su ampie maggioranze parlamentari, ha condotto politiche disastrose per il Paese e perso la fiducia dei cittadini. Il centrosinistra si candida a proseguire l'opera di unificazione dell'Italia ed a restituire al Paese orgoglio e dignità. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Rnp, Misto-RC, Misto-Com, Misto-Pop-Udeur, Aut e del senatore Amato. Congratulazioni).

PASTORE (FI). La Casa delle libertà ha deciso di procedere alla modifica della legge elettorale, nell'unico momento possibile, vale a dire alla fine della legislatura, dopo aver attentamente valutato gli effetti dei dieci anni di vigenza dell'attuale sistema, che solo casualmente ha assicurato la formazione di maggioranze stabili (non avendo al proprio interno strumenti idonei a garantire questo risultato), che ha consentito il ricorso ad espedienti tattici e tecnici distorsivi della volontà degli elettori come i patti di desistenza e le liste civetta, che ha favorito una polverizzazione del quadro politico a livello locale. I difetti dell'attuale sistema sono tanto evidenti che la necessità di miglioramenti furono evidenziate anche dalla precedente maggioranza e il testo in esame non ha trovato larga adesione solo perché l'opposizione, per evidente convenienza elettorale, ha osteggiato pregiudizialmente ogni ipotesi di modifica invocando addirittura inesistenti profili di illegittimità costituzionale, a volte contraddicendosi nel corso dell'iter tra i due rami del Parlamento, ad esempio con riferimento al premio di maggioranza per il Senato. L'aspetto forse più qualificante della nuova legge è rappresentato dal fatto che l'indicazione del leader di partito e di coalizione ed il deposito del programma elettorale devono avvenire, anche per il Senato, a livello nazionale, così da premiare la coalizione che ottiene più voti dagli elettori sulla base di un chiaro progetto politico, fondato su valori condivisi, su obiettivi precisi e su proposte definite: è evidente allora che la netta chiusura dell'opposizione deriva proprio dalla consapevolezza di non poter offrire agli elettori un simile programma elettorale, nonché dalle difficoltà in cui si troverà il candidato senza partito Romano Prodi in un contesto nel quale riprenderà vigore l'azione politica dei partiti. E' altrettanto evidente che i richiami alla Costituzione non sono altro che uno strumento per operare indebite pressioni sul Presidente della Repubblica in vista della promulgazione della riforma. Le altre critiche formulate dall'opposizione appaiono altrettanto inconsistenti, se si considera che il sistema delle liste bloccate, presente in molti altri Paesi e nelle elezioni per il Parlamento europeo, è stato adottato per primo in Italia dalla Regione Toscana senza che da sinistra alcuno avesse da eccepire e che la stessa legge elettorale regionale, pur prevedendo quote di rappresentanza femminile, non traduce questo principio in indicazioni effettive per quanto riguarda la predisposizione delle liste elettorali. La Casa delle libertà approverà con convinzione le modifiche della legge elettorale che coniugano la rappresentatività del sistema proporzionale e la governabilità del sistema bipolare. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

 

Con votazione nominale elettronica, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, il Senato approva il disegno di legge n. 3633. Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 1, 117, 290, 337, 614, 1148, 1177, 1294, 1475, 1489, 1693, 1853, 3343, 3378 e 3396. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo).

 

D'ANDREA (Mar-DL-U). Lamenta il mancato funzionamento dell'impianto di votazione.

 

FORLANI (UDC). Dichiara la sua intenzione di voto favorevole, giacché, per un disguidi tecnico, il suo è risultato un voto di astensione.

Votazione finale e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(3509) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2005 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana del 23 novembre hanno avuto luogo le dichiarazioni di voto finale.

 

Con votazione nominale elettronica, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, il Senato approva il disegno di legge n. 3509, nel testo emendato, autorizzando la Presidenza ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

 

PRESIDENTE. Sospende brevemente la seduta.

 

La seduta, sospesa alle ore 11,21, è ripresa alle ore 11,30.

 

Presidenza del vice presidente MORO

Discussione del documento:

(Doc. IV, n. 8) Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati

Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione ad acquisire tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.

FASSONE, relatore. Richiama brevemente i fatti che hanno dato luogo alla denuncia-querela da parte della senatrice Alberti Casellati nei confronti di un suo collaboratore. Questi, danno luogo ad un procedimento penale per millantato credito, falso in scrittura privata e truffa, avrebbe utilizzato una scheda telefonica gemella a quella fornita in dotazione alla senatrice Sottosegretario di Stato per la salute e per questo motivo la stessa senatrice ha sollecitato l'autorizzazione a procedere per l'acquisizione dei tabulati telefonici. Pur non ritenendo necessaria tale autorizzazione, data la possibilità di scorporare i due traffici telefonici caratterizzati da due distinti numeri seriali, conferma l'orientamento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari espresso all'unanimità, sia per l'esplicita richiesta in tal senso da parte della senatrice Alberti Casellati, sia per la formulazione generica dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.

MANZIONE (Mar-DL-U). Condivide la relazione del senatore Fassone e conferma il voto favorevole alla concessione dell'autorizzazione già espresso in Giunta, ma coglie l'occasione per sollevare una questione interpretativa degli articoli 4 e 6 della legge n. 140 del 2003, approvata senza il consenso dell'opposizione. Infatti, è ravvisabile un contrasto tra tali norme e l'articolo 68 della Costituzione, nel caso che il parlamentare non sia indagato nel procedimento giudiziario, poiché per tale ragione non sarebbero lese le sue prerogative e pertanto non si renderebbe necessaria la preventiva autorizzazione all'acquisizione di tabulati, come peraltro affermato dalla giurisprudenza della Giunta stessa nella scorsa legislatura.

CONSOLO (AN). A nome del suo Gruppo e a titolo personale, dichiara il voto favorevole all'accoglimento delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ritenendo che un diverso orientamento dell'Assemblea comporterebbe la disapplicazione formale e sostanziale dell'articolo 68 della Costituzione. (Applausi dal Gruppo AN).

 

Il Senato approva la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti.

Discussione del documento:

(Doc. IV, n. 9) Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini

Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione ad acquisire tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.

CREMA, relatore. Il senatore Carlo Vizzini ha sporto denuncia contro ignoti per minacce di morte pervenutegli telefonicamente nella seratadel 31 ottobre 2005 ed ha dato il proprio assenso all'acquisizione dei tabulati telefonici relativi alla sua utenza. La Giunta si è unanimemente orientata per la concessione dell'autorizzazione nell'interesse del senatore Vizzini e del libero esercizio della sua funzione, modificando in tal senso la sua stessa giurisprudenza della XIII legislatura, in considerazione della giurisprudenza della omologa Giunta della Camera dei deputati e soprattutto degli atti preparatori della legge n. 140 del 2003.

MANZIONE (Mar-DL-U). Conferma anche in questo caso il voto favorevole già espresso in sede di Giunta, ribadendo peraltro le obiezioni in ordine alla necessità dell'autorizzazione, poiché nella fattispecie il senatore Vizzini è parte lesa e pertanto non sarebbe necessario il preventivo consenso all'acquisizione di tabulati. (Applausi del senatore Cirami).

ZANCAN (Verdi-Un). Aderendo alla relazione della Giunta, condivide pienamente le argomentazioni esposte dal senatore Manzione soprattutto perché si tratta dell'acquisizione del corpo di un reato procedibile d'ufficio e pertanto l'autorizzazione è un atto dovuto da parte della Camera di appartenenza del parlamentare.

FASSONE (DS-U). Pur non sottovalutando le osservazioni del senatore Crema, condivide le perplessità sull'applicazione della legge n. 140, tanto più se si considera il caso astratto della mancata autorizzazione da parte del Senato, che potrebbe tradursi in una lesione dell'interesse del senatore.

 

Il Senato approva la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti.

Approvazione del disegno di legge:

(3177) Adesione della Repubblica italiana all'Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa - EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L'Aja il 15 agosto 1996

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PELLICINI si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il sottosegretario BETTAMIO non intende intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2, 3 e 4 e il disegno di legge n. 3177 nel suo complesso.

Approvazione del disegno di legge:

(3212) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal in materia di promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Dakar il 13 ottobre 2000

PRESIDENTE. Dopo che il relatore FORLANI si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il sottosegretario BETTAMIO non intende intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3 e il disegno di legge n. 3212 nel suo complesso.

Approvazione del disegno di legge:

(3470) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Romania sul trasferimento delle persone condannate alle quali è stata inflitta la misura dell'espulsione o quella dell'accompagnamento al confine, fatto a Roma il 13 settembre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati)

PRESIDENTE. Dopo che il relatore facente funzione PROVERA si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il sottosegretario BETTAMIO non intende intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2, 3 e 4 e il disegno di legge n. 3470 nel suo complesso.

Discussione dei disegni di legge:

(3426) Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (Approvato dalla Camera dei deputati)

(2607) MARTONE ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000

Approvazione del disegno di legge n. 3426

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PROVERA si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il sottosegretario BETTAMIO non intende intervenire, passa alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 3426.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3 e il disegno di legge n. 3426 nel suo complesso, con conseguente assorbimento del disegno di legge n. 2607.

Approvazione del disegno di legge:

(3401) Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PELLICINI si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e avendo il sottosegretario BETTAMIO rinunciato ad intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3, nonché il disegno di legge n. 3401 nel suo complesso.

Approvazione del disegno di legge:

(3474) Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati)

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PIANETTA si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e avendo il sottosegretario BETTAMIO rinunciato ad intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3, nonché il disegno di legge n. 3474 nel suo complesso.

Approvazione del disegno di legge:

(3435) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PIANETTA si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e avendo il sottosegretario BETTAMIO rinunciato ad intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3, nonché il disegno di legge n. 3435 nel suo complesso.

Approvazione del disegno di legge:

(3551) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PIANETTA si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e avendo il sottosegretario BETTAMIO rinunciato ad intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3, nonché il disegno di legge n. 3551 nel suo complesso.

Approvazione del disegno di legge:

(2881) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002 (Approvato dalla Camera dei deputati)

PRESIDENTE. Dopo che il relatore PROVERA si è rimesso alla relazione scritta, non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e avendo il sottosegretario BETTAMIO rinunciato ad intervenire, passa alla votazione degli articoli.

 

Il Senato approva gli articoli 1, 2 e 3, nonché il disegno di legge n. 2881 nel suo complesso.

 

PRESIDENTE. L'esame del disegno di legge n. 3672 da parte della Commissione di merito non è ancora concluso.

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(2351) Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (Relazione orale)

ZICCONE, relatore. Il disegno di legge è particolarmente rilevante in quanto, sotto la spinta dell'approvazione di alcuni protocolli delle Nazioni Unite, affronta organicamente il problema del contrasto della criminalità organizzata transnazionale. Gli elementi fondamentali consistono nella previsione della circostanza aggravante per i reati commessi da gruppi criminali transnazionali e la disciplina delle operazioni sotto copertura, che le Commissioni hanno ampliato rispetto al testo del Governo fino a renderlo un testo unico in materia di contrasto della criminalità organizzata, evitando che tali attività vengano sottratte al controllo dell'autorità giurisdizionale. Si prevedono inoltre sanzioni economiche per gli enti interessati da queste forme di criminalità e la possibilità di confisca dei beni, preventiva rispetto all'attività giurisdizionale. In considerazione dell'importanza del provvedimento, ne sollecita l'approvazione da parte dell'Assemblea.

 

PELLICINI, relatore. Si rimette all'intervento del senatore Ziccone.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). L'emendamento 2.0.101 prevede che i princìpi della Convenzione, che sono frutto di lunga esperienza nella lotta al crimine organizzato, debbano costituire il riferimento cui conformare i criteri interpretativi dei Protocolli. Quindi, l'emendamento rafforza tali principi anche in sede di accordi operativi.

FASSONE (DS-U). L'importanza della materia, segnalata anche dal Segretario generale dell'ONU quando ha rilevato che la tecnologia è allo stesso tempo lo strumento di sviluppo della società civile e di quella criminale, esige un'ulteriore riflessione. Anche se il Gruppo voterà a favore del disegno di legge in quanto ritiene prioritaria la sua approvazione, vanno evidenziate alcune imperfezioni e soprattutto il fatto che alcune norme della Convenzione rimangano prive di attuazione, in particolare la definizione in via legislativa della fattispecie di concorso esterno in associazione a delinquere. Infine, non può non essere rilevato che la Convenzione richiede un ampliamento dei termini di prescrizione per i reati di corruzione, in evidente difformità rispetto alla legge ex Cirielli recentemente approvata.

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale. Poiché i relatori ed il rappresentante del Governo rinunciano alla replica, dà notizia del parere non ostativo della Commissione bilancio sul disegno di legge e sui relativi emendamenti. Passa all'esame dell'ordine del giorno G1 e degli articoli nel testo proposto dalle Commissioni riunite.

 

ZANCAN (Verdi-Un). Sottoscrive l'ordine del giorno G1, che impegna il Governo a favorire il reinserimento nel tessuto sociale e quindi a fornire istruzione e possibilità di lavoro alle vittime del crimine organizzato transnazionale: in particolare le persone oggetto di tratta e le donne sfruttate ai fini di prostituzione. Si tratta di ragioni squisitamente umanitarie, che auspica ampiamente condivise.

 

ZICCONE, relatore. Il contenuto dell'ordine del giorno è già parzialmente oggetto di regolamento, mentre la parte innovativa può essere accolta come raccomandazione.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Concorda con il relatore.

 

ZANCAN (Verdi-Un). Non insiste per la votazione, anche se ragioni di umanità avrebbero richiesto il pieno accoglimento dell'ordine del giorno.

 

Il Senato, con distinte votazioni, approva gli articoli 1 e 2.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti aggiuntivi all'articolo 2.

 

FASSONE (DS-U). L'emendamento 2.0.100 perfeziona il testo e lo rende più coerente con la Convenzione; posto che il disegno di legge risulta carente relativamente ai reati commessi all'estero su cui è competente l'autorità giudiziaria italiana, l'emendamento precisa i casi in cui tale competenza può essere attivata dietro richiesta del Ministro della giustizia.

 

ZICCONE, relatore. Esprime parere contrario sull'emendamento 2.0.100 perché estende la competenza della giustizia italiana al di là delle ipotesi già previste. È contrario anche al successivo emendamento.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Concorda con il relatore.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). L'importanza dell'argomento richiederebbe una maggiore presenza dei senatori in Aula, per cui annuncia la richiesta di verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 2.0.101.

 

CENTARO (FI). Annuncia il voto contrario del Gruppo sull'emendamento 2.0.100, che estende la competenza della giurisdizione italiana al di là dei reati commessi dalla criminalità internazionale. Inoltre, non ritiene opportuno il ricorso alla verifica numero legale su tale provvedimento.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Il Gruppo è favorevole alla ratifica della Convenzione, peraltro già sollecitata in altre occasioni, ma ritiene opportuna la presenza della maggioranza in Aula.

 

FASSONE (DS-U). Riconoscendo la fondatezza delle osservazioni del senatore Centaro, riformula l'emendamento 2.0.100 (v. Allegato A) aggiungendo un riferimento all'articolo 3 della Convenzione.

 

Il Senato respinge l'emendamento 2.0.100 (testo corretto).

 

PRESIDENTE. Dispone la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 2.0.101. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

 

La seduta, sospesa alle ore 12,45, è ripresa alle ore 13,05.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Comunica le determinazioni adottate dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al corrente programma dei lavori del Senato e al calendario dei lavori per il periodo dal 14 al 23 dicembre. (v. Resoconto stenografico). In particolare, nella settimana in corso, subito dopo l'esame del provvedimento in materia di emergenza rifiuti in Campania, sarà discusso il decreto-legge in materia di università e beni culturali, ove concluso dalla Commissione competente. Per quanto riguarda la terza lettura dei disegni di legge finanziaria e bilancio, le modalità e i tempi di discussione saranno successivamente stabiliti, in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2351

PRESIDENTE. Riprende le votazioni.

 

È quindi respinto l'emendamento 2.0.101 mentre è approvato l'articolo 3.

 

PRESIDENTE. Passa all'esamedell'articolo 4 e degli emendamenti ad esso riferiti.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). L'emendamento 4.100, analogamente ad altri riferiti ad articoli successivi, propone che il Ministro della giustizia riferisca annualmente alle Camere sullo stato di attuazione della Convenzione, nel caso specifico con particolare riguardo alla materia dell'estradizione.

 

ZICCONE, relatore. Esprime parere favorevole agli emendamenti 4.100 e 4.0.101, contrario al 4.0.100.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

Sono quindi approvati l'emendamento 4.100, l'articolo 4, nel testo emendato, e l'emendamento 4.0.101 mentre è respinto l'emendamento 4.0.100.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 5 e degli emendamenti ad esso riferiti.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). L'emendamento 5.100 propone un'informativa del Ministro della giustizia alle Camere in ordine al quadro complessivo degli accordi trasferimento raggiunti con gli altri Stati-parte, al numero dei procedimenti penali effettivamente trasferiti e ad altri eventuali problemi applicativi.

 

ZICCONE, relatore. Esprime parere favorevole agli emendamenti 5.100 e 5.0.100.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

Il Senato approva l'emendamento 5.100, l'articolo 5, nel testo emendato, nonché l'emendamento 5.0.100.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 6 e degli emendamenti ad esso riferiti, che si intendono illustrati.

 

ZICCONE, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 6.500 e contrario sui restanti.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

E' quindi respinto l'emendamento 6.100.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). L'emendamento 6.101 propone, con riguardo alle operazioni sotto copertura, di limitare nella comunicazione da inviare al pubblico ministero competente per le indagini l'indicazione del solo nominativo dell'ufficiale di polizia giudiziaria responsabile e non anche quello degli ausiliari impiegati.

 

CENTARO (FI). Dichiara il voto contrario all'emendamento. La comunicazione del nominativo degli ausiliari rappresenta per gli stessi una garanzia, oltre che un'occasione di verifica e di controllo da parte del magistrato.

 

BOBBIO Luigi (AN). È contrario all'emendamento in quanto l'ausiliare che partecipa all'operazione sotto copertura è persona informata dei fatti e ciò può assumere valore in un successivo sviluppo processuale. Va rilevato altresì che il magistrato è naturalmente vincolato al segreto.

 

Sono quindi respinti gli emendamenti 6.101e 6.102 mentre sono approvati l'emendamento 6.500 e l'articolo 6, nel testo emendato.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 7 e dell'emendamento 7.100 ad esso riferito, che si intende illustrato, su cui il relatore Ziccone e il sottosegretario Bettamio esprimono parere contrario.

 

E' quindi respinto l'emendamento 7.100 mentre è approvato l'articolo 7.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 8 e degli emendamenti ad esso riferiti.

 

FASSONE (DS-U). Con riguardo alle ipotesi speciali di confisca obbligatoria e per equivalente ricapitolate nell'articolo 240-bis del codice penale, l'emendamento 8.100 propone di completare le ipotesi aggiungendo, con riferimento all'articolo 416-bis, le cose che costituiscono l'impiego del prodotto, del profitto o del prezzo del reato, e la fattispecie dell'usura.

 

CENTARO (FI). L'ipotesi della confisca nel caso di reimpiego del prodotto o del profitto è già prevista nell'ordinamento.

 

ZICCONE, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 8.100, purché limitato all'ipotesi dell'usura.

 

FASSONE (DS-U). Sarebbe stato preferibile un accoglimento dell'emendamento nella sua interezza. Ne propone la votazione per parti separate.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme e a quello del relatore sull'emendamento 8.100, concordando per la votazione per parti separate. È altresì favorevole all'emendamento 8.101.

 

E' quindi respinta la prima parte dell'emendamento 8.100 (testo corretto) mentre è approvata la seconda parte. Risultano altresì approvati l'emendamento 8.101 e l'articolo 8, nel testo emendato.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 9 e degli emendamenti ad esso riferiti.

 

FASSONE (DS-U). Con riguardo alle attività di indagine al fine di confisca l'emendamento 9.100 propone di estenderle agli atti di sequestro e perquisizione. Si propone altresì che tali attività siano utilizzabili ai fini processuali.

 

ZICCONE, relatore. Esprime parere contrario sull'emendamento 9.100 e favorevole all'emendamento 9.0.100, di cui propone una modifica.

 

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

FASSONE (DS-U). Sottoscrive l'emendamento 9.0.100, accogliendo la proposta di modifica del relatore (v. Allegato A).

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Sottoscrive l'emendamento 9.0.100 (testo 2).

 

CENTARO (FI). Anch'egli lo sottoscrive.

 

E' respinto l'emendamento 9.100 mentre sono approvati l'articolo 9, l'emendamento 9.0.100 (testo 2) e l'articolo 10.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 11 e dell'emendamento 11.100 ad esso riferito, che si intende illustrato, su cui il relatore Ziccone e il sottosegretario Bettamio esprimono parere contrario.

 

E' quindi respinto il emendamento 11.100 mentre sono approvati gli articoli 11, 12 e 13.

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Esprime soddisfazione per la conclusione del lungo iter di ratifica della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite. Ciò consente la dotazione di strumenti importanti per la lotta al crimine transnazionale, con particolare riguardo alle misure inerenti il riciclaggio di denaro, la lotta alla corruzione, la responsabilità delle persone giuridiche e la valorizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'assistenza giudiziaria reciproca. (Applausi del senatore Zavoli).

CENTARO (FI). Dichiara il voto favorevole della sua parte politica alla ratifica, sottolineando il forte impegno della Commissione antimafia al raggiungimento di tale risultato, che troverà piena applicazione soltanto allorché anche gli altri Stati si doteranno degli strumenti legislativi già vigenti in Italia nella lotta contro la mafia.

FASSONE (DS-U). A nome dei Democratici di sinistra dichiara voto favorevole sottolineando la rilevanza dei principi accolti.

 

Il Senato approva nel suo complesso il disegno di legge, nel testo emendato, autorizzando la Presidenza ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Sull'ordine dei lavori

MALAN (FI). In considerazione del proficuo lavoro svolto dall'Assemblea, propone di anticipare la fine della seduta.

 

PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni la proposta si intende accolta. Dà annunzio dell'interpellanza e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

 

La seduta termina alle ore 13,34.

  

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9, 02).

Si dia lettura del processo verbale.

 

BATTAGLIA Antonio, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

 

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,04).

 

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(3633) Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri) (I deputati Albertini, Benvenuto, Enzo Bianco, Bimbi, Bonito, Bottino, Bressa, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Cusumano, Damiani, Duilio, Folena, Frigato, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Mariotti, Meduri, Melandri, Molinari, Morgando, Potenza, Rocchi, Rotundo, Siniscalchi, Soda, Soro, Tidei, Tolotti, Vernetti, Villari e Volpini hanno ritirato la propria sottoscrizione alle proposte di legge)

(1) INIZIATIVA POPOLARE. - Introduzione del doppio turno nei collegi uninominali

(117) TOMASSINI. - Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati

(290) PEDRIZZI. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, recante norme per l'istituzione dell'albo e per il sorteggio delle persone idonee all'ufficio di scrutatore

(337) BEVILACQUA. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, relativa alla elezione della Camera dei deputati

(614) EUFEMI ed altri. - Delega al Governo per l'emanazione di un testo unico delle leggi che disciplinano l'elezione della Camera dei deputati e di un testo unico delle leggi che disciplinano l'elezione del Senato della Repubblica. Nuove norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(1148) RONCONI. - Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali

(1177) FALCIER ed altri. - Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali

(1294) TURRONI e MAGNALBO'. - Modifiche alle leggi per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in tema di raccolta delle firme per la sottoscrizione delle liste elettorali

(1475) DE PAOLI. - Nuove norme in materia di sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali

(1489) VILLONE ed altri. - Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati

(1693) PEDRINI. - Nuove norme per l'elezione della Camera dei deputati

(1853) DANIELI Paolo. - Modifica all'articolo 9, comma 6, del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533

(3343) BALBONI ed altri. - Nuove norme in materia di autenticazione delle firme e sottoscrizione delle liste ai fini elettorali

(3378) BASSANINI e PASSIGLI. - Norme in materia di presentazione delle candidature e in materia di reati elettorali

(3396) SPECCHIA. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, e alla legge 21 marzo 1990, n. 53, sul criterio di designazione del personale addetto ai seggi elettorali

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 09,04)

 

Approvazione del disegno di legge n. 3633

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge n. 3633, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri (i deputati Albertini, Benvenuto, Enzo Bianco, Bimbi, Bonito, Bottino, Bressa, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Cusumano, Damiani, Duilio, Folena, Frigato, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Mariotti, Meduri, Melandri, Molinari, Morgando, Potenza, Rocchi, Rotundo, Siniscalchi, Soda, Soro, Tidei, Tolotti, Vernetti, Villari e Volpini hanno ritirato la propria sottoscrizione alle proposte di legge), e nn. 1, 117, 290, 337, 614, 1148, 1177, 1294, 1475, 1489, 1693, 1853, 3343, 3378 e 3396.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è concluso l'esame degli articoli.

Passiamo alla votazione finale.

CRINO' (Misto-NPSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CRINO' (Misto-NPSI). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, il Nuovo PSI esprime parere favorevole sulla proposta di modifica della legge elettorale in senso proporzionale.

Nonostante la nostra posizione concorde con la scelta del Governo, però, dobbiamo riconoscere qualche limite che tale legge presenta. I suoi vantaggi, derivanti dalla maggiore visibilità concessa ai partiti più piccoli, infatti, si scontrano con gli ostacoli legati alla previsione delle liste bloccate, ostacolo questo che elimina completamente il sistema delle preferenze.

Con la stessa chiarezza di oggi ci siamo espressi anche in altre occasioni dimostrando il nostro dissenso sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, sulla devolution, e sul progetto di legge in materia di tutela del risparmio. Il Nuovo PSI, in tali casi, le ha valutate come riforme che rischiavano di complicare l'assetto delle cose.

Le riforme, infatti, se avessero effettivamente lo scopo di seguire la strada del riformismo autentico, sarebbero condivise da maggioranza ed opposizione e non verrebbero, quindi, imposte da una parte solamente, vanificando in tal modo l'obiettivo nobile di perseguire la risoluzione dei problemi reali del Paese e permettendo migliori condizioni di vita all'intera collettività.

Esprimiamo, quindi, voto favorevole a questa riforma che, nonostante qualche limite e un voto a maggioranza, ripropone il sistema proporzionale, tanto caro da sempre ai socialisti in quanto garantisce il pluralismo nel Paese, restituendo il giusto valore ai partiti politici. (Applausi dai Gruppi Misto-CdL e FI. Congratulazioni).

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Onorevoli colleghi, i senatori della Lista Di Pietro non voteranno questa riforma che oggi il Senato si accinge a votare. Vedete, non sempre avere forza numerica porta a fare scelte giuste e sagge. Ho a mente quando, duecentocinquant'anni fa, Jean Jacques Rousseau nel "Contratto sociale" diceva: "Il più forte non è mai abbastanza forte da essere sempre il padrone, se non trasforma la propria forza in diritto e l'obbedienza in dovere".

Rispetto a questa vicenda è naturale chiedersi: pensate che con la vostra forza numerica abbiate trasformato tale forza in diritto? Noi crediamo di no. Pensate che il dovere che dovrà scaturire dall'applicazione di questa legge sia sentito e percepito come dovere e non come obbedienza? Noi pensiamo di no. Pensate che voi usate il vostro peso numerico, la vostra maggioranza, per approvare una legge che non vuole mezzo Parlamento, cioè metà dei rappresentanti del popolo italiano? Una legge sulla quale hanno detto la loro 100 costituzionalisti, cioè la nostra comunità scientifica, il nostro mondo accademico; costituzionalisti di tutte le università vi hanno detto che questa legge è incostituzionale ed irrazionale. Voi invece avete i numeri per farla e perseverate in questo disegno che non porterà niente di buono all'Italia.

Ribadisco il voto contrario di Italia dei Valori-Lista Di Pietro, proprio perché pensiamo che in questo caso il più forte non sia riuscito a trasformare la propria forza in diritto e l'obbedienza in dovere. Confermo quindi il voto contrario, il voto negativo, la decisa e netta contrarietà di Italia dei Valori-Lista Di Pietro a questa riforma che oggi il Parlamento si accinge ad approvare. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un e dei senatori Manzione e Crema).

LAURO (Misto-CdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LAURO (Misto-CdL). Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, è stato efficacemente sottolineato durante il dibattito che i sistemi elettorali sono tutti imperfetti .

Questa verità emerge dalla verifica della stessa applicazione della legge elettorale in vigore che nell'ultima tornata delle elezioni politiche generali non consentì, per la prima volta nella storia della Repubblica, il completamento del plenum alla Camera dei deputati. Ricorderete i tanti Governi nati e defunti per congiure di palazzo nell'ambito della maggioranza di centro-sinistra nella XIII legislatura.

Con la nuova legge tutto questo non sarà più possibile. Tuttavia, alcuni punti potevano essere migliorati: riduzione delle soglie per partecipare all'assegnazione dei seggi, soprattutto al Senato, previsione della raccolta delle firme per la presentazione delle liste mediante la tecnologia informatica, espressione di preferenze come accade per le elezioni europee.

Questi tre punti sono certamente limiti di questa legge, che avremmo prodotto molto meglio collaborando con l'opposizione, se Prodi non lo avesse impedito.

Questa che ci accingiamo a votare è comunque una buona legge, che migliora le precedenti, che solo semplicisticamente viene narrata come riforma in senso proporzionale; in realtà si tratta di una legge organica ed intelligente, che accorpa i movimenti affini, anche quelli sin qui emarginati, e li vincola ad un unico programma e ad un unico leader, con il risultato di garantire bipolarismo, alternanza, stabilità e governabilità. Una legge che riporta certezza e pone al centro del criterio decisionale l'elettore, che non vota più a scatola chiusa, come nel maggioritario ibrido sin qui vigente, ma con cognizione di uomini, programmi, coalizioni e naturalmente con l'indicazione del Premier.

Con queste motivazioni, signor Presidente, dichiaro il voto favorevole della Casa delle libertà al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi Misto-NPSI, UDC e FI. Congratulazioni).

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi Comunisti Italiani storicamente siamo stati e siamo proporzionalisti, perché riteniamo il sistema elettorale proporzionale il più rappresentativo ed il più rispondente all'impianto costituzionale della Repubblica.

Questa legge introduce, però, un sistema falsamente proporzionale, crea un ibrido, per giunta a scapito della governabilità che, a nostro avviso, deve sempre coniugarsi con la rappresentatività. È una legge studiata e costruita a tavolino dalla maggioranza di centro-destra non in funzione di un migliore funzionamento del Parlamento, bensì solo per ottenere più seggi attraverso i nuovi e furbeschi meccanismi elettorali per ridurre i danni, recuperando per questa via parte del consenso perduto nel Paese o addirittura illudendosi di poter ribaltare la situazione.

È un progetto elettorale inaccettabile per i suoi obiettivi e per i suoi contenuti, in quanto è frutto di un calcolo di parte, di una lunga contrattazione all'interno della maggioranza di centro-destra, per cui c'è chi ha ottenuto il rafforzamento dei poteri del Capo del Governo, chi si è accontentato delle parole "interesse nazionale", subendo però, sotto il ricatto della Lega, la devolution che frantuma l'unità nazionale.

È, invece, una legge per molti versi incostituzionale, in quanto viola l'articolo 51 della Costituzione: con il premio di maggioranza, per il Senato articolato per le Regioni, avremo con molta probabilità due maggioranze diverse con ovvia conseguente ingovernabilità. A ciò si aggiunga l'esproprio al cittadino del diritto di scegliere la persona da eleggere. Avremo una instabilità con il rischio di scioglimenti anticipati, un'alterazione della libera dialettica democratica e forse anche manovre spregiudicate per costruire qualche pasticcio governativo.

Di qui il voto contrario dei Comunisti italiani. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, Mar-DL-U e DS-U e su Crema).

DE PAOLI (Misto-LAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DE PAOLI (Misto-LAL). Signor Presidente, con l'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale si mette la parola fine alla democrazia nel nostro Paese: un'aperta violazione alla Costituzione repubblicana e alla volontà popolare, che con un referendum del 1993 aveva sancito la fine di detto sistema.

Ancora una volta, quindi, il Governo Berlusconi si squalifica per l'approvazione di leggi anticostituzionali.

Va anche sottolineato come l'eliminazione dei collegi uninominali sancisca di fatto, per le segreterie dei partiti, la facoltà di stabilire chi sarà eletto in Parlamento, fregandosene del diritto dei cittadini ad una rappresentanza territoriale, in palese contrasto con i principi propri del federalismo e di un'autentica autonomia di tipo regionalista.

Contro questa legge dichiaro un fermo voto contrario ed un preciso impegno affinché chi ha voluto questa legge truffa venga affossato dal voto dei cittadini, che sapranno ripristinare con un voto di democrazia diretta i valori della nostra Carta costituzionale.

FALOMI (Misto-Cant). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FALOMI (Misto-Cant). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la nuova legge elettorale che si sta imponendo al Paese a colpi di maggioranza è solo l'ultima delle leggi su misura confezionate da Berlusconi e dai suoi alleati.

Su misura sono state le leggi fatte per salvare il Presidente del Consiglio dai suoi guai giudiziari. Su misura è stata la legge Gasparri, che ha sistemato per un po' di anni le aziende e gli affari di famiglia dell'onorevole Berlusconi.

Adesso vi accingete a regalarvi una nuova legge elettorale il cui solo scopo è proteggervi dalla pesante sconfitta elettorale che le ripetute batoste elettorali di questi anni e anche di questi giorni annunciano. Per questo scopo togliete alle elettrici e agli elettori il potere di mandare in Parlamento le persone di cui hanno fiducia e consegnate questo potere alle segreterie e alle oligarchie di partito. Avete capito che gli italiani, soprattutto quelli che vi hanno votato, non perdonano all'onorevole Berlusconi di aver pensato agli affari suoi senza risolvere nessuno dei problemi che interessano la grande maggioranza del Paese.

Ma i nuovi marchingegni elettorali che avete escogitato non riusciranno a nascondere che con le vostre ricette l'economia italiana sta affondando, che l'unico futuro che state preparando per i giovani è di rimanere precari a vita; che l'aumento dei prezzi si sta mangiando redditi e risparmi; che quella della missione umanitaria in Iraq è una balla come quella delle armi di distruzione di massa; che la soglia della laicità dello Stato e della tenuta morale e civile del Paese si è pericolosamente abbassata.

Per queste ragioni il mio Gruppo voterà con convinzione contro questa legge-imbroglio.

SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, la modifica della legge elettorale che vi apprestate a votare è l'ennesimo oltraggio al Parlamento, non rispettando la necessità, avvertita in tutti i Paesi democratici, di non modificare una legge cardine per la democrazia senza una larga convergenza.

Una legge elettorale deve essere il frutto di una condivisione, di un lavoro collettivo, di un'ampia maggioranza del Parlamento e non di colpi di mano, come sta avvenendo oggi.

Avete perso il consenso della società, dei lavoratori, dei pensionati, vale a dire delle fasce popolari alle quali avevate promesso benessere e lavoro, magari anche qualificato. Avete perso anche il consenso delle categorie sociali che costituiscono quelli che un tempo si definivano i ceti medi, che avete illuso, in particolare nel Nord e nel Nord-Est.

Da qui nasce la necessità di mettere mano alla legge elettorale per superare con un escamotage il crollo di consensi che vi allontana dal futuro Governo. Ecco perché avete estratto dal cilindro quest'ennesimo coniglio bianco: una nuova legge ad hoc che, a dire il vero, di proporzionale ha solo il nome.

E' una legge fatta su misura per lo schieramento di centro-destra con l'obiettivo, se non di scongiurare la sconfitta, quanto meno di ridurre la distanza nei seggi assegnati in Parlamento.

Mette insieme il peggio del maggioritario con il peggio del proporzionale, con il risultato di avere un sistema squilibrato, costruito sulla disperazione di questa maggioranza.

Da anni Rifondazione Comunista sostiene l'esigenza di abbandonare l'errore del bipolarismo e rimettere mano ad una vera legge proporzionale, ma non siamo interessati ad una proposta che nasce dalla palude del centro-destra.

Non è così che si affronta la crisi della politica e della sua rappresentanza. Così come non la si affronta ostinandosi a sostenere un sistema maggioritario che ha prodotto danni alla partecipazione nel nostro Paese.

Questa legge non risponde ai bisogni del Paese, non coglie neanche l'esigenza di una presenza paritaria delle donne nelle istituzioni, riuscendo nello stesso tempo a ostacolare qualsiasi rinnovamento delle classi politiche dirigenti e ad allontanare ulteriormente la società civile da ogni partecipazione democratica.

Questo è avvenuto con la riforma della Costituzione. Questo sta avvenendo con una legge elettorale contro la quale Rifondazione Comunista esprimerà un no fermo e convinto, impegnandosi già da ora a portare avanti nella prossima legislatura una battaglia per restituire valore e significato al termine "proporzionale" e per ampliare gli spazi di democrazia dal basso e di rappresentanza nei luoghi di lavoro. (Applausi del senatore Marino)

FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi, siamo finalmente giunti all'epilogo di questa triste e brutta vicenda: anche questa segnata dalla proterva arroganza del Governo e della maggioranza, che tutto hanno fatto tranne che salvaguardare il ruolo del Senato e le prerogative dei singoli senatori; che hanno penalizzato le minoranze, e in particolar modo hanno umiliato i partiti e i movimenti politici appartenenti al Gruppo Misto.

Questo deve essere ribadito e reso noto ai cittadini che ci stanno ascoltando: per la discussione di una legge che modifica completamente, formalmente e sostanzialmente la legge elettorale e la stessa procedura di espressione del voto, i senatori Popolari-Udeur hanno avuto a disposizione pochissimi minuti. Pochissimi minuti che non mi permettono di dire tutto ciò che il mio partito pensa su questa pessima legge elettorale, che non è, se mi si permette, né intelligente, né seria dal punto vista politico, né corretta dal punto di vista costituzionale. Per cui chiedo già da subito di essere autorizzato a consegnare il mio intervento scritto, in modo che possa essere allegato agli atti.

Prima di addentrarmi in qualche considerazione, mi preme chiedere al Capo dello Stato, al Parlamento, all'opinione pubblica se è giusto che un partito come il nostro, se non vuole uscire dal panorama politico e partitico, secondo questa legge assurda e irrazionale debba presentarsi alla prossima competizione elettorale con il simbolo delle europee che conteneva il nome di Mastella e di Martinazzoli.

Vorremmo capire, laddove Martinazzoli dovesse manifestare il suo dissenso sull'utilizzo del suo nome nel nostro simbolo, se prevarrebbe il no di Martinazzoli o il nostro diritto ad essere presenti nella competizione elettorale. Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Parlamento ed all'opinione pubblica se è giusto e costituzionale che un partito, alla vigilia di una competizione elettorale importante quale quella politica, debba entrare in disputa con le corti d'appello per vedersi riconosciuto il diritto alla cittadinanza nello schieramento dei partiti democratici; cittadinanza acquisita sul campo con anni di impegno, di lavoro e di conquiste nell'interesse di una fetta importante dell'opinione pubblica.

Vorremmo sapere se si ritiene questa assurdità un atto di grave sopraffazione da parte di questo Governo e di questa maggioranza. Sappiamo che non avremo risposte, ma sentiamo comunque il dovere di denunciare questa palese assurdità costituzionale. Credo, signor Presidente, di non disporre di altro tempo per continuare nella mia riflessione. (Applausi dai Gruppi Misto-Pop-Udeur, DS-U e Mar-DL-U).

 

PRESIDENTE. Se lo ritiene, può consegnare il testo alla Presidenza.

CREMA (Misto-Rnp). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CREMA (Misto-Rnp). Signor Presidente, il Parlamento morente ha piazzato una bomba ad orologeria nel Parlamento nascente e la bomba ad orologeria si chiama instabilità. Si creano le premesse per un possibile risultato elettorale beffa con due maggioranze diverse alla Camera ed al Senato. I danni pratici, dunque, ci sono ma il danno più grave sta nel colpo che avete inferto alla credibilità delle istituzioni. In questi giorni in Aula non abbiamo visto padri costituenti, padri saggi, sereni ed equilibrati. Le tavole della democrazia, le sue regole fondamentali sono state riscritte nella confusione ed anche nel ridicolo.

Cambiare le regole elettorali è un atto solenne. Grandi democrazie come quella americana non lo fanno da secoli. La stessa Italia repubblicana lo ha fatto soltanto due volte. Voi avete ridotto questo atto solenne ad un espediente furbesco ed al mercanteggiamento; espediente furbesco per tentare di vincere, cambiando le regole, una partita che stavate perdendo e mercanteggiamento tutto interno alla maggioranza di Governo. Infatti, non avete cercato un vasto consenso come richiesto dal Capo dello Stato, ma avete mercanteggiato per far quadrare i conti e gli interessi di potere esclusivamente all'interno della vostra maggioranza blindata.

La maggioranza di Governo ha fatto bene i suoi conti, ma li ha fatti con freddezza e logica aziendale, com'è nel suo stile, senza tener conto della psicologia e dei sentimenti dei cittadini. Cambiando le regole del gioco recupererete alcune decine di seggi a parità di voti ma la parità di voti non ci sarà. Non abbiamo bisogno di sondaggi. Secondo voi, quanti cittadini italiani possono credere seriamente che avete cambiato la legge elettorale non nel vostro interesse di parte, ma nell'interesse del Paese? Cari amici, i giochi di prestigio sono finiti e nessuna bacchetta magica potrà trasformare i seggi parlamentari in voti, che non ci sono. Quest'ultima furbata è quella che pagherete di più.

Con una lucidità pari alla perfidia, la destra ha compiuto una palese discriminazione, mettendo nella condizione tutti i raggruppamenti, anche i più minuscoli, che si richiamano all'alleanza con la Casa delle libertà, di non dover raccogliere centinaia di migliaia di firme. Questo, invece, viene palesemente impedito alla Rosa nel Pugno, pur essendo costituita da due partiti, i socialisti ed i radicali, che hanno 11 deputati, sei senatori e quattro parlamentari europei. È una vergogna, è un'indecenza!

Ci avete abituato all'interesse privato nel cambiare le leggi. Questa volta siete andati troppo in là e siete arrivati per interesse a cambiare la Costituzione, nel cambiare le regole istituzionali, nel cambiare le basi su cui si regge la credibilità della democrazia. Siete andati troppo in là e non sarete perdonati dagli elettori.

La partita è per voi persa perché nessuna campagna pubblicitaria, nessuna propaganda può impedire ai cittadini di mettersi le mani in tasca e di fare i conti. La partita è per voi persa, anche per una ragione più profonda: tutte le grandi Nazioni hanno le loro radici; un cemento che le tiene insieme. Anche l'Italia: il Risorgimento, il tricolore, l'antifascismo, la Resistenza, il valore del mondo del lavoro ed il sindacato, l'europeismo.

Ebbene, non uno solo di questi valori costituzionali sfugge al piccone di questo o quel partito della maggioranza. Noi vinceremo le elezioni anche perché i cittadini vogliono fermare questo piccone che disgrega le radici della Nazione. Esprimo quindi il voto contrario e convinto dei senatori della Rosa nel Pugno. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un e Misto-Com e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

PEDRINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PEDRINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il 10 settembre 2002 ho presentato il disegno di legge n. 1693 nella cui relazione illustrativa rimarcavo che il vigente sistema di elezione della Camera dei deputati, di tipo misto, cioè per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale, è stato introdotto nel nostro Paese nel 1993 sulla base di una strumentalizzante lettura di due referendum popolari, spregiudicatamente interpretati anche con il favore di una insistita campagna di stampa.

Tralascio tutta una serie di considerazioni che sono comunque contenute nel testo scritto che depositerò presso gli uffici, ma voglio ribadire la critica non sopita ad un metodo referendario volto a modificare una legge per singole parti, nonostante la Carta costituzionale preveda espressamente l'ammissibilità di referendum abrogativi di un'intera legge. È appena il caso di ricordare il clima politico nel quale si tennero quei referendum.

La scelta del sistema maggioritario, sulla base di quella campagna di opinione, venne presentata come una panacea, la soluzione di tutti i mali della democrazia. Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di ridurre, fino ad annullarlo, il peso delle forze politiche, di ridare smalto alla funzione parlamentare, legando i parlamentari al collegio che li esprime e sottraendo il loro voto all'obbligo della cosiddetta disciplina di partito ed infine di garantire la stabilità dei Governi.

È appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La partitocrazia, se con tale termine si intende un sistema che consente ristrette oligarchie autoreferenziali di imporre le sue scelte, è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali sono state scelte le candidature nelle tre elezioni con il sistema maggioritario che si sono susseguite a partire dal 1994 e se si riflette su come già i partiti si stanno muovendo per organizzare le liste per il 9 aprile del 2006.

Richiamando sempre il disegno di legge n. 1693, devo ricordare che la democrazia italiana fino al 1919 si è retta su di un sistema elettorale maggioritario ed era debole, incapace di interpretare il Paese reale, frammentata in partiti e partitini e rissosa perché personalistica, inadatta a dare vita ad esecutivi stabili. Poi si adottò il sistema elettorale proporzionale, a coronamento delle grandi battaglie condotte dai democratici e, in particolare, dai cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, e dai socialisti, guidati da Filippo Turati. Fino al 1994 il sistema elettorale prevedeva però fortunatamente la preferenza.

Scrisse, a quei tempi, don Sturzo che, quando non si ha la maggioranza nel Paese, è illusorio pensare di ricrearla in Parlamento attraverso leggi elettorali. Evidentemente era chiaro a don Sturzo, mentre per altri non lo è, che una cosa sono i sistemi elettorali e un'altra cosa sono i sistemi istituzionali.

Il disegno di legge n. 1693 che avevo presentato nel lontano settembre del 2002 e che si componeva di 8 articoli, adottava per l'elezione della Camera dei deputati il sistema proporzionale, con la preferenza, ponendosi, nello stesso tempo, di assicurare la stabilità dell'Esecutivo.

Secondo chi vi parla la reintroduzione del sistema proporzionale deve mirare, innanzi tutto, a consentire agli elettori una scelta politica non equivoca, secondo il principio cardine del proporzionale che esige che si compia la scelta meno lontana dai propri convincimenti, e che si voti per l'espressione politica più consona al proprio sentire.

Questa legge che stiamo discutendo contiene però varie incongruenze, che ho cercato di mettere in risalto con la presentazione di alcuni emendamenti. Mi riferisco in particolare a due emendamenti riguardanti la modifica della legge n. 459 del 2001 sul diritto di voto per i cittadini italiani residenti all'estero, con i quali chiedo che costoro si possano candidare e possano votare in Italia, indipendentemente dal luogo in cui essi risiedono, cioè che possano essere sia elettori sia candidati in Italia. Questo diritto non viene riconosciuto ai cittadini italiani residenti in Italia.

Poi, per citare un altro esempio, ricordo che i nostri diplomatici all'estero non hanno diritto alle stesse modalità di voto riconosciute ai nuovi elettori.

Oggi è all'esame del Senato questo sistema proporzionale che avrei potuto anche votare, se non fosse - come è - privo del voto di preferenza. Il voto di preferenza permetterebbe agli elettori di riappropriarsi della politica e della scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, oggi di fatto usurpata dagli oligarchi che decidono le candidature, fino ad ora decise nei collegi uninominali, in base al sistema proporzionale a liste bloccate che non prevede - appunto - il voto di preferenza.

Si sposta così il dibattito e la politica dal territorio e dagli uomini, ai media e alle grandi capacità finanziarie; si danno vantaggi alle grandi strutture. Si va verso una democrazia non partecipata, ma non vi può essere una democrazia senza partecipazione; quindi, da una democrazia non partecipata si passa ad una democrazia mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia rigida e burocratica, condannata già da molti ed, in modo particolare, da don Sturzo nel 1950, come uno dei mali dell'Italia. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Filippelli. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto.

BOCO (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, dalla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, della Camera Alta, questa è stata costretta a ritmi di lavoro forsennati: contingentamento dei tempi di discussione, voti di fiducia. In tre mesi non siete riusciti a compiere quello che non siete stati capaci di fare in quasi cinque anni; non vi manca solo la volontà, ma forse anche la competenza. A ben guardare, non è stato neppure un tratto originale da parte di un Governo e di una maggioranza che hanno sempre considerato il Parlamento, il suo ruolo e le sue prerogative alla stregua di una inutile e odiosa trafila burocratica.

No, spesso il Senato è stato umiliato; spesso a questa Camera è stata preclusa la possibilità di migliorare con il dibattito e gli emendamenti e nell'interesse collettivo un disegno di legge di riforma o un disegno di legge finanziaria.

È, però, di questi ultimi mesi il dato più sconcertante: è stata la caduta, cui abbiamo tutti assistito, di qualsiasi inibizione. Certo, non vi siete mai vergognati di avvalervi del potere a fini privati: si trattasse di questioni personali del Capo del Governo o dei suoi amici oppure di problemi politici interni alla Casa delle Libertà.

Vi siete rifiutati per arroganza, ma penso anche per ignoranza istituzionale e civica, di tenere a mente quei voti espressi nel 2001 dai cittadini che vi misero in mano non solo il loro potere, ma anche il Governo nell'interesse generale del Paese. Quando avete avuto la consapevolezza che gli elettori esasperati non vi avrebbero riconfermato fiducia e speranza, soltanto allora vi siete accorti che ogni cittadino conta, che ogni cittadino nella nostra democrazia ha il suo potere, in primis quello di rimandarvi a casa a fare forse danni lì, ma non a Palazzo Chigi.

Quando vi siete resi conto che si verificherà ciò che per anni avete rimosso, cioè che milioni di uomini e di donne per voi privi di forma e sostanza (tanto è di un altro mondo la loro vita rispetto al vostro) avrebbero pesantemente inciso sulla vostra presa dell'Italia per liberarla finalmente, a quel punto ogni residuo pudore - in altre occasioni ne avete già dimostrato tanto poco - è evaporato. La fredda fiamma di una tranquilla volontà popolare vi ha denudato e, tra finanziaria, ex Cirielli e devolution, avete costretto le Camere ad una marcia forzata verso questa legge elettorale.

Non mi è difficile ammettere che sull'orlo del precipizio qualche risorsa avete saputo tirare fuori, sempre fondata sull'arroganza del potere e sulla visione della realtà viziata dall'abitudine di concupire, ma indubbiamente qualche risorsa avete dimostrato.

È chiaro che, nonostante le più spavalde dichiarazioni, l'obiettivo di questo ritorno al proporzionale, ma con lista bloccata, altro non è che la riduzione del danno. In sostanza, avete saputo confezionare per voi un paracadute e per gli avversari politici una veste avvelenata, cucita addosso all'attuale opposizione per mettere in crisi la tenuta della coalizione e per tentare soprattutto di colpirne la leadership.

Il vostro congegno vi è sembrato poter funzionare troppo bene. I lamenti sull'ostruzionismo dell'opposizione corredano un rito stanco, ma non avete voluto - questo è il fatto - modificare di concerto insieme a tutti la legge elettorale.

Se con l'abolizione delle preferenze impedite agli elettori di turbare l'allestimento che vi figurate di poltrone e assise, il meglio siete però riusciti a dare sulla vicenda delle cosiddette quote rosa - noi preferiamo dire la questione di genere - uno spettacolo ripugnante, tra finta e melliflua apertura e grasso qualunquismo virilista. Per un Ministro della Repubblica che sventola dopo tante lacrime un disegno di legge per il riequilibrio della rappresentanza che in questa legislatura non andrà in porto, un altro dichiara che con la figlia ride sulle quote rosa e che alle donne la politica non interessa perché, quando è a cena con i suoi amici, vede che le mogli si annoiano se il discorso butta in politica.

A fronte di simile giocosa ottusità che fare? Ricordare che l'Italia è all'85° posto per la presenza di donne in Parlamento e che la Siria, Paese islamico, occupa una posizione più alta della nostra, come buona parte dei Paesi africani dotati di organi rappresentativi.

Infine, presidente Pera, lei che è così afflitto dallo scontro di civiltà, non è stato almeno sfiorato da un po' di sconforto quando svolazzava in quest'Aula l'inciviltà di bieche adolescenziali battute mentre le colleghe intervenivano a sostegno degli emendamenti relativi alle cosiddette quote rosa? Non è questo scontro di civiltà, presidente Pera?

Cari colleghi, noi Verdi non siamo mai stati innamorati della legge elettorale che con questa riforma andiamo ad abrogare, anche se ci ha sempre indubbiamente consentito di portare donne e uomini, idee ed azioni in Parlamento. Non abbiamo amato, anche se le abbiamo sapute fare, le trattative per l'attribuzione dei collegi, e spesso i nostri eletti hanno subìto, proprio perché siamo Verdi, atteggiamenti di distacco.

Dico questo per chiarire che per noi non ci sono particolari ragioni di rimpianto, ma soprattutto per evidenziare l'imprevedibilità delle conseguenze politiche dei meccanismi elettorali. Non vi ricordate anni fa, quando il sistema proporzionale fu abolito, che si gridava "Finalmente ora basta con i piccoli partiti, con l'interdizione". Sembrava che una parte dei vari editorialisti, degli opinion makers e quanti altri, si fosse convinta che la seconda Repubblica iniziasse da lì, dall'abolizione di questo problema, e questo nonostante "Mani pulite" e il tracollo di un'intera classe dirigente, certo non riferibile a nessuno di questi partiti. Al contrario, li avete chiamati "cespugli" - come a volte si usava dire per sminuirli - e questi si moltiplicavano e spesso diventavano determinanti.

Veniamo ora a questa legge elettorale. Ho già accennato all'obiettivo del centro-destra di riduzione del danno. Quel che ancora non ho evidenziato, che ritengo essere cosa perfino più grave, è come l'idea della sconfitta sia per voi tale certezza e tale iattura da preferire di consegnare il Paese all'instabilità, sperando di ricavare comunque qualcosa, magari tra un paio di anni, dal conseguente traballare delle istituzioni.

Su questo assai poco nobile intento si fondano le ridicole, diversificate, incongrue soglie di sbarramento che avete piazzato e che destinano il Senato al conflitto e all'incertezza. Distruggete la possibilità che quest'Assemblea operi. Continuano quindi a cadervi veli e prebende di dosso.

Signori a voi, dell'Italia, dei suoi cittadini e delle istituzioni non importa nulla esattamente come prima, solo che oggi non vi interessa neppure cercare di nasconderlo. Ma, vi domando, questo grazioso congegno, cui tanto tenete, funzionerà a dovere? A dovere si intende nel vostro interesse. Impedite ai cittadini italiani di scegliersi i parlamentari: d'accordo. Puntate a destabilizzare il Paese: d'accordo. Ma le conseguenze di tutto questo e del ritorno al proporzionale siete in grado di prevederle? Il tridente, dite la verità, ve lo siete trovato puntato allo stomaco. Avete un bel dire che oggi puntate tutto sulle tre punte e che volevate fare male a Prodi. Vi siete ritrovati, al momento, 4 milioni di cittadini che sono andati a votarlo alle primarie e un tridente che ancora non sapete a chi farà male: io penso più a voi che a noi.

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, i Verdi votano contro questa riforma della legge elettorale, per quello che è e per gli obiettivi che si propone, convinti comunque che gli italiani sapranno utilizzare anche questa legge per costringervi a mollare la presa.

Noi siamo certi che gli italiani sapranno leggere questi anni di lavoro, queste settimane e questi mesi in cui avete costretto il Parlamento a guardare negli occhi davvero il Paese, e da questo a farsi vedere. Siamo sicuri che gli italiani sapranno ben valutare tutto quello che avete fatto, i sogni che avete voluto dare e che avete tradito, e sceglieranno con la loro coscienza.

Oggi i problemi del Paese sono gravi ed enormi e voi pensate di nasconderli con un tranello elettorale. Ci sono donne e uomini che vivono le loro incertezze che si sentono traditi e che un tempo vi hanno dato fiducia. Ve lo stanno dicendo a ogni elezione; in ogni momento che sono chiamati al voto vi stanno dicendo: ora basta.

Noi Verdi abbiamo tentato di dirvi "ora basta" in riferimento a questa legge sbagliata, abbiamo combattuto in Parlamento mese dopo mese - sottolineo, mese dopo mese - durante tutta questa legislatura, per aiutarvi a fare di meglio. Noi ci consideriamo purtroppo sconfitti dalla vostra arroganza parlamentare. Solo i numeri, così strabordanti, vi hanno dato la possibilità di uccidere - perché questo avete fatto - regole alle quali si sarebbe dovuto porre mano in un clima di condivisione.

Oggi vi diciamo - mentre finisce questo iter - che avete vinto una battaglia parlamentare, ma avete perso la vera, grande possibilità che avevate di dimostrarvi un'autentica alternativa di Governo, una vera classe dirigente capace di interpretare il Paese.

Avete, con questo voto di oggi, fallito l'ultima prova. Ora vi aspetteranno i cittadini e noi su di loro riponiamo la fiducia, una fiducia che si meritano di riconquistare, perché si meritano di avere un Paese governato da una classe dirigente legittima, capace e che sappia non tradire le loro aspettative. A loro va il nostro più forte ringraziamento per quello che stanno facendo; a tutti i cittadini di questo Paese. A voi va da parte nostra, di noi Verdi, solo il rammarico per la vostra gestione che consideriamo da troppi anni fallimentare e non vediamo l'ora che intervenga il giudizio degli elettori sul tradimento che avete operato con questa legge e con cinque anni di pessimo Governo. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Aut e del senatore De Paoli).

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, due sono i rilievi che intendo fare, ovviamente tentando di percorrere la strada del ragionamento, piuttosto che quella degli insulti, delle contumelie, delle aggressioni e delle stravaganze (tanto per citare solo alcune delle considerazioni ascoltate in questi giorni, anche questa mattina, ma soprattutto in questi mesi, quando si è parlato di campagna politica e di legge elettorale nuova).

L'accusa principale rivolta alla legge elettorale proporzionale è stata che è arrivata all'improvviso e per il nostro interesse. Ma io mi chiedo dove si trovavano questi signori che hanno detto queste cose, qualunque responsabilità politica abbiano oggi o ritengano di avere in futuro - mi riferisco ovviamente a chi è chiamato, senza rappresentare alcun partito, a guidare la coalizione opposta alla nostra - quando il mio partito, l'UDC, all'inizio di questa legislatura - ripeto, all'inizio di questa legislatura - ha scritto nel proprio manifesto che voleva una legge elettorale proporzionale.

Di questo si tratta, onorevoli colleghi. Il nostro successo non è dovuto alla legge elettorale proporzionale improvvisa del dicembre 2005, bensì ad un'azione politica lunga, seria, coerente ed importante che il mio partito ha condotto dall'inizio del 2002 ad oggi chiedendo, non per ragioni di parte, ma nell'interesse del Paese - e su questo mi soffermerò - di passare dal sistema elettorale in atto in Italia (quello con il quale non avevamo alcuna garanzia di avere maggioranze politiche alla Camera e al Senato identiche, quello nel quale non vi era alcuna necessità di avere un programma elettorale comunee per il quale gli elettori non avrebbero potuto votare mai per un programma elettorale comune), ad un sistema che ritenevamo e riteniamo necessario.

Questo è quanto abbiamo fatto: passare da un contesto puramente elettorale come quello esistente, nel quale all'elettore non era consentito votare per un programma comune e per una coalizione politica comune (e non soltanto per un leader politico) ad un'alleanza politica. Di questo si è trattato e di questo si tratta. E a questo sono chiamati gli italiani, non alle stravaganze ascoltate anche ieri di minacce e blandizie non si sa nei confronti di chi.

Abbiamo chiamato gli italiani a decidere con questa legge elettorale se ritengono opportuno, doveroso e possibile, per la prima volta - lo ripeto, per la prima volta - dal 1946 ad oggi (altro che la legge elettorale maggioritaria, non so capire esaltata da chi! Infatti, non si capisce all'interno dell'opposizione chi la esalta, chi la critica; del resto questo è un problema relativo alle diverse opinioni che su questa materia si possono avere) introdurre un principio in base al quale si determina un programma elettorale comune di una coalizione. Questa è la novità con la quale occorre confrontarsi.

Capisco che l'opposizione abbia grandi difficoltà ad avere un programma elettorale comune, cosa che fino ad ora non è riuscita ad avere e, ancora di più, a dare vita ad un'alleanza politica comune. Potrà avere un'alleanza di persone, che peraltro non si sa in che modo sono scelte, ma certamente non ha né un programma elettorale comune, né un programma politico comune. Questa è la ragione per la quale l'opposizione è così furibonda, arrogante e alla fine deprimente. Perché le sue esagerazioni alla fine portano l'opposizione a fare affermazioni stravaganti come quelle che è la fine della democrazia, che la dittatura è dietro l'angolo e che è la morte di non so che cosa. Sono tutte cose che agli italiani appaiono sempre meno credibili. La domanda è molto semplice: con questa proposta elettorale si stabilisce o meno che chi ha più voti vince? La risposta è sì, e allora mi chiedo quale sia il problema per la democrazia. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e LP).

Cidicono che il premio di maggioranza è insufficiente a garantire la governabilità nella prossima legislatura, ma io mi chiedo se vi rendete conto che nel momento in cui dite questo confessate quello che tutti gli italiani sanno e cioè che siete talmente divisi al vostro interno che avete bisogno di una gigantesca maggioranza parlamentare per nascondere le vostre divisioni. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e LP).

Noi ci limitiamo a prevedere che chi ha più voti in questo Paese abbia il 54 per cento dei deputati. Vi sembra irragionevole? Ma se avete il 70 per cento dei voti, come con arroganza continuate a ripetere, chi vi vieterà di avere il 70 per cento di parlamentari? Nessuno.

Chi vi toglie niente? Togliamo soltanto la vostra incostituzionale pretesa di avere una larga maggioranza con pochi voti. Questo sì, sarebbe un fatto incostituzionale intollerabile, rispetto al quale anche la legge Acerbo sarebbe da ricordare come una legge di grande avanzamento democratico e popolare. Ecco la ragione per la quale io vi consiglio: state zitti, non dite più nulla contro questa legge elettorale proporzionale. Cercate di tacere… (Commenti dai banchi dell'opposizione)… perché più parlate e più gli italiani si rendono conto che ovviamente voi chiedete l'impossibile, l'incostituzionale e l'illegittimo.

Noi lo abbiamo scritto all'inizio del 2002 nel nostro manifesto costitutivo, per una ragione di strategia politica democratica che abbiamo a cuore, per la quale abbiamo detto che vorremmo anche rivedere complessivamente il modo in cui tutte le Assemblee elettive, comunali, provinciali, regionali e nazionali, sono state devastate dai sistemi istituzionali che il centro-sinistra e il centro-destra in qualche misura precedentemente hanno approvato. Vorremmo concorrere a rivalutare politicamente la rappresentanza politica, e la rappresentanza politica si ha con il sistema proporzionale: questa è una cosa assolutamente ragionevole.

Vi possono essere incongruenze, insufficienze e critiche: non c'è dubbio. Ogni legge elettorale è sottoposta alla critica di chi non la ritiene perfetta sotto il profilo istituzionale complessivo, ma dal nostro punto di vista il passaggio che stiamo cercando di realizzare è il passaggio dal nulla a qualcosa. Quando questo qualcosa si realizza, è un qualcosa che prima non c'era. Da questo punto di vista, le critiche che sono state mosse fino ad ora, la più importante delle quali è l'improvvisazione decisa da questa maggioranza in autunno, sono false. E non basta ripetere mille volte la falsità per farla diventare verità, anche se noi sappiamo, per esperienza culturale antica, che la menzogna lungamente ripetuta qualche volta, come la calunnia, finisce per essere percepita come verità. Ma in questo caso vi diciamo: le vostre calunnie non hanno, nonostante le ripetiate in continuazione, neanche lontanamente un aspetto di verità.

Noi le abbiamo scritte queste cose, non dette nei comizi, le abbiamo scritte - ripeto - nel febbraio del 2002, abbiamo detto che il sistema politico italiano doveva andare verso un sistema di alleanza politica. Siamo stati coerenti? Ritengo di sì. Gli amici che con me hanno lavorato a Lorenzago sanno che già allora abbiamo detto e ripetutamente chiesto che si andasse verso il sistema proporzionale. Allora stabilimmo che dovesse essere per il Senato. Fu scritto, fu detto, e parliamo dell'estate del 2003: altro che ultimo momento! Il Senato decise che non doveva essere il Senato a fare la legge elettorale proporzionale; la Camera ha ritenuto possibile la legge proporzionale per la Camera, e lo ha fatto nel 2004, scrivendo nella legge costituzionale la sua proposta, nella quale è detto che la legge elettorale, se è proporzionale, deve garantire la governabilità del Paese. Questo è quello che facciamo, e parliamo del 2004.

Dopo che la Camera e il Senato hanno approvato la loro riforma costituzionale proposta dal Governo, abbiamo messo mano alle legge elettorale. Qual è la stranezza? Abbiamo completato un disegno complessivo che in questa legislatura tende a far sì che si passi da una mera aggregazione elettorale confusa, papocchiata e pasticciata, come necessariamente era quella alla quale siamo stati costretti dal 1994 in poi, ad una legge elettorale diversa, fermo restando il bipolarismo, perché anche la legge elettorale proporzionale che noi abbiamo proposto non è quella che abbiamo chiesto in assoluto, ma è una legge elettorale di coalizione che si offre agli italiani come legge elettorale in grado di garantire il bipolarismo (in questo senso vi è continuità rispetto all'ispirazione, non alla realizzazione della riforma del 1994) e la coerenza dei programmi elettorali. Certo, non c'è nella legge elettorale il divieto del ribaltone, ma viene da ridere sentendosi dire in questo momento dai colleghi che nella legge elettorale non è sancito il divieto di ribaltone: è garantito nella riforma costituzionale, contro la quale hanno sparato a zero affermando che introduceva il Premierato assoluto.

Ma mettetevi d'accordo: se va bene la riforma costituzionale, votate quella; se va male, non ho capito perché criticate la legge elettorale perché questa previsione non c'è. Siete capaci di dire tutto e il contrario di tutto, in un momento nel quale noi stiamo soltanto cercando di far capire agli italiani che si sta tentando di farli passare da soggetti irrilevanti nella scelta dei programmi e delle coalizioni a soggetti decisivi. (Applausi dal Gruppo UDC e dai banchi del Governo).

Con questa legge elettorale, per la prima volta dal 1946 in poi e certamente per la prima volta dal 1994 in poi, gli italiani potranno votare un programma. In questa legge elettorale è scritta una cosa che non c'era fino ad ora: che i partiti che si candidano a governare l'Italia devono depositare il programma comune concordato, non ogni partito un programma, il programma della coalizione.

È la prima volta che ciò viene scritto: è una cosa utile. È opportuno che gli italiani sappiano qual è il programma della coalizione, è opportuno che sappiano qual è la coalizione? Mi sembra di sì, non è opportuno soltanto sapere chi è questo o quel candidato, in questa o quella parte del territorio; è sapere quali sono le forze politiche organizzate e quale programma intendono realizzare. Non ci sarà più da discutere se c'è o non c'è nel programma, forse c'era, forse non c'era, c'è dal notaio, non c'è dal notaio, lo hanno scritto in due, lo hanno scritto in tre: si depositerà il programma comune.

Mi auguro di vedere da parte vostra il programma comune. Sarò lietissimo un giorno di conoscere questo programma comune. Non mi riferisco ovviamente alle differenze che possono riguardare le grandi opere (si fanno o non si fanno, qualcuno dice che si fanno, qualcuno dice che non si fanno), ma al programma comune. Per esempio, sentiamo dire in continuazione che vi è qualcuno di voi che vorrebbe abrogare tutto quello che è stato fatto negli ultimi cinque anni, a cominciare dalla legge Biagi, qualcun altro dice invece che si vuole soltanto cambiarla un po': saremmo lieti di conoscere qual è l'opinione comune che su questo punto esprimerete, se cambierete tutto o solo qualcosa, perché fino ad ora gli italiani non lo sanno.

Anche la gente che sta lavorando non sa se ha un lavoro destinato a finire, perché cambiate la legge, o un lavoro che può essere continuato, cambiando le cose. Continuerete a non far sapere niente agli italiani perché non siete in grado di far sapere come stanno le cose. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo). Siete incapaci di assumere impegni collegiali nei confronti degli italiani. Non potete camuffare nei confronti degli italiani le parole con le quali aggredite la proposta al nostro esame con i cui contenuti dovreste venire a confrontarvi.

Questi sono i contenuti di una legge elettorale proporzionale, che certamente poteva essere migliore, non c'è dubbio, anche con il voto di preferenza: noi lo abbiamo chiesto, ma in Parlamento la larga opinione è contraria al voto di preferenza, signor Presidente. Per senso di ragionevolezza e di responsabilità abbiamo detto che la nostra posizione era minoritaria, sapendo che una larghissima parte del Parlamento è contraria al voto di preferenza. Se ci sarà un atteggiamento favorevole, saremo lietissimi di reintrodurlo, non siamo contrari, però siamo consapevoli che la nostra posizione è minoritaria.

Invece, la nostra posizione è larghissimamente maggioritaria a proposito della legge elettorale proporzionale e siamo grati agli alleati di Governo - la Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale - che non erano partiti proporzionalisti nel senso in cui lo ritenevamo, che hanno finito con il convincersi progressivamente che l'alleanza si presenta agli elettori coesa su programmi comuni e quindi una proposta prevalentemente dovuta all'UDC diventa dell'intera coalizione, ma non nell'interesse della coalizione stessa, nell'interesse del Paese al quale la coalizione è in grado di dare una risposta positiva. Non stiamo predisponendo una legge per noi, ma per il Paese, dicendo che ci presenteremo agli elettori con un programma comune, o con un'alleanza politica comune: qual è la novità?

Se non siete in grado di far questo, prendetevela con voi stessi, non certo con gli italiani. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo). Soprattutto, cercate di non prendervela con il Capo dello Stato. Ho grande difficoltà a parlare del Presidente della Repubblica in Parlamento: per antica tradizione costituzionalistica il Capo dello Stato è al di fuori del dibattito politico, ma se il presunto capo della coalizione, il "senza partito" (al quale possiamo dare asilo politico in uno dei nostri partiti, se vuole), mi riferisco all'arrogante e deprimente onorevole (non ancora, lo sarà successivamente) professor Prodi, dovesse smetterla di attaccare il Capo dello Stato … (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo) … perché c'è un modo con il quale si attacca lo Stato accusando gli altri di minacciare il Capo dello Stato: la smetta una volta per tutte di portare il Capo dello Stato in una vicenda nella quale non c'entra nulla.

Lo dico a voi perché lo possiate riferire a quel misterioso personaggio, che vediamo comparire in televisione non so a quale titolo, perché un giorno dovremo pure capire qual è la ragione per la quale parla, si riunisce, viene … (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo) … chiede di interrompere i lavori del Senato; una persona senza alcuna legittimazione, né personale, né di partito.

Capisco la sua rabbia, capisco il furore con il quale si sta comportando, questa legge presuppone partiti con leader politici, capiamo che il leader politico del nostro partito, che è una cosa diversa dal segretario, mi riferisco all'amico Presidente della Camera, è stato ingiustamente attaccato e sono rammaricatissimo di doverlo difendere al Senato, perché questo ramo del Parlamento non deve occuparsi della Camera dei deputati, ma occorre che sia chiaro una volta per tutte che il Presidente della Camera dei deputati esercita legittimamente le sue funzioni nell'interesse della democrazia parlamentare alla Camera dei deputati e contemporaneamente è il leader politico dell'UDC e come tale concorrerà, insieme agli altri leader, nella campagna elettorale con un programma comune e una linea politica comune.

Ecco la questione e non ci sono scherzi o battute ironiche da fare su questo o quell'aspetto del tridente. Vi accorgerete di cosa significa; capiranno gli italiani cosa significa, si renderanno conto che nel programma politico ciascuna forza politica ha un aspetto determinante, non per rivendicare una bandiera, ma per aver dimostrato di concorrere in modo decisivo alla coalizione del Governo.

Se voi non siete in grado di fare questo, pazienza, perderete anche le prossime elezioni. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).

STIFFONI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

STIFFONI (LP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo a nome del Gruppo Lega Nord Padania il voto favorevole a questo provvedimento di riforma della legge elettorale, ma permettetemi alcune considerazioni.

Nel corso della Prima Repubblica, con un sistema elettorale del tutto proporzionale (e quindi diverso anche da quello già approvato dalla Camera che mantiene in piedi il bipolarismo perché prevede l'indicazione della coalizione, del suo programma, del suo leader), la vita politica era caratterizzata da un'oscillazione continua fra il consociativismo e la «guerra civile fredda».

In effetti, durante la Prima Repubblica fu praticato una sorta di consociativismo strisciante che si è dipanato alternandosi a fasi caratterizzate da un durissimo scontro politico fra la maggioranza di centro e di centro-sinistra e l'opposizione guidata dal PCI. Sappiamo tutti com'è andata a finire.

Proprio quando, con il crollo del muro di Berlino e del comunismo, vennero meno i due blocchi e quindi una delle ragioni di fondo della divisione politica del nostro Paese, il PDS di Occhetto e di Violante approfittò della intervenuta rivoluzione giudiziaria per contribuire alla distruzione dei cinque tradizionali partiti di Governo.

Si è trattato di un'operazione straordinaria che è avvenuta solo in Italia, al limite di una rottura rivoluzionaria. Da quella crisi acutissima è nata la Seconda Repubblica, è derivato anche un nuovo sistema elettorale fondato su un intreccio tra maggioritario e proporzionale che ha sommato gli inconvenienti dell'uno e dell'altro modello. In ogni caso si è affermato un forte bipolarismo.

Era ipotizzabile che questo bipolarismo si sarebbe fondato, come avviene negli altri Paesi occidentali, su una reciproca legittimazione dei due schieramenti in campo.

Malgrado gli auspici, talora formulati anche dal Presidente della Repubblica, dal 1994 ad oggi questa legittimazione non è mai avvenuta e ciò per una responsabilità politica precisa. Infatti il PDS prima, i DS poi, hanno sistematicamente demonizzato il centro-destra. Ciò deriva dal fatto che, malgrado tutto, i DS rimangono una forza anomala, soi-disant socialdemocratica, ma con un nocciolo duro che deriva dalle origini comuniste.

Questa demonizzazione non è stata puramente culturale o politologica, ma si è fondata sull'intreccio perverso dell'uso politico della giustizia e l'utilizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, malgrado la leggenda che Berlusconi controllerebbe ben sei reti televisive (cosa di cui nessun telespettatore si sta accorgendo). Di fatto il PDS e i suoi alleati, dopo aver distrutto i partiti dell'area di centro-sinistra della Prima Repubblica, non hanno mai accettato che questo spazio politico sia stato coperto da nuove atipiche formazioni politiche quali sono la Lega Nord e, per certi versi, anche Forza Italia e da un leader estraneo all'establishment qual è Berlusconi.

Ora questa situazione non è affatto cambiata nel corso di questa legislatura, anzi per certi aspetti si è accentuata. Per di più questa sorta di damnatio riguarda non solo Bossi e Berlusconi e il gruppo dirigente, ma anche la sua base elettorale considerata rozza, incolta, volgare.

C'è una sorta di razzismo politico-culturale che poi si esprime anche nella satira a senso unico, in alcuni film, nella vulgata dei mezzi di comunicazione.

Questo è il carattere anomalo e perverso della lotta politica in Italia quale concretamente si svolge.

Qualche settore della maggioranza talora assume un atteggiamento olimpico e bipartisan perché non è stato direttamente investito da questo modo di far politica. Non appena, però, è avvenuto che qualche personalità della maggioranza - ci riferiamo ad esempio al presidente Casini - ha ribadito la sua collocazione politica e ha sostenuto un provvedimento sgradito all'opposizione come la riforma della legge elettorale, è immediatamente avvenuto che la demonizzazione si è rivolta anche contro di essa.

Questo carattere anomalo della lotta politica in Italia rende quindi impossibili ipotesi di grande coalizione. Ci permettiamo di aggiungere, però, che a nostro avviso, tranne che su un problema forse - la lotta al terrorismo - si tratta di una ipotesi impraticabile anche in una situazione fisiologica. L'esempio tedesco non fa testo perché si tratta di una situazione imposta dal bilanciamento delle forze in campo (bilanciamento che deriva dal fatto che l'SPD, essendo, diversamente dai DS, un'autentica socialdemocrazia, rifiuta l'intesa di governo con il partito di Lafontaine e di Gysi) e comunque sta andando incontro a molte difficoltà.

Anche in una situazione fisiologica, sulla politica estera, sulla politica economica, sulla politica scolastica, su quella infrastrutturale e così via, di soluzioni ne esistono due, una innovativa, l'altra conservatrice e su questo si dividono legittimamente le forze politiche. Uso non a caso i termini «innovazione» e «conservazione» perché siamo convinti che questa sia la distinzione autentica e che è entrata in crisi la tradizionale dicotomia fra destra e sinistra.

Al centro-sinistra serve un nemico per scaricare e nascondere il loro vero problema, che non è rappresentato dal sistema di voto proporzionale che stiamo proponendo noi, ma è l'obbligo, insito in questo provvedimento, di presentare un programma comune all'atto del deposito delle liste.

È questo che a voi, compagni della sinistra, fa paura, ed è questo che cercherò di dimostrare a chi sta ascoltando. Il vostro sarà un programma da morire dal ridere perché in politica estera, come sappiamo tutti, voi avete visioni diametralmente opposte. I due partiti comunisti che vi ritrovate all'interno nella vostra coalizione si interesseranno di lavoro, del sociale, delle pensioni; però, non bisogna dimenticare che si tratta di partiti comunisti ispirati a logiche che hanno affamato mezzo mondo, come testimoniano le condizioni in cui vivono ancora i Paesi dell'ex Unione Sovietica e quelli dell'Est europeo. E non dimentichiamoci di Cuba, dove il suo leader, santificato dalla sinistra, ha portato alla fame il suo popolo.

In questo quadro riteniamo che in Italia, diversamente da altri Paesi o dall'Inghilterra dove finora la posizione innovativa è stata rappresentata da Blair, al di là delle ragioni pregiudiziali che ho precedentemente indicato, la Casa delle Libertà ha portato avanti sui vari problemi concreti posizioni riformiste e innovative, mentre la sinistra sostiene da sempre posizioni conservatrici. Così è avvenuto, ad esempio, sulla riforma della scuola, delle pensioni, del mercato del lavoro, e, perché no, sulla riforma dell'ordinamento giudiziario e sulla riforma delle riforme: la riforma costituzionale, una nuova Costituzione ringiovanita ed innovata largamente.

Si respingono da sé, pertanto, tutte le accuse di non aver fatto nulla in questi cinque anni!

Comunque, compagni di sinistra, è per noi già motivo di orgoglio e di vanto aver risparmiato al Paese cinque anni di vostro Governo! Li abbiamo già visti! (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN).

*MANCINO (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANCINO (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mai legge elettorale è stata approvata senza dibattito parlamentare: passi per l'opposizione, che, per la ristrettezza dei tempi programmati, ha dovuto scegliere tra dibattito generale ed illustrazione degli emendamenti. La maggioranza, ma non è la prima volta, si è fatta silenziosa. Ha taciuto sempre, forte dei suoi numeri, che in democrazia contano, eccome se contano.

Un laureando in giurisprudenza, con una tesi in materia elettorale, ricaverebbe quasi nessun aiuto dalla lettura dei Resoconti parlamentari del Senato. Richieste di verifica del numero legale o di votazioni elettroniche tante, ma dibattito di merito quasi niente. La nostra Assemblea ha subìto una perdita di udito e addirittura muta è rimasta tutta la maggioranza, desiderosa di concludere in fretta come ha fatto or ora il senatore D'Onofrio. Che paura se dovesse verificarsi qualche intoppo!

Il Senato, che pure nella prima metà degli anni Cinquanta fu teatro di scontri duri e forti ed anche violenti fino a far dimettere un presidente - Paratore - e a distruggere l'immagine di un altro - Ruini - non ha utilizzato la parola. Il Parlamento oggi non parla!

La contrarietà della Margherita va ad una legge, che non è né proporzionale, -salvo nell'attribuzione dei seggi - né maggioritaria, né tedesca, né francese: né niente. Per il sistema elettorale che la maggioranza ha messo in piedi si sono sprecate le definizioni: s'è parlato di ritorno al proporzionale, per assicurare meglio - si fa per dire - la governabilità. Come da speziali di baite dolomitiche, sono state previste troppo clausole di sbarramento, magari per tagliare solo chi non si allea; e introdotti premi di maggioranza, anche regionali, pur sapendo che almeno al Senato, per definizione, non ha senso alcun premio e, perciò, questo obolo è privo di razionalità: la previsione di attribuirlo a maggioranze occasionali e a macchia di leopardo, risponde a un calcolo meschino, punitivo nei confronti dell'attuale opposizione. Questa, in molte Regioni va oltre la soglia del premio (ad esempio, Campania, Basilicata, Calabria, Emilia, Toscana, Marche, Umbria) e, perciò, non ottiene vantaggi; in alcune altre è superata dai voti dell'attuale maggioranza, che, se vanno sotto il 55 per cento, consentono la riscossione della prevista ricompensa. Questa sarà anche una questione di merito, come da alcuni si sostiene, ma è sufficiente a provare l'illogicità, l'irrazionalità e l'incostituzionalità di un indebito arricchimento regionale. Giova ricordare che la disciplina elettorale al Senato non fu toccata neppure in occasione della legge del 1953; l'ancoraggio fissato dalla Costituzione alla base regionale scoraggiò quel legislatore. Del resto, c'è sempre stato un effetto traino al Senato, che fatta eccezione delle elezioni del 1994, ha sempre avuto nei due rami maggioranze non disomogenee.

Nessuno, salvo la maggioranza in carica, ha mai pensato di collegare i risultati delle singole Regioni ad innaturali coalizioni nazionali, costituzionalmente non previste e, perciò, non immaginabili.

Il Governo è partito lancia in resta subito dopo le elezioni regionali, che hanno premiato l'opposizione e penalizzato la maggioranza in 12 delle 14 Regioni ove si sono rinnovati i Consigli regionali: sulla base di questi risultati, è verosimile dare credito alle proiezioni in base alle quali, a bocce ferme, l'attuale opposizione avrebbe migliorato la propria forza parlamentare anche al di là della consistenza, senatore D'Onofrio della maggioranza berlusconiana del 2001.

In questo quinquennio sono stati decantati primati spumeggianti, gossip di uomini di seconda fila, anche quando i Ministeri chiave - ad esempio. esteri, economia, interno - hanno fatto registrare profonde divisioni nella stessa maggioranza e, perciò, sterilità e improduttività non secondarie.

Ci siamo abituati a sentire tessere elogi dei nuovi Ministri, ma mai qualche convincente spiegazione che se ne era andato o era stato sostituito qualcuno per comportamenti politicamente non condivisi, quello dell'Economia, ad esempio, che è andato e venuto nel Governo, come se niente fosse accaduto con la finanza creativa e con la dilatazione del debito, cresciuto oltre misura.

Avete voluto e imposto un sistema elettorale che non va bene neppure a voi, colleghi della maggioranza: parlate di ritorno al proporzionale, ma neppure ammettete che la sottrazione di consensi ad una forza politica o ad una coalizione di forze politiche, per arricchire il paniere di chi nella competizione ha ottenuto il migliore risultato - soggetto singolo o plurale - vi (e ci) colloca implicitamente in un sistema contraddistinta da evidenti correzioni maggioritarie.

Quella che state per approvare, infatti, è una legge maggioritaria, come nel 1953 maggioritaria fu e venne definita quella approvata in sedute tempestose d'Aula, sia qui che alla Camera, che, però, prevedeva un premio - ritenuto con il senno di poi eccessivo - al partito o alla coalizione di partiti che avesse ottenuto il 50 per cento più uno dei consensi. Onorevoli colleghi, si trattava del 50 per cento più uno, non di una percentuale appena superiore a quella richiesta da questo provvedimento come soglia di sbarramento, che nell'ipotesi di frantumazione degli schieramenti, potrebbe regalare ad una forza modesta, ma in voti più consistente delle altre, il 55 per cento dei seggi!

Per fare scattare il premio, un limite rigido (ad esempio, il 40-45 per cento) poteva e doveva essere posto.

L'onorevole Fini, di fronte all'affrettato accoglimento (quattro anni e mezzo, senatore D'Onofrio) della richiesta dell'UDC di modificare in chiave proporzionale la legge elettorale, ha posto come condizione la previsione di un premio di maggioranza, una sorta di bastione del bipolarismo. L'accettazione di detto premio da parte della Casa delle Libertà sostanzialmente non muta le coalizioni di domani rispetto a quelle che si sono realizzate dalle elezioni del 1994 in poi.

Come ho detto, c'è, però, una malizia nel ragionamento dell'attuale maggioranza: oltre alla clausola di sbarramento, non stabiliamo alcun altro quorum minimo per la percezione del premio. Questo, però, deve essere piccolo piccolo piccolo, perché, se dovrà proprio accadere, striminzita dovrà essere la futura maggioranza, ai limiti della governabilità.

C'è qualcosa che non funziona nel ragionamento della maggioranza. Il Presidente del Consiglio non ammetterà mai che sta perdendo la fiducia degli italiani e nonostante l'allarme che lancia dà segni evidenti che non ce la farà. Perciò, se ci dovrà essere un altro vincitore, che soffra : Muoia Sansone con tutti i filistei!

Il ritorno al calcolo proporzionale dei seggi rende il futuro ricco di insidie: con la legge elettorale in vigore era stata assicurata alla Camera la presenza di chi i partiti avevano bisogno di inserire alla testa di liste bloccate. Ma almeno il Senato era stato risparmiato. Come la gramigna che produce gravi danni alle colture, questo provvedimento estende ora la malerba della lista bloccata ad entrambi i rami del Parlamento, soffocando e uccidendo anche quello che di buono era rintracciabile nella legge del 1993.

Così, contrariamente a quanto è scritto nella Costituzione in vigore ed anche in quella che speriamo venga comunque bocciata dal corpo elettorale, deputati e senatori non saranno più eletti (articoli 56 e 57, rimasti intonsi rispetto alle proposte di modifica), ma nominati.

Convengo che la lista bloccata non è una novità in alcuni ordinamenti. In Germania, ad esempio, accanto al collegio uninominale c'è, certo, anche la lista bloccata. Essa, però, non è confezionata solo dai partiti, spesso dominati dagli apparati, ma anche dagli iscritti ai partiti, che hanno il diritto di concorrere alla formazione delle liste. Una sorta di primarie interne. Da noi non è così. Per bene che ci vada, avremo un Parlamento di mandarini.

Il povero Ruffilli ci rimise la vita per collocare al centro delle scelte politiche il cittadino arbitro, che oggi è arbitro solo di scegliere il simbolo, se le circostanze non ne consiglino uno più nuovo, o comunque il simbolo di un partito o di una coalizione proprio in momenti di latitanza della politica: che contraddizione!

Sulle presenze di genere hanno già parlato molte colleghe senatrici. I loro interventi si sono inseriti in una pagina inquietante fatta di reticenze, di calcoli, di promesse, di furbizie e di inganni. L'attuale maggioranza è costretta a fare i conti con le liste bloccate e, perciò, non può fare scendere di posizione qualcuno o più di uno dei parlamentari in carica. Apriti cielo, se in forza di una norma favorevole alle donne, li si volesse fare scendere!

Il novellato articolo 51 della Costituzione c'è, ma non si applica; meglio: lo applicano i partiti, come ha sostenuto, con la consueta sicumera, l'onorevole Berlusconi subito dopo il fiasco alla Camera. L'onorevole Prestigiacomo assicura - come assicuravano anche il senatore D'Onofrio e il ministro Calderoli - che, per le prossime votazioni, la pari opportunità sarà garantita da apposita legge. No, colleghi, non sarà così. Dovete ammettere che con le liste bloccate veniva offerta una grande opportunità.

Questa legge è nata sotto cattiva stella: ha costretto alle dimissioni l'onorevole Follini, che l'aveva richiesta in forma ultimativa. Intanto, si sono messe in gara le tre punte del centro-destra, quando neppure in un campionato di calcio di norma si va oltre le due, salvo negli arrembaggi. Ci immaginiamo dove può portare la disputa originata dall'asserzione che chi prende qualche punto in più ha vinto e chi prende qualche punto in meno ha perduto? Di fronte al disconoscimento di una leadership, che fino alle elezioni europee non era stata messa in discussione, si fa pesante il quadro politico del centro-destra. Altro che ribaltoni! Perché gli elettori dovrebbero battersi per un leader e trovarsene magari un altro, con qualche punto in più preso alle elezioni, all'indomani delle stesse?

È già stata superata la prassi delle coalizioni preventive che si presentano agli elettori con un leader ed un programma? Ma non era quello delle coalizioni preventive il fiore all'occhiello di questa infelice Seconda Repubblica? Nella Prima c'era chi sosteneva mani libere nelle alleanze. Siamo tornati a quei tempi?

Nessuna legge elettorale è perfetta e nessuna elaborazione di norme sfugge alla tentazione di non sfavorire la maggioranza politica che l'approva. Ma questa legge è nata per penalizzare il Paese, per mettere chi vince di fronte alla difficoltà di governarlo al meglio. Sono queste le ragioni della nostra forte contrarietà ad un perfido disegno, al quale ci opponiamo con grande determinazione. Sono anche le ragioni per appellarci al popolo sovrano: solo il corpo elettorale, con il bisogno di cambiamento, che si avverte profondo nel Paese, potrà correggere i limiti e le angustie di una legge nata male e gestita peggio. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur. Congratulazioni).

NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

NANIA (AN). Signor Presidente, noi di Alleanza Nazionale non siamo innamorati in via di principio di questo o quel sistema elettorale. Non siamo mai stati proporzionalisti per principio. Non siamo mai stati maggioritari per principio. Questo è un fatto importante perché, dal nostro punto di vista, la legge elettorale deve soddisfare alcune condizioni che riteniamo di base perché una legge elettorale possa definirsi autenticamente democratica.

Il primo elemento fondamentale, dal nostro punto di vista, è che la legge elettorale traduca esattamente i voti in seggi. Il secondo elemento fondamentale è che una legge elettorale realizzi il bipolarismo, cioè di fatto realizzi una condizione perché l'elettore sappia con il proprio voto scegliere chi sta di qua e chi sta di là.

Una terza condizione è che ci sia una alternanza di Governo. Una legge elettorale è autenticamente democratica se consente agli uni e agli altri di vincere una volta gli uni ed una volta gli altri. Se ci troviamo in un sistema dove l'alternanza è zero, non credo che quelli che vincono sono intelligenti per decreto e quelli che perdono non sono in grado di poter vincere, ma credo che esista un vizio di origine nella democrazia, probabilmente una cultura dell'egemonia diffusa; probabilmente un sistema di comunicazione che cloroformizza il cervello; probabilmente una partita chiusa in partenza; probabilmente la convinzione di scegliere liberamente che invece non corrisponde alla realtà.

Sospetto dell'autenticità della democrazia quando in Regioni come la Toscana e l'Emilia Romagna si sa prima del tempo chi vince. Lì non c'è democrazia.

 

PAGANO (DS-U). Ma che dici!

 

NANIA (AN). In una democrazia, infatti, una volta vince l'uno, una volta vince l'altro.

La governabilità è la quarta condizione: una legge elettorale deve garantire una maggioranza, deve garantire la possibilità per chi ha vinto le elezioni di governare, senza che vi siano ribaltoni, attuando il proprio programma. Ebbene, la legge elettorale in vigore soddisfa queste condizioni? Il Mattarellum soddisfa queste condizioni?

Le leggi elettorali non si giudicano mai in astratto ma in concreto. La legge elettorale in vigore - che non è stata realizzata dal Parlamento, ma che è stata al Parlamento dettata in conseguenza di un referendum elettorale - praticamente noi l'abbiamo verificata da vicino, nel suo funzionamento nel 1994 e nel 1996. La domanda che mi pongo, senatore Mancino, è la seguente: la legge con la quale noi siamo abituati a votare come ha funzionato nel concreto, nelle occasioni in cui abbiamo votato?

Ebbene, nel 1994 la legge elettorale in vigore ha prodotto due maggioranze: una maggioranza del Polo alla Camera dei deputati e una maggioranza dell'opposizione al Senato della Repubblica. Conclusione: la legge elettorale in vigore non favorisce automaticamente, di per sé, la formazione di una maggioranza certa.

Ma questo sarebbe poco, in termini di tasso di qualità democratica della legge elettorale, se non fosse successo quello che è successo nel 1996. È lì il cuore di una legge elettorale, che non traduce esattamente il voto dei cittadini in seggi; nel 1996, infatti, il Polo delle Libertà e, preciso meglio, Forza Italia, Alleanza Nazionale e CCD, senza la Lega, che correva per conto proprio e che ha preso il 10 per cento e senza il Movimento Sociale di Rauti, che correva per conto proprio e che ha fatto perdere al centro-destra circa 40 collegi, ha ottenuto 300.000 voti in più del centro-sinistra. Eppure ha vinto l'Ulivo, ha vinto Prodi e ha perso il Polo delle Libertà.

Tanto per capirci - affinché lo comprendano anche coloro che ci ascoltano - è un po' quello che è successo a Messina, dove, alle ultime elezioni comunali, proprio quelle di qualche settimana fa, la Casa delle Libertà ha preso il 60 per cento dei consiglieri comunali; come sindaco invece ha vinto quello dell'Ulivo, che ha preso più voti. Ecco, la legge attuale funziona, o meglio ha funzionato, nel 1996 come se sindaco dovesse essere eletto il candidato che ha preso più consiglieri e non quello che ha preso più voti. Berlusconi, infatti, candidato del Polo delle Libertà, ha ottenuto 300.000 voti in più di quelli che ha ottenuto Prodi, candidato dell'Ulivo, eppure il Polo delle Libertà ha perso le elezioni.

Quesito: una legge siffatta è una legge democratica? Il tasso e la costituzionalità della democrazia non si valutano attraverso il rapporto, come dire, di compatibilità tra voti e seggi? Insomma, detto altrimenti: le elezioni devono essere vinte o no da chi prende più voti? Quando giudico una legge democratica o meno? Quando consente a chi prende più voti di vincere le elezioni? Questo è il quesito di fondo, che si àncora anche al problema della governabilità. Ebbene, la legge in vigore questo non lo garantisce; la legge che conosciamo questo non lo garantisce; la legge che fino ad oggi ha deciso dal punto di vista politico questo non lo garantisce.

Qui entra in campo la cosiddetta grande riforma, quella riforma così criticata, così messa in discussione, che non molti hanno letto, ma che nel suo articolo 92 inserisce una norma fondamentale, nella quale è scritto che la legge elettorale deve favorire la formazione di una maggioranza. Non si lascia cioè al caso la formazione di una maggioranza, ma si auspica, anzi si vuole, una legge elettorale che produca una maggioranza certa.

Ognuno può andare a cercare una qualunque legge elettorale alla quale richiamarsi.

Noi ne abbiamo una a portata di mano che, guarda caso, è stata elaborata da un nostro collega del centro-sinistra, il senatore Bassanini, nota nel mondo intero come legge Tatarellum, ma di Tatarella non era perché io che ho partecipato alla sua stesura so per certo che la proposta venne dal senatore Bassanini, che all'epoca l'ha fatta sponsorizzare all'onorevole Masi che proveniva dal patto Segni, ma in effetti nasce da un impianto proporzionale con premio di maggioranza. S'è detto: stabiliamo una soglia minima e se non si ottiene il numero di voti che occorrono, quindi il numero di seggi necessari per la governabilità, diamo un premio. Nasce così il Tatarellum, che scaturisce dall'elaborazione culturale del centro-sinistra. Così è avvenuto per il sistema elettorale regionale, così in parte per le elezioni comunali e provinciali: impianto proporzionale, effetto maggioritario con premio di maggioranza.

Ebbene, cosa avviene con la proposta oggi in discussione, con la legge che oggi ci accingiamo a varare?

Mi chiedo e vi chiedo se la legge che stiamo per approvare soddisfi le condizioni della traduzione certa del voto in seggio per chi vince. In altri termini, vi chiedo se chi ottiene più voti avrà più parlamentari. Questo è il primo quesito che occorre porsi nell'ottica della democrazia.

In secondo luogo, bisogna chiedersi se con la legge elettorale che stiamo approvando, chi vota sceglie un partito, una coalizione, un programma e - attenzione, cultori delle primarie - sceglie un Premier? Queste sono le domande fondamentali da porsi. Ed allora, come ha fatto il senatore D'Onofrio, ragioniamo nel dettaglio. Si è parlato di programma comune, perché, ne sono certo, la qualità, la veridicità e l'autenticità diuna democrazia - sono stato ossessionato da questi discorsi in passato, provenendo dal Movimento Sociale Italiano ed essendo cresciuto all'interno di una famiglia dove indubbiamente vigeva la "cultura dell'uno" - si ha non quando non si vota per qualcuno o non si fa riferimento a qualcuno, bensì a qualcosa. Mi riferisco alla democrazia come sistema politico basato su qualcosa, su programmi, su valori, su progetti e dove "i qualcuno" altro non sono che i traduttori dei "qualcosa". Quindi, bisogna chiedersi se la legge elettorale che stiamo varando consente agli elettoridi votare per qualcosa, per un programma comune.

Certo, per noi del centro-destra è facile mettere in campo un programma comune perché siamo contro i Pacs, contro la manipolazione genetica, perché siamo per la famiglia e per alleanze certe all'interno di un sistema di strategie basato sulla democrazia, mentre gli altri non sanno come sono. Ad esempio, c'è chi all'interno della Margherita vuole il ritiro concordato dall'Iraq con il Governo in carica e chi invece parla di tornare dall'Iraq subito. Come si fa un programma comune in questo modo?

L'opposizione, di conseguenza, non vuole una legge elettorale che costruisca già un impegno, un obbligo e un patto su un programma comune. Ed attenzione: non vuole neppure che l'elettore scelga, con un solo voto, un programma comune, il partito, la coalizione, la maggioranza di governo ed anche il Primo ministro. Perché è questo che avverrà con questa legge elettorale quando l'elettore andrà a votare.

E veniamo dunque al discorso delle primarie. Il sistema elettorale garantito con questa legge consente all'elettore non soltanto di scegliere la coalizione che governa, ma all'interno di quella coalizione anche chi sarà il premier. Oggi non è così. Con la legge elettorale esistente i partiti si mettono d'accordo. Pensate cosa è accaduto nell'Ulivo. Hanno fatto le primarie stabilendo prima di farle che doveva vincere Prodi. Il problema era con quale percentuale, ma - ripeto - le hanno fatte sapendo già chi avrebbe vinto, stabilendo che nell'Unione il candidato premier era Prodi. Lo hanno stabilito per decreto tanto tempo fa.

Noi stabiliamo che è Berlusconi: l'elettore o ci sta o ci sta, o si mangia questa minestra o si butta dalla finestra. Con questa legge elettorale - mi rivolgo al collega Mancino che scherzava sulla strategia a tre punte - il singolo italiano, da Bolzano a Siracusa, dalle Alpi alla Sicilia (altro che legge antipatriottica, Prodi!), troverà candidato per la Casa delle Libertà in tutta Italia Fini per Alleanza Nazionale, Casini per l'UDC, Berlusconi per Forza Italia. E l'italiano, il singolo cittadino mentre voterà un programma comune, una coalizione comune, il partito della Casa delle Libertà, sceglierà se vuole come premier Berlusconi, se vuole Fini o Casini. Non è il massimo della democrazia rispetto invece all'Unione dove poveretti, i DS, che con questa legge elettorale potrebbero avere il Premier che prende più voti, si debbono per forza digerire Prodi a tutti i costi perché fino ad oggi hanno ragionato nella logica di "Prodi contro Berlusconi"? Non è più così.

Oggi è la Casa delle Libertà contro l'Unione, oggi i cittadini sceglieranno con il loro voto il Premier che vogliono al Governo ed è questo che li spaventa, perché Prodi dovrebbe farsi un partito, ma come fa a farselo? E se i DS prendono più voti del partito che si farebbe Prodi, il Premier dovrebbe essere dei DS e non di Prodi. Quindi voi capite in quale dramma complessivo si trova Prodi, come diceva il collega D'Onofrio, un leader senza partito, messo in campo tempo fa dall'Ulivo perché si doveva trovare la percentuale che occorreva, marginale ma decisiva, per battere il centro‑destra, e che oggi l'Ulivo non sa come sfrattare.

La verità è che questa legge elettorale fa chiarezza anche da questo punto di vista e la prova ci è offerta da Prodi che non sa più quello che dice. Per la verità Prodi si è sempre distinto al riguardo, e va bene: si discute in Europa il problema dell'ingresso della Turchia e noi abbiamo un Presidente della Commissione europea che sulla dignità di quella Nazione dice "mamma li turchi"; ha umiliato Forza Italia parlando di mercenari che combattono per quel partito; rispondendo alla domanda di Gad Lerner su quali fossero le qualità di Rutelli ha umiliato il candidato dell'Ulivo del 2001 dicendo "nu bello guaglione".

E ora Prodi in questa tornata elettorale mette in discussione perfino il Capo dello Stato e lo chiama in causa. Da parte di Alleanza Nazionale c'è il massimo rispetto verso il Capo dello Stato, che in più occasioni ha dimostrato, anche riguardo alle leggi votate dalla Casa delle Libertà, di saper compiere fino in fondo il proprio dovere. Ma come si può richiamare il Capo dello Stato, che tutti conosciamo per la sua puntualità, per la sua precisione, per la sua correttezza, che tutti sappiamo essersi sempre comportato al di sopra delle parti, riscuotendo grande consenso e fiducia da parte del popolo italiano?

In conclusione, questa è la legge elettorale che proponiamo al Paese. Il centro‑sinistra prenderà più voti; ma se sono così convinti di prendere più voti, perché si arrabbiano? Attenzione, però, come è stato più volte detto: viva quel sistema elettorale che consente di non vincere per sempre e di non perdere per sempre, ma viva anche quel sistema elettorale che consente la fuoriuscita dalla transizione e la conquista della stabilità.

Noi ci auguriamo che attraverso la combinazione della grande riforma e di questo sistema elettorale il corpo elettorale, il popolo italiano, possa uscire da quella grande tradizione ed inaugurare una stagione di stabilità, dove, lo ribadisco ancora una volta, il centro‑sinistra non costituisce per noi il nemico da abbattere, ma l'avversario con il quale confrontarsi e possibilmente vincere, come siamo sicuri che avverrà nelle prossime consultazioni elettorali. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LP. Congratulazioni).

ANGIUS (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, da sola la maggioranza della Casa delle Libertà, con l'appoggio e il sostegno del Governo e del Presidente del Consiglio, cambia radicalmente la legge elettorale; da sola e per di più alla vigilia del voto.

Nell'autunno del 2000, alla vigilia delle precedenti elezioni politiche, l'onorevole Berlusconi, allora capo dell'opposizione, disse testualmente: «Se la maggioranza da sola approverà una nuova legge elettorale, sarebbe un colpo di Stato, non sarebbe legale, e in questo caso il Presidente della Repubblica non dovrebbe firmare». Sfido l'onorevole Presidente del Consiglio a ripetere queste parole e ad essere conseguente negli atti. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur). Naturalmente, questo non avverrà, perché il Presidente del Consiglio è, sì, coerente, sempre, ma soltanto con i suoi interessi personali e politici.

Se lei, signor Presidente del Consiglio, avesse pensato di vincere le elezioni non avrebbe cambiato la legge elettorale; lo fa perché sa di perdere ed è un gesto, quello suo e della sua maggioranza, di autentica disperazione politica.

Al senatore Nania dico che, se abbiamo vinto a Messina, possiamo vincere dappertutto: che si rassegni il messinese, onorevole senatore, Nania.

Ciò che, in realtà, si sta consumando oggi è un'altra grave violazione di quelle regole comuni, direi di quella civile convivenza politica, che devono presiedere al funzionamento di una democrazia normale.

Approvare unilateralmente, senza accettare alcun confronto, una legge elettorale, chiusa la maggioranza nella sua indisponibilità, una maggioranza parlamentare che è minoranza nel Paese, è qualcosa che lacera ulteriormente e che divide ancora l'Italia.

A proposito di maggioranze e minoranze, sto ancora aspettando - anche questa è una piccola sfida al Presidente del Consiglio - il testo integrale del sondaggio che dava a parità di risultati, 48 per cento a 48 per cento, la Casa delle Libertà e l'Unione. Signor Presidente del Consiglio, sono passati quindici giorni, lei faceva riferimento ad un sondaggio di una agenzia di cui lei stesso è proprietario, i conti non tornano: per favore, pubblichi i dati sul sito della Presidenza del Consiglio.

In realtà, la Casa delle Libertà, il Governo ed il Presidente del Consiglio dimostrano che non c'è il rispetto di niente. Stiamo diventando - lo siamo già, purtroppo - un esempio unico in Europa, un esempio da non seguire. Per una intera legislatura la vostra azione di Governo e parlamentare è stata un susseguirsi di atti unilaterali, di scelte di rottura che hanno prodotto nella società italiana, oltre che tra le forze politiche, divisioni e scontri spesso laceranti, suscitato inquietudini, alimentato paure per il nostro stesso futuro. È per questa via, che ha segnato le vostre politiche economiche e sociali, le vostre politiche istituzionali e quelle culturali in questa legislatura, che avete portato l'Italia in una condizione di affanno facendola diventare letteralmente l'ultimo dei Paesi dell'Europa moderna.

Non sto mettendo in discussione - si badi bene - la legittimità dell'azione di Governo di chi ha vinto le elezioni nel 2001, non l'ho mai fatto e non lo sto facendo neanche ora; sto dicendo un'altra cosa. Sto denunciando una politica disastrosa per l'Italia che avete portato avanti in questa legislatura: avete esordito - sono andato a guardarmi gli atti - con una legge che non dimentichiamo, il falso in bilancio, e state concludendo la legislatura con una legge che manipola, violenta, la legge elettorale.

Con la legge al nostro esame voi falsificate i risultati elettorali: lo fate per arginare la vostra sconfitta, per perdere meno seggi. Se aveste previsto di vincere, ripeto, non l'avreste cambiata. Sapete di perdere e cercate di arginare, truccando le carte, la vostra sconfitta. Non solo: deliberatamente varate una legge per colpire la stabilità della maggioranza e la governabilità del Paese. Infatti, è una legge che non può garantire una maggioranza di Governo stabile. Tra sbarramenti variabili e premi di maggioranza flessibili questo provvedimento altera il voto dei cittadini, altera cioè il peso del singolo voto dei singoli cittadini impedendo al Senato - e lo fate deliberatamente - il formarsi di una maggioranza qualsiasi, a prescindere da chi queste elezioni le vinca.

E' una legge che dà a chi vince, infatti, una maggioranza ristretta alla Camera, ma praticamente inesistente al Senato. Ripeto: a prescindere da chi vinca. Infatti nessuna coalizione al Senato della Repubblica - sono stati fatti tutti i calcoli possibili e immaginabili - può raggiungere quel 55 per cento dei seggi che pure la legge prefigura. Essa è pertanto tecnicamente sbagliata, non può funzionare e questo nostro rilievo è serio ed è motivato.

Voi sapete che approvate una legge che non può garantire al Senato alcuna seria maggioranza e lo fate, ripeto, deliberatamente e scientemente. Questa è una ragione che ci fa dire che nella legge sono riscontrabili vizi di fondo insostenibili, certamente vizi di razionalità; motivi che ci inducono a non rassegnarci e a continuare la nostra battaglia e il nostro contrasto su questa legge.

Cari colleghi, la democrazia ha una sua grande forza ma anche una sua intrinseca debolezza: è forte se legittimata, se riconosciuta, anche se scomoda per alcuni suoi protagonisti; è debole se non funziona, anche se è formalmente stabile. Un sistema democratico può facilmente evolvere in capovolgimenti autoritari o addirittura totalitari - lo abbiamo visto nella Berlino di Hitler, nella Roma di Mussolini - e ciò può avvenire per tante ragioni anche quando si pensa, come voi pensate, di avere il diritto, perché avete vinto, di fare tutto, anche quando, appunto, si vincono le elezioni. Ma non è così. Non si dovrebbe, cari colleghi, approfittare della democrazia.

Nelle Costituzioni, anche nella nostra, ci sono dei limiti alla sovranità popolare perché la sovranità del popolo non può mai consentire, non consente nella nostra Costituzione, che essa possa trasformarsi, come qualcuno temeva a suo tempo, nella dittatura del proletariato, ma neanche nella dittatura di un Premier. La nostra è una democrazia regolata da princìpi e da regole che voi, nella sostanza, state trasgredendo.

La presente legge poi, come detto dal senatore Mancino nell'intervento di poco fa che condivido totalmente, espropria i cittadini - questo è uno dei rilievi che facciamo - della possibilità di scegliere, di eleggere le persone. E' la prima volta che questo avviene nella storia della nostra Repubblica: mai, con alcun sistema elettorale, sia maggioritario sia proporzionale, che si votasse per i Comuni, per le Province, per le Regioni, per la Camera ed il Senato, o per il Parlamento europeo, era stata tolta ai cittadini la possibilità di eleggere, cioè di scegliere le persone. Voi lo impedite con questa legge! (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un e Aut ). Le liste sono bloccate, si eleggono solo gli eletti che vengono scelti dai partiti.

La legge recide poi il rapporto tra il cittadino, l'elettore e l'eletto; non esistono più i collegi; le circoscrizioni per la Camera e le Regioni per il Senato sono immense; i collegi di un tempo diventano smisurati. Si recide il rapporto tra il cittadino e l'eletto, con il collegio, con i Comuni, con il territorio: si recide in altre parole il rapporto tra l'eletto e la società che vuol dire le associazioni, i cittadini, le imprese, gli studenti, le fabbriche, gli ospedali. Questo rapporto non c'è più: c'è l'anonimato dell'eletto. L'eletto è quasi - non voglio dire la parola che mi è venuta in mente - un anonimo. Le circoscrizioni sono smisurate.

Mi volete dire come fa un eletto, in una Regione come la Lombardia o il Lazio, a fronte di un collegio che, ad esempio, comprende 7.800.000 elettori nella Lombardia, a stabilire un rapporto con quei cittadini? Voi alterate gravemente per questa via il rapporto tra le istituzioni e il Paese.

La legge poi - lo abbiamo detto, lo hanno detto le nostre senatrici del Gruppo DS, ma anche quelle dell'Unione - espropria le donne del loro diritto a una rappresentanza giusta.

Avete fatto con questa legge una ennesima cosa indecente. Dovremo telefonare al 113 per cercare il ministro Prestigiacomo e avere l'onore di averla qui in Aula (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U) dopo che questa signora, suffragetta delle donne, è sparita da quando stiamo discutendo la legge elettorale al Senato.

Infine, la legge elettorale è stata fatta da voi in totale dispregio della legge costituzionale che, pure, voi stessi avete approvato soltanto qualche tempo fa. Si sarebbe dovuta fare (lo ha ricordato in un pregevole intervento, così come quelli di tanti altri colleghi, in quest'Aula il senatore Manzella) una lettura comparata; verificare le coerenze, eliminare le contraddizioni. Niente! Non avete fatto nulla di tutto questo. Siete andati avanti per approvare una legge che risponde solo ed esclusivamente ad un vostro tornaconto. Questo è ciò che avete fatto.

Funzionava male la precedente legge? Io penso di no. La legge allora ed ancora oggi in vigore ha consentito il formarsi di due coalizioni. Ha impedito ai partiti di vivere? Non ha impedito loro di vivere; ha permesso ai cittadini di pronunziarsi con chiarezza. Dunque se quella legge era perfettibile lo era con il consenso di tutti. Lo si poteva fare. Voi invece non l'avete fatto. Ha impedito quella legge il formarsi di maggioranze forte e stabili? Non lo ha impedito, cari colleghi, perché con quella legge avete avuto in Parlamento (alla Camera 100 deputati in più e al Senato 45 senatori in più) maggioranze larghissime. Non è la legge in vigore che ha fallito, non è il Mattarellum; che sia stata scritta dall'onorevole Mattarella, dall'onorevole Bassanini o non so da chi, non è la legge ad aver fallito. Siete voi che avete fallito e le vostre politiche (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Commenti dai banchi della maggioranza) perché maggioranze così larghe non vi sono bastate e non sono state sufficienti a far guidare bene questo Paese ed a farlo governare bene. Questa è la verità.

Voi dunque state operando una forzatura e pensate che così vi vada meglio. Avete alterato la legge elettorale, eliminando i collegi maggioritari perché avete constatato che in essi, con la legge in vigore, noi, le forze dell'Unione, avevamo sempre e costantemente il 2,3 per cento di voti in più. Allora, anziché lavorare per rafforzare le coalizioni, per accettare sino in fondo la sfida con l'Unione, con il centro-sinistra, avete fatto un'operazione molto semplice: dalla legge elettorale avete eliminato i collegi maggioritari, dove siete stati sempre perdenti (Commenti dai banchi della maggioranza).

Certo che è un bel modo di procedere; certo che in questo modo introducete un elemento di destabilizzazione perché, colpendo le coalizioni, il bipolarismo, voi state indebolendo quella democrazia dell'alternanza che pure avevamo visto vivere nel corso di tutti questi anni. Questo, vedete, incrina e ferisce quelle conquiste che in questi anni avevamo pur raggiunto e conseguito.

Nella Prima Repubblica, certo, vi era la stabilità di tutto; nella Seconda Repubblica c'era - perché è così - il principio bipolare e quello dell'alternanza. Adesso, invece, si inizia una Terza Repubblica e temo che questa sarà la Repubblica dei valzer, cioè delle giravolte, dei trasformismi, della cancellazione della democrazia dell'alternanza, cioè del superamento del bipolarismo. Questo è ciò che voi fate.

Infine, anche questo lo ha detto il collega Mancino, è veramente ridicola la storia per cui vi presentereste per essere più forti con le cosiddette tre punte, con i vostri tre leader, Berlusconi, Fini e Casini, candidati. Mi rivolgo alle elettrici e agli elettori, quei pochi che ci ascoltano perché qui non siamo certamente ascoltati dagli amici e colleghi della Casa delle Libertà.

Mi rivolgo a loro. Accadrà in questa campagna elettorale che il premier Berlusconi chiederà, ovviamente, i voti per sé, ma questo lo faranno anche Fini e Casini. Così accadrà che Fini inviterà a votare, ovviamente, per Fini ma non per Berlusconi e Casini, mentre Casini dirà di non votare per Berlusconi e neanche per Fini, e infine Berlusconi dirà di non votare né per Fini né per Casini e così l'uno andrà dietro, incontro, appresso all'altro.

Così il voto a Fini sarà un voto contro Berlusconi, come ha detto poco fa il senatore Nania, ma nello stesso tempo sarà un voto che potrà servire per eleggere Berlusconi. Il voto a Casini sarà contro Berlusconi, ma sarà utile comunque per eleggere lo stesso Berlusconi. Infine il voto che Berlusconi chiederà per sé servirà in ogni caso a farla pagare a Fini e a Casini, che in questa campagna elettorale avranno sicuramente turbato la serenità del Presidente del Consiglio.

Solo questo basta a dimostrare l'evidente pasticcio, la chiara strumentalizzazione. Colpite il bipolarismo: questa è la verità. Si aprirà una transizione incerta, precaria, nella quale i trasformismi saranno possibili e la prima vittima del trasformismo - lo dico al Presidente del Consiglio - sarà lui stesso, perché accadrà che una legge che mette in discussione le coalizioni, metterà soprattutto in discussione la coalizione di chi perde le elezioni e poiché voi perderete le elezioni, nella vostra coalizione ci sarà un fuggi fuggi generale, di Fini, di Casini, e Berlusconi resterà lì. Pertanto, amici di Forza Italia, della Casa della Libertà, sarete voi le prime vittime della vostra stessa macchinazione. Noi non ci sfasceremo, voi al contrario sì, dopo che avrete perso le elezioni. Questo è ciò che accadrà.

Signor Presidente, ho davvero finito, nella legge - per la verità dovrei dire con la legge - si produce un effetto devastante: la legge, se l'approveremo e temo che questo accadrà qui nel Senato questa mattina, farà saltare tutti i tetti di spesa per i candidati. Questa legge cioè consentirà a chiunque, in quegli immensi collegi di cui ho parlato, di spendere quanto vuole e come vuole. Non si chiederà più come viene chiesto a noi, da dove vengono il soldi per le nostre spese elettorali. Questo è un problema di trasparenza, è un grande problema democratico: quanto si può spendere, con i soldi di chi, a quale fine.

Tutto questo non ci sarà più perché la legge che era in vigore cadrà per intero e dunque chi si candiderà, o i partiti, potranno spendere e spandere esattamente come vogliono. Si riapre la questione morale nel nostro Paese (Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente), perché è evidente che a quel punto chi è più ricco - e ditemi voi in Italia chi è più ricco - e si candida potrà spendere quanto vuole. Questa è un'altra alterazione grave che voi producete. Ho terminato e mi spiace aver abusato della sua pazienza, Presidente.

Finisco soltanto con queste poche parole, signor Presidente. Lei sa che in questa legislatura abbiamo cercato con i nostri interventi, con le nostre battaglie non di dividere l'Italia, ma abbiamo fatto uno sforzo, che può essere discusso e discutibile certamente, per unirla, per cercare di riparare a quelle divisioni e a quelle fratture che si stavano creando: abbiamo cercato cioè di dare, come anche oggi stiamo facendo, una risposta politica alta, come deve fare una classe dirigente che vuole guidare questo Paese, che sa qual è la sua missione e il suo compito, che consiste onorevoli colleghi, essenzialmente in una sola cosa: restituire orgoglio e dignità all'Italia. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Aut, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur e del senatore Amato. Congratulazioni).

*PASTORE (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci rendiamo perfettamente conto dell'importanza fondamentale del provvedimento che voteremo tra pochi minuti. Non sottovalutiamo il disegno di legge che con il voto di oggi avrà concluso l'iter parlamentare; tuttavia dobbiamo anche dare conto del motivo e del modo in cui si è arrivati ad un provvedimento elettorale che senza dubbio modifica sostanzialmente l'attuale legge elettorale basata sui collegi maggioritari.

Non lo facciamo a cuor leggero, ma lo facciamo dopo aver valutato esattamente quanto è accaduto in dieci anni di vigenza dell'attuale sistema elettorale, che solo casualmente - ripeto, casualmente - ha assicurato in questa legislatura e soltanto in questa (che è la terza fondata sull'attuale legge elettorale) una maggioranza ed una stabilità di Governo. Dico casualmente perché il sistema elettorale oggi in vigore non offre alcuna possibilità di formare Governi laddove nei singoli collegi non vi siano risultati univoci.

Già nella XIII legislatura, cioè in quella precedente, così come in quella attuale, si è dibattuto sul miglioramento della legge maggioritaria di collegio. Ricordo che nella XIII legislatura è stato svolto un dibattito in Commissione affari costituzionali del Senato volta a rendere la legge in vigore da dieci anni (non quella oggi in esame) adatta ad assicurare la governabilità. Il punto di rottura tra la maggioranza dell'epoca di centro-sinistra ed il centro-destra, sul quale è intervenuto anche il presidente Berlusconi, è stato il fatto che il centro-sinistra voleva attribuire un premio di maggioranza alle forze che avessero raggiunto il maggior numero di seggi sui collegi uninominali, mentre per il centro-destra, all'epoca all'opposizione, tale premio di maggioranza doveva essere attribuito - come è naturale - alle forze che avessero conseguito più voti a livello nazionale. (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

Questo è quello che oggi si ripropone con il disegno di legge alla nostra attenzione.

Oggi produciamo un sistema proporzionale profondamente diverso da quello del passato perché garantisce la rappresentatività propria dei sistemi proporzionali, con una governabilità assicurata dal premio di maggioranza. Tale sistema può essere definito «maggioritario nazionale», perché a livello nazionale, per la Camera dei deputati, attribuisce comunque la maggioranza alla forza politica che riceve più consensi. Allora, non si tratta di una maggioranza soltanto numerica, ma - come è stato evidenziato - di una maggioranza politica perché le forze che si candideranno dovranno presentare un programma comune ed indicare il nome del leader di quella forza politica, lista singola o coalizione che sia.

Questa è la novità giustamente sottolineata dai colleghi del centro-destra che mi hanno preceduto, che certamente infastidisce i senatori del centro-sinistra che non vorrebbero sentir parlare di programmi depositati, ufficializzati ed attestanti la condivisione di valori, di progetti e di scelte politiche nell'interesse del Paese.

Questo provvedimento supera la cosiddetta legge Mattarellum perché quest'ultima ha difetti insiti, intimi, interni che nessuno può contestare. Ricordiamo che il cosiddetto Mattarellum ha subìto vere e proprie incursioni, direi truffaldine, con i patti di desistenza. (Brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, c'è troppo brusìo, soprattutto nei primi banchi.

 

PASTORE (FI). Ha subìto, inoltre, vere e proprie elusioni legislative con le cosiddette liste civetta, scoperte dal centro-sinistra nel 1996 ed utilizzate anche dal centro-destra, ma per ragioni di legittima difesa.

Il Mattarellum ha determinato, con i collegi uninominali, una polverizzazione del quadro politico a livello locale che non ha precedenti nella storia d'Italia. Qualsiasi consigliere di ente locale o qualsiasi parlamentare che non si è accontentato delle sue più o meno valide ambizioni politiche si è sentito nella potestà di abbandonare la coalizione di appartenenza e di mettere i propri voti sul mercato. Ricordo che nei collegi uninominali i portatori di 1.000 o 2.000 voti sono determinanti per la vittoria sul collegio.

Con la legge elettorale che ci accingiamo a votare questo non avverrà più, perché il collegio regionale o circoscrizionale non consente una tale forma di ricatto, di vero e proprio ricatto politico. Quindi, i localismi, il frazionismo, le transumanze, i tradimenti e i passaggi di coalizione saranno non dico esclusi completamente ma certamente disincentivati.

So che nel centro-sinistra, se non fosse particolare l'attuale momento politico, vi sarebbe - lo so per convinzione intima - un'adesione quasi totale a questa legge, perché elimina le distorsioni del maggioritario che tanto danno hanno prodotto al quadro politico nazionale.

Che cosa ha contrapposto il centro-sinistra ad una proposta chiara del centro-destra? Che cosa ha proposto ad un progetto del centro-destra che coniuga rappresentatività e governabilità? Ha proposto un fuoco di sbarramento senza precedenti. Ha contestato duramente i contenuti della legge e non solo sul punto dell'opportunità politica - e il dibattito c'è tutto - ma anche su quello della legittimità costituzionale, ritenendo questa legge abbondantemente piena di norme che contrastano con la nostra Carta costituzionale. Tra queste norme è stata individuata una, quella relativa all'elezione del Senato, sostenendo che in questo ramo del Parlamento la governabilità non è assicurata perché quelli senatoriali sono collegi regionali.

Ebbene, ricordo ai colleghi che la Casa delle Libertà, durante i lavori presso la Camera dei deputati, propose un testo dove si riconosceva anche all'elezione del Senato un premio di maggioranza nazionale. Si contestò però allora che la Carta costituzionale oggi vigente prevede che il Senato venga eletto su base regionale, per cui sarebbe stato assolutamente contrario alla Carta costituzionale prevedere un premio di maggioranza nazionale per l'elezione del Senato.

La Casa delle Libertà fece quindi marcia indietro, recuperando il premio di maggioranza del Senato a livello regionale, mantenendo però - colleghi, reputo questo un passaggio importante da tenere assolutamente presente - nel testo attualmente al nostro esame una norma di rilevanza nazionale che per il Senato poteva anche non essere prevista. Si tratta della norma secondo cui anche per il Senato le liste, le coalizioni di liste, i programmi e i leader devono essere indicati e depositati negli uffici di Roma, quindi a livello nazionale. Questo è un passaggio fondamentale che dovrebbe se non assicurare, quanto meno favorire anche per il Senato…(Brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è troppo brusìo.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, i colleghi dell'opposizione hanno sempre contestato alla maggioranza di non replicare. Non abbiamo replicato spesso perché i tempi sono stati tiranni, anche per esigenze procedurali e di attuazione della legge elettorale. Una volta che si cerca di rispondere alle loro osservazioni fanno orecchio da mercante e non solo non ascoltano - il che è del tutto legittimo - ma impediscono anche di parlare. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).

Voglio assicurare comunque a tutti i colleghi di maggioranza ed opposizione che sono state date risposte puntuali a tutti questi temi sia negli atti della Commissione affari costituzionali che nel corso del dibattito svolto.

Credo che in questa sede, almeno sui punti più importanti, quelli che l'opposizione ha travisato o sottaciuto o fatto finta di ignorare come il tema della rilevanza nazionale dell'elezione del Senato, sia importante pronunciare una parola.

Nessuno dell'opposizione ne ha parlato; nessuno l'ha sottolineato; nessuno si è fatto carico di questa novità, però chiaramente io ho in questo momento l'obbligo e il dovere di farlo presente ai colleghi ed anche al Paese.

Per il Senato, nonostante una norma costituzionale che obbliga alle elezioni su base regionale, abbiamo previsto una normativa nazionale sulle coalizioni, sui programmi e sull'iter, identica a quella della Camera dei deputati. Questo lo dico tanto per far capire che c'è stato uno sforzo massimo della maggioranza per dare anche al Senato una riconoscibilità politica che l'elezione regionale avrebbe potuto non attribuirgli.

Altri profili di incostituzionalità sono stati sollevati dai colleghi (ho parlato del Senato perché è quello più rilevante): si è parlato delle quote rosa; si è parlato addirittura del fatto stesso che ci sia un premio di maggioranza, della costituzionalità di un premio di maggioranza in un sistema elettorale; si è parlato dei tempi della legge elettorale, se sia cioè legittimo approvarla a fine legislatura (ma è evidente che le leggi elettorali vengono approvate tutte alla fine della legislatura).

Quanto al metodo maggioranza-opposizione, ricordo che l'opposizione si è chiusa completamente a riccio, difendendo la legge elettorale attuale, il Mattarellum, senza alcuna apertura di nessun genere. Questo ha portato la Casa delle Libertà, che riteneva e ritiene necessario superare quel sistema, a scegliere un modello alternativo, diverso, che coniughi rappresentatività e governabilità.

Si è parlato anche delle liste bloccate. Ritengo che questa accusa dell'opposizione sia veramente paradossale. Qualcuno ha ricordato onestamente dall'opposizione che nei Paesi europei dove vi sono liste, queste sono tutte bloccate. Nell'elezione del Parlamento europeo, tranne che in Italia, le liste sono bloccate. Voglio ricordare che la nostra lista proporzionale alla Camera dei deputati era lista bloccata. Vorrei far notare ai colleghi che si lamentano delle liste bloccate che noi abbiamo assunto come punto di riferimento una legge elettorale approvata dalla regione Toscana che, com'è noto, non è a maggioranza di centro-destra, che ha previsto le liste bloccate. (Applausi dai banchi della maggioranza).

Ebbene, non ho sentito una parola di contestazione, di scandalo, di reprimenda, di lamentela nei confronti della legge della regione Toscana, come non ho sentito nessuna parola di rimprovero, di pentimento, di reprimenda, di contestazione alla legge della Regione Toscana quando, ad esempio, tanto per introdurre il tema delle quote rosa, prevede, sì, che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dell'intera lista, però non prevede, colleghi, l'alternanza dei sessi o una graduatoria tra i sessi, proprio quello che invece voi richiedete fortemente in quest'Aula, che avete chiesto alla Camera e che avete richiesto sostenendo che una norma sulle quote, senza ordine nella lista sarebbe stata una norma senza effetto. (Applausi dal Gruppo FI).

Ebbene, una norma senza effetto è stata approvata dalla regione Toscana e, mi sembra, non solo da questa Regione. Abbiamo ritenuto che almeno su questo il centro-sinistra non dovesse o non potesse sollevare obiezioni.

Ma il punto fondamentale, signor Presidente, cari colleghi, non è tanto la questione della contestazione alla legge, bensì il fatto che viene usato il maglio del richiamo alla Costituzione per premere in maniera impropria proprio su quella figura, il Capo dello Stato, che questa legge dovrà promulgare. Vedete, non credo che rappresenti una minaccia obiettare alle critiche, spesso strumentali e infondate, qualche volta anche del tutto opinabili, da parte del centro-sinistra. Non credo sia una minaccia replicare, offrire argomenti per contestare queste critiche.

Una minaccia, invece, è certamente quella di sostenere che questa legge è incostituzionale e che se qualcuno dovesse promulgarla attenterebbe alla nostra Costituzione. Noi a questo gioco non ci stiamo. Non l'abbiamo mai fatto e non tolleriamo nemmeno che altri lo facciano. Sui vari temi bisogna replicare e intervenire a ragion veduta, con argomentazioni più o meno valide, ma comunque di diritto e di carattere politico.

In conclusione, signor Presidente, ho notato che in tutta questa vicenda vi è un personaggio politico che più degli altri si riscalda e si agita, mentre io ritengo che con i colleghi dell'opposizione vi possa essere un'interlocuzione a mente fredda, come credo accadrà, si è detto incidentalmente, sulle leggi di contorno quali quelle sulle spese elettorali e sui rimborsi della campagna elettorale, che naturalmente vanno adattate al nuovo quadro elettorale e politico.

Questo personaggio - mi riferisco chiaramente al presidente Prodi - ha in particolare fastidio tale modello che stabilisce sulla scheda i simboli di partito, giacché - com'è noto - Prodi è un uomo senza partito, un errante, un navigatore della politica e non si è mai accasato. Invece il partito, inteso nel senso nobile del termine, è una casa necessaria alla politica, un luogo dove la politica si crea e dove si assumono anche responsabilità che lo stesso deve confermare, aumentare e dove, quindi, si rischia anche di perdere credibilità quando ad un impegno politico non conseguono fatti ben precisi.

Prodi, dunque, non è un uomo di partito: un sistema elettorale dove compaiono i simboli dei partiti gli dà quindi enormemente fastidio, tant'è vero che è stata resuscitata la federazione, che sembrava morta per sempre.

Ma quello che dà ancor più fastidio a Prodi è ciò a cui mi sono riferito poc'anzi, vale a dire che questa legge contiene, anticipando una riforma costituzionale, un fatto rivoluzionario nel sistema elettorale italiano, cioè il deposito del programma. Voglio vedere cosa farà il centro-sinistra quando dovrà depositare il suo programma, che mi auguro consista in qualche decina di cartelle e non in una o due cartelle di princìpi genericamente affermati. Noi, invece, abbiamo la capacità di riempire il programma dei nostri progetti e dei nostri valori. Abbiamo la possibilità di completare quello che in questi cinque anni di governo abbiamo in gran parte realizzato, non senza fatica per le condizioni anche esterne alla coalizione, ma che comunque presentiamo all'elettorato come punto di riferimento per il prossimo quinquennio.

Il prossimo quinquennio vi sarà questa legge elettorale, che certamente non tradisce la democrazia e che coniuga la rappresentatività del proporzionale e la governabilità del sistema bipolare. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Prima di passare al voto finale, prego gli onorevoli colleghi di trattenersi in Aula immediatamente dopo per votare la legge comunitaria, sempre a scrutinio simultaneo. Successivamente sospenderò la seduta per qualche minuto.

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 3363, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione). (v. Allegato B)

 

Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo).

 

Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 1, 117, 290, 337, 614, 1148, 1177, 1294, 1475, 1489, 1693, 1853, 3343, 3378 e 3396.

 

D'ANDREA (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ANDREA (Mar-DL-U). Signor Presidente, vorrei segnalare che non ho potuto votare a causa del blocco della scheda nella mia postazione.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

 

Votazione finale e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(3509) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2005 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 11,20)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione finale del disegno di legge n. 3509, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 23 novembre hanno avuto luogo le dichiarazioni di voto finale.

Passiamo alla votazione finale.

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B)

 

A questo punto, come convenuto, sospendo la seduta fine alle ore 11,30.

(La seduta, sospesa alle ore 11,21, è ripresa alle ore 11,30).

Presidenza del vice presidente MORO

 

Discussione del documento:

(Doc. IV, n. 8) Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati (ore 11,30)

 

Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV, n. 8, recante: «Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati» nella qualità di denunciante-querelante in un procedimento penale pendente presso il Tribunale di Roma.

La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita.

Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione ad acquisire tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.

Chiedo al relatore, senatore Fassone, se intende intervenire.

FASSONE, relatore. Signor Presidente, rinvio come di consueto alla relazione scritta, ma mi pare opportuna una sintesi dei fatti affinché l'Assemblea valuti con cognizione il problema, anche interpretativo, non trascurabile, che la presente vicenda pone all'Aula.

La procedura nasce da una denuncia-querela presentata dalla senatrice Alberti Casellati in data 20 giugno scorso alla procura della Repubblica di Roma.

La senatrice denunciante riferiva varie circostanze emerse a carico di un suo collaboratore; fatti effettivamente numerosi e incresciosi, la maggior parte dei quali non attiene al giudizio dell'Aula, ma che vanno comunque esposti per individuare meglio l'oggetto del contendere.

Secondo l'esposto della senatrice, questo suo collaboratore avrebbe ripetutamente speso abusivamente il nome di lei o in forma diretta o comunque facendo intendere che la sua posizione traeva vantaggio e forza dalla vicinanza con la senatrice; ciò addirittura facendosi dare talvolta somme di denaro al fine di propiziare o assunzioni o soluzioni di vertenze giudiziarie o altri episodi altrettanto incresciosi.

Come dicevo, questi non involgono la valutazione della Giunta e dell'Aula ma sono il presupposto dell'ultimo fatto lamentato dalla senatrice che, in effetti, è l'oggetto della nostra valutazione. La senatrice, infatti, aggiungeva che, essendo ella titolare di una certa utenza telefonica di servizio, in quanto Sottosegretaria al Ministero della salute, accertava che nel maggio scorso giungeva al Ministero medesimo il rendiconto telefonico al terzo bimestre 2005 del traffico telefonico dell'utenza di una carta gemella ammontante a poco meno di 6.000 euro. La somma, impressionante, metteva in allarme la senatrice la quale, oltretutto, asseriva di non aver mai utilizzato la predetta scheda gemella.

Conseguentemente, nell'esposto venivano lamentati anche questi fatti che davano vita ad una ulteriore imputazione, oltre a quelle già contestate al collaboratore di falso e millantato credito; addebito di truffa in merito al quale la procura della Repubblica disponeva ulteriori accertamenti e la DIGOS riferiva che la SIM card gemella era stata in effetti assegnata alla senatrice Alberti Casellati dal Ministero della salute che provvedeva a pagare anche le spese di traffico; era poi stata consegnata dalla segretaria della senatrice a questo collaboratore che avrebbe falsamente asserito di essere stato a ciò preventivamente autorizzato dal capo della segreteria della senatrice. Di qui poi l'uso, largamente abusivo, di questa tessera da parte del collaboratore.

Il procuratore della Repubblica a questo punto chiedeva di poter verificare se in effetti era il collaboratore ad aver male usato questa scheda e di qui la necessità di un'autorizzazione da parte della Camera di appartenenza per l'acquisizione dei tabulati telefonici relativi.

La Giunta si è posta innanzitutto la questione se l'autorizzazione sia necessaria e dovuta nella fattispecie poiché le schede telefoniche gemelle, pur avendo un medesimo numero identificativo di utenza, sono caratterizzate da due distinti numeri seriali, ciascuno individuante una sola scheda. Sarebbe in astratto possibile al gestore scorporare in sede di esibizione il solo traffico telefonico passato per la scheda gemella. E a questo punto non sarebbe necessaria un'autorizzazione poiché l'indagine non investirebbe in alcun modo le conversazioni o comunque le utenze contattate dal parlamentare.

Peraltro, la Giunta è pervenuta ad una diversa conclusione che sottoporrò tra un momento all'Assemblea perché, laddove questa operazione di scorporo del tabulato del solo traffico passato per il numero seriale della carta gemella avesse luogo, non vi sarebbe alcuna conoscibilità del traffico della carta maggiore restata nella disponibilità della senatrice. Tuttavia, vi sono alcune considerazioni che inducono ad una diversa conclusione: da un lato, l'espresso consenso, anzi l'espressa richiesta della senatrice interessata ad effettuare questo accertamento proprio per convalidare il suo assunto; dall'altro lato, la necessità effettiva di una indagine per appurare questi illeciti, asseritamente commessi dal collaboratore, e di riflesso, e soprattutto, l'estraneità della senatrice interessata. In terzo luogo, sotto un profilo strettamente giuridico-legale, l'articolo 4 della legge n. 140 del 2003 si limita a parlare genericamente di tabulati di comunicazione, senza specificare se all'interno dell'utenza del senatore si debbano fare delle sottodistinzioni a proposito dell'utilizzo di carte gemelle.

Per queste considerazioni, le une di fatto e di opportunità, le altre di dubbiezza interpretativa che inducono quindi a largheggiare nella tutela del parlamentare e nell'assecondamento dei suoi desideri, la Giunta all'unanimità ha ritenuto di autorizzare l'acquisizione dei tabulati, richiesta dalla procura della Repubblica di Roma e questa proposta sottopone all'Assemblea.

MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, la relazione del senatore Fassone ha riprodotto tutta la dinamica che in Giunta si è registrata sulla fattispecie sottoposta adesso al nostro esame. Il fatto è molto chiaro: vi è una denuncia della collega, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati contro un suo collaboratore, lo Sciamannini, essendo la collega rimasta vittima inconsapevole di una serie di abusi quali quelli esposti dal senatore Fassone.

L'abuso specifico o il reato - la configurazione sarà data dalla magistratura - rispetto al quale si è chiesto prima l'intervento della Giunta e poi dell'Assemblea è relativa all'utilizzazione abusiva di una scheda telefonica gemella in dotazione alla senatrice Casellati in quanto Sottosegretario alla salute, scheda gemella che sarebbe stata usata direttamente dallo Sciamannini, come è testimoniato tra l'altro dal fatto che tutte le utenze telefoniche raggiunte con quella scheda sono sconosciute alla senatrice Casellati.

Ci troviamo quindi al cospetto di un caso che vede, da una parte, il giudice che procede, dopo la denuncia della senatrice Alberti Casellati, a chiedere la possibilità di controllare e verificare quel traffico telefonico e, dall'altra, la Giunta che deve dare una risposta a tale quesito.

Ho voluto ricapitolare la vicenda, che d'altra parte ha registrato in Giunta il consenso unanime, (è dunque evidente che, anche in sede di sottoposizione all'Aula della questione, la mia posizione sarà nel senso che venga concessa l'autorizzazione richiesta), perché voglio approfittare della vicenda per sottoporre una questione interpretativa che riguarda direttamente la legge n. 140 del 2003, e in particolare il rapporto che esiste tra l'articolo 4 e l'articolo 6, che sono i due articoli, signor Presidente, che regolamentano questa fattispecie.

L'articolo 4 prevede che, nel momento in cui si procede a carico di un parlamentare e l'autorità procedente, la magistratura, decide di sottoporre a intercettazione telefonica l'utenza del parlamentare, è necessaria l'autorizzazione preventiva: quindi per quella che viene definita "intercettazione diretta" è necessaria l'autorizzazione preventiva da parte della Camera competente.

L'articolo 6, invece, nasce nella legge n. 140 citata per quelle che vengono definite "intercettazioni indirette", ovvero quelle che coinvolgono il parlamentare, che però non è indagato, non è inquisito, e riguardano provvedimenti disposti a carico di un terzo, che occasionalmente parla col parlamentare. Queste sono le due differenze tra articolo 4 e articolo 6.

Premetto che ci siamo occupati più volte di tale problema, per la collega Stanisci, per la collega Alberti Casellati e, fra poco, ce ne occuperemo per il collega Vizzini: tutte parti lese che chiedono vengano messi a disposizione dell'autorità giudiziaria i tabulati, i traffici telefonici, per poter effettuare accertamenti che vanno a loro vantaggio proprio perché sono parti lese.

In questo contesto, che è quello che regola la nostra materia, mi permetto di ricordare un precedente specifico che nella passata legislatura, la XIII, è stato più volte sottoposto favorevolmente al vaglio dell'Assemblea. Questo precedente, che è possibile concretamente rinvenire nella relazione predisposta dal presidente Crema per il successivo caso che verrà sottoposto all'Aula, sostanzialmente dice che la richiesta deve essere avanzata in base all'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, esclusivamente al fine dell'acquisizione dei tabulati e delle intercettazioni di conversazioni di senatori nell'ambito di procedimenti penali pendenti a loro carico e non, invece, nell'ambito di procedimenti penali nei quali il senatore figura come parte lesa allorché sia intervenuta la richiesta in tal senso dell'interessato.

Questa giurisprudenza consolidata sostanzialmente dice che l'articolo 68, che prevede la necessità di una preventiva autorizzazione, va applicato nel senso che l'autorizzazione della Camera è necessaria allorché il procedimento penale riguardi direttamente il senatore, il componente dell'Assemblea parlamentare; quando invece è parte lesa, e addirittura è lui che chiede l'acquisizione, in questo caso l'articolo 68 non opera.

Allora, è evidente che se questa è la giurisprudenza consolidata, rispetto all'articolo 68 che non può essere modificato - ricordiamolo bene - da una norma applicativa quale la legge n. 140 citata, che è stata votata in questa legislatura, se questo è il dato, che cioè proprio perché non c'è imputazione a carico del parlamentare, che è parte lesa e non c'è una lesione delle prerogative tutelate dall'articolo 68, ebbene ritengo che nel caso specifico della collega Alberti Casellati come nel caso del senatore Vizzini che esamineremo di qui a poco, non sarebbe stata addirittura necessaria l'autorizzazione della Giunta prima e dell'Assemblea poi. Infatti, non vertendosi in merito di prerogative che vengono intaccate, anzi addirittura essendo il parlamentare parte lesa, tranquillamente con il suo assenso la magistratura può disporre e stabilire l'acquisizione dei tabulati o delle intercettazioni che sono state effettuate.

Questo è quanto mi permetto di sottolineare all'Assemblea perché siamo a fine legislatura ed è giusto che vi sia pure una valutazione un po' critica di norme, come la legge n. 140 del 2003, che non abbiamo accettato, voluto né votato noi dell'opposizione, ma che comunque dobbiamo cercare di applicare e di interpretare con una sola stella polare, cioè quella che nasce dal contenuto previsto nell'articolo 68 della Costituzione.

In questa logica - e concludo, signor Presidente, affinché l'Assemblea valuti positivamente ed accolga la proposta formulata dalla Giunta - sollevo il dubbio che, dal mio punto di vista, questa è una di quelle fattispecie nelle quali autonomamente, con il consenso del parlamentare, la magistratura potrebbe tranquillamente disporre di quei dati. Infatti, il parlamentare, essendo parte lesa, ha interesse che ciò avvenga ed inoltre non viene lesa alcuna di quelle prerogative costituzionali poste a fondamento dell'articolo 68 della Costituzione.

CONSOLO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CONSOLO (AN). Signor Presidente, intervengo molto brevemente esprimendomi a favore dell'accoglimento delle conclusioni avanzate, a nome della Giunta che ha deliberato in modo unanime, dal collega Fassone.

La richiesta della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati è più che legittima; essa non può che trovare accoglimento in quest'Aula perché una differente conclusione porterebbe ad una disapplicazione formale e sostanziale della previsione dell'articolo 68 della Costituzione. Ricordo ai colleghi - anche se lo sapranno assai bene - che tale articolo 68 è stato voluto per tutelare le prerogative del parlamentare. Quindi, una diversa conclusione, cioè il non accoglimento della domanda avanzata dalla collega Alberti Casellati, porterebbe ad un pregiudizio nei confronti della medesima. Questo sarebbe assolutamente paradossale!

Pertanto, a titolo personale ed anche a nome del Gruppo Alleanza Nazionale, preannuncio il voto favorevole sulle conclusioni così come avanzate dal relatore e dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dal Gruppo AN).

FASSONE, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FASSONE, relatore. Signor Presidente, non è una replica né un intervento; voglio soltanto rispondere ad una sollecitazione avanzata dalla senatrice Alberti Casellati, la quale prega di dare atto che la persona asseritamente autrice dei vari illeciti non era un dipendente del Gruppo, ma semplicemente un collaboratore.

In tal senso, prego di considerare rettificata la relazione.

PRESIDENTE. Va bene.

Con questa precisazione, metto ai voti la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti.

E' approvata.

 

Sull'esito di una votazione

FORLANI (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORLANI (UDC). Signor Presidente, per un disguido tecnico, risulta che nella votazione finale sul disegno di legge n. 3633 io abbia espresso un voto di astensione; invece, io sono favorevole, avendo votato tutti gli emendamenti ed avendo anche parlato a favore.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

 

Discussione del documento:

(Doc. IV, n. 9) Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini

 

Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV, n. 9, recante: «Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini» nell'ambito di un procedimento penale contro ignoti pendente presso il Tribunale di Palermo.

La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita.

Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione ad acquisire tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.

Chiedo al relatore, senatore Crema, se intende intervenire.

CREMA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una domanda di autorizzazione all'esecuzione di un decreto di acquisizione dei tabulati telefonici avanzata dal procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale ordinario di Palermo, dottor Paolo Giudici.

Correttamente il procuratore della Repubblica aggiunto ha dato notizia del decreto predisposto dal suo ufficio per l'acquisizione dei tabulati telefonici, specificando che esso avrebbe avuto esecuzione soltanto ove l'acquisizione fosse stata autorizzata. A seguito di richiesta avanzata dalla Presidenza della Giunta, la magistratura procedente ha inoltre integrato l'originaria trasmissione con copia del decreto di acquisizione dei tabulati emesso in data 8 novembre del corrente anno, nonché della denuncia presentata dal senatore Vizzini sempre nello stesso mese di novembre e delle ulteriori note investigative. Ne emerge che la denuncia concerne minacce di morte pervenute al senatore per telefono ad opera di uno sconosciuto nella serata del 31 ottobre 2005, mentre in automobile di servizio percorreva una strada di Palermo.

Durante l'esame in sede di Giunta - svoltosi nella seduta del 30 novembre 2005 - il senatore Vizzini ha confermato di essere l'autore della denuncia avente ad oggetto le minacce telefoniche ricevute ed ha acconsentito all'acquisizione dei tabulati telefonici relativi all'utenza nella sua disponibilità per il periodo nel quale i fatti sono avvenuti, chiarendo infine che da parte sua non sussistono motivi ostativi alla concessione dell'autorizzazione legati a profili di riservatezza.

Nel caso di specie, quindi, la Giunta si è unanimemente orientata per la concessione dell'autorizzazione, ritenendo che l'autorizzazione richiesta è volta a consentire indagini nell'interesse del senatore Vizzini e del libero esercizio della sua funzione.

Pertanto, con voto unanime, la Giunta propone all'Assemblea di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.

Signor Presidente, per il resto mi rimetto alla relazione scritta nella quale è contenuta anche la risposta precisa ai quesiti e alle osservazioni svolte nel precedente intervento dal collega Manzione nella pratica riguardante la senatrice Casellati.

MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, anche la fattispecie riguardante il senatore Carlo Vizzini posta adesso all'esame dell'Aula è particolarmente chiara.

Sulla base di una denuncia presentata dallo stesso collega, il quale prestava l'assenso all'acquisizione dei tabulati telefonici, si instaurava un procedimento penale in quanto il senatore Vizzini era stato fatto oggetto di alcune minacce di morte per via telefonica.

È evidente che, per verificare la fattispecie del reato, l'ipotesi o quant'altro, è necessario disporre l'acquisizione dei tabulati telefonici. Inoltre, ribadisco che con la stessa denuncia presentata il collega Carlo Vizzini chiedeva espressamente al magistrato di acquisire i dati telefonici per cercare di rintracciare l'utenza dalla quale era partita la telefonata contenente la minaccia di morte.

Il presidente Crema ha affermato che nella relazione è contenuta la risposta al quesito che ho posto poco fa, quesito che propongo nuovamente all'Aula in maniera sintetica e che in sostanza pone il seguente problema: è necessaria una richiesta specifica da sottoporre alla Giunta e conseguentemente all'Aula quando le intercettazioni o i tabulati per i quali viene chiesta l'autorizzazione sono riferiti non ad un procedimento penale nel quale c'è l'imputazione del parlamentare, bensì ad una fattispecie nella quale il parlamentare è parte lesa e presti preventivamente il proprio assenso all'acquisizione dei dati relativi al traffico telefonico?

Ribadisco che la vecchia giurisprudenza del Senato della Repubblica prevedeva per questo caso non operante la previsione dell'articolo 68, comma 3, della Costituzione. In sostanza, il presidente Crema nella sua risposta adombra una proposizione del seguente genere: dal momento che successivamente, e precisamente nel 2003, è entrata in vigore la legge n. 140, legge applicativa dell'articolo 68 della Costituzione, che prevede con gli articoli 4 e 6 qualcosa di diverso, ci atteniamo a quella.

Nel precedente intervento ho specificato quali sono, a mio modesto avviso, i limiti interpretativi dell'articolo 4 e dell'articolo 6. Resto ancora una volta, sia dal punto di vista dell'interpretazione concreta, sia dal punto di vista della semplificazione della procedura che ha riguardato tantissimi colleghi - come ho detto poco fa - convinto che in questi casi, proprio in forza dell'assenso preventivamente prestato dal parlamentare parte lesa, non sia necessaria una autorizzazione specifica, perché non sono in gioco i valori, i princìpi che l'articolo 68 intende tutelare. Addirittura c'è l'assenso del parlamentare.

Concludo quindi chiaramente in senso favorevole alla proposta che la Giunta ha avanzato, pur ritenendo, ancora una volta, che sostanzialmente in queste fattispecie non si renda necessaria l'autorizzazione, poiché non entra in gioco il bene tutelato dall'articolo 68 della Costituzione. (Applausi del senatore Cirami).

ZANCAN (Verdi-Un). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, intervengo per aderire anch'io alla relazione della Giunta, ma anche per spezzare una lancia in favore degli argomenti già esposti dal senatore Manzione, dicendo che anche a mio giudizio, in questo caso, l'autorizzazione non occorre. Poiché l'autorizzazione è un momento di dilazione, se volete, di perdita di tempo nell'iter processuale, se noi riuscissimo a pervenire ad una giurisprudenza di questo Parlamento che ritiene non indispensabile l'autorizzazione, sarebbe tutto tempo guadagnato.

Per quale motivo, a mio giudizio, non è indispensabile l'autorizzazione? La prima argomentazione l'ha già esposta il senatore Manzione, ovverosia che vi è stato un consenso preventivo del parlamentare che ha denunziato, a poter inspicere all'interno delle sue telefonate.

La seconda ragione è che quelle telefonate rappresentano corpo di reato di un reato procedibile d'ufficio. L'autorizzazione, quindi, è comunque un atto dovuto. Dal momento che il presupposto per richiedere un'autorizzazione è che vi possa essere una risposta sia in senso favorevole, sia in senso negativo e siccome a mio giudizio non può essere data da questo Parlamento una risposta negativa (perché nessuno può negare all'autorità giudiziaria l'acquisizione del corpo di reato, in quanto costituirebbe una straordinaria violazione dei princìpi dell'obbligatorietà dell'azione penale, di cui all'articolo 112 della Costituzione, che presuppone l'obbligo e la possibilità di acquisire il corpo di reato), per queste ragioni dico sì a quanto ha stabilito la Giunta per le autorizzazioni, ma con un inciso, che desidero rimanga agli atti. A mio giudizio, in un caso come quello che ci occupa, in cui vi è stato il consenso preventivo del parlamentare che ha denunziato il fatto e poiché quel documento, l'intercettazione, è corpo di reato, l'autorizzazione non sarebbe stata neppure necessaria.

FASSONE (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, desidero aggiungere soltanto pochissime riflessioni a questo tema, che il dibattito odierno rende calzante ed attuale.

Non sottovaluto quello che ha scritto il Presidente Crema nella relazione e cioè che il precedente difforme della passata legislatura deve considerarsi superato dai lavori preparatori e anche dal testo della legge n. 140 del 2003, perché questa è stata sicuramente l'intenzione del legislatore. Faccio però presente che in questo caso siamo di fronte ad una possibile lesione dell'interesse del senatore, perché se si introduce una procedura autorizzatoria, questa deve essere inevitabilmente a doppia uscita sul piano astratto, cioè l'autorizzazione può essere concessa o negata.

Non ravviso nessun parametro, né di livello costituzionale né di livello ordinario, che possa giustificare il diniego dell'autorizzazione perché lo stesso articolo 6 della legge n. 140 prevede che la procedura in questione, che può teoricamente sfociare nella distruzione degli atti in caso di mancata autorizzazione, sia fatta a tutela della riservatezza del parlamentare. Ora, mentre gli altri valori che presidiano alle varie procedure di autorizzazione vedono coinvolto sia il parlamentare sia la Camera di appartenenza, in questo caso il bene della riservatezza è di spettanza del solo parlamentare. Quindi manca un parametro di valore costituzionale secondo il quale la Camera possa rifiutare l'autorizzazione in questo caso che priverebbe il parlamentare addirittura di una tutela giudiziaria in ordine a un suo bene, perché l'obiettivo finale di questa procedura è individuare l'autore delle minacce e, conseguentemente, metterne al riparo il parlamentare.

Ecco che quindi, pur confermando la mia adesione ed il mio voto favorevole alla proposta della Giunta, ritengo che tale tema debba essere ulteriormente meditato proprio per non approdare a conclusioni paradossalmente difformi da quella che fu la volontà del legislatore.

CREMA, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CREMA, relatore. Signor Presidente, aggiungo soltanto che sono ben lieto del fatto che alcuni colleghi della Giunta siano intervenuti questa mattina per indicare un possibile comportamento personale e dell'Assemblea diverso da quello della Giunta. Formalmente mi sono rifatto alla relazione e quindi, come atto parlamentare, tutto sarà giustificato anche per il futuro, però per rispetto a lei, signor Presidente, e per i colleghi presenti, mi corre l'obbligo di ricordare, a fronte di alcune valutazioni, politiche e personali, che ci ispiriamo alla legge e ci comportiamo nel pieno rispetto anche dei precedenti.

Pertanto, la Giunta del Senato della Repubblica ha informato il proprio comportamento coerentemente a quanto la Camera dei deputati, o meglio la Giunta consorella, ha improntato il suo nel primo caso che si è presentato in questa legislatura, a seguito dell'entratain vigore della cosiddetta legge Boato che ha introdotto la formalità dell'autorizzazione dell'Assemblea.

Quindi, con grande correttezza istituzionale e con grande sintonia e spirito collaborativo con il collega Siniscalchi della Giunta della Camera, il Senato ha uniformato il proprio comportamento a quello della Camera e della legge. Sovrana l'Assemblea di cambiare. Credo però che in questo caso sarebbe completamente inopportuno, previo un minimo confronto di merito con la Camera dei deputati.

PRESIDENTE. Prendiamo atto di quanto da lei affermato, senatore Crema

Metto ai voti la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti.

E' approvata.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3177) Adesione della Repubblica italiana all'Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa - EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L'Aja il 15 agosto 1996 (ore 12,02)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3177.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PELLICINI, relatore. Signor Presidente, non desidero aggiungere altro.

PRESIDENTE.Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3212) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal in materia di promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Dakar il 13 ottobre 2000 (ore 12,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3212.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

FORLANI, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3470) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Romania sul trasferimento delle persone condannate alle quali è stata inflitta la misura dell'espulsione o quella dell'accompagnamento al confine, fatto a Roma il 13 settembre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 12,08)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3470, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PROVERA, f. f. relatore. Signor Presidente, mi rifaccio alla relazione scritta, su cui vi è stata un'ampia convergenza.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Discussione dei disegni di legge:

(3426) Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (Approvato dalla Camera dei deputati)

(2607) MARTONE ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (ore 12,09)

 

Approvazione del disegno di legge n. 3426

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 3426, già approvato dalla Camera dei deputati, e 2607.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PROVERA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 3426.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge n. 3426, nel suo complesso.

È approvato.

 

Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 2607.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3401) Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004 (ore 12,10)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3401.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PELLICINI, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3474) Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 12,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3474, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.

 

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3435) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004 (ore 12,12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3435.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta

 

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Approvazione del disegno di legge:

(3551) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004 (ore 12,13)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3551.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta

 

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge nel suo complesso.

È approvato.

 

Approvazione del disegno di legge:

(2881) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 12,14)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2881, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PROVERA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta

 

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Onorevoli colleghi, poiché la Commissione di merito non ha ancora concluso l'esame del disegno di legge n. 3672, passiamo all'esame del successivo disegno di legge di ratifica all'ordine del giorno.

 

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(2351) Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (Relazione orale) (ore 12,15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2351.

I relatori, senatori Ziccone e Pellicini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ziccone.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame è sicuramente importante perché affronta organicamente, sotto la spinta, appunto, di un Protocollo e di una Convenzione dei Protocolli esecutivi delle Nazioni Unite, un problema di grande attualità e di grande importanza riguardante il contrasto nei confronti della criminalità organizzata, soprattutto e specificamente di tipo transnazionale.

L'Italia forse ratifica con un po' di ritardo questa Convenzione, però si può dire subito che la legislazione italiana è, tra le europee, certamente quella che più delle altre era preparata ad accogliere questo tipo di Protocollo perché già nella legislazione italiana numerosissime norme, contenute in varie leggi, attuavano, in mancanza di una vera e propria legge di attuazione, i princìpi che erano stati sviluppati nella Convenzione di cui abbiamo prima parlato. Quindi questo provvedimento ha soprattutto la funzione di creare una sorta di testo unico, di raccordo, di tutta una serie di conseguenze che si presentano nell'ordinamento giuridico italiano quando si hanno fenomeni di criminalità organizzata con attività di tipo transnazionale.

Tra i punti fondamentali che riguardano il disegno di legge in questione vi è, in primo luogo, la stessa definizione e previsione di una particolare circostanza aggravante che riguarda proprio le ipotesi, così come è detto esplicitamente, della commissione di fatti per i quali risulti implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato. Questa circostanza aggravante speciale riguarda proprio il fenomeno dell'attività transnazionale delle società criminali organizzate.

Altro pilastro fondamentale di questa legge è la disciplina delle cosiddette operazioni sotto copertura. Anche qui si tratta di un articolo che rispetto al testo governativo la Commissione ha notevolmente ampliato perché ha dato a questa norma la funzione di testo unico delle operazioni sotto copertura riguardanti la criminalità organizzata e le operazioni di criminalità organizzata. Infatti, non soltanto vengono indicate le ipotesi nelle quali si può agire sotto copertura, ma anche una serie di norme che hanno quasi caratteristica regolamentare perché, nel dilatare le ipotesi e i poteri dati agli agenti di polizia giudiziaria e ai soggetti che vengono specificamente indicati per questo tipo di attività, si è ritenuto anche di stabilire una serie di limiti e di precisazioni che non fa correre il rischio di attività che non siano sotto il controllo del potere giudiziario. Quindi, si è curato che si tratti comunque di attività che trovano la garanzia del controllo dell'attività giurisdizionale.

Un altro momento importante del disegno di legge riguarda le ipotesi di responsabilità degli enti che vengono interessati da queste forme di criminalità. In questo caso si prevedono, appunto, responsabilità per gli enti, ovviamente di carattere economico.

Infine, in altro articolo è stata disciplinata l'ipotesi di estensione di confisca per equivalente. In questa ipotesi si ha una possibilità ulteriore di confisca dei beni. Anche in questo caso è disciplinato un aspetto particolare, quello della possibilità di attività di indagine anche del pubblico ministero in una fase successiva e non preliminare all'attività giurisdizionale appunto che riguarda l'accertamento del reato.

Si tratta di una legge importante. Ci allineiamo definitivamente alle indicazioni date e il parere non può che essere largamente favorevole.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellicini.

PELLICINI, relatore. Per brevità di tempo mi riporto a quanto detto dal senatore Ziccone.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice De Zulueta. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato ad intervenire.

È iscritto a parlare il senatore Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo spiegare le ragioni dell'emendamento proposto con l'inserimento di un articolo 2-bis, che prevede che i princìpi della Convenzione costituiscono princìpi interpretativi dei Protocolli di attuazione.

Ci sembra importante che in questi Protocolli si rivada sempre ai princìpi statuiti nella Convenzione; princìpi importanti, frutto di una lunga ed anche tormentata esperienza di cooperazione nella lotta contro il crimine organizzato. Vale la pena sottoporre all'attenzione dei colleghi il fatto che la Convenzione stessa indica la rilevanza e l'importanza di princìpi ai quali normalmente non ci conformiamo molto nella produzione della nostra legislazione interna. Questa è la ragione per cui mi sembra importante ancorare anche i princìpi interpretativi dei Protocolli in modo scritto ai fondamenti e alle ispirazioni della Convenzione.

Questa la ragione dell'emendamento, che tende a rafforzare la nostra lealtà rispetto ai princìpi della Convenzione ed alla loro applicazione in sede di accordi operativi, non soltanto in sede di Protocolli, ma proprio nella funzionalità di alcune indicazioni fondamentali contenute in termini di estradizione, di lotta alla corruzione, di trasparenza anche nelle responsabilità delle persone giuridiche. Potrebbe sembrare un di più la richiesta di inserire questo eventuale articolo 2-bis ma dal momento che - lo ripeto - i princìpi della Convenzione e il nostro orientamento legislativo non sono conformi, rafforzare questa lealtà per iscritto mi sembra necessario.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fassone. Ne ha facoltà.

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, nonostante qualche sollecitazione dei colleghi ad un andamento spedito, credo che la ratifica di questa Convenzione esiga qualche momento di riflessione e qualche considerazione maggiore di quella che normalmente si dedica alla ratifica degli accordi. Questa è molto di più; è una Convenzione internazionale delle Nazioni Unite che ha ad oggetto il contrasto alla criminalità organizzata. In questa nozione tengo a sottolineare che rientra anche la criminalità organizzata a fini di terrorismo. Basta questo per dire che stiamo affrontando uno snodo estremamente importante.

Il punto di partenza di questo disegno di legge sono le dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, quando l'Assemblea licenziò la prima dichiarazione politica in materia: gli stessi mezzi tecnologici - egli ha detto - che sostengono la globalizzazione e l'espansione transnazionale della società civile forniscono l'infrastruttura per l'espansione di una rete globale di società incivile, criminalità organizzata, trafficanti di droga, riciclaggio di denaro e terroristi. Ripeto: basta questo per evidenziare l'importanza di tale testo.

Le linee portanti della Convenzione approvata a Palermo esattamente cinque anni fa (ed è curioso che l'anniversario cada proprio oggi) sono le seguenti: dare definizioni che possano essere largamente condivise degli elementi base per gli interventi legislativi (su questo punto tornerò fra un istante); indicare alcuni fatti come universalmente incriminabili, e la Convenzione ne indica espressamente quattro (la partecipazione ad un gruppo di criminalità organizzata, l'intralcio alla giustizia, il riciclaggio di denaro e la corruzione) richiedere misure di protezione di testimoni e vittime dei reati; apprestare meccanismi di collaborazione internazionale.

Come si comporta il disegno di legge in merito a questi punti? È un testo imperfetto: anticipo sin d'ora che lo voteremo perché persuasi che i contenuti positivi facciano premio sulle riserve che abbiamo formulato e continuiamo a formulare. Tuttavia alcune lacune vanno evidenziate proprio per testimoniare la nostra responsabilità nell'approvarlo, consapevoli che queste lacune ci sono.

Le norme attuative sono circoscritte a taluni settori, non investono tutta la tematica della Convenzione, quindi il dare esecuzione è già per ciò solo parziale.

Alcune norme della Convenzione rimangono espressamente prive di attuazione e quindi sarà di difficile applicazione la Convenzione sul punto. Intendo, ad esempio, l'articolo 15 che prescrive a ciascuno Stato di adottare le misure necessarie per determinare la sua giurisdizione relativamente ai quattro reati gravi di cui ho fatto cenno. Indico l'articolo 24 sulla protezione dei testimoni in merito alla quale non c'è disposizione ulteriore rispetto alle misure di tutela nostre, che già ci sono ma che non coinvolgono tutti i gravi delitti di cui alla Convenzione. Sottolineo, in particolare, la necessità, cui lo Stato italiano dovrà dare risposta in futuro visto che non la dà nel presente provvedimento, evidenziata dall'articolo 5 della Convenzione, secondo il quale ciascuno Stato parte adotta le misure legislative, e di altra natura, necessarie a conferire il carattere di reato alla condotta di una persona che partecipa attivamente, non solo alle attività criminali del gruppo organizzato, ma alle altre attività del gruppo stesso, consapevole che la sua partecipazione contribuirà al raggiungimento dello scopo criminoso.

Questa è, né più né meno, una sollecitazione a disciplinare la materia del concorso esterno in associazione, materia che viene costantemente demonizzata, che è di indubbia delicatezza perché esige un'attenta e accurata definizione di questa area esterna all'associazione criminosa, ma comunque illecita, che avrebbe giustificato una riflessione e una legificazione nel presente testo, che purtroppo non c'è, ma che dovrà esserci. Ecco perché ritengo importante questa Convenzione, questo disegno di legge, anche e in particolare alla luce dell'articolo 11, che ho già avuto occasione di richiamare e che prevede che ogni Stato adotti le misure necessarie a contrastare i quattro gravi delitti in questione, tra i quali la corruzione, e prevede espressamente che, in merito a questi reati, siano estesi i termini di prescrizione, cosa che quest'Aula ha, poche settimane orsono, fatto esattamente nella direzione contraria; di tal che, per coerenza, occorrerebbe, appena approvato questo disegno di legge, denunciare la nostra dissociazione dalla Convenzione su questo punto.

Non manco di sottolineare la gravità di questo problema e comunque, ripeto, l'importanza del disegno di legge è tale che ci indurrà alla fine ad un voto positivo, soprattutto se saranno valutati favorevolmente i pochissimi emendamenti che abbiamo proposto.

 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ziccone.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire in replica.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellicini.

PELLICINI, relatore. Signor Presidente, anch'io rinuncio ad intervenire in replica.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere.

PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G1.

ZANCAN (Verdi-Un). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G1 e di poterlo, quindi, illustrare.

 

PRESIDENTE. Prego, senatore Zancan.

 

ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame affronta un problema di estrema delicatezza ed importanza. Dove c'è crimine transnazionale, ci sono in particolare vittime del crimine transnazionale, che sono da identificare nelle persone oggetto di tratta di persone, nelle donne oggetto di sfruttamento e di prostituzione e dunque nei soggetti che hanno necessità di particolare riferimento.

L'ordine del giorno G1, richiamandosi ad un Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite, chiede al Governo non soltanto di tutelare la privacy e l'identità delle vittime della tratta delle persone, ma anche - questo è il punto concreto ed importante - di fornire, al fine di garantire il ristabilimento fisico, psicologico e sociale delle vittime, possibilità di lavoro, d'istruzione e di formazione professionale.

Sappiamo che gli interventi di assistenza a favore delle vittime devono passare sul piano operativo attraverso il reinserimento della stessa vittima della tratta in un tessuto sociale nuovo, che le garantisca soprattutto possibilità di lavoro.

Nella sostanza, dunque, l'ordine del giorno in esame chiede al Governo di impegnarsi affinché per le vittime di reato transnazionale vi sia la possibilità di accesso ai servizi assistenziali e di inserimento del cittadino straniero nel mondo della formazione scolastica, universitaria e professionale sulla base della semplice presentazione della domanda di permesso di soggiorno, per motivi di protezione sociale, sin dal primo istante e quindi prima dell'effettivo rilascio dello stesso.

Mi sembra che le ragioni squisitamente umanitarie alla base dell'ordine del giorno G1 ne raccomandino l'approvazione da parte del Governo. Ritengo, infatti, che esso risponda realmente a caratteristiche di umanità che prescindono comunque dalla maggioranza e dall'opposizione e rappresentano princìpi di umanità che credo e spero siano da tutti condivisi.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, una parte del contenuto dell'ordine del giorno in esame è già oggetto del regolamento approvato nel settembre scorso; la parte innovativa, a mio avviso, potrebbe essere accettata dal Governo come raccomandazione.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Senatore Zancan, le chiedo se insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1.

ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, prendo atto che il Governo e la maggioranza sono - per così dire - ristretti quando si parla di vittime della tratta che devono reinserirsi nel mondo del lavoro.

Accetto che l'ordine del giorno venga accolto come raccomandazione e non insisto per la sua votazione. Credo, però, che ragioni di superiore umanità avrebbero consentito il pieno accoglimento dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Poiché il presentatore non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G1 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 2, che invito i presentatori ad illustrare.

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, desidero precisare che l'emendamento 2.0.100 non è in alcun modo antagonista del testo. Si limita, a giudizio dei proponenti, a perfezionarlo e a renderlo più aderente alla Convenzione.

Mi permetta, Presidente, di ricordare che l'articolo 15 della Convenzione stabilisce che ogni Stato parte adotta misure necessarie per determinare la sua giurisdizione relativamente ai reati gravi di cui parla la Convenzione.

L'articolo 3 stabilisce l'ambito di applicazione anche al di là dei confini dello Stato della Convenzione medesima quando vengano commessi dei reati al di fuori dei confini dello Stato interessato.

Il disegno di legge non prevede alcuna disposizione che dia attuazione a questo punto della Convenzione. Che cosa significa? Significa che, se i reati in questione sono commessi in Italia, non sorge alcun problema; se sono commessi all'estero ma ricadono nell'ambito di quelli che la Convenzione vuole contrastare, la nostra giurisdizione ha dilatazioni, che sono quelle previste dall'attuale codice penale negli articoli 7, 8, 9 e 10, i quali prevedono la giurisdizione dello Stato italiano quando un delitto viene commesso all'estero ma ricorrendo determinati requisiti, quali la presenza del reo nel territorio dello Stato, il livello di gravità della pena comminata per quei delitti e la richiesta del Ministro della giustizia.

Può accadere, e di fatto accade e vi risparmio l'elencazione, che taluni dei reati considerati dalla Convenzione non siano perseguibili se commessi all'estero ma aventi i requisiti di cui alla Convenzione stessa, perché manca uno di quegli elementi prima citati, quali - ad esempio - la presenza del reo nel territorio oppure il livello di pena.

Per questo motivo mi pare fortemente raccomandabile l'accoglimento dell'emendamento 2.0.100 che si limita a precisare che in questi casi non valgono i requisiti restrittivi di cui ai citati articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, ma unicamente il requisito di natura - per così dire - politica, ossia la richiesta del Ministro della giustizia, a prescindere dal livello di pena e dai legami che il delitto abbia con il territorio italiano.

Raccomando pertanto l'emendamento come migliorativo e portatore di completezza all'esecuzione della Convenzione.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, quella al nostro esame è una legge che arriva all'Aula con un ritardo di più di quattro anni rispetto al momento in cui si è tenuta la Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato. Credo che il nostro Parlamento non possa approvarla in condizioni di distrazione come quelle che si stanno registrando in questo momento. Si tratta di princìpi importanti che guidano la lotta contro la criminalità organizzata.

Per questa ragione chiedo a dodici colleghi di sostenere, nel momento in cui passeremo alla votazione degli emendamenti, la richiesta che avanzerò di verifica del numero legale per ottenere un minimo di partecipazione e di impegno da parte del Parlamento sulla ratifica della Convenzione al nostro esame.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, il parere sull'emendamento 2.0.100 è contrario, perché una cosa è l'applicazione e l'esecuzione dell'Accordo, altro è estendere, come in questo caso viene proposto dall'emendamento del senatore Fassone, la competenza della giurisdizione italiana.

Ora, capisco che questo è possibile, ma poiché il nostro ordinamento si è già ispirato, come tutti sanno, a una competenza per numerose ipotesi, al di là dei confini italiani, credo che accrescere ulteriormente, al di fuori delle ipotesi per cui in qualche modo già si prevede la possibilità di intervento della giurisdizione italiana, sia inopportuno. Per queste ragioni, in questa sede, penso di esprimere un parere contrario.

Anche sull'emendamento 2.0.101 il parere è contrario.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.100.

CENTARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). Signor Presidente, Forza Italia voterà contro questo emendamento, perché il suo testo prevede una estensione abnorme dell'ambito della giurisdizione italiana. Infatti, quando si parla di possibilità che lo Stato italiano, attraverso una richiesta del Ministro della giustizia, sanzioni anche un delitto commesso da uno straniero, nell'ambito di organizzazione criminale all'estero, significa anche che, se in Cina un cinese uccide altra persona nell'ambito di un'organizzazione criminale, il Ministro della giustizia può richiedere la condanna di costui.

Mi sembra francamente - ripeto - un'estensione assolutamente abnorme di tutta questa materia e della possibilità di punibilità. Altra cosa è la problematica che riguarda i crimini transnazionali che si dipanano attraverso i vari Stati e che quindi comportano evidentemente passaggi del prodotto, della merce oggetto di questi crimini attraverso vari Stati: lì sì che possiamo intervenire nell'ambito di un collegamento complessivo.

Vorrei anche dire ai colleghi, e concludo, che a mio parere, al di là delle buone motivazioni, mi pare che se arriviamo rapidamente all'approvazione della ratifica, evitando richieste di verifica del numero legale o altro, renderemmo comunque un buon servizio all'attività legislativa.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, il nostro orientamento è ovviamente positivo rispetto a questo provvedimento e ne abbiamo chiesto da tempo la discussione in Aula. Come sappiamo, si è ritenuto più urgente approvare la legge ex Cirielli piuttosto che approvare la ratifica di questa Convenzione. Credo che il Parlamento lo debba fare in condizioni di decenza dal punto di vista della presenza e dell'impegno politico e istituzionale.

Questa è la ragione per la quale, consapevole dell'importanza dell'invito del collega Centaro, chiedo che comunque venga verificata la presenza del numero legale.

FASSONE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, dichiaro ovviamente il voto favorevole ma con la seguente precisazione.

Riconosco la fondatezza delle obiezioni sollevate dal senatore Centaro. In effetti, per disattenzione è rimasto fuori dal testo un inserto che chiedo di considerare come integrazione: laddove si parla di "delitto per il quale la legge italiana stabilisce la pena dell'ergastolo" e via dicendo, occorrerebbe inserire dopo il termine "delitto" la seguente dizione "avente i caratteri di cui all'articolo 3 della Convenzione".

Così integrato, dichiaro il voto favorevole sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.0.100 (testo corretto), presentato dal senatore Fassone e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.101.

 

Verifica del numero legale

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 12,45, è ripresa alle ore 13,05).

 

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo si è riunita questa mattina ed ha approvato il calendario dei lavori per la prossima settimana.

Per quanto riguarda la settimana in corso, restano fermi gli argomenti già previsti, salvo l'inserimento, subito dopo il decreto-legge sull'emergenza rifiuti in Campania, del decreto-legge in materia di università e beni culturali, ove concluso dalla Commissione competente.

La prossima settimana il Senato tornerà a riunirsi, a partire dalle ore 10 di martedì 20 dicembre, per l'eventuale seguito dei predetti decreti-legge, nonché per il seguito degli altri argomenti non conclusi e per l'esame del disegno di legge in materia di tutela dei minori nella pubblicità televisiva.

Per quanto concerne la terza lettura dei disegni di legge finanziaria e di bilancio, il termine per la presentazione degli emendamenti e i tempi effettivi di esame saranno successivamente stabiliti in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.

 

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2005:

- Disegno di legge n. 3296 - Modifiche all' articolo 10 della legge 3 maggio 2004, n. 112, in materia di tutela dei minori nella programmazione televisiva (Approvato dalla Camera dei deputati).

 

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori per il periodo dal 14 al 23 dicembre 2005:

 

Mercoledì

14

dicembre

pom.

h. 16-20,30

- Disegno di legge n. 3669 - Decreto-legge n. 245, recante misure urgenti per emergenza rifiuti in Campania (Presentato al Senato - voto finale entro il 30 dicembre - scade il 29 gennaio 2006)

 

- Disegno di legge n. 3684 - Decreto-legge n. 250 recante norme in materia di università e beni culturali e altre misure urgenti (Presentato al Senato - voto finale entro il 5 gennaio 2006 - scade il 4 febbraio 2006)(Ove concluso dalla Commissione)

 

- Ratifiche di accordi internazionali

 

- Disegno di legge n. 1645 e connessi - Riordino professioni sanitarie non mediche

 

- Disegno di legge n. 3008-B - Riordino del Consiglio universitario nazionale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

 

- Disegno di legge n. 3600 - Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento (Approvato dalla Camera dei deputati)

 

- Disegno di legge n. 622 e connessi - Norme in materia di condominio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì

15

"

ant.

h. 9,30-14

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì

15

dicembre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

 
 

Martedì

20

dicembre

ant.

h. 10-14

- Eventuale seguito disegno di legge n. 3669 - Decreto-legge n. 245, recante misure urgenti per emergenza rifiuti in Campania (Presentato al Senato - voto finale entro il 30 dicembre - scade il 29 gennaio 2006)

 

- Eventuale seguito disegno di legge n. 3684 - Decreto-legge n. 250 recante norme in materia di università e beni culturali e altre misure urgenti (Presentato al Senato - voto finale entro il 5 gennaio 2006 - scade il 4 febbraio 2006)

 

- Seguito discussione disegno di legge non conclusi

 

- Disegno di legge n. 3296 - Tutela dei minori nella pubblicità televisiva (Approvato dalla Camera dei deputati)

 

- Disegno di legge n. 3614-B - Bilancio 2006 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale)

 

- Disegno di legge n. 3613-B - Legge Finanziaria 2006 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale)

 

"

"

"

pom.

h. 18,30-20,30

Mercoledì

21

"

ant.

h. 9,30-13

 

 

 

 

 

"

"

"

pom.

h. 16,30

Giovedì

22

"

ant.

h. 9,30

"

"

"

pom.

h. 16

Venerdì

23

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

 

Il Parlamento in seduta comune sarà convocato mercoledì 21 dicembre alle ore 14 per l'elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura e per la compilazione delle liste dei giudici aggregati. Voteranno per primi gli onorevoli Senatori.

Il termine per la presentazione degli emendamenti e i tempi di esame dei documenti di bilancio saranno stabiliti in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.

  

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3669
(Decreto-legge n. 245, per l'emergenza rifiuti in Campania)
(Totale 4 ore e 40 minuti)

 

Relatore

 

20'

Governo

 

20'

Votazioni

1 h.

 

Gruppi 3 ore, di cui:

 

 

AN

 

22'

UDC

 

18'

DS-U

 

27'

FI

 

31'

LP

 

14'

Mar-DL-U

 

19'

Misto

 

19'

Aut

 

12'

Verdi-Un

 

12'

Dissenzienti

 

5'

  

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3684
(Decreto-legge n. 250, recante norme in materia di università e beni culturali
e altre misure urgenti)
(Totale 4 ore e 40 minuti)

 

Relatore

 

20'

Governo

 

20'

Votazioni

1 h.

 

Gruppi 3 ore, di cui:

 

 

AN

 

22'

UDC

 

18'

DS-U

 

27'

FI

 

31'

LP

 

14'

Mar-DL-U

 

19'

Misto

 

19'

Aut

 

12'

Verdi-Un

 

12'

Dissenzienti

 

5'

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2351 (ore 13,07)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la discussione del disegno di legge n. 2351.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.101, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 3.

Lo metto ai voti.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, con l'emendamento 4.100 - ma anticipo che con emendamenti successivi si chiederà di applicare lo stesso principio - si propone che le Camere vengano informate con cadenza annuale dal Ministro della giustizia dello stato di attuazione delle previsioni di alcuni articoli della Convenzione. In questo caso, parliamo dell'articolo 16 che norma la materia di estradizione; con altri emendamenti si avanza la stessa richiesta per altri articoli della Convenzione sui quali ci è sembrato fosse doveroso che il Parlamento ricevesse delle informazioni da parte del Ministro della giustizia.

Si tratta, quindi di una richiesta di impegno al Ministro della giustizia perché riferisca annualmente al Parlamento sull'applicazione della Convenzione, almeno sui punti che ci sembrano più rilevanti. In seguito, ci soffermeremo anche sulla cooperazione di polizia.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 4.100 e 4.0.101 e parere contrario sull'emendamento 4.0.100.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo un parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

E' approvato.

Metto ai voti l'articolo 4, nel testo emendato.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 4.0.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.0.101, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

E' approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, ribadisco, si tratta anche questa volta di indicare alcune materie della Convenzione sulle quali si ritiene che il Parlamento debba essere informato con cadenza annuale.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ZICCONE, relatore. Esprimo parere favorevole su tutti gli emendamenti all'articolo 5.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Concordo con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 5, nel testo emendato.

È approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 5.0.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 6.500 contiene semplicemente una norma di raccordo.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ZICCONE, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione naturalmente del mio.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Concordo con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.101.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, chiedo ai colleghi di considerare l'opportunità di sopprimere le parole "nonché il nominativo degli eventuali ausiliari impiegati". Infatti, in questo caso stiamo parlando di operazioni sotto copertura. Al riguardo, credo sia giusto che vengano indicati i responsabili dell'operazione, ma - è una discussione che avevamo già fatto in sede di Commissione - mi sembra eccessivo prevedere anche il nominativo degli eventuali ausiliari impiegati. In tal modo, ogni persona che può essere stata, a qualche titolo, coinvolta nelle indagini sotto copertura vedrebbe il suo nominativo trasferito per vie burocratiche, mentre se viene indicato già un responsabile dell'operazione, questo mi sembrerebbe sufficiente; o, meglio, se ci fosse una formulazione più restrittiva, che indichi sempre la necessità di sapere chi ha partecipato a queste operazioni è un conto, ma nella formula usata, che ricomprende gli eventuali ausiliari impiegati, la nozione di ausiliari mi sembra veramente troppo ampia per un'operazione sotto copertura.

CENTARO (FI) Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). La ragione del mantenimento sta nella tutela di tali soggetti in quanto comunque, essendo coinvolti in un'operazione sotto copertura ma non essendo indicati - e vi è obbligo di indicazione al magistrato dei nominativi proprio affinché viga la causa di non punibilità - rischiano di rimanere senza copertura. E' chiaro che l'indicazione avviene in via riservata solo al magistrato e solo per quei ristretti limiti.

Quindi, si tratta di una condizione di tutela, ma anche di verifica e di controllo dell'operato di tali soggetti da parte del magistrato se abbiano esulato dai compiti dell'operazione sotto copertura.

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, Alleanza Nazionale voterà contro questo emendamento e illustrerò le ragioni della contrarietà tecnica allo stesso.

Le ragioni non sono solo quelle illustrate dal senatore Centaro a nome del Gruppo di Forza Italia, ma ve ne è un'altra, legata allo sviluppo processuale e prima ancora procedimentale dell'attività investigativa: l'ausiliario eventualmente impiegato, così come l'ufficiale di Polizia giudiziaria nel momento stesso in cui partecipa all'attività è già un testimone in fieri, una persona informata sui fatti in fieri che dovrà essere sentita.

Quindi, è corretto e doveroso che sia conosciuta nella sua identità già all'inizio delle operazioni. Questo non vuol dire - e mi sento in tal senso anche di tranquillizzare nel quadro del sistema i pur giusti timori del collega Dalla Chiesa - che chiunque, pubblico ministero per primo, venga a conoscenza di dati delicatissimi come questi, sin da quel momento è vincolato rigidamente ad un segreto, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.101, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 6.102, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 6.500, presentato dal relatore Ziccone.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 6, nel testo emendato.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZICCONE, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 7.100.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Anch'io esprimo parere contrario sull'emendamento 7.100.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 7.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, l'articolo 8 si propone di ricapitolare tutte le situazioni di confisca obbligatoria e per equivalente, sparse in varie norme del codice o in leggi speciali.

Nel far ciò adempie ad un impegno assunto con la convenzione e l'operazione è sicuramente da approvare. L'articolo 10 di riflesso abroga tutte le norme sparse nel codice e nell'ordinamento confluite in quella sorta di testo unico individuato dall'articolo 240-bis. Però, nel fare la prima operazione, il trasferimento non è completo.

Vi è una qualche piccola smagliatura che l'emendamento si propone di chiudere. In particolare nell'articolo 416-bis, riguardante le associazioni di tipo mafioso, è previsto che la confisca investa non soltanto le cose che corrispondono direttamente al prezzo ed al prodotto del delitto, ma anche quelle che ne costituiscono il reimpiego. E questo non compare nella nuova norma scritta in questo testo unico. Mi sembra questa una lacuna senz'altro da colmare perché è estremamente difficile individuare nell'immobile, nel veicolo, nell'imbarcazione il diretto prodotto del reato. Anzi, è quasi impossibile. Invece è agevole confiscarlo qualora si dimostri che sono il reimpiego di quel profitto. Lo stesso vale per il caso di usura. Anche nell'articolo 644 è prevista la confisca di un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari.

Questo viene abrogato, ma non viene riprodotto nell'articolo 240-bis. Mi sembra quindi necessario integrare la norma proprio per evitare che, nel proposito di fare un passo avanti nell'implementare la materia della confisca, in realtà facciamo un passo indietro.

 

PRESIDENTE. Il restante emendamento 8.101 si dà per illustrato.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ZICCONE, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 8.100, limitatamente all'usura. Altrimenti ripetiamo una norma già esistente nell'ordinamento.

CENTARO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). Desidero far notare al collega Fassone che le sue perplessità sono coperte dall'articolo 12-sexies della legge del 1992, che si riferisce a soggetti condannati per i reati di cui all'articolo 416-bis e connessi e che prevede la possibilità di sequestrare e confiscare i beni che comunque rappresentano il reimpiego, e quindi sostanzialmente il riciclaggio, del provento derivante dal delitto connesso all'articolo, tant'è vero che il settimo comma dell'articolo 416-bis veniva considerato un doppione rispetto all'articolo 12-sexies della legge del 1992.

ZICCONE, relatore. Sono favorevole soltanto se, appunto, vi è una riscrittura dell'emendamento riferita esclusivamente all'usura.

 

PRESIDENTE. Senatore Fassone, lei ha compreso qual è il mutamento di testo?

FASSONE (DS-U). Sì, signor Presidente, ho compreso, e in questi casi si dice: meglio che niente. Faccio però presente che, a fronte di un tramutamento di testo, potrebbero nascere dubbi interpretativi e siccome certamente non nuoce chiarirlo in questa sorta di testo unico che stiamo costruendo, mi parrebbe estremamente profittevole integrarlo come ho suggerito.

 

PRESIDENTE. Ma esiste una riscrittura del testo?

FASSONE (DS-U). Immagino che il relatore proponga una votazione per parti separate, esprimendosi a favore soltanto dell'ultima parte.

 

PRESIDENTE. Il relatore mi deve indicare le due parti che dovrò mettere in votazione.

ZICCONE, relatore. Residuerebbe come emendamento soltanto il contenuto delle ultime tre righe, e cioè: «In caso di usura è comunque ordinata la confisca di un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari». Questa è la parte che accetto e che bisognerebbe votare.

 

PRESIDENTE. Senatore Fassone, mi sembra di capire che lei è d'accordo.

 

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, preferirei che si votasse per parti separate; non porterebbe via più che pochi secondi, ma ci permetterebbe di insistere sulla parte sulla quale è stato espresso parere contrario.

 

PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo?

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Votiamo per parti separate, secondo l'indicazione data dal relatore.

PRESIDENTE. Metto dunque ai voti la prima parte dell'emendamento 8.100 (testo corretto), presentato dal senatore Fassone e da altri senatori, fino alle parole «prezzo del reato».

Non è approvata.

Metto ai voti la restante parte dell'emendamento 8.100 (testo corretto).

È approvata.

 

Metto ai voti l'emendamento 8.101, presentato dal relatore Ziccone.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 8, nel testo emendato.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, anche in questo caso l'emendamento non è antagonista del testo, ma si limita a colmare qualche smagliatura.

Nell'articolo 9 si stabilisce un importante principio, e cioè che il pubblico ministero può continuare a fare indagini in ordine al possesso di beni da confiscare anche quando le indagini preliminari sono concluse e il processo è in corso. Il principio è senz'altro da condividere e a questo provvede l'articolo 9. Tuttavia l'articolo 9 ha dei limiti abbastanza significativi, e cioè da un lato nulla dice quanto alla tipologia degli atti che il pubblico ministero può compiere e, limitandosi al rinvio all'articolo 430, esclude le perquisizioni e i sequestri, che sono l'atto più significativo per conoscere i beni che domani dovranno, in ipotesi, essere confiscati. Ecco perché noi suggeriamo di integrare gli atti indicati negli articoli 364 e 365.

Oltre a ciò, il testo sottoposto alla nostra attenzione non prevede quale sorte processuale avranno questi atti, che quindi rischiano di essere compiuti senza utilità giudiziaria. Nell'emendamento 9.100 noi suggeriamo il richiamo dell'articolo 430, comma 2, che prevede - appunto - il deposito di tali atti e quindi il giusto contraddittorio nella difesa anche in ordine ai medesimi e l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento per gli atti irripetibili; altrimenti il pubblico ministero svolge un'attività eventualmente efficace ed utile, che però non può essere utilizzata dibattimentalmente.

L'ultimo periodo, poi, serve per il caso in cui quegli atti si siano rivelati funzionali non solo alla confisca, ma anche, in ipotesi, a fini di prova e, in questo caso, li canalizza secondo le regole normali dell'articolo 433.

 

PRESIDENTE. Il rimanente emendamento 9.0.100 si intende illustrato.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 9.100 perché ritengo vi sia una sorta di violazione al principio del contraddittorio.

Per quanto riguarda l'emendamento 9.0.100, esprimo parere favorevole a condizione che, al posto dell'espressione «procuratore nazionale antimafia», venga sempre sostituita l'espressione «procuratore distrettuale antimafia».

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

FASSONE (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.100.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, anch'io chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.100.

CENTARO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.100.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.100, presentato dal senatore Fassone e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'articolo 9.

È approvato.

Chiedo ai presentatori dell'emendamento 9.0.100 se intendono accogliere la modifica proposta dal relatore.

FASSONE (DS-U). Sì, signor Presidente, accogliamo la modifica proposta dal relatore sull'emendamento 9.0.100.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.100 (testo 2), presentato dal senatore Brutti Massimo e da altri senatori.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 10.

Lo metto ai voti.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZICCONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 11.100.

BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 11.100, presentato dal senatore Maritati e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 11.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli articoli successivi.

Metto ai voti l'articolo 12.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 13.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, esprimo soddisfazione per la conclusione della lunga vicenda relativa a questa ratifica. La Convenzione dell'ONU - se ricordo bene - si è tenuta nell'inverno del 2001 o addirittura nel 2000. L'Assemblea generale ha adottato i Protocolli delle Nazioni Unite nelle sue riunioni del 15 novembre 2000 e del 31 maggio 2001. Noi ci siamo arrivati molto tardi e, peraltro, dopo un lungo, serrato e proficuo confronto in sede di Commissione.

Esprimo soddisfazione poiché ritengo che questo sia uno strumento importante per la lotta contro la criminalità organizzata transnazionale e perché sono rimarcati alcuni princìpi che a mio avviso dovrebbero informare anche - lo ripeto - la nostra produzione legislativa. Ricordo di nuovo le misure per combattere il riciclaggio di denaro, le misure anticorruzione, quelle per la responsabilità delle persone giuridiche e anche la valorizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'assistenza giudiziaria reciproca: tutti princìpi e dimensioni della lotta al crimine organizzato transnazionale che sono stati spesso sottovalutati nei nostri provvedimenti e nella vita di questo Parlamento.

Credo sia uno strumento in più, uno strumento sulla cui attuazione - do atto al relatore di avere accettato in questo senso le richieste che venivano dall'opposizione - sarà bene che il Parlamento ottenga un'informazione puntuale da parte del Ministro della giustizia.

Certo, rimangono come sempre delle imperfezioni nella nostra legge di ratifica; abbiamo cercato di migliorarla, con il consenso del relatore e della maggioranza ci siamo anche riusciti. Credo che davvero questo fosse un provvedimento da attuare, che richiedeva a mio avviso da parte del Parlamento una maggiore attenzione, un maggior impegno, una maggiore consapevolezza.

Dichiaro quindi il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi del senatore Zavoli).

CENTARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo disegno di legge. Esprimo la più ampia soddisfazione per una ratifica su cui si è fortemente impegnata la Commissione antimafia, con un documento approvato all'unanimità di stimolo e di input politico, che finalmente vede i suoi risultati.

L'Italia ha collaborato fortemente alla realizzazione di questa Convenzione, perché dispone della legislazione antimafia più avanzata in assoluto. Il vero problema non è tanto nella ratifica da parte dell'Italia, ma nella adozione da parte degli altri Stati di una legislazione analoga a quella italiana che dovrà necessariamente essere inserita nei loro ordinamenti affinché questa Convenzione possa in concreto avere attuazione.

La cooperazione internazionale, a fronte di un crimine sempre più transnazionale, diventa un passaggio obbligato. Dobbiamo ancora scontare una notevole ritrosia culturale di tanti Paesi, anche dell'Unione Europea, nei confronti di una legislazione che ha segnato punti di eccellenza e ottimi risultati, specialmente in Italia.

FASSONE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole dei Democratici di sinistra-l'Ulivo. Le motivazioni sono quelle esposte dal senatore Dalla Chiesa, che faccio mie integralmente e anche quelle da noi affacciate in sede di discussione.

È particolarmente importante questo testo, tra l'altro per gli indirizzi che fornisce in tema di corruzione, di intralcio alla giustizia e di concorso esterno in associazione criminosa.

Mi dolgo che il rifiuto di alcuni nostri emendamenti abbia lasciato qualche piccola smagliatura, ma questo non inficia il giudizio complessivamente positivo che esprimiamo sul testo.

PRESIDENTE. Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge, nel testo emendato.

È approvato.

 

Sull'ordine dei lavori

MALAN (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALAN (FI). Signor Presidente, tenuto conto del fatto che generalmente la seduta si chiude alle 13 e avendo approvato una lunga serie di provvedimenti, di cui alcuni particolarmente impegnativi, credo ci sia un accordo generale per chiudere qui la seduta in modo da poter prendere parte utilmente ai lavori delle Commissioni che sono in corso e inizieranno tra poco.

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, la proposta si intende accolta.

 

Interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza un'interpellanza e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.

 

La seduta è tolta (ore 13,34).

 

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Adesione della Repubblica italiana all'Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa - EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L'Aja il 15 agosto 1996 (3177)

ARTICOLI 1, 2, 3 E 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Approvato

(Autorizzazione all’adesione)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato ad aderire all’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa-EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L’Aja il 15 agosto 1996.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità con quanto disposto dall’articolo XIV dell’Accordo stesso.

Art. 3.

Approvato

(Copertura finanziaria)

    1. Per l’attuazione della presente legge è autorizzata la spesa di euro 210.415 per ciascuno degli anni 2005 e 2006, e di euro 267.460 annui a decorrere dal 2007. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 4.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal in materia di promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Dakar il 13 ottobre 2000 (3212)

ARTICOLI 1, 2 E 3

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal in materia di promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Dakar il 13 ottobre 2000.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 13 dell’Accordo stesso.

Art. 3.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Romania sul trasferimento delle persone condannate alle quali è stata inflitta la misura dell'espulsione o quella dell'accompagnamento al confine, fatto a Roma il 13 settembre 2003 (3470)

ARTICOLI 1, 2, 3 E 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo tra la Repubblica italiana e la Romania sul trasferimento delle persone condannate alle quali è stata inflitta la misura dell’espulsione o quella dell’accompagnamento al confine, fatto a Roma il 13 settembre 2003.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 9 dell’Accordo stesso.

Art. 3.

Approvato

(Copertura finanziaria)

    1. Per l’attuazione della presente legge è autorizzata la spesa di euro 100.000 annui, a decorrere dall’anno 2005. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 4.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (3426)

ARTICOLI 1, 2, E 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 13 della Convenzione stessa.

Art. 3.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004 (3401)

ARTICOLI 1, 2 E 3

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 30 della Convenzione stessa.

Art. 3.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003 (3474)

ARTICOLI 1, 2, E 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 30 della Convenzione stessa.

Art. 3.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004 (3435)

ARTICOLI 1, 2 E 3

ART. 1.

Approvato

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004.

Art. 2.

Approvato

    1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo XIII dell’Accordo stesso.

Art. 3.

Approvato

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004 (3551)

ARTICOLI 1, 2 E 3

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto previsto dall’articolo 17 dell’Accordo stesso.

Art. 3.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002 (2881)

ARTICOLI 1, 2 E 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

ART. 1.

Approvato

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002.

Art. 2.

Approvato

    1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 13 dell’Accordo stesso.

Art. 3.

Approvato

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (2351)

ORDINE DEL GIORNO

G1

DE ZULUETA

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità transnazionale organizzata volta a prevenire, reprimere e punire la tratta delle persone, in particolare delle donne e dei fanciulli, raccomanda, all’articolo 6 (II Protezione delle vittime della tratta delle persone) agli stati parte del Protocollo di tutelare la privacy e l’identità delle vittime della tratta delle persone e, al fine di garantire il ristabilimento fisico, psicologico e sociale delle vittime, di fornire loro, tra l’altro, possibilità di lavoro, d’istruzione e di formazione professionale;

            a questo fine l’esperienza derivante da sei anni di applicazione della previsione di cui all’articolo 18 del decreto legislativo n. 286 del 1998, in materia di permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, ne ha evidenziato la fondamentale rilevanza nell’ambito delle strategie di tutela delle vittime extracomunitarie dei reati di tratta e di sfruttamento degli esseri umani;

            nell’ambito di tali strategie risulta fondamentale perseguire obiettivi di superamento delle condizioni di discriminazione, esclusione, diseguaglianza ed isolamento delle persone, in special modo giovani donne e minori, che, come lo stesso Protocollo rileva, maggiormente subiscono le situazioni di violenza e grave sfruttamento;

            la possibilità di una regolare permanenza e di un regolare inserimento nel mondo del lavoro rappresentano la condizione della sottrazione allo sfruttamento dei cittadini extracomunitari vittime di tali reati e di tali situazioni di sfruttamento;

            l’applicazione concreta dei programmi di assistenza ed integrazione sociale e le significative esperienze realizzate sul territorio, anche nell’ambito di progetti comunitari, hanno visto il coordinamento fra forze dell’ordine, magistratura, enti locali, associazioni di volontariato e del terzo settore, nonché associazioni del mondo economico, con la realizzazione di numerosi interventi di assistenza alle vittime ed il raggiungimento di moltissimi e qualificati inserimenti socio-lavorativi delle vittime, consentendo all’Italia di vantare numerose esperienze di avanguardia per quanto riguarda la protezione ed il reinserimento delle vittime della tratta;

            tuttavia, l’applicazione pratica di tali programmi sconta l’assenza di un chiaro quadro normativo di riferimento in relazione all’applicazione delle previsioni di cui al citato articolo 18 decreto legislativo n. 286 del 1998 e dell’articolo 27 decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, in particolare per la mancanza di norme di coordinamento ed interazione dell’intervento degli uffici decentrati della pubblica amministrazione, specialmente per quanto riguarda gli ambiti del lavoro, dell’istruzione e della formazione professionale;

        impegna il Governo:

            ad approvare un regolamento di attuazione specifico per l’articolo 18 decreto legislativo 286/98 che consenta:

                a) la possibilità di accesso ai servizi assistenziali e di inserimento dello straniero nel mondo della formazione, scolastica, universitaria e professionale, sulla base della semplice presentazione della domanda di permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, sin da prima dell’effettivo rilascio dello stesso;

                b) norme di protezione dei dati personali e di tutela della privacy dello straniero nell’ambito dei contesti di studio, lavoro e vita quotidiana;

                c) norme speciali in ordine ai permessi ed alle assenze dal lavoro per recarsi a testimoniare nei processi apertisi a seguito delle denunce e/o nei quali lo straniero è persona offesa;

                d) la necessità del nulla-osta della Procura della Repubblica solo ed esclusivamente nell’ambito del cosiddetto «percorso giudiziario».

________________

(*) Accolto dal Governo come raccomandazione

ARTICOLI 1 E 2 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione ed i Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall’Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione ed ai Protocolli di cui all’articolo 1, di seguito denominati rispettivamente: «Convenzione» e «Protocolli», a decorrere dalla data della loro rispettiva entrata in vigore.

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2

2.0.100 (TESTO CORRETTO)

FASSONE, BRUTTI MASSIMO, CALVI, MARITATI, AYALA

Respinto

Dopo l’articolo inserire il seguente:

«Art- 2-bis.

        1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 7, dall’articolo 8, e dal primo e dal secondo comma dell’articolo 9 del codice penale, il cittadino o lo straniero che commettono in territorio estero un delitto avente il carattere di cui all'articolo 3 della Convenzione per il quale la legge italiana stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni e nel quale risulti implicato un gruppo criminale organizzato sono puniti a richiesta del Ministro della giustizia.

        2. Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa occorre, oltre tale richiesta, anche la querela.

        3. Nei casi preveduti dai commi 1 e 2 qualora si tratti di delitto commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito secondo le modalità indicate nei predetti commi sempre che l’estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata, dal governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto.

        4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli effetti di quanto stabilito dall’articolo 4 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.  231, nei limiti previsti dal medesimo decreto legislativo»

2.0.101

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MANZIONE, RIGONI, MAGISTRELLI, DANIELI FRANCO

Respinto

Dopo l’articolo 2, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

        1. I princìpi della Convenzione costituiscono princìpi interpretativi dei Protocolli.

        2. Salvo quanto diversamente previsto, le norme della Convenzione e dei Protocolli si applicano esclusivamente alle attività di gruppi di criminalità organizzata non limitate al territorio nazionale».

ARTICOLI 3 E 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 3.

Approvato

(Circostanza aggravante)

    1. Per i reati puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni nella commissione dei quali risulti implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato la pena è aumentata da un terzo alla metà.

    2. Si applica altresì il comma 2 dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni.

Art. 4.

Approvato con un emendamento

(Autorità centrale ed autorità di riferimento per le attività previste dalla Convenzione e dai Protocolli)

    1. L’autorità centrale ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 13, della Convenzione, è il Ministro della giustizia.

    2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate le autorità di riferimento per le attività previste dalla Convenzione e dai Protocolli.

EMENDAMENTO

4.100

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Approvato

Dopo il comma 2, aggiungere, in fine, il seguente:

        «2-bis. Con cadenza annuale il Ministro della giustizia informa le Camere dello stato di attuazione delle previsioni dell’articolo 16 della Convenzione, in merito alla collaborazione tra Stati-Parte in materia di estradizione».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 4

4.0.100

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Respinto

Dopo l’articolo 4, inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Estradizione)

        1. La Convenzione costituisce fondamento giuridico per la cooperazione in materia di estradizione con altri Stati Parte.

        2. Al momento del deposito dello strumento di ratifica della Convenzione da parte dello Stato italiano, il Segretario generale delle Nazioni Unite viene informato del riconoscimento di cui al comma 1».

4.0.101

DALLA CHIESA, MAGISTRELLI, CAVALLARO, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Approvato

Dopo l’articolo 4, inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Informazione al Parlamento sulla cooperazione in materia di assistenza giudiziaria)

        1. Con cadenza annuale il Ministro della giustizia informa le Camere dello stato di attuazione delle previsioni dell’articolo 18 della Convenzione, in merito alla collaborazione tra Stati-Parte in materia di assistenza giudiziaria».

ARTICOLO 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 5.

Approvato con un emendamento

(Trasferimento dei procedimenti penali)

    1. Il trasferimento dei procedimenti penali previsto dall’articolo 21 della Convenzione avviene esclusivamente nelle forme e nei limiti degli Accordi internazionali.

EMENDAMENTO

5.100

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Approvato

Al comma 1 aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Tali accordi sono ratificati previa autorizzazione data con legge del Parlamento.

        2. Con cadenza annuale il Ministro della Giustizia informa le Camere dello stato di attuazione delle previsioni dell’articolo 21 della Convenzione, in merito al quadro complessivo degli accordi trasferimento raggiunti con altri Stati-parte, al numero dei procedimenti penali effettivamente trasferiti e ad eventuali problemi applicativi che consigliano l’intervento del legislatore.

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 5

5.0.100

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Approvato

Dopo l’articolo 5, inserire il seguente:

«Art. 5-bis.

(Informazione al Parlamento sulla cooperazione di polizia)

        1. Con cadenza annuale il Ministro dell’Interno informa le Camere dello stato di attuazione delle previsioni dell’articolo 27 della Convenzione, con specifico riferimento alle azioni intraprese sulla base di tale disposizione ed al quadro delle intese o accordi conclusi ai sensi del comma 2 dell’articolo».

ARTICOLO 6 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 6.

Approvato con un emendamento

(Operazioni sotto copertura)

    1. Fermo quanto disposto dall’articolo 51 del codice penale, non sono punibili:

        a) gli ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, appartenenti alle strutture specializzate o alla Direzione investigativa antimafia, nei limiti delle proprie competenze, i quali, nel corso di specifiche operazioni di polizia e, comunque, al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti previsti dagli articoli 648-bis e 648-ter nonché nel libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del codice penale, ai delitti concernenti armi, munizioni, esplosivi, ai delitti previsti dal testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ai delitti previsti dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché dall’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, anche per interposta persona, danno rifugio o comunque prestano assistenza agli associati, acquistano, ricevono, sostituiscono od occultano denaro, armi, documenti, stupefacenti, beni ovvero cose che sono oggetto, prodotto, profitto o mezzo per commettere il reato o altrimenti ostacolano l’individuazione della loro provenienza o ne consentono l’impiego;

        b) gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti agli organismi investigativi della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri specializzati nell’attività di contrasto al terrorismo e all’eversione e del Corpo della Guardia di finanza competenti nelle attività di contrasto al finanziamento del terrorismo, i quali, nel corso di specifiche operazioni di polizia e, comunque, al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti commessi con finalità di terrorismo, anche per interposta persona, compiono le attività di cui alla lettera a).

    2. Negli stessi casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono utilizzare documenti, identità o indicazioni di copertura anche per attivare o entrare in contatto con soggetti e siti nelle reti di comunicazione, informandone il pubblico ministero al più presto e comunque entro le quarantotto ore dall’inizio delle attività.

    3. L’esecuzione delle operazioni di cui ai commi 1 e 2 è disposta, secondo l’appartenenza del personale di polizia giudiziaria, dagli organi di vertice ovvero, per loro delega, dai rispettivi responsabili di livello almeno provinciale, d’intesa con la Direzione centrale per i servizi antidroga quando si procede in relazione ai delitti previsti dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e con la Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere per i delitti previsti dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

    4. L’organo che dispone l’esecuzione delle operazione di cui ai commi 1 e 2 deve dare preventiva comunicazione al pubblico ministero competente per le indagini, indicando, se necessario o se richiesto, anche il nominativo dell’ufficiale di polizia giudiziaria responsabile dell’operazione, nonché il nominativo degli eventuali ausiliari impiegati. Il pubblico ministero deve comunque essere informato senza ritardo, a cura del medesimo organo, nel corso della operazione delle modalità e dei soggetti che vi partecipano, nonché dei risultati della stessa.

    5. Per l’esecuzione delle operazioni di cui ai commi 1 e 2, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono avvalersi di ausiliari ai quali si estende la causa di non punibilità prevista per i medesimi casi. Per l’esecuzione delle operazioni può essere autorizzata l’utilizzazione temporanea di beni mobili ed immobili, di documenti di copertura, l’attivazione di siti nelle reti, la realizzazione e la gestione di aree di comunicazione o scambio su reti o sistemi informatici, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia e con gli altri Ministri interessati. Con il medesimo decreto sono stabilite altresì le forme e le modalità per il coordinamento, anche in ambito internazionale, a fini informativi e operativi tra gli organismi investigativi.

    6. Quando è necessario per acquisire rilevanti elementi probatori ovvero per l’individuazione o la cattura dei responsabili dei delitti previsti dal comma 1 nonché di quelli previsti dagli articoli 629 e 644 del codice penale, gli ufficiali di polizia giudiziaria nell’ambito delle rispettive attribuzioni, nonché le autorità doganali limitatamente ai delitti previsti dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, possono omettere o ritardare gli atti di propria competenza, dandone immediato avviso, anche oralmente, al pubblico ministero e provvedono a trasmettere allo stesso motivato rapporto entro le successive quarantotto ore.

    7. Per gli stessi motivi di cui al comma 6, il pubblico ministero può, con decreto motivato, ritardare l’esecuzione dei provvedimenti che applicano una misura cautelare, del fermo dell’indiziato di delitto, dell’ordine di esecuzione di pene detentive o del sequestro. Nei casi di urgenza, il ritardo dell’esecuzione dei predetti provvedimenti può essere disposto anche oralmente, ma il relativo decreto deve essere emesso entro le successive quarantotto ore. Il pubblico ministero impartisce alla polizia giudiziaria le disposizioni necessarie al controllo degli sviluppi dell’attività criminosa, comunicando i provvedimenti adottati all’autorità giudiziaria competente per il luogo in cui l’operazione deve concludersi ovvero attraverso il quale si prevede sia effettuato il transito in uscita dal territorio dello Stato ovvero in entrata nel territorio dello Stato delle cose che sono oggetto, prodotto, profitto o mezzo per commettere i delitti.

    8. Le comunicazioni di cui ai commi 4 e 6 ed i provvedimenti adottati dal pubblico ministero ai sensi del comma 7 sono senza ritardo trasmessi al procuratore generale presso la corte d’appello. Per i delitti indicati all’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, la comunicazione è data al procuratore nazionale antimafia.

    9. L’autorità giudiziaria può affidare il materiale o i beni sequestrati in custodia giudiziale, con facoltà d’uso, agli organi di polizia giudiziaria che ne facciano richiesta per l’impiego nelle attività di contrasto di cui al presente articolo.

    10. Sono abrogati:

        a)  gli articoli 97 e 98 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;

        b)  l’articolo 10 del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n.  172, e successive modificazioni;

        c)  l’articolo 12-quater del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n.  356;

        d)  l’articolo 14, comma 4, della legge 3 agosto 1998, n. 269;

        e)  l’articolo 4 del decreto-legge 18 ottobre 2001, n. 374, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2001, n.  438;

        f)  l’articolo 10 della legge 11 agosto 2003, n. 228.

EMENDAMENTI

6.100

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «nonché dall’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75».

6.101

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Respinto

Al comma 4, sopprimere le parole: «nonché il nominativo degli eventuali ausiliari impiegati».

6.102

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Respinto

Al comma 5, sopprimere il primo periodo.

6.500

IL RELATORE ZICCONE

Approvato

Al comma 10, dopo la lettera f), aggiungere la seguente:

            «f-bis. il comma 3-septies dell’articolo 12 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286».

ARTICOLO 7 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 7.

Approvato

(Responsabilità degli enti)

    1. Dopo l’articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono inseriti i seguenti:

    «Art. 25-sexies. - (Delitti di associazione per delinquere) – 1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 416 e 416-bis del codice penale, dall’articolo 291-quater del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e dall’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.

    2. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.

    3. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica all’ente la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3.

    «Art. 25-septies. - (Riciclaggio). – 1. In relazione ai reati concernenti il riciclaggio, per i delitti di cui agli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da duecento a ottocento quote.

    2. Nei casi di condanna per i reati di cui al comma 1 del presente articolo si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.

    Art. 25-octies. - (Traffico di migranti). – 1. In relazione ai reati concernenti il traffico di migranti, per i delitti di cui all’articolo 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da duecento a mille quote.

    2. Nei casi di condanna per i reati di cui al comma 1 del presente articolo si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.

    Art. 25-nonies. - (Intralcio alla giustizia). – 1. In relazione ai reati concernenti intralcio alla giustizia, per i delitti di cui agli articoli 377, 377-bis e 378 del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote».

EMENDAMENTO

7.100

DALLA CHIESA, CAVALLARO, MAGISTRELLI, MANZIONE, RIGONI, DANIELI FRANCO

Respinto

Al comma 1, dopo il capoverso «art. 25-nonies», inserire il seguente:

        «Art 25-decies. In relazione ai reati di cui al titolo II del libro II del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a ottocento quote».

ARTICOLO 8 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 8.

Approvato con emendamenti

(Ipotesi speciali di confisca obbligatoria e confisca per equivalente)

    1. Dopo l’articolo 240 del codice penale, è inserito il seguente:

    «Art. 240-bis. - (Ipotesi speciali di confisca obbligatoria e confisca per equivalente). – Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui agli articoli 270-bis, 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter e 320, anche se commessi dai soggetti indicati nell’articolo 322-bis, primo comma, 321, anche se commesso ai sensi dell’articolo 322-bis, secondo comma, 416-bis, 640, secondo comma, numero 1), 640-bis, 640-ter, secondo comma, con esclusione dell’ipotesi in cui il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, 644, 648-bis e 648-ter, ovvero per uno dei delitti previsti dalla sezione I del capo III del titolo XII del libro secondo, è sempre disposta la confisca delle cose che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato, salvo che appartengano a persona ad esso estranea. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti di cui agli articoli 270-bis e 416-bis, è inoltre sempre disposta la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, salvo che appartengano a persona ad esso estranea. Sono comunque fatti salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento del danno.

    Nei casi di cui al primo comma, quando la confisca delle cose che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato non è possibile, il giudice ordina la confisca di somme di danaro, beni od altre utilità di cui il reo ha la disponibilità, anche per interposta persona fisica o giuridica, per un valore corrispondente a tale prodotto, profitto o prezzo. In tali casi, il giudice, con la sentenza di condanna, determina le somme di danaro o individua i beni o le utilità assoggettati a confisca di valore corrispondente al prodotto, al profitto o al prezzo del reato».

    2. All’articolo 600-septies del codice penale le parole: «, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni ed al risarcimento dei danni, la confisca di cui all’articolo 240 e, quando non è possibile la confisca dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato, la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto. In ogni caso è disposta» sono soppresse.

    3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 13 della legge 11 agosto 2003, n. 228, e dall’articolo 17 della legge 3 agosto 1998, n. 269, in ordine alla destinazione delle somme confiscate nelle ipotesi previste da tali disposizioni.

EMENDAMENTI

8.100 (TESTO CORRETTO)

FASSONE, BRUTTI MASSIMO, CALVI, MARITATI, AYALA

Le parole da: «Al comma 1» a: «prezzo del reato» respinte; restante parte approvata

Al comma 1, all’articolo 240-bis ivi richiamato, al primo capoverso dopo le parole: «cose che servirono o furono destinate a commettere il reato» inserire le altre: «o che costituiscono l’impiego del prodotto, del profitto o del prezzo del reato». Al medesimo comma 1, al secondo capoverso, dopo il primo periodo inserire il seguente: «In caso di usura è comunque ordinata la confisca di un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari».

8.101

IL RELATORE ZICCONE

Approvato

Al comma 3, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Resta altresì ferma l’applicazione della disposizione di cui all’articolo 15 della legge 29 settembre 2000, n. 300, limitatamente ai reati ivi considerati».

ARTICOLO 9 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 9.

Approvato

(Attività di indagine a fini di confisca)

    1. Dopo l’articolo 430-bis del codice di procedura penale è inserito il seguente:

    «Art. 430-ter. - (Attività di indagine a fini di confisca). – 1. Il pubblico ministero può compiere, nel termine e ai fini di cui all’articolo 430, ogni attività di indagine che si rende necessaria circa i beni, il denaro o le altre utilità soggette a confisca a norma dell’articolo 240-bis del codice penale e dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, e successive modificazioni.».

EMENDAMENTO

9.100

FASSONE, BRUTTI MASSIMO, CALVI, MARITATI, AYALA

Respinto

Al comma 1, all’articolo 430-ter ivi richiamato, al capoverso 1, dopo le parole: «ogni attività di indagine» aggiungere le altre: «compresi gli atti indicati negli articoli 364 e 365» e, dopo il capoverso 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Si applica la disposizione del comma 2 dell’articolo 430. I verbali degli atti indicati nel comma 1 sono inseriti nel fascicolo del dibattimento nei limiti di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 431. Negli altri casi gli atti sono inseriti nel fascicolo del pubblico ministero ai sensi del comma 2 dell’articolo 433.

        1-ter. Gli atti indicati nel comma 1 non possono essere utilizzati nei confronti delle altre parti a fini diversi dalla confisca salvo che queste vi consentano».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 9

9.0.100

BRUTTI MASSIMO, MARITATI, CALVI

V. testo 2

Dopo l’articolo 9, inserire il seguente:

«Art. 9-bis.

(Modifiche alla legge 31 maggio 1965, n. 575)

        1. All’articolo 2-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, dopo le parole: "di una misura di prevenzione" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Nazionale Antimafia";

            b) al comma 4, dopo le parole: "o il questore" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Nazionale Antimafia";

            c) al comma 6, sostituire le parole: "e il questore" con le parole: ", il questore e il Procuratore Nazionale Antimafia".

        2. All’articolo 2-ter della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma secondo, dopo le parole: "del questore" aggiungere le parole: ", del Procuratore Nazionale Antimafia";

            b) al comma sesto, dopo le parole: "o del questore" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Nazionale Antimafia";

            c) al comma settimo, dopo le parole: "ultima dimora dell’interessato" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Nazionale Antimafia".

        3. AIl’articolo 3-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma settimo, dopo le parole: "o del questore" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Nazionale Antimafia".

        4. All’articolo 3-quater della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, dopo le parole: "o il questore" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Nazionale Antimafia";

            b) al comma 5, dopo le parole: "o il questore" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Nazionale Antimafia".

        5. All’articolo 10-quater della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma secondo, dopo le parole: "o del questore" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Nazionale Antimafia"».

9.0.100 (testo 2)

BRUTTI MASSIMO, MARITATI, CALVI

Approvato

Dopo l’articolo 9, inserire il seguente:

«Art. 9-bis.

(Modifiche alla legge 31 maggio 1965, n. 575)

        1. All’articolo 2-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, dopo le parole: "di una misura di prevenzione" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Distrettuale Antimafia";

            b) al comma 4, dopo le parole: "o il questore" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Distrettuale Antimafia";

            c) al comma 6, sostituire le parole: "e il questore" con le parole: ", il questore e il Procuratore Distrettuale Antimafia".

        2. All’articolo 2-ter della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma secondo, dopo le parole: "del questore" aggiungere le parole: ", del Procuratore Distrettuale Antimafia";

            b) al comma sesto, dopo le parole: "o del questore" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Distrettuale Antimafia";

            c) al comma settimo, dopo le parole: "ultima dimora dell’interessato" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Distrettuale Antimafia".

        3. AIl’articolo 3-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma settimo, dopo le parole: "o del questore" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Distrettuale Antimafia".

        4. All’articolo 3-quater della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, dopo le parole: "o il questore" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Distrettuale Antimafia";

            b) al comma 5, dopo le parole: "o il questore" aggiungere le parole: "ovvero il Procuratore Distrettuale Antimafia".

        5. All’articolo 10-quater della legge 31 maggio 1965, n. 575 sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma secondo, dopo le parole: "o del questore" aggiungere le parole: "ovvero del Procuratore Distrettuale Antimafia"».

ARTICOLI 10 E 11 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 10.

Approvato

(Abrogazioni)

    1. Gli articoli 322-ter e 640-quater, il quarto comma dell’articolo 270-bis, il settimo comma dell’articolo 416-bis e il sesto comma dell’articolo 644 del codice penale sono abrogati.

Art. 11.

Approvato

(Modifica dell’articolo 377 del codice penale)

    1. La rubrica dell’articolo 377 del codice penale è sostituita dalla seguente: (Intralcio alla giustizia).

    2. Dopo il secondo comma dell’articolo 377 del codice penale sono inseriti i seguenti:

    «Chiunque usa violenza o minaccia ai fini indicati al primo comma, soggiace, qualora il fine non sia conseguito, alle pene stabilite in ordine ai reati di cui al medesimo primo comma, diminuite in misura non eccedente un terzo.

    Le pene previste ai commi primo e terzo sono aumentate se concorrono le condizioni di cui all’articolo 339.».

    3. All’articolo 7, primo comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575, dopo la parola: «353,» sono inserite le seguenti: «377, terzo comma,».

EMENDAMENTO

11.100

MARITATI, CALVI, FASSONE, BRUTTI MASSIMO

Respinto

Al comma 2, capoverso, aggiungere, in fine, il seguente comma:

        «Qualora alla violenza o alla minaccia consegua la condotta alla quale le stesse sono preordinate, l’autore della violenza o della minaccia è sempre punito, in deroga a quanto previsto dall’articolo 46, comma 2 ed alle norme sul concorso di persone, con la reclusione da due a sei anni».

ARTICOLI 12 E 13 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

ART. 12.

Approvato

(Interventi in materia di armi da fuoco)

    1. Al secondo comma dell’articolo 35 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «dieci».

    2. Al primo comma dell’articolo 11 della legge 18 aprile 1975, n. 110, dopo la parola: «matricola», sono inserite le seguenti: «, nonché l’indicazione del luogo di produzione e della sigla della Repubblica italiana o di altro Paese, nel caso di importazione dell’arma da Paese esterno all’Unione europea.».

Art. 13.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .

Allegato B

 

Testo integrale dell'intervento del senatore Filippelli in dichiarazione di voto sul disegno di legge 3633 e connessi

Signor Presidente, colleghi, siamo finalmente giunti all'epilogo di questa triste e brutta vicenda: anche questa segnata dalla proterva arroganza del Governo e della maggioranza, che tutto hanno fatto tranne che salvaguardare il ruolo del Senato e le prerogative dei singoli senatori; che hanno penalizzato le minoranze, ma in particolar modo hanno umiliato i partiti e i movimenti politici appartenenti al Gruppo Misto.

Questo deve essere ribadito e reso noto ai cittadini che ci stanno ascoltando: per la discussione di una legge che modifica completamente, formalmente e sostanzialmente la legge elettorale e la stessa procedura di espressione del voto, i senatori popolari hanno avuto a disposizione soltanto pochissimi minuti!

I pochi minuti a disposizione non mi permettono di dire tutto ciò che il mio partito senza per questa pessima legge elettorale, che non è né intelligente né seria dal punto di vista politico né corretta dal punto di vista costituzionale.

Per cui chiedo già da subito di essere autorizzato a consegnare il mio intervento scritto in modo che possa essere allegato agli atti.

Prima di addentrarmi in qualche considerazione, mi preme chiedere al Capo dello Stato, al Parlamento, all'opinione pubblica se è giusto che un partito come il nostro, se non vuole uscire dal panorama politico e partitico, secondo questa legge assurda e irrazionale, debba presentarsi alla prossima competizione elettorale con il simbolo delle Europee, che conteneva il nome di Mastella e di Martinazzoli.

Vorremmo capire: se Martinazzoli dovesse manifestare il suo dissenso sull'utilizzo del suo nome nel nostro simbolo, prevarrebbe il "no" di Martinazzoli o il nostro diritto ad essere presente nella competizione elettorale.

Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Parlamento e all'opinione pubblica se è giusto e costituzionale che un partito alla vigilia di una competizione elettorale importante, quale quella politica debba entrare in disputa con le Corti d'appello per vedersi riconosciuto il diritto alla cittadinanza nello schieramento dei partiti democratici; cittadinanza acquisita sul campo con anni d'impegno, di lavoro, di conquiste nell'interesse di una fetta importante dell'opinione pubblica.

Noi vorremo sapere se si ritiene questa assurdità un atto di grave sopraffazione da parte di questo Governo e di questa maggioranza.

Sappiamo che non avremo risposte. Ma sentiamo comunque il dovere di denunciare questa palese assurdità costituzionale.

Questo è il vostro timbro; questa è la vostra concezione della democrazia; questo purtroppo è stato il modo con il quale il Presidente del Senato ha smentito l'impegno pronunciato nel discorso del suo insediamento, quando fra i suoi doveri elencò quello di garantire all'opposizione il diritto di critica.

Su questo provvedimento, sulla sua inadeguatezza a disegnare il nuovo Parlamento italiano, sulle contraddizioni che contiene, sulla sua approssimazione, sui suoi palesi vizi di incostituzionalità, sulla sua macchinosità, sul fatto che esso appare come un vestito tagliato su misura per il partito del Presidente del Consiglio, sul forte rischio di instabilità e ingovernabilità che si profila per la prossima maggioranza, qualunque essa sia, molto è stato detto.

Purtroppo è stato detto soprattutto fuori da quest'Aula, vista la cieca determinazione del Governo a rifiutare di discuterne, evitando o mortificando il dibattito parlamentare e trasformandolo immediatamente in un confronto muscolare: tutti sanno che questo provvedimento è arrivato al Senato in un testo annunciato come blindato ancora prima di essere stampato e assegnato alla Commissione competente: questo è il vero scandalo, cari colleghi; qui ha origine la protesta dell'opposizione, che - di fronte alla preventiva e annunciata indisponibilità al confronto con le ragioni dell'opposizione - non ha avuto altro strumento che un legittimo ostruzionismo, volto a richiamare l'attenzione del Paese sulla ennesima prova di arroganza di questa maggioranza.

Tutti sanno che il mio partito è sempre stato un partito proporzionalista, ma ha sempre immaginato un proporzionale vero, che rispecchiasse alla perfezione il pluralismo di idee, di posizioni, di pensiero; un proporzionale che sapesse e potesse dare voce e rappresentanza alla società italiana nella sua più variegata e composita espressione.

E per questo il mio partito non ha mai immaginato un proporzionale pensato e progettato in maniera furbesca, all'ultimo momento, da un Governo e una maggioranza in agonia, con l'intento di alleggerire la sconfitta che si avvicina o rendere instabile il prossimo Governo, arrecando un grave danno alla democrazia.

Signor Presidente, ci amareggia il fatto di cover constatare che in questo disegno di legge, palesemente incostituzionale, questo Governo e questa maggioranza hanno dovuto lavorare di fantasia per inserire, molto irresponsabilmente, una molteplicità di premi e una serie di sbarramenti che, distorcendo la volontà degli elettori, hanno creato le condizioni per l'ingovernabilità dell'Italia, dimenticando che una legge elettorale non può essere "contro", ma a favore dell'Italia, della stabilità, della governabilità.

Debbo rilevare che si torna al passato, alle origini, alla famosa legge proporzionale con premio di maggioranza, con una significativa differenza: l'odierna prevede un premio di maggioranza ad una alleanza di partiti che hanno le mani politicamente libere riguardo ad ogni candidatura, senza, però, il doveroso legame all'indicazione di un candidato comune.

C'è, però, una strana coincidenza: anche oggi, come allora, a presiedere il Senato è un Marcello, allora Ruini, ora Pera. Si torna ai partiti e forse non è un male. E' che si cancellano, a cuor leggero, soltanto per calcoli elettoralistici, anni di dibattito, di discussione, d'impegno, di conquiste.

Purtroppo la paura di perdere in maniera sonora, il tentativo di conservare il potere, fanno brutti scherzi.

Onorevoli colleghi, in questo disegno di legge non c'è traccia di buon senso: si tenta con scorpori e sbarramenti di eliminare la voce della democrazia che è rappresentata dai piccoli partiti che, se vogliono sopravvivere, devono allearsi tra di loro, mettendo da parte la loro storia, la loro identità, i loro valori. Non c'è il rispetto della pari opportunità tra uomini e donne. Si allontana insomma la prospettiva di certezze post-voto e di chiara alternanza.

Ci dispiace: è stata dispersa, ancora una volta, una buona occasione per fare finalmente una legge nell'interesse dell'Italia!

Si sono pronunciati contro questo testo autorevoli costituzionalisti e giuristi di ogni schieramento, politologi, addirittura matematici che hanno messo in rilievo la farraginosità del sistema di calcolo dei voti, i più raffinati commentatori politici.

Ma tutto ciò non è bastato: al Presidente del Consiglio, non gli si è mai accesa la scintilla del dubbio, e, oramai preda di un delirio di onnipotenza irrefrenabile, ha bollato i critici, i perplessi, i non entusiasti del suo disegno con il marchio: siete tutti comunisti!

Non interessa al Presidente del Consiglio il fatto che il Paese sia stremato a causa delle sue politiche di questi cinque anni; non gli importa del fatto che tutti gli indicatori economici abbiano registrato un forte arretramento del nostro Paese, né che il Sud conosca una crisi straziante in tutti i settori della vita politica, economica e sociale. Secondo Berlusconi, l'economia italiana va bene perché le sue condizioni economiche vanno bene; l'Italia è un Paese più ricco perché lui è più ricco; l'Italia sta crescendo perché sta crescendo soprattutto il suo patrimonio.

Ebbene, colleghi, questa legge elettorale è la inevitabile conclusione di una legislatura dominata dalla necessità di soddisfare esigenze e bisogni di una persona: una legislatura che si è aperta con la soppressione del reato di falso in bilancio e con la legge sulle rogatone internazionali, e si è poi caratterizzata con leggi come lo scudo fiscale, il legittimo sospetto, la legge Schifani, il decreto salva Rete4, la riforma del sistema televisivo, la sedicente soluzione del conflitto di interessi, la riforma dell'ordinamento giudiziario, per chiudere in bellezza con la ex Cirielli e, appunto, con questa stolta legge elettorale.

Tutto ciò ha creato un senso di disagio molto forte anche e soprattutto fra quei cittadini che nel 2001 avevano creduto alla promesse e alle lusinghe della coalizione del centro-destra e del suo leader: sono i pensionati, ai quali erano state fatte promesse miracolose, e che si trovano oramai a livelli di indigenza; sono le casalinghe, costrette a fare i conti con un aumento dei prezzi che si è aggravato grazie alla incapacità e alla indifferenza del Governo nel gestire il passaggio dalla lira all'euro, sono i dipendenti pubblici, gli agricoltori, (e non solo quelli del Sud, in ogni caso particolarmente penalizzati dalla assenza di politiche adeguate), sono tutte le categorie di lavoratori, ma quello che più colpisce è il disincanto e il senso di delusione delle categorie imprenditoriali, da quelle rappresentate in Confindustria ai piccoli artigiani, dai titolari di piccole aziende a quelli che gestiscono attività familiari o individuali.

La maggioranza ha saputo dissipare un patrimonio di consenso e di adesione che nessun Governo ha mai avuto nella storia repubblicana, che si era concretizzato in una maggioranza parlamentare fatta di cento deputati e cinquanta senatori più dell'opposizione.

Questo patrimonio, cari colleghi della maggioranza, lo avete sperperato e purtroppo questo risultato lo avete raggiunto minando profondamente la credibilità del Paese, e quel che è ancora più grave, la fiducia e la credibilità nel Paese, la fiducia fra i cittadini e fra gli elettori e la credibilità delle nostre istituzioni.

Sarà compito nostro ricucire questo rapporto, sarà la nostra maggioranza che uscirà dalle urne nella prossima primavera a rimediare a questo e a tutti gli altri disastri che avete combinato in questi terribili cinque anni.

Lo faremo, ci riusciremo, nonostante e al di là di questa pessima legge elettorale, che non è seria dal punto di vista politico né corretta dal punto di vista costituzionale.

 

Sen. Filippelli

Testo integrale dell'intervento del senatore Pedrini in dichiarazione di voto sul disegno di legge n. 3633 e connessi

Signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, il 10 settembre 2002 ho presentato un disegno di legge (numero 1693) nella cui relazione illustrativa rimarcavo che il vigente sistema di elezione della Camera dei deputati, del tipo "misto", cioè per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale, è stato introdotto nel nostro Paese nel 1993 sulla base di una strumentalizzante lettura di due referendum popolari, spregiudicatamente interpretati anche con il favore di una insistita campagna di stampa. È appena il caso di ricordare che il primo referendum, nel 1991, riguardava l'abrogazione delle preferenze multiple a sistema elettorale proporzionale invariato, mentre il secondo referendum, del 1992, riguardava specificamente il sistema elettorale del Senato.

Tralascio la critica, non sopita, ad un metodo referendario volto a modificare una legge per singole parti, nonostante la Carta costituzionale preveda espressamente l'ammissibilità di referendum abrogativi di un'intera legge. E' appena il caso di ricordare il clima politico nel quale si tennero quei referendum.

La scelta del sistema maggioritario, sulla base di quella campagna di opinione, venne presentata come una panacea, la soluzione di tutti i mali della democrazia.

Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di: ridurre, fino ad annullarlo, il peso delle forze politiche, che avevano dato luogo ad un sistema "partitocratico", secondo alcuni "corrotto e corruttore", per privilegiare la scelta degli uomini; ridare smalto alla funzione parlamentare, legando i parlamentari al collegio che li esprime e sottraendo il loro voto all'obbligo della cosiddetta "disciplina di partito"; garantire la stabilità dei governi.

E' appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La "partitocrazia", se con tale termine si intendono scelte imposte da ristrette oligarchie autoreferenziali, è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali sono state scelte le candidature nelle tre elezioni con il sistema maggioritario che si sono susseguite a partire dal 1994 e se si riflette su come già i partiti si stanno muovendo per organizzare le liste per il 9 aprile del 2006.

I parlamentari non sono stati mai e ancor di più, con il sistema contenuto nel disegno di legge n. 3633, saranno così distaccati dal territorio che li ha espressi e che li esprimerà, anche perché molti di loro sono stati eletti in collegi ad essi del tutto estranei, e non sono mai stati così coartati nel divieto di mandato imperativo come da quando sono chiamati ad esprimersi su leggi delega e su voti di fiducia. Quanto alla stabilità dell'Esecutivo, basterà ricordare che dal marzo del 1994 ad oggi si sono susseguiti otto Governi e che l'attuale Governo, in carica, nonostante possa contare su una larghissima maggioranza parlamentare, si trova, praticamente, in stato di perenne crisi.

Richiamando sempre il disegno di legge n. 1693 devo ricordare che la democrazia italiana fino al 1919 si era retta sulla base di un sistema elettorale maggioritario ed era stata debole, incapace di interpretare il Paese reale, frammentata in partiti e partitini e rissosa perché personalistica, inadatta a dare vita ad Esecutivi stabili.

E tutto ciò tenendo conto che la platea elettorale, fino all'introduzione del suffragio universale, per l'appunto nel 1919, era stata assai ristretta. Perciò, nel 1919 l'introduzione del suffragio universale (peraltro riservato ai soli cittadini maschi) venne ritenuta incompatibile con il sistema elettorale maggioritario e si adottò la proporzionale, a coronamento delle grandi battaglie condotte dai democratici e, in particolare, dai cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, e dai socialisti, guidati da Filippo Turati. Fino al 1994 il sistema elettorale prevedeva però fortunatamente la preferenza.

Scrisse, a quei tempi, don Sturzo che, quando non si ha la maggioranza nel Paese, è illusorio pensare di ricrearla in Parlamento attraverso artificiose leggi elettorali.

Evidentemente era a lui chiaro, mentre per altri non lo è , che una cosa sono i sistemi elettorali e un'altra cosa sono i sistemi istituzionali.

Il disegno di legge n. 1693 che avevo presentato nel lontano settembre del 2002 che si componeva di 8 articoli, adottava per l'elezione della Camera dei deputati il sistema proporzionale, con la preferenza, ponendosi, nello stesso tempo, l'esigenza di assicurare la stabilità dell'Esecutivo.

Secondo chi vi parla, la reintroduzione della proporzionale deve mirare, innanzi tutto, a consentire agli elettori una scelta politica non equivoca, secondo il principio cardine che esige che si compia la scelta meno lontana dai propri convincimenti, secondo il principio cardine del proporzionale che vuole che si voti per l'espressione politica più consona al proprio sentire.

Questa legge che stiamo discutendo presenta varie incongruenze, però, che ho cercato di far risaltare anche con la presentazione di alcuni emendamenti.

Per esempio, ho presentato due emendamenti riguardanti la modifica della legge sul diritto di voto per i cittadini italiani residenti all'estero (n. 459 del 2001), sottolineando che i cittadini italiani elettori residenti all'estero si possono candidare in Italia, pertanto indipendentemente dal luogo in cui essi sono residenti possono essere sia elettori che candidati in Italia. Questo diritto non viene altrettanto riconosciuto ai cittadini italiani residenti in Italia.

I nostri diplomatici all'estero poi non hanno le stesse modalità di voto riconosciute ai nuovi elettori.

Oggi è all'esame del Parlamento questo sistema proporzionale che avrei potuto anche votare, se non fosse, come è, privo del voto di preferenza. Il voto di preferenza permetterebbe agli elettori di riappropriarsi della politica e della scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, oggi di fatto usurpata dagli oligarchi che decidono le candidature, fino ad oggi decise nei collegi uninominali e da domani con il sistema proporzionale a liste bloccate in quanto non è previsto il voto di preferenza.

Si sposta così il dibattito e la politica dal territorio, dagli uomini ai media e alle grandi capacità finanziarie. Si danno vantaggi alle grandi strutture. Si va verso una democrazia non partecipata ma mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia rigida e burocratica condannata da Sturzo nel 1950 come uno dei mali dell'Italia.

 

Sen. Pedrini

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Antonione, Baldini, Bosi, Caruso Antonino, Costa, Cursi, Cutrufo, D'Alì, Dell'Utri, Giuliano, Mantica, Massucco, Saporito, Sestini, Siliquini, Tatò, Vegas e Ventucci.

 

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Pedrizzi, per attività della 6a Commissione permanente; Guzzanti, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta concernente il "dossier Mitrokhin" e l'attività d'intelligence italiana; Gubert, per attività della Commissione speciale in materia d'infanzia e di minori; Coviello, per attività dell'Unione interparlamentare; Palombo, per partecipare ad un incontro internazionale; De Zulueta e Iannuzzi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Flammia, per attività della Commissione consultiva per la concessione di ricompense al valore e merito civile; D'Ippolito (dalle ore 11.30), Ognibene e Tonini, per attività di rappresentanza del Senato.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Sen. Bevilacqua Francesco, Asciutti Franco, Brignone Guido, Gaburro Giuseppe

Disposizioni in materia di reclutamento di dirigenti scolastici (3687)

(presentato in data 07/12/2005);

 

Sen. Zappacosta Lucio

Istituzione dell' Autorita' portuale di Pescara e d'Abruzzo (3688)

(presentato in data 07/12/2005);

 

Sen. Magnalbo' Luciano

Integrazioni alla legge 7 agosto 1997, n. 266 in materia di incentivi al reimpiego dei quadri aziendali (3690)

(presentato in data 14/12/2005).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri

 

in data 13/12/2005 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004" (3435);

 

in data 13/12/2005 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003" (3474)

C.5545 approvato dalla Camera dei Deputati;

 

in data 13/12/2005 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004" (3551)

 

in data 13/12/2005 il senatore Provera Fiorello ha presentato la relazione unica sui disegni di legge:

Sen. Martone Francesco ed altri

"Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000" (2607)

"Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000" (3426)

C.5373 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.4010, C.4909);

 

in data 13/12/2005 il senatore Provera Fiorello ha presentato la relazione sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione dell' Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002" (2881)

C.4547 approvato dalla Camera dei Deputati;

 

in data 13/12/2005 il senatore Pellicini Piero ha presentato la relazione sul disegno di legge:

" Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004" (3401).

Disegni di legge, ritiro

Il Ministro dei rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 dicembre 2005, ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: "Rinuncia al recupero delle prestazioni pensionistiche indebite e modifiche al regime di cumulo tra pensione di inabilità e assegno ordinario di invalidità e rendita INAIL" (n. 3448).

  

Affari assegnati

In data 13 dicembre 2005 è stato deferito alla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'Affare in ordine alla completa attuazione degli interventi previsti dall'articolo 2-bis del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 (Atto n. 767).

    

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 24 novembre 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, la relazione sullo stato e sulle previsioni delle attività di formazione professionale, relativa all'anno 2005 (Atto n. 768).

 

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.

Governo, trasmissione di atti comunitari

Il Ministro per le politiche comunitarie, con lettera in data 1° dicembre 2005, ha inviato il testo della Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali nonché la Proposta di decisione del Consiglio che conferisce alla medesima Agenzia il potere di svolgere le proprie attività nelle materie indicate nel titolo VI del trattato sull'Unione europea (Atto comunitario n. 15).

 

La predetta documentazione è stata trasmessa, in data 13 dicembre 2005, ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, alla 14a Commissione permanente e, per il parere, alla 1a, alla 2a e alla 3a Commissione permanente nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

 

Con successiva nota del 7 dicembre 2005 - pervenuta il 12 dicembre 2005 - il Ministro per le politiche comunitarie ha altresì comunicato che, ai sensi dell'articolo 4 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, è stata apposta una riserva di esame parlamentare sul testo in oggetto.

 

Interpellanze

ZANDA, ANGIUS, BORDON, BOCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'11 novembre 2005 il Senato della Repubblica ha approvato con voto di fiducia un maxi-emendamento del Governo al disegno di legge finanziaria per il 2006, integralmente sostituivo del testo originario del provvedimento, che tra le numerose misure introdotte ex novo ha previsto un finanziamento pubblico di 10 milioni di euro per l'anno 2006 a sostegno dell'acquisto da parte dei cittadini italiani di apparecchi decoder per il digitale terrestre;

come segnalato con l'interrogazione 3-02334, i decoder per il digitale terrestre sono distribuiti e commercializzati in Italia dalla società Solari.com s.r.l. controllata dal signor Paolo Berlusconi (fratello del Presidente del Consiglio), il quale deve dunque ritenersi direttamente beneficiario delle misure di finanziamento adottate su iniziativa del Governo;

si ricorda che ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 215 del 2004 "Sussiste situazione di conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità (...), ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate";

considerato inoltre che:

a seguito delle segnalazioni a tal proposito trasmesse all'Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 8 e 14 novembre 2005, la stessa Autorità ha richiesto alla Presidenza del Consiglio informazioni sulle modalità e le circostanze di presentazione e deliberazione del maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria per il 2006;

la Presidenza del Consiglio - secondo quanto comunicato dall'Autorità - avrebbe testualmente dichiarato che il maxi-emendamento in esame «è stato istruito e presentato direttamente dal Ministro dell'economia e delle finanze on. Giulio Tremonti, senza alcuna valutazione del Consiglio dei ministri»;

tale circostanza ha indotto l'Autorità a concludere che «l'assenza di un atto alla cui adozione abbia partecipato il Presidente del Consiglio esclude in radice la possibilità di intervento da parte di questa Autorità, atteso che l'art. 3 della legge n. 215/04 prevede che sussiste situazione di conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo partecipi all'adozione di un atto, anche formulando la proposta o omette un atto dovuto»; pertanto, nell'adunanza del 30 novembre 2005, l'Autorità ha disposto l'archiviazione del caso;

la ricostruzione dei fatti, per come illustrata dall'Autorità, lungi dal chiudere la vicenda pone, semmai, più ampi e seri interrogativi non soltanto sulla portata e sui criteri di applicazione della legge n. 215 del 2004 in materia di conflitto di interessi, ma anche sull'effettivo rispetto delle disposizioni che regolano l'attività del Governo nell'ordinamento italiano;

in particolare, la mancata sottoposizione del maxi-emendamento al Consiglio dei ministri deve ritenersi una manifesta violazione del disposto dell'articolo 2, comma 3, lettere a) e b), della legge n. 400 del 23 agosto 1988, che impone la preventiva deliberazione del Consiglio dei ministri su tutte le questioni su cui il Governo chiede la fiducia al Parlamento, nonché sui disegni di legge d'iniziativa governativa (cui deve essere senz'altro assimilato un maxi-emendamento interamente sostitutivo del disegno di legge finanziaria);

nel merito, la circostanza ammessa dalla Presidenza del Consiglio, per cui il maxi-emendamento sarebbe stato "istruito e presentato" dal ministro Tremonti senza alcun passaggio dal Consiglio dei ministri, non può essere considerata sufficiente per concludere che il presidente Berlusconi non abbia in altra forma "partecipato" alla scelta di presentare un emendamento recante la manovra finanziaria annuale; se così fosse, essendo la legge finanziaria l'atto più rilevante in materia di indirizzo economico del Governo, il suo comportamento dovrebbe essere fortemente censurato in sede politica e parlamentare;

per di più, in relazione al contenuto specifico del maxi-emendamento e agli interessi sui quali esso ha diretta incidenza, tale violazione potrebbe configurare anche una "omissione di atto dovuto", di per sé sanzionabile ai sensi dell'articolo 3 della legge sul conflitto d'interessi;

considerato altresì che:

affinché possa essere fugato ogni dubbio circa l'adozione di comportamenti elusivi della disciplina in materia di conflitti di interessi, gli accertamenti di legge da parte dell'autorità di vigilanza dovrebbero essere volti ad escludere una "partecipazione" del Presidente del Consiglio non solo ai momenti formali della definizione degli atti di sua competenza, ma anche alle diverse e complesse fasi nelle quali tali decisioni vengono ipotizzate, vagliate, discusse, elaborate e, infine, maturano per poi essere formalmente assunte;

diversamente si ammetterebbe un'interpretazione meramente formalistica della legge sul conflitto di interessi secondo cui i "titolari di cariche di Governo" potrebbero infrangerne i divieti con la semplice adozione di piccole precauzioni, quali allontanarsi per pochi minuti dal Consiglio dei ministri (come accaduto per la deliberazione dei decreti legislativi in materia di previdenza complementare) o far presentare in Parlamento da un Ministro un emendamento di proprio interesse, senza alcun passaggio dal Consiglio di ministri, imponendone poi l'approvazione con il voto di fiducia,

si chiede di sapere,

se il Presidente del Consiglio non ritenga di dover riferire urgentemente al Parlamento in ordine alle modalità di formazione e deliberazione del citato maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria per l'anno 2006 e in generale dei disegni di legge presentati dal Governo alle Camere, per ciò che concerne il rispetto delle prerogative e competenze del Consiglio dei ministri, di cui all'articolo 92 della Costituzione e all'articolo 2 della legge n. 400 del 1988, e l'effettiva ottemperanza alle disposizioni della legge n. 215 del 2004 in materia di risoluzione dei conflitti di interessi;

in generale, se il Governo non ritenga essenziale, considerata la serietà e gravità del problema del conflitto d'interessi nel Paese, che le poche norme vigenti in materia vengano rispettate con il massimo scrupolo, sia nella lettera che nello spirito.

(2-00810 p. a.)

Interrogazioni

IOVENE - Al Ministro dell'interno - (Già 4-06967)

(3-02400)

DE ZULUETA, BOCO, RIPAMONTI - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Premesso che:

in data 25 novembre 2005 il Commissario per i Diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa, Alvaro Gil Robles, ha denunciato al quotidiano francese "Le Monde" che presso la base NATO di "Camp Bondsteel" in Kosovo si era "ricostituita una prigione di Guantanamo in miniatura", alludendo anche al fatto che durante la sua visita presso la struttura nel settembre 2002 aveva visto personalmente entrare "tra i 15 e i 20 prigionieri", sicuramente non solo kosovari;

la menzionata intervista a "Le Monde", inoltre, denuncia la totale mancanza dell'applicazione delle tutele giudiziarie riconosciute internazionalmente ai prigionieri, oltre alla pratica di "arresti extragiudiziari in Kosovo" e l'utilizzo da parte della CIA di questi "buchi neri" come luoghi di passaggio e di trasferimento di prigionieri provenienti da altre zone critiche del mondo, come l'Afghanistan o il Medio Oriente;

l'ANSA del 26 novembre 2005 riportava la dichiarazione rilasciata in Albania di un ex prigioniero della base, Ilir F., che riferisce di essere stato arrestato due volte e trattenuto a Bondsteel (nel 2002 e nel 2003). Nell'intervista l'ex prigioniero riferisce che in occasione del primo arresto, effettuato dal contingente italiano in Kosovo, l'interrogatorio a cui fu sottoposto fu effettuato da soldati italiani;

l'Ombudsman nominato per il Kosovo, Marik Antoni Nowick, ha dichiarato a "Le Monde" del 26 novembre 2005: "non sono mai potuto accedere liberamente presso la base" e "tale struttura non è mai stata attribuita alla mia giurisdizione". Dichiarazioni ancora più inquietanti se messe in correlazione con numerosi rapporti di varie associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, che sin dal 2001 venivano eloquentemente intitolati "Camp Bondsteel, la Guantanamo dei Balcani";

le stesse fonti hanno avuto informazioni da parte delle autorità del KFOR che "dalla primavera del 2004 la base di Camp Bonsteel, che ospita 6000 militari statunitensi, non accoglie più detenuti, benché sono state mantenute le sue capacità detentive". Anche in questo caso, però, nessuno dei soggetti interessati alla tutela dei diritti umani che ne hanno fatto richiesta ha avuto la possibilità di verificare. La questione delle "prigioni segrete della CIA in Europa" è stata presa in considerazione anche durante l'ultimo Consiglio dei ministri dell'Unione europea tenutosi a Bruxelles il 22 novembre 2005;

si deve tenere presente che alla fine del 2004, in occasione del termine dell'operazione "Joint Force" in Bosnia Erzegovina, con il passaggio delle responsabilità delle operazioni militari dalle forze NATO (SFOR) a quelle della Unione europea (EUFOR), le autorità NATO hanno deciso di raggruppare tutte le operazioni condotte dalla NATO nell'area balcanica in un unico contesto operativo, dando origine il 5 aprile 2005 all'operazione "Joint Enterprise" che comprende le attività di KFOR (Kosovo Force), l'interazione NATO-UE, e i NATO headquarter di Skopje, Tirana e Sarajevo;

all'operazione "Joint Enterprise" in Kosovo, infine, partecipano attualmente 35 paesi con un impegno complessivo di circa 16.000 militari. Il 1° settembre 2005 il generale di Corpo d'Armata Giuseppe Valotto ha assunto il comando della KFOR, ruolo che dovrebbe fare dell'Italia il garante della corretta conduzione delle forze militari e del pieno rispetto del diritto internazionale in questa martoriata area dei Balcani,

si chiede di sapere:

se quanto sopra esposto risponda al vero e quali iniziative intenda eventualmente intraprendere il Governo italiano per sincerarsi della conformità al diritto internazionale delle attuali procedure giudiziarie e su quelle utilizzate nel passato a cui sono stati sottoposti i prigionieri trattenuti nella base militare di "Camp Bondsteel";

se il Governo non intenda adoperarsi presso il comando KFOR per permettere alle organizzazioni e associazioni internazionali di tutela dei diritti umani che ne facciano richiesta di accedere liberamente quanto prima presso la struttura detentiva di "Camp Bondsteel";

se, infine, il Governo non intenda riferire in Parlamento sulla questione e impegnarsi a contrastare qualsiasi atto illegittimo dovesse emergere in virtù di casi di violazione del diritto internazionale nell'area per assicurare il rispetto del diritto umanitario in futuro.

(3-02401)

IOVENE, PAGANO, SODANO Tommaso, CREMA, BASSO, TOGNI, BISCARDINI, RIPAMONTI, MARINO, MACONI, MANZIONE, MUZIO, PAGLIARULO, PETRINI, DI SIENA, COVIELLO, BUDIN, DATO, CARELLA, FALOMI, TURRONI, VITALI, LONGHI, DI GIROLAMO, DENTAMARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso:

che il prossimo anno si svolgeranno in Italia le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento;

che la riforma della legge elettorale non ha affrontato la questione dell'esercizio del voto da parte dei cittadini residenti in Italia ma temporaneamente all'estero;

che in particolare ci si riferisce a quanti, dipendenti pubblici delle sedi diplomatiche e consolari, militari impegnati nelle varie missioni internazionali sono, comunque, impossibilitati per ragioni di servizio e d'incarico governativo ad un rientro in patria per le elezioni;

che si tratta quindi di diverse migliaia di cittadini a cui verrebbe impedito, di fatto, l'esercizio del diritto di voto;

che tale esercizio in questa tornata elettorale riguarderà, per la prima volta, anche tutti i cittadini italiani residenti permanentemente all'estero, per l'istituita circoscrizione estera;

che il disegno di legge unificato "Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti temporaneamente all'estero", in discussione alla Camera dei deputati, rischia di non essere approvato in tempo utile per la prossima tornata elettorale,

si chiede di sapere quali atti il Governo intenda compiere per consentire ai cittadini italiani temporaneamente all'estero l'esercizio del loro diritto/dovere di voto, così come garantisce la Costituzione.

(3-02402)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BUCCIERO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze, della difesa, per gli affari regionali e per lo sviluppo e la coesione territoriale - Premesso che:

in relazione ai "tagli" preannunciati con la proposta di legge finanziaria 2006, sta crescendo, specie nei piccoli comuni del Sud, il timore che possano, in conseguenza dei suoi contenuti, venir meno le indispensabili condizioni di sicurezza dei cittadini e degli strumenti per difenderla e mantenerla;

viene paventato un forte indebolimento della presenza di risorse umane e funzionali a servizio dei cittadini e del loro bisogno di tutela contro ogni forma di delinquenza e criminalità (anche di provenienza clandestina), sia essa episodica che strutturalmente organizzata sul territorio;

in particolare le comunità garganiche e, tra esse, il Comune di Rodi Garganico, vivono in un ambito territoriale aperto a flussi turistici (sulla fascia costiera, in particolare) e potrebbero essere danneggiate proprio in tale unica e significativa risorsa per loro oggi disponibile;

il Consiglio comunale di Rodi Garganico, pertanto, ha recentemente approvato, con voto unanime della maggioranza e dell'opposizione, un ordine del giorno col quale ha chiesto al Governo che i presidi delle forze dell'ordine oggi presenti sul proprio territorio (Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto), relazionati alla contestuale presenza della sede distaccata del Tribunale di Lucera e del carcere mandamentale, siano non solo preservati dall'eventuale rigore di detta legge finanziaria in itinere ma, soprattutto potenziati;

detta Amministrazione comunale ha offerto, per tali fini e per sopperire ad esigenze di distribuzione logistica sul territorio (cosa peraltro già avvenuta in passato per la Tenenza della Guardia di finanza), il proprio impegno collaborativo e concertativo, in uno con l'offerta d'impiego del patrimonio immobiliare di cui dispone; essa, inoltre, ha dichiarato di impegnarsi anche finanziariamente perché il potenziamento delle forze dell'ordine, invocato per il proprio territorio, passa anche attraverso la costruzione o l'adeguamento di infrastrutture per l'accoglienza, da inserire nella programmazione territoriale comunale, unitamente agli uffici per l'amministrazione della giustizia ed accanto all'auspicato intervento finanziario dello Stato, della Regione Puglia e della Provincia di Foggia,

l'interrogante chiede di conoscere se la solidale "sfida", lanciata dall'Amministrazione comunale di Rodi Garganico, possa trovare riscontro nella concretezza delle scelte governative e dei consequenziali provvedimenti, destinati, nell'ottica e negli auspici dei richiedenti, ad alimentare un clima di fiducia dei cittadini verso le istituzioni che li rappresentano ed a produrre risultati positivi per la serena convivenza dell'intera comunità garganica.

(4-09839)

FILIPPELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso:

che moltissimi potenziali elettori residenti all'estero conoscono poco o nulla della politica italiana, vivendo in Paesi dove molto spesso le forme di Governo e di rappresentanza politica sono alquanto diverse rispetto all'Italia, ed inoltre sono alquanto sconcertati quando vengono continuamente sollecitati dai nostri Consolati a regolarizzare la loro posizione anagrafica per poter votare;

che la delicata opera di informazione dei titolari del voto è appena agli inizi e le liste ufficiali dell'AIRE appaiono ancora provvisorie e non comprensive di tutto l'elettorato attivo e passivo, nonostante la legge che istituisce il diritto di voto per gli italiani all'estero sia stata approvata nel 2001;

che la pur necessaria corrispondenza inviata dai consolati, che sconta l'imprecisione degli indirizzi, non sembra sufficiente;

che appare fondamentale, per assicurare un corretto svolgimento del voto di questi milioni di potenziali elettori, garantire loro l'accesso alle informazioni essenziali sulla vita civile e politica italiana;

che appare quanto mai necessario e indispensabile varare una nuova normativa di trasparenza e di garanzia da seguire nell'informazione rivolta ad un elettorato tanto vasto e differenziato;

che occorrerebbe definire al più presto degli accordi bilaterali, sul tema dell'informazione elettorale, con i paesi dove risiedono le nostre maggiori comunità,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Governo ritenga utile stipulare delle convenzioni con le strutture italiane presenti all'estero al fine di amplificare l'offerta informativa sulla politica italiana, coinvolgendo in ciò le associazioni dei nostri connazionali, gli istituti di cultura e gli enti di assistenza, la stampa e i media locali, non solo di lingua italiana;

se il Governo non consideri fondamentale a tal fine potenziare RAI International, favorendo la stipula di accordi con i network stranieri, e supportare i media italiani già presenti all'estero;

se il Governo abbia già predisposto per ciò risorse adeguate e certe;

in quale maniera il Governo intenda risolvere il problema della trasparenza e di un accesso paritario all'informazione nello svolgimento della campagna elettorale;

se il Governo non ritenga utile nominare una autorità garante, indipendente dal mondo politico, che si occupi nello specifico di controllare e garantire una regolare comunicazione elettorale.

(4-09840)

MORSELLI - Al Ministro della salute - Premesso:

che i carabinieri dei NAS dell'Emilia Romagna hanno scoperto un vasto commercio di uova marce che venivano utilizzate a loro insaputa da aziende produttrici di panettoni, pandori, merendine, pasta all'uovo, gelati;

che questa operazione ha già portato in carcere 20 persone fra manager e imprenditori;

che la gravità del problema è testimoniata dal sequestro di stabilimenti e materiali per 50 milioni di euro, 60 tonnellate di derivati da uovo, il cosiddetto ovo-prodotto, 32 milioni di uova, oltre che di numerosi impianti per le lavorazioni di queste schifezze;

che i rischi per la salute dei consumatori non sono analizzabili oggi, ma lo saranno tra 10, 20 anni, come si evince dalla relazione dei NAS, e variano da allergie alimentari fino alle tossinfezioni e probabili pericoli chimici;

che allo Stato sono in vendita una quantità enorme di questi prodotti gravemente dannosi per la salute pubblica e che occorre al più presto porvi rimedio,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di individuare le aziende che hanno utilizzato a loro insaputa questi "ovo-prodotti" marci e dannosi per la salute dei cittadini e di disporre il sequestro immediato di tutta la produzione posta in vendita.

(4-09841)

FILIPPELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso:

che con la legge 27 dicembre 2001, n. 459, è stato normato l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero ed è stato istituito il voto per corrispondenza. Questa legge rappresenta una sfida originale e complessa per la democrazia italiana, che coinvolgerà circa 4 milioni di cittadini italiani, residenti in ogni parte del mondo e spesso con scarsi collegamenti con la società d'origine, poche notizie sulla vita politica italiana e sugli equilibri di Governo. Fondamentale sarà, in questo contesto, la correttezza e la regolarità delle operazioni di voto. Da questo elemento essenziale dipenderà la credibilità di questa delicata affermazione di cittadinanza;

che il motivo di maggiore preoccupazione risiede nel persistente e forte scompenso, superiore al milione di nomi, che ancora si manifesta tra i dati ufficiali dell'AIRE e quelli risultanti dagli elenchi consolari, che però non hanno valore legale ai fini dell'ammissione al voto. Le soluzioni finora adottate per bonificare i dati dell'AIRE, incrociandoli con quelli provenienti dai consolati, si sono dimostrate lente ed inadeguate;

che l'esperienza acquisita nel corso di quasi venti anni dimostra ormai in maniera netta come l'attuale sistema di rilevazione anagrafica degli italiani residenti all'estero sia del tutto inadeguato per diverse ragioni. I Consolati ed i Comuni comunicano tra di loro solo tramite lo scambio di corrispondenza cartacea, che non si riuscirebbe ad evadere neanche raddoppiando il numero degli addetti. Inoltre le rispettive banche dati (AIRE ed anagrafe consolare) non riescono a dialogare ed integrarsi per motivi tecnici;

che l'anagrafe consolare inizialmente fu utilizzata per organizzare le prime elezioni dei Comites, inserendo in modo sommario e senza controlli di cittadinanza i dati anagrafici degli elettori, con l'intento di favorire la massima affluenza ai seggi;

che nei mesi scorsi il Ministero degli affari esteri ha deciso di inviare una lettera a tutti i nominativi che non risultano in entrambi gli elenchi (anagrafe consolare ed elenchi AIRE), circa 2.000.000 di persone, al fine di uniformare i dati,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Governo ritenga di procedere al più presto all'unificazione delle banche dati esistenti attraverso una rete telematica tra Comuni e Consolati sulla base di modelli già esistenti, tipo Extranet;

se si sia già provveduto all'invio delle lettere da parte del Ministero degli affari esteri al fine di informare i circa 2.000.000 di nostri concittadini sopraccitati, e quali saranno i tempi certi per aggiornare gli elenchi AIRE con questi dati, vista la vicinanza delle prossime scadenze elettorali;

quali ulteriori provvedimenti il Governo intenda prendere nell'immediato, in maniera da poter garantire il corretto svolgimento delle prossime elezioni e non frustrare nuovamente le aspettative dei nostri connazionali residenti all'estero;

se il Governo non ritenga opportuno, per semplificare il tutto, adottare in via transitoria, per questa tornata elettorale, il sistema americano: chi vuole votare va a iscriversi al Consolato nelle liste elettorali e questo permetterebbe di avere il 100 % dei votanti, perché voterebbero coloro che sono veramente interessati.

(4-09842)

GUERZONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Posto che:

a Carpi, a Modena, in Emilia Romagna e, a quanto risulta, in molte altre parti del Paese, numerose imprese artigianali e piccole e medie di settori della "meccanica" segnalano, già a partire dagli scorsi anni, una sensibile contrazione degli ordini e del fatturato tuttora in atto, con conseguenze negative più che significative sulla loro redditività, che si riduce sempre più nei confronti di quella degli anni 1996-2000, talché non mancano cessazioni di attività aziendali e perdite di posti di lavoro:

si ha motivo di ritenere che molte delle imprese citate si trovino nelle descritte difficoltà non per carenza di investimenti, di innovazioni o di riorganizzazione, o per una generalizzata crescita dei costi, bensì piuttosto per uno specifico e persistente andamento negativo del mercato, cosicché le aziende non sono più nelle condizioni di reddito del passato tuttora invece virtualmente persistenti e alla base degli "studi di settore" che li riguardano per il prelievo fiscale;

conseguentemente molte delle imprese segnalate, ad esempio a Carpi, sono poste nella sgradevole e preoccupante alternativa di pagare imposte rispetto ad entrate presunte (dagli "studi di settore") del tutto non reali, o invece intraprendere ricorsi avversi al "fisco" assai costosi, dagli esiti incerti e di lunga durata, andando incontro ai disagi imposti dalle inevitabili ripetute ispezioni della Guardia di finanza;

considerato che gli "studi di settore" hanno per finalità un prelievo fiscale proporzionato all'andamento effettivo della redditività dell'impresa e con rapporto alle dinamiche reali della stessa economia locale, si chiede di conoscere:

se il Ministero dell'economia e delle finanze abbia già posto in atto, anche attraverso l'attività della "Commissione esperti per gli studi di settore", ricerche riguardanti la redditività delle imprese del comparto "meccanica" volte a rilevare, innanzitutto per le azioni delle pubbliche amministrazioni e per quelle del "fisco" , eventuali contrazioni di produzione e di reddito sopravvenute negli ultimi anni;

se in tal senso non si ritenga necessario esprimere alla stessa Commissione ministeriale per la validazione degli "studi di settore" la necessità di valutare, anche ricorrendo a confronti diretti con le associazioni delle imprese, le istanze delle aziende interessate, a partire da quelle dell'area carpigiana, e ad apportare correzioni in linea con le mutate condizioni di produzione e di reddito;

se, in questo ambito, il Ministero dell'economia e delle finanze non ritenga necessario e urgente sollecitare, anche attraverso una specifica direttiva ministeriale, le Agenzie regionali delle entrate e gli osservatori provinciali degli "studi di settore", affinché, in un rapporto di collaborazione con le associazioni di categoria presenti nel territorio di Carpi, siano posti in atto confronti utili al fine di:

individuare, rispetto alla realtà effettiva attuale, aggiornati indicatori di produzione e di reddito affinché possano essere modificati - tenuto conto della nuova realtà economica e di mercato - gli "studi di settore" ed il conseguente prelievo sul reddito delle imprese;

emanare orientamenti ministeriali a tutti gli uffici periferici dell'amministrazione finanziaria, a partire da quelli operanti nell'area di Carpi (Modena) al fine di ottenere trattamenti delle imprese non penalizzanti da parte del fisco con riferimento, a partire dagli anni successivi al 2000, in particolare: al calo di redditività degli investimenti, alla contrazione del fatturato, delle ore lavorate, eccetera.

(4-09843)

BATTAFARANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

Enzo Pastore è stato eletto sindaco di Roccaforzata (Taranto) in seguito alle elezioni amministrative del 2001;

in seguito alle elezioni amministrative dell'aprile 2005 il Pastore è stato altresì nominato assessore esterno al Comune di Taranto, conservando l'incarico di sindaco di Roccaforzata;

l'art. 60, comma 1, n. 12, in combinato disposto con l'art. 63, comma 1, n. 7, del decreto legislativo 267/2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) sancisce l'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di assessore esterno di un altro Comune;

l'art. 63, comma 1, n. 7, del predetto Testo Unico degli enti locali dispone che non può ricoprire la carica di sindaco colui che nel corso del mandato viene a trovarsi in una condizione di ineleggibilità come nel caso rappresentato,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fornire istruzioni alla Prefettura di Taranto per avviare la procedura atta a rimuovere tale palese incompatibilità.

(4-09844)

DE CORATO - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso:

che a Milano, come in provincia, stiamo assistendo ad un preoccupante aumento dei reati contro la persona che vanno dalle efferate violenze contro le donne agli odiosi reati contro i minori (come il rapimento di un bambino rumeno all'interno di una struttura comunale per bambini maltrattati) e allo sfruttamento dell'accattonaggio e della prostituzione;

che i crimini compiuti negli ultimi mesi costituiscono solo la punta dell'iceberg, se si pensa a tutte le violenze non denunciate o allo sfruttamento della prostituzione che ogni giorno produce una vera e propria tratta delle schiave, provenienti soprattutto dai paesi dell'est europeo;

che l'allarmante susseguirsi, nelle ultime settimane a Milano, degli episodi di violenza contro le donne fa pensare a una vera e propria emergenza;

che sempre più spesso le vittime e i carnefici di questi odiosi reati sono extracomunitari, protagonisti di una preoccupante escalation di violenza, solo a Milano si contano circa 100.000 clandestini e ben 5.000 nomadi,

l'interrogante chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno istituire un'intelligence presso la Procura della Repubblica di Milano per contrastare la dilagante diffusione dei reati contro la persona;

se non si ritenga opportuno assumere iniziative tese a ricercare una strategia comune investigativa attraverso la costituzione di un'intelligence formata da magistrati che già indagano sui reati contro la persona e sono pertanto attivi su questo fronte di indagine, da uomini dei Carabinieri e della Polizia Giudiziaria.

(4-09845)

CURTO - Al Ministro della difesa - (Già 3-02180)

(4-09846)

IOVENE - Al Ministro dell'interno - (Già 3-02397)

(4-09847)

MARTONE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Considerato che:

l'esecuzione della nuova infrastruttura ferroviaria ad alta capacità Milano-Genova - Terzo Valico dei Giovi, e delle opere propedeutiche ed accessorie (cantieri e depositi) prevede, sia nella fase di realizzazione che in quella d'esercizio, la compromissione di una vasta porzione del territorio, pesanti interferenze con le fonti di approvvigionamento idrico, con il tessuto edilizio esistente, con l'attuale sistema viario e con forti impatti dal punto di vista sociale;

il progetto prevede altresì la demolizione di alcuni fabbricati ad uso residenziale e porterà gravi disagi relativamente alla vivibilità di altri edifici situati presso il tracciato, determinando, al contempo, seri impatti sulla viabilità urbana dei comuni interessati e sulla qualità dell'aria a causa dell'elevato numero di mezzi pesanti che si troveranno a transitare già nella fase di realizzazione dell'opera;

il progetto di deposito dello smarino nell'ex cava Cementir tra Liguria e Piemonte risulta secondo molti studi tecnici inadeguato e non conforme alle prescrizioni vigenti, con particolare riguardo agli aspetti geologici, geomorfologici, idrogeologici e geotecnici. Grande preoccupazione per il pesante impatto ambientale desta il deposito di smarino nel porto di Voltri e nella valle del Chiaravagna;

la procedura introdotta dalla cosiddetta "legge obiettivo" (legge n. 443 del 2001) comprime, fino ad annullarle, le possibilità effettive di intervento delle amministrazioni locali nella fase di definizione dei progetti ed in quella della realizzazione delle opere infrastrutturali;

le rappresentanze istituzionali e i comitati cittadini costituitisi spontaneamente vedono con estrema preoccupazione l'assenza, nel progetto definitivo in oggetto, di approfondite analisi, peraltro previste dalle direttive comunitarie in materia, circa la valutazione d'impatto ambientale, assenza che ha determinato l'avvio della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia da parte dell'Unione europea;

manca inoltre nel progetto ogni riferimento a progetti o programmi relativi a nuove captazioni e condotte di adduzione sostitutive degli attuali approvvigionamenti idrici derivanti dalle sorgenti di Borlasca (acquedotto ACOS);

si continua ad accreditare e difendere il rapporto contrattuale con il Consorzio Co.Civ., pur in presenza dell'apertura (il 21 marzo 2004) della procedura di infrazione della Commissione europea per violazione da parte dell'Italia degli articoli 43 e 49 del Trattato che regolano la libera concorrenza per l'affidamento diretto a trattativa privata ai general contractor, scelti fra i maggiori gruppi industriali italiani, delle tratte ad Alta velocità Milano-Genova, Milano-Verona e Milano-Padova;

si sottovalutano i contenziosi amministrativi e penali aperti sul territorio legati alla costruzione di questa grande opera e anzi si avallano gli scempi già compiuti in violazione di legge;

la crescita dei traffici portuali non giustifica una nuova linea con costi economici ed ambientali elevatissimi , pari a circa 5 miliardi e 279 milioni di euro, a fronte dei dati del porto di Genova che, rispetto al giugno del 2004, indicano un calo del 3,4% delle merci in genere e un calo del 5,5 dei container,

si chiede di sapere:

se si intenda riaprire i cantieri dei cosiddetti cunicoli geognostici o fori pilota di Fraconalto e di Molini di Voltaggio, sequestrati in quanto abusivi nel febbraio 1998;

se non si intenda avviare la procedura di valutazione di impatto ambientale, come fra l'altro richiesto dall'Unione europea;

se siano stati presi in considerazione, in alternativa al progetto Milano-Genova, urgenti e necessari interventi di adeguamento e potenziamento delle linee di valico esistenti al servizio della portualità ligure;

se sia stata valutata l'opportunità di una logica di rete e non di instradamento su un'unica direttrice, in particolare potenziando la Savona-Torino, con collegamenti con i valichi di Modane e Domodossola e con il raddoppio delle due tratte in salita, nonché con un piccolo intervento tra Ceva e San Giuseppe di Cairo e la Parma-La Spezia, meglio conosciuta come Pontremolese, con collegamenti con il Brennero e i valichi del Nord Est;

se non si ritengano necessari, al posto di un nuovo "buco" nell'Appennino ligure-piemontese che si aggiunge agli scempi già provocati da Co.Civ., urgenti interventi di adeguamento e potenziamento delle linee di valico esistenti al servizio della portualità ligure;

in base a quali valutazioni non si sia scelta la via del potenziamento della tratta pontremolese, che serve il Porto di la Spezia, funzionale al corridoio multimodale Tibre (Tirrenica-Brennero) e in grado di interferire positivamente con il sistema padano (dove sono presenti numerosi interporti) e con le linee Torino-Milano-Venezia e Torino-Piacenza-Bologna;

in base a quali valutazioni non siano stati attuati i semplici interventi di ammodernamento sulle linee liguri esistenti, che determinerebbero un forte incremento dei traffici merci, limitatamente alle linee storiche dei Giovi, Voltri-Ovada-Alessandria e Pontremolese.

(4-09848)

DEMASI, ULIVI, COZZOLINO - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - (Già 3-02203)

(4-09849)

CURTO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nella giornata di ieri, 13 dicembre 2005, l'annunciato sciopero dei ferrovieri ha creato all'utenza notevolissimi disagi;

in conseguenza, sulla tratta Brindisi-Taranto ben otto treni sono stati soppressi;

a dare notizia di tale situazione sarebbe stato un volantino-avviso predisposto dalle Ferrovie dello Stato che però non si sarebbe limitato a confermare per la giornata del 13 dicembre 2005 il preannunciato sciopero, ma avrebbe anche notificato che tale situazione si sarebbe probabilmente protratta fino a nuovo avviso;

ancora di più, stando a notizie riportate dagli organi d'informazione, alcuni dipendenti di Trenitalia addetti alla biglietteria avrebbero fatto presente che "(...) il disservizio era imputabile espressamente alla carenza di personale",

considerato che l'interrogante già nelle passate settimane aveva ripetutamente, con specifici atti ispettivi, evidenziato il sostanziale disinteresse di Trenitalia nei riguardi dell'Italia meridionale in generale e del Salento in particolare,

l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di bloccare la politica, a giudizio dell'interrogante sciagurata, adottata sino ad oggi da Trenitalia nei confronti dell'Italia meridionale, politica caratterizzata da carenze di risorse da utilizzare sul piano infrastrutturale, da una sensibile restrizione dei livelli occupazionali impiegati, dal continuo ricorso a tecnologie obsolete già patrimonio da decenni di altre aree del Paese, e che oggi si vorrebbero contrabbandare nell'Italia meridionale come frutto di programmazione avveniristica.

(4-09850)

CURTO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che i Comitati direttivi dell'ANCI e dell'UPI Puglia, riunitisi il 4 ottobre 2005, hanno approvato un documento per una ripresa del confronto tra Governo ed Enti locali volto ad apportare modifiche alla legge finanziaria 2006, per consentire un minimo di sopravvivenza ai Comuni;

che squilibri di finanza pubblica creano caduta di competitività del sistema produttivo e bassi livelli di crescita;

che il sistema delle Autonomie locali pugliesi non solo condivide pienamente la necessità di rilanciare l'economia e di riequilibrare la finanza pubblica, ma intende continuare a svolgere un ruolo attivo per raggiungere questi obiettivi, assumendosi anche tutte le responsabilità;

che dagli effetti prodotti dal taglio della spesa corrente si evince che i settori fondamentali per le comunità locali (ovvero: scuola, inquinamento, trasporto pubblico locale, pulizia della città, manutenzione delle strade, giustizia, sicurezza della città, pronto intervento e sicurezza pubblica, servizi di fognatura o di depurazione, sport, musei, eventi culturali, immigrazione) saranno quelli più penalizzati anche se l'art. 1 del decreto ministeriale 28 maggio 1993, recante "Individuazione, al fine della non assoggettabilità ad esecuzione forzata, dei servizi locali indispensabili dei comuni, delle province e delle comunità montane", definisce detti servizi come indispensabili da erogare ai cittadini,

l'interrogante chiede di conoscere se non si intenda, al più presto, aprire un confronto serio e costruttivo con gli enti locali, affinché i Comuni possano continuare ad erogare tutti quei servizi indispensabili per rilanciare la crescita ed assicurare aiuto alle famiglie, soprattutto a quelle più svantaggiate.

(4-09851)

CURTO - Al Ministro della giustizia - Premesso:

che il 27 gennaio del 1967 il cantautore genovese Luigi Tenco venne trovato morto con un colpo di pistola alla testa, nella propria stanza d'albergo all'Hotel Savoy di Sanremo;

che dopo svariati mesi dal ritrovamento del cadavere il caso fu archiviato come "suicidio";

che il 12 dicembre 2005 il Procuratore Capo della Repubblica di Sanremo, dott. Mariano Gagliano, ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa, la riapertura delle indagini sulla morte di Luigi Tenco;

che la riapertura del caso (voluta anche dalla famiglia) è stata motivata dalla sommarietà e dalla fretta con cui le prime indagini furono fatte; per tale motivo il dottor Gagliano ha dato ufficialmente ordine ai Carabinieri di rimettere insieme tutti gli atti dell'inchiesta;

che gli uomini dell'Arma hanno già sequestrato due videocassette di un programma televisivo, trasmesso di recente, che tornava ad elencare i tanti dubbi ancora aperti su questa morte;

che i giornalisti che hanno curato il programma televisivo hanno presentato un esposto alla Procura di Sanremo,

l'interrogante chiede di conoscere:

se non si ritenga inutile spreco di tempo, forze e denaro la riapertura del "caso Tenco" dopo 38 anni;

se non si ritenga irrispettoso, nei confronti della stessa memoria del povero Tenco, consegnare la figura ad un palcoscenico mediatico che nulla potrà aggiungere alla vicenda essendo trascorsi circa 40 anni dalla stessa:

se non si ritenga più utile e indispensabile l'impiego degli uomini dell'Arma dei Carabinieri per definire i tanti casi ancora irrisolti nella nostra Italia chiamata "Il paese dei misteri", come i delitti di Via Poma (1990), dell'Olgiata (1991), il delitto a "La Sapienza" di Marta Russo (1997) e tantissimi altri.

(4-09852)

STANISCI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

è in atto, su tutto il territorio nazionale, l'iniziativa "accesso al futuro", che ha come principali protagonisti i giovani;

essa parte dalla constatazione che soprattutto i giovani vivono, in questo periodo, il grave problema del precariato e che a risentirne sia soprattutto la conseguente contrazione delle spese per la cultura ed il tempo libero, la cui valenza e la cui portata sociale sono incommensurabili poiché rappresentano una parte consistente ed integrante del benessere sociale;

leggere un libro o ascoltare la musica sono la base della cultura per tutte le fasce di età, ma l'aumento del costo dei prodotti culturali ne rende sempre più marginale l'acquisto,

si chiede di sapere se il Governo intenda ridurre l'IVA sui prodotti musicali, e soprattutto sui CD, per far sì che il loro acquisto possa essere accessibile ai giovani.

(4-09853)

DE ZULUETA, BOCO, RIPAMONTI, DI SIENA, Baio Dossi, ACCIARINI, LIGUORI, MALABARBA, LONGHI, DONATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

nei giorni tra l'8 e il 26 novembre 2004 si è svolta a Ginevra la sessione di osservazione da parte delle Nazioni Unite sullo stato di attuazione in Italia del Patto sui diritti economici, sociali e culturali;

in tale occasione il Comitato sui diritti economici, sociali e culturali, composto da 18 esperti indipendenti delle Nazioni Unite, ha potuto analizzare e dibattere il rapporto periodico governativo e il rapporto supplementare predisposto dal Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, rete di ONG, sindacati e associazioni della società civile italiana;

al termine dei lavori il Comitato degli esperti delle Nazioni Unite ha espresso le proprie osservazioni conclusive, mai tradotte ufficialmente in lingua italiana;

le raccomandazioni del Comitato sui diritti economici, sociali e culturali sono da intendersi vincolanti per gli Stati che hanno aderito e ratificato il Patto medesimo;

l'Italia non ha ancora adempiuto, a distanza di un anno, in particolare alla raccomandazione numero 53, che prevede di "(…) diffondere ampiamente le presenti osservazioni conclusive a tutti i livelli della società, ed in particolare tra i funzionari statali e la magistratura, e di informare il Comitato su tutte le tappe intraprese per attuarle nel suo prossimo rapporto periodico (...)",

si chiede di sapere per quali ragioni il Governo non abbia ancora provveduto a tradurre e pubblicare le osservazioni conclusive del Comitato sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite, e quando intenda farlo.

(4-09854)

  

Errata corrige

Nel Resoconto sommario e stenografico della 920a seduta pubblica del 13 dicembre 2005, nell'intervento del senatore Bordon:

 
  • a pagina 45, alla settima riga, sostituire le parole da: "richiamano la possibilità" fino a: "ma anche fattualmente -" con le seguenti: "prevedono la possibilità di referendum sulla legge in questione, ricollegandosi idealmente";
  •  
  • a pagina 47, all'ultima riga, sostituire le parole: "l'attuale sistema elettorale" con le altre: "il sistema elettorale che avete progettato";
  •  
  • a pagina 48, alla terza riga, sostituire le parole: "l'onorevole" con le altre: "il Presidente";
  •  
  • a pagina 48 al terzo capoverso, dopo le parole: "BORDON (Mar-DL-U)." aggiungere le seguenti: "….avete preferito l'interesse della fazione";
  •  
  • a pagina 48, al quarto capoverso, sostituire le parole: "voto delle politiche", con le seguenti: "risultato delle elezioni politiche, la seconda con l'esito referendario".