Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Filippelli in dichiarazione di voto sul disegno di legge 3633 e connessi
Signor Presidente, colleghi, siamo finalmente giunti all'epilogo di questa triste e brutta vicenda: anche questa segnata dalla proterva arroganza del Governo e della maggioranza, che tutto hanno fatto tranne che salvaguardare il ruolo del Senato e le prerogative dei singoli senatori; che hanno penalizzato le minoranze, ma in particolar modo hanno umiliato i partiti e i movimenti politici appartenenti al Gruppo Misto.
Questo deve essere ribadito e reso noto ai cittadini che ci stanno ascoltando: per la discussione di una legge che modifica completamente, formalmente e sostanzialmente la legge elettorale e la stessa procedura di espressione del voto, i senatori popolari hanno avuto a disposizione soltanto pochissimi minuti!
I pochi minuti a disposizione non mi permettono di dire tutto ciò che il mio partito senza per questa pessima legge elettorale, che non è né intelligente né seria dal punto di vista politico né corretta dal punto di vista costituzionale.
Per cui chiedo già da subito di essere autorizzato a consegnare il mio intervento scritto in modo che possa essere allegato agli atti.
Prima di addentrarmi in qualche considerazione, mi preme chiedere al Capo dello Stato, al Parlamento, all'opinione pubblica se è giusto che un partito come il nostro, se non vuole uscire dal panorama politico e partitico, secondo questa legge assurda e irrazionale, debba presentarsi alla prossima competizione elettorale con il simbolo delle Europee, che conteneva il nome di Mastella e di Martinazzoli.
Vorremmo capire: se Martinazzoli dovesse manifestare il suo dissenso sull'utilizzo del suo nome nel nostro simbolo, prevarrebbe il "no" di Martinazzoli o il nostro diritto ad essere presente nella competizione elettorale.
Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Parlamento e all'opinione pubblica se è giusto e costituzionale che un partito alla vigilia di una competizione elettorale importante, quale quella politica debba entrare in disputa con le Corti d'appello per vedersi riconosciuto il diritto alla cittadinanza nello schieramento dei partiti democratici; cittadinanza acquisita sul campo con anni d'impegno, di lavoro, di conquiste nell'interesse di una fetta importante dell'opinione pubblica.
Noi vorremo sapere se si ritiene questa assurdità un atto di grave sopraffazione da parte di questo Governo e di questa maggioranza.
Sappiamo che non avremo risposte. Ma sentiamo comunque il dovere di denunciare questa palese assurdità costituzionale.
Questo è il vostro timbro; questa è la vostra concezione della democrazia; questo purtroppo è stato il modo con il quale il Presidente del Senato ha smentito l'impegno pronunciato nel discorso del suo insediamento, quando fra i suoi doveri elencò quello di garantire all'opposizione il diritto di critica.
Su questo provvedimento, sulla sua inadeguatezza a disegnare il nuovo Parlamento italiano, sulle contraddizioni che contiene, sulla sua approssimazione, sui suoi palesi vizi di incostituzionalità, sulla sua macchinosità, sul fatto che esso appare come un vestito tagliato su misura per il partito del Presidente del Consiglio, sul forte rischio di instabilità e ingovernabilità che si profila per la prossima maggioranza, qualunque essa sia, molto è stato detto.
Purtroppo è stato detto soprattutto fuori da quest'Aula, vista la cieca determinazione del Governo a rifiutare di discuterne, evitando o mortificando il dibattito parlamentare e trasformandolo immediatamente in un confronto muscolare: tutti sanno che questo provvedimento è arrivato al Senato in un testo annunciato come blindato ancora prima di essere stampato e assegnato alla Commissione competente: questo è il vero scandalo, cari colleghi; qui ha origine la protesta dell'opposizione, che - di fronte alla preventiva e annunciata indisponibilità al confronto con le ragioni dell'opposizione - non ha avuto altro strumento che un legittimo ostruzionismo, volto a richiamare l'attenzione del Paese sulla ennesima prova di arroganza di questa maggioranza.
Tutti sanno che il mio partito è sempre stato un partito proporzionalista, ma ha sempre immaginato un proporzionale vero, che rispecchiasse alla perfezione il pluralismo di idee, di posizioni, di pensiero; un proporzionale che sapesse e potesse dare voce e rappresentanza alla società italiana nella sua più variegata e composita espressione.
E per questo il mio partito non ha mai immaginato un proporzionale pensato e progettato in maniera furbesca, all'ultimo momento, da un Governo e una maggioranza in agonia, con l'intento di alleggerire la sconfitta che si avvicina o rendere instabile il prossimo Governo, arrecando un grave danno alla democrazia.
Signor Presidente, ci amareggia il fatto di cover constatare che in questo disegno di legge, palesemente incostituzionale, questo Governo e questa maggioranza hanno dovuto lavorare di fantasia per inserire, molto irresponsabilmente, una molteplicità di premi e una serie di sbarramenti che, distorcendo la volontà degli elettori, hanno creato le condizioni per l'ingovernabilità dell'Italia, dimenticando che una legge elettorale non può essere "contro", ma a favore dell'Italia, della stabilità, della governabilità.
Debbo rilevare che si torna al passato, alle origini, alla famosa legge proporzionale con premio di maggioranza, con una significativa differenza: l'odierna prevede un premio di maggioranza ad una alleanza di partiti che hanno le mani politicamente libere riguardo ad ogni candidatura, senza, però, il doveroso legame all'indicazione di un candidato comune.
C'è, però, una strana coincidenza: anche oggi, come allora, a presiedere il Senato è un Marcello, allora Ruini, ora Pera. Si torna ai partiti e forse non è un male. E' che si cancellano, a cuor leggero, soltanto per calcoli elettoralistici, anni di dibattito, di discussione, d'impegno, di conquiste.
Purtroppo la paura di perdere in maniera sonora, il tentativo di conservare il potere, fanno brutti scherzi.
Onorevoli colleghi, in questo disegno di legge non c'è traccia di buon senso: si tenta con scorpori e sbarramenti di eliminare la voce della democrazia che è rappresentata dai piccoli partiti che, se vogliono sopravvivere, devono allearsi tra di loro, mettendo da parte la loro storia, la loro identità, i loro valori. Non c'è il rispetto della pari opportunità tra uomini e donne. Si allontana insomma la prospettiva di certezze post-voto e di chiara alternanza.
Ci dispiace: è stata dispersa, ancora una volta, una buona occasione per fare finalmente una legge nell'interesse dell'Italia!
Si sono pronunciati contro questo testo autorevoli costituzionalisti e giuristi di ogni schieramento, politologi, addirittura matematici che hanno messo in rilievo la farraginosità del sistema di calcolo dei voti, i più raffinati commentatori politici.
Ma tutto ciò non è bastato: al Presidente del Consiglio, non gli si è mai accesa la scintilla del dubbio, e, oramai preda di un delirio di onnipotenza irrefrenabile, ha bollato i critici, i perplessi, i non entusiasti del suo disegno con il marchio: siete tutti comunisti!
Non interessa al Presidente del Consiglio il fatto che il Paese sia stremato a causa delle sue politiche di questi cinque anni; non gli importa del fatto che tutti gli indicatori economici abbiano registrato un forte arretramento del nostro Paese, né che il Sud conosca una crisi straziante in tutti i settori della vita politica, economica e sociale. Secondo Berlusconi, l'economia italiana va bene perché le sue condizioni economiche vanno bene; l'Italia è un Paese più ricco perché lui è più ricco; l'Italia sta crescendo perché sta crescendo soprattutto il suo patrimonio.
Ebbene, colleghi, questa legge elettorale è la inevitabile conclusione di una legislatura dominata dalla necessità di soddisfare esigenze e bisogni di una persona: una legislatura che si è aperta con la soppressione del reato di falso in bilancio e con la legge sulle rogatone internazionali, e si è poi caratterizzata con leggi come lo scudo fiscale, il legittimo sospetto, la legge Schifani, il decreto salva Rete4, la riforma del sistema televisivo, la sedicente soluzione del conflitto di interessi, la riforma dell'ordinamento giudiziario, per chiudere in bellezza con la ex Cirielli e, appunto, con questa stolta legge elettorale.
Tutto ciò ha creato un senso di disagio molto forte anche e soprattutto fra quei cittadini che nel 2001 avevano creduto alla promesse e alle lusinghe della coalizione del centro-destra e del suo leader: sono i pensionati, ai quali erano state fatte promesse miracolose, e che si trovano oramai a livelli di indigenza; sono le casalinghe, costrette a fare i conti con un aumento dei prezzi che si è aggravato grazie alla incapacità e alla indifferenza del Governo nel gestire il passaggio dalla lira all'euro, sono i dipendenti pubblici, gli agricoltori, (e non solo quelli del Sud, in ogni caso particolarmente penalizzati dalla assenza di politiche adeguate), sono tutte le categorie di lavoratori, ma quello che più colpisce è il disincanto e il senso di delusione delle categorie imprenditoriali, da quelle rappresentate in Confindustria ai piccoli artigiani, dai titolari di piccole aziende a quelli che gestiscono attività familiari o individuali.
La maggioranza ha saputo dissipare un patrimonio di consenso e di adesione che nessun Governo ha mai avuto nella storia repubblicana, che si era concretizzato in una maggioranza parlamentare fatta di cento deputati e cinquanta senatori più dell'opposizione.
Questo patrimonio, cari colleghi della maggioranza, lo avete sperperato e purtroppo questo risultato lo avete raggiunto minando profondamente la credibilità del Paese, e quel che è ancora più grave, la fiducia e la credibilità nel Paese, la fiducia fra i cittadini e fra gli elettori e la credibilità delle nostre istituzioni.
Sarà compito nostro ricucire questo rapporto, sarà la nostra maggioranza che uscirà dalle urne nella prossima primavera a rimediare a questo e a tutti gli altri disastri che avete combinato in questi terribili cinque anni.
Lo faremo, ci riusciremo, nonostante e al di là di questa pessima legge elettorale, che non è seria dal punto di vista politico né corretta dal punto di vista costituzionale.
Sen. Filippelli
Testo integrale dell'intervento del senatore Pedrini in dichiarazione di voto sul disegno di legge n. 3633 e connessi
Signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, il 10 settembre 2002 ho presentato un disegno di legge (numero 1693) nella cui relazione illustrativa rimarcavo che il vigente sistema di elezione della Camera dei deputati, del tipo "misto", cioè per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale, è stato introdotto nel nostro Paese nel 1993 sulla base di una strumentalizzante lettura di due referendum popolari, spregiudicatamente interpretati anche con il favore di una insistita campagna di stampa. È appena il caso di ricordare che il primo referendum, nel 1991, riguardava l'abrogazione delle preferenze multiple a sistema elettorale proporzionale invariato, mentre il secondo referendum, del 1992, riguardava specificamente il sistema elettorale del Senato.
Tralascio la critica, non sopita, ad un metodo referendario volto a modificare una legge per singole parti, nonostante la Carta costituzionale preveda espressamente l'ammissibilità di referendum abrogativi di un'intera legge. E' appena il caso di ricordare il clima politico nel quale si tennero quei referendum.
La scelta del sistema maggioritario, sulla base di quella campagna di opinione, venne presentata come una panacea, la soluzione di tutti i mali della democrazia.
Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di: ridurre, fino ad annullarlo, il peso delle forze politiche, che avevano dato luogo ad un sistema "partitocratico", secondo alcuni "corrotto e corruttore", per privilegiare la scelta degli uomini; ridare smalto alla funzione parlamentare, legando i parlamentari al collegio che li esprime e sottraendo il loro voto all'obbligo della cosiddetta "disciplina di partito"; garantire la stabilità dei governi.
E' appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La "partitocrazia", se con tale termine si intendono scelte imposte da ristrette oligarchie autoreferenziali, è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali sono state scelte le candidature nelle tre elezioni con il sistema maggioritario che si sono susseguite a partire dal 1994 e se si riflette su come già i partiti si stanno muovendo per organizzare le liste per il 9 aprile del 2006.
I parlamentari non sono stati mai e ancor di più, con il sistema contenuto nel disegno di legge n. 3633, saranno così distaccati dal territorio che li ha espressi e che li esprimerà, anche perché molti di loro sono stati eletti in collegi ad essi del tutto estranei, e non sono mai stati così coartati nel divieto di mandato imperativo come da quando sono chiamati ad esprimersi su leggi delega e su voti di fiducia. Quanto alla stabilità dell'Esecutivo, basterà ricordare che dal marzo del 1994 ad oggi si sono susseguiti otto Governi e che l'attuale Governo, in carica, nonostante possa contare su una larghissima maggioranza parlamentare, si trova, praticamente, in stato di perenne crisi.
Richiamando sempre il disegno di legge n. 1693 devo ricordare che la democrazia italiana fino al 1919 si era retta sulla base di un sistema elettorale maggioritario ed era stata debole, incapace di interpretare il Paese reale, frammentata in partiti e partitini e rissosa perché personalistica, inadatta a dare vita ad Esecutivi stabili.
E tutto ciò tenendo conto che la platea elettorale, fino all'introduzione del suffragio universale, per l'appunto nel 1919, era stata assai ristretta. Perciò, nel 1919 l'introduzione del suffragio universale (peraltro riservato ai soli cittadini maschi) venne ritenuta incompatibile con il sistema elettorale maggioritario e si adottò la proporzionale, a coronamento delle grandi battaglie condotte dai democratici e, in particolare, dai cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, e dai socialisti, guidati da Filippo Turati. Fino al 1994 il sistema elettorale prevedeva però fortunatamente la preferenza.
Scrisse, a quei tempi, don Sturzo che, quando non si ha la maggioranza nel Paese, è illusorio pensare di ricrearla in Parlamento attraverso artificiose leggi elettorali.
Evidentemente era a lui chiaro, mentre per altri non lo è , che una cosa sono i sistemi elettorali e un'altra cosa sono i sistemi istituzionali.
Il disegno di legge n. 1693 che avevo presentato nel lontano settembre del 2002 che si componeva di 8 articoli, adottava per l'elezione della Camera dei deputati il sistema proporzionale, con la preferenza, ponendosi, nello stesso tempo, l'esigenza di assicurare la stabilità dell'Esecutivo.
Secondo chi vi parla, la reintroduzione della proporzionale deve mirare, innanzi tutto, a consentire agli elettori una scelta politica non equivoca, secondo il principio cardine che esige che si compia la scelta meno lontana dai propri convincimenti, secondo il principio cardine del proporzionale che vuole che si voti per l'espressione politica più consona al proprio sentire.
Questa legge che stiamo discutendo presenta varie incongruenze, però, che ho cercato di far risaltare anche con la presentazione di alcuni emendamenti.
Per esempio, ho presentato due emendamenti riguardanti la modifica della legge sul diritto di voto per i cittadini italiani residenti all'estero (n. 459 del 2001), sottolineando che i cittadini italiani elettori residenti all'estero si possono candidare in Italia, pertanto indipendentemente dal luogo in cui essi sono residenti possono essere sia elettori che candidati in Italia. Questo diritto non viene altrettanto riconosciuto ai cittadini italiani residenti in Italia.
I nostri diplomatici all'estero poi non hanno le stesse modalità di voto riconosciute ai nuovi elettori.
Oggi è all'esame del Parlamento questo sistema proporzionale che avrei potuto anche votare, se non fosse, come è, privo del voto di preferenza. Il voto di preferenza permetterebbe agli elettori di riappropriarsi della politica e della scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, oggi di fatto usurpata dagli oligarchi che decidono le candidature, fino ad oggi decise nei collegi uninominali e da domani con il sistema proporzionale a liste bloccate in quanto non è previsto il voto di preferenza.
Si sposta così il dibattito e la politica dal territorio, dagli uomini ai media e alle grandi capacità finanziarie. Si danno vantaggi alle grandi strutture. Si va verso una democrazia non partecipata ma mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia rigida e burocratica condannata da Sturzo nel 1950 come uno dei mali dell'Italia.
Sen. Pedrini
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Antonione, Baldini, Bosi, Caruso Antonino, Costa, Cursi, Cutrufo, D'Alì, Dell'Utri, Giuliano, Mantica, Massucco, Saporito, Sestini, Siliquini, Tatò, Vegas e Ventucci.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Pedrizzi, per attività della 6a Commissione permanente; Guzzanti, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta concernente il "dossier Mitrokhin" e l'attività d'intelligence italiana; Gubert, per attività della Commissione speciale in materia d'infanzia e di minori; Coviello, per attività dell'Unione interparlamentare; Palombo, per partecipare ad un incontro internazionale; De Zulueta e Iannuzzi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Flammia, per attività della Commissione consultiva per la concessione di ricompense al valore e merito civile; D'Ippolito (dalle ore 11.30), Ognibene e Tonini, per attività di rappresentanza del Senato.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Sen. Bevilacqua Francesco, Asciutti Franco, Brignone Guido, Gaburro Giuseppe
Disposizioni in materia di reclutamento di dirigenti scolastici (3687)
(presentato in data 07/12/2005);
Sen. Zappacosta Lucio
Istituzione dell' Autorita' portuale di Pescara e d'Abruzzo (3688)
(presentato in data 07/12/2005);
Sen. Magnalbo' Luciano
Integrazioni alla legge 7 agosto 1997, n. 266 in materia di incentivi al reimpiego dei quadri aziendali (3690)
(presentato in data 14/12/2005).
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri
in data 13/12/2005 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:
"Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004" (3435);
in data 13/12/2005 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:
"Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003" (3474)
C.5545 approvato dalla Camera dei Deputati;
in data 13/12/2005 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:
"Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004" (3551)
in data 13/12/2005 il senatore Provera Fiorello ha presentato la relazione unica sui disegni di legge:
Sen. Martone Francesco ed altri
"Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000" (2607)
"Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000" (3426)
C.5373 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.4010, C.4909);
in data 13/12/2005 il senatore Provera Fiorello ha presentato la relazione sul disegno di legge:
"Ratifica ed esecuzione dell' Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002" (2881)
C.4547 approvato dalla Camera dei Deputati;
in data 13/12/2005 il senatore Pellicini Piero ha presentato la relazione sul disegno di legge:
" Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004" (3401).
Disegni di legge, ritiro
Il Ministro dei rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 dicembre 2005, ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: "Rinuncia al recupero delle prestazioni pensionistiche indebite e modifiche al regime di cumulo tra pensione di inabilità e assegno ordinario di invalidità e rendita INAIL" (n. 3448).
Affari assegnati
In data 13 dicembre 2005 è stato deferito alla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'Affare in ordine alla completa attuazione degli interventi previsti dall'articolo 2-bis del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 (Atto n. 767).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 24 novembre 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, la relazione sullo stato e sulle previsioni delle attività di formazione professionale, relativa all'anno 2005 (Atto n. 768).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.
Governo, trasmissione di atti comunitari
Il Ministro per le politiche comunitarie, con lettera in data 1° dicembre 2005, ha inviato il testo della Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali nonché la Proposta di decisione del Consiglio che conferisce alla medesima Agenzia il potere di svolgere le proprie attività nelle materie indicate nel titolo VI del trattato sull'Unione europea (Atto comunitario n. 15).
La predetta documentazione è stata trasmessa, in data 13 dicembre 2005, ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, alla 14a Commissione permanente e, per il parere, alla 1a, alla 2a e alla 3a Commissione permanente nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Con successiva nota del 7 dicembre 2005 - pervenuta il 12 dicembre 2005 - il Ministro per le politiche comunitarie ha altresì comunicato che, ai sensi dell'articolo 4 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, è stata apposta una riserva di esame parlamentare sul testo in oggetto.
Interpellanze
ZANDA, ANGIUS, BORDON, BOCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
l'11 novembre 2005 il Senato della Repubblica ha approvato con voto di fiducia un maxi-emendamento del Governo al disegno di legge finanziaria per il 2006, integralmente sostituivo del testo originario del provvedimento, che tra le numerose misure introdotte ex novo ha previsto un finanziamento pubblico di 10 milioni di euro per l'anno 2006 a sostegno dell'acquisto da parte dei cittadini italiani di apparecchi decoder per il digitale terrestre;
come segnalato con l'interrogazione 3-02334, i decoder per il digitale terrestre sono distribuiti e commercializzati in Italia dalla società Solari.com s.r.l. controllata dal signor Paolo Berlusconi (fratello del Presidente del Consiglio), il quale deve dunque ritenersi direttamente beneficiario delle misure di finanziamento adottate su iniziativa del Governo;
si ricorda che ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 215 del 2004 "Sussiste situazione di conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità (...), ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate";
considerato inoltre che:
a seguito delle segnalazioni a tal proposito trasmesse all'Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 8 e 14 novembre 2005, la stessa Autorità ha richiesto alla Presidenza del Consiglio informazioni sulle modalità e le circostanze di presentazione e deliberazione del maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria per il 2006;
la Presidenza del Consiglio - secondo quanto comunicato dall'Autorità - avrebbe testualmente dichiarato che il maxi-emendamento in esame «è stato istruito e presentato direttamente dal Ministro dell'economia e delle finanze on. Giulio Tremonti, senza alcuna valutazione del Consiglio dei ministri»;
tale circostanza ha indotto l'Autorità a concludere che «l'assenza di un atto alla cui adozione abbia partecipato il Presidente del Consiglio esclude in radice la possibilità di intervento da parte di questa Autorità, atteso che l'art. 3 della legge n. 215/04 prevede che sussiste situazione di conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo partecipi all'adozione di un atto, anche formulando la proposta o omette un atto dovuto»; pertanto, nell'adunanza del 30 novembre 2005, l'Autorità ha disposto l'archiviazione del caso;
la ricostruzione dei fatti, per come illustrata dall'Autorità, lungi dal chiudere la vicenda pone, semmai, più ampi e seri interrogativi non soltanto sulla portata e sui criteri di applicazione della legge n. 215 del 2004 in materia di conflitto di interessi, ma anche sull'effettivo rispetto delle disposizioni che regolano l'attività del Governo nell'ordinamento italiano;
in particolare, la mancata sottoposizione del maxi-emendamento al Consiglio dei ministri deve ritenersi una manifesta violazione del disposto dell'articolo 2, comma 3, lettere a) e b), della legge n. 400 del 23 agosto 1988, che impone la preventiva deliberazione del Consiglio dei ministri su tutte le questioni su cui il Governo chiede la fiducia al Parlamento, nonché sui disegni di legge d'iniziativa governativa (cui deve essere senz'altro assimilato un maxi-emendamento interamente sostitutivo del disegno di legge finanziaria);
nel merito, la circostanza ammessa dalla Presidenza del Consiglio, per cui il maxi-emendamento sarebbe stato "istruito e presentato" dal ministro Tremonti senza alcun passaggio dal Consiglio dei ministri, non può essere considerata sufficiente per concludere che il presidente Berlusconi non abbia in altra forma "partecipato" alla scelta di presentare un emendamento recante la manovra finanziaria annuale; se così fosse, essendo la legge finanziaria l'atto più rilevante in materia di indirizzo economico del Governo, il suo comportamento dovrebbe essere fortemente censurato in sede politica e parlamentare;
per di più, in relazione al contenuto specifico del maxi-emendamento e agli interessi sui quali esso ha diretta incidenza, tale violazione potrebbe configurare anche una "omissione di atto dovuto", di per sé sanzionabile ai sensi dell'articolo 3 della legge sul conflitto d'interessi;
considerato altresì che:
affinché possa essere fugato ogni dubbio circa l'adozione di comportamenti elusivi della disciplina in materia di conflitti di interessi, gli accertamenti di legge da parte dell'autorità di vigilanza dovrebbero essere volti ad escludere una "partecipazione" del Presidente del Consiglio non solo ai momenti formali della definizione degli atti di sua competenza, ma anche alle diverse e complesse fasi nelle quali tali decisioni vengono ipotizzate, vagliate, discusse, elaborate e, infine, maturano per poi essere formalmente assunte;
diversamente si ammetterebbe un'interpretazione meramente formalistica della legge sul conflitto di interessi secondo cui i "titolari di cariche di Governo" potrebbero infrangerne i divieti con la semplice adozione di piccole precauzioni, quali allontanarsi per pochi minuti dal Consiglio dei ministri (come accaduto per la deliberazione dei decreti legislativi in materia di previdenza complementare) o far presentare in Parlamento da un Ministro un emendamento di proprio interesse, senza alcun passaggio dal Consiglio di ministri, imponendone poi l'approvazione con il voto di fiducia,
si chiede di sapere,
se il Presidente del Consiglio non ritenga di dover riferire urgentemente al Parlamento in ordine alle modalità di formazione e deliberazione del citato maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria per l'anno 2006 e in generale dei disegni di legge presentati dal Governo alle Camere, per ciò che concerne il rispetto delle prerogative e competenze del Consiglio dei ministri, di cui all'articolo 92 della Costituzione e all'articolo 2 della legge n. 400 del 1988, e l'effettiva ottemperanza alle disposizioni della legge n. 215 del 2004 in materia di risoluzione dei conflitti di interessi;
in generale, se il Governo non ritenga essenziale, considerata la serietà e gravità del problema del conflitto d'interessi nel Paese, che le poche norme vigenti in materia vengano rispettate con il massimo scrupolo, sia nella lettera che nello spirito.
(2-00810 p. a.)
Interrogazioni
IOVENE - Al Ministro dell'interno - (Già 4-06967)
(3-02400)
DE ZULUETA, BOCO, RIPAMONTI - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Premesso che:
in data 25 novembre 2005 il Commissario per i Diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa, Alvaro Gil Robles, ha denunciato al quotidiano francese "Le Monde" che presso la base NATO di "Camp Bondsteel" in Kosovo si era "ricostituita una prigione di Guantanamo in miniatura", alludendo anche al fatto che durante la sua visita presso la struttura nel settembre 2002 aveva visto personalmente entrare "tra i 15 e i 20 prigionieri", sicuramente non solo kosovari;
la menzionata intervista a "Le Monde", inoltre, denuncia la totale mancanza dell'applicazione delle tutele giudiziarie riconosciute internazionalmente ai prigionieri, oltre alla pratica di "arresti extragiudiziari in Kosovo" e l'utilizzo da parte della CIA di questi "buchi neri" come luoghi di passaggio e di trasferimento di prigionieri provenienti da altre zone critiche del mondo, come l'Afghanistan o il Medio Oriente;
l'ANSA del 26 novembre 2005 riportava la dichiarazione rilasciata in Albania di un ex prigioniero della base, Ilir F., che riferisce di essere stato arrestato due volte e trattenuto a Bondsteel (nel 2002 e nel 2003). Nell'intervista l'ex prigioniero riferisce che in occasione del primo arresto, effettuato dal contingente italiano in Kosovo, l'interrogatorio a cui fu sottoposto fu effettuato da soldati italiani;
l'Ombudsman nominato per il Kosovo, Marik Antoni Nowick, ha dichiarato a "Le Monde" del 26 novembre 2005: "non sono mai potuto accedere liberamente presso la base" e "tale struttura non è mai stata attribuita alla mia giurisdizione". Dichiarazioni ancora più inquietanti se messe in correlazione con numerosi rapporti di varie associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, che sin dal 2001 venivano eloquentemente intitolati "Camp Bondsteel, la Guantanamo dei Balcani";
le stesse fonti hanno avuto informazioni da parte delle autorità del KFOR che "dalla primavera del 2004 la base di Camp Bonsteel, che ospita 6000 militari statunitensi, non accoglie più detenuti, benché sono state mantenute le sue capacità detentive". Anche in questo caso, però, nessuno dei soggetti interessati alla tutela dei diritti umani che ne hanno fatto richiesta ha avuto la possibilità di verificare. La questione delle "prigioni segrete della CIA in Europa" è stata presa in considerazione anche durante l'ultimo Consiglio dei ministri dell'Unione europea tenutosi a Bruxelles il 22 novembre 2005;
si deve tenere presente che alla fine del 2004, in occasione del termine dell'operazione "Joint Force" in Bosnia Erzegovina, con il passaggio delle responsabilità delle operazioni militari dalle forze NATO (SFOR) a quelle della Unione europea (EUFOR), le autorità NATO hanno deciso di raggruppare tutte le operazioni condotte dalla NATO nell'area balcanica in un unico contesto operativo, dando origine il 5 aprile 2005 all'operazione "Joint Enterprise" che comprende le attività di KFOR (Kosovo Force), l'interazione NATO-UE, e i NATO headquarter di Skopje, Tirana e Sarajevo;
all'operazione "Joint Enterprise" in Kosovo, infine, partecipano attualmente 35 paesi con un impegno complessivo di circa 16.000 militari. Il 1° settembre 2005 il generale di Corpo d'Armata Giuseppe Valotto ha assunto il comando della KFOR, ruolo che dovrebbe fare dell'Italia il garante della corretta conduzione delle forze militari e del pieno rispetto del diritto internazionale in questa martoriata area dei Balcani,
si chiede di sapere:
se quanto sopra esposto risponda al vero e quali iniziative intenda eventualmente intraprendere il Governo italiano per sincerarsi della conformità al diritto internazionale delle attuali procedure giudiziarie e su quelle utilizzate nel passato a cui sono stati sottoposti i prigionieri trattenuti nella base militare di "Camp Bondsteel";
se il Governo non intenda adoperarsi presso il comando KFOR per permettere alle organizzazioni e associazioni internazionali di tutela dei diritti umani che ne facciano richiesta di accedere liberamente quanto prima presso la struttura detentiva di "Camp Bondsteel";
se, infine, il Governo non intenda riferire in Parlamento sulla questione e impegnarsi a contrastare qualsiasi atto illegittimo dovesse emergere in virtù di casi di violazione del diritto internazionale nell'area per assicurare il rispetto del diritto umanitario in futuro.
(3-02401)
IOVENE, PAGANO, SODANO Tommaso, CREMA, BASSO, TOGNI, BISCARDINI, RIPAMONTI, MARINO, MACONI, MANZIONE, MUZIO, PAGLIARULO, PETRINI, DI SIENA, COVIELLO, BUDIN, DATO, CARELLA, FALOMI, TURRONI, VITALI, LONGHI, DI GIROLAMO, DENTAMARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso:
che il prossimo anno si svolgeranno in Italia le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento;
che la riforma della legge elettorale non ha affrontato la questione dell'esercizio del voto da parte dei cittadini residenti in Italia ma temporaneamente all'estero;
che in particolare ci si riferisce a quanti, dipendenti pubblici delle sedi diplomatiche e consolari, militari impegnati nelle varie missioni internazionali sono, comunque, impossibilitati per ragioni di servizio e d'incarico governativo ad un rientro in patria per le elezioni;
che si tratta quindi di diverse migliaia di cittadini a cui verrebbe impedito, di fatto, l'esercizio del diritto di voto;
che tale esercizio in questa tornata elettorale riguarderà, per la prima volta, anche tutti i cittadini italiani residenti permanentemente all'estero, per l'istituita circoscrizione estera;
che il disegno di legge unificato "Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti temporaneamente all'estero", in discussione alla Camera dei deputati, rischia di non essere approvato in tempo utile per la prossima tornata elettorale,
si chiede di sapere quali atti il Governo intenda compiere per consentire ai cittadini italiani temporaneamente all'estero l'esercizio del loro diritto/dovere di voto, così come garantisce la Costituzione.
(3-02402)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BUCCIERO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze, della difesa, per gli affari regionali e per lo sviluppo e la coesione territoriale - Premesso che:
in relazione ai "tagli" preannunciati con la proposta di legge finanziaria 2006, sta crescendo, specie nei piccoli comuni del Sud, il timore che possano, in conseguenza dei suoi contenuti, venir meno le indispensabili condizioni di sicurezza dei cittadini e degli strumenti per difenderla e mantenerla;
viene paventato un forte indebolimento della presenza di risorse umane e funzionali a servizio dei cittadini e del loro bisogno di tutela contro ogni forma di delinquenza e criminalità (anche di provenienza clandestina), sia essa episodica che strutturalmente organizzata sul territorio;
in particolare le comunità garganiche e, tra esse, il Comune di Rodi Garganico, vivono in un ambito territoriale aperto a flussi turistici (sulla fascia costiera, in particolare) e potrebbero essere danneggiate proprio in tale unica e significativa risorsa per loro oggi disponibile;
il Consiglio comunale di Rodi Garganico, pertanto, ha recentemente approvato, con voto unanime della maggioranza e dell'opposizione, un ordine del giorno col quale ha chiesto al Governo che i presidi delle forze dell'ordine oggi presenti sul proprio territorio (Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto), relazionati alla contestuale presenza della sede distaccata del Tribunale di Lucera e del carcere mandamentale, siano non solo preservati dall'eventuale rigore di detta legge finanziaria in itinere ma, soprattutto potenziati;
detta Amministrazione comunale ha offerto, per tali fini e per sopperire ad esigenze di distribuzione logistica sul territorio (cosa peraltro già avvenuta in passato per la Tenenza della Guardia di finanza), il proprio impegno collaborativo e concertativo, in uno con l'offerta d'impiego del patrimonio immobiliare di cui dispone; essa, inoltre, ha dichiarato di impegnarsi anche finanziariamente perché il potenziamento delle forze dell'ordine, invocato per il proprio territorio, passa anche attraverso la costruzione o l'adeguamento di infrastrutture per l'accoglienza, da inserire nella programmazione territoriale comunale, unitamente agli uffici per l'amministrazione della giustizia ed accanto all'auspicato intervento finanziario dello Stato, della Regione Puglia e della Provincia di Foggia,
l'interrogante chiede di conoscere se la solidale "sfida", lanciata dall'Amministrazione comunale di Rodi Garganico, possa trovare riscontro nella concretezza delle scelte governative e dei consequenziali provvedimenti, destinati, nell'ottica e negli auspici dei richiedenti, ad alimentare un clima di fiducia dei cittadini verso le istituzioni che li rappresentano ed a produrre risultati positivi per la serena convivenza dell'intera comunità garganica.
(4-09839)
FILIPPELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso:
che moltissimi potenziali elettori residenti all'estero conoscono poco o nulla della politica italiana, vivendo in Paesi dove molto spesso le forme di Governo e di rappresentanza politica sono alquanto diverse rispetto all'Italia, ed inoltre sono alquanto sconcertati quando vengono continuamente sollecitati dai nostri Consolati a regolarizzare la loro posizione anagrafica per poter votare;
che la delicata opera di informazione dei titolari del voto è appena agli inizi e le liste ufficiali dell'AIRE appaiono ancora provvisorie e non comprensive di tutto l'elettorato attivo e passivo, nonostante la legge che istituisce il diritto di voto per gli italiani all'estero sia stata approvata nel 2001;
che la pur necessaria corrispondenza inviata dai consolati, che sconta l'imprecisione degli indirizzi, non sembra sufficiente;
che appare fondamentale, per assicurare un corretto svolgimento del voto di questi milioni di potenziali elettori, garantire loro l'accesso alle informazioni essenziali sulla vita civile e politica italiana;
che appare quanto mai necessario e indispensabile varare una nuova normativa di trasparenza e di garanzia da seguire nell'informazione rivolta ad un elettorato tanto vasto e differenziato;
che occorrerebbe definire al più presto degli accordi bilaterali, sul tema dell'informazione elettorale, con i paesi dove risiedono le nostre maggiori comunità,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Governo ritenga utile stipulare delle convenzioni con le strutture italiane presenti all'estero al fine di amplificare l'offerta informativa sulla politica italiana, coinvolgendo in ciò le associazioni dei nostri connazionali, gli istituti di cultura e gli enti di assistenza, la stampa e i media locali, non solo di lingua italiana;
se il Governo non consideri fondamentale a tal fine potenziare RAI International, favorendo la stipula di accordi con i network stranieri, e supportare i media italiani già presenti all'estero;
se il Governo abbia già predisposto per ciò risorse adeguate e certe;
in quale maniera il Governo intenda risolvere il problema della trasparenza e di un accesso paritario all'informazione nello svolgimento della campagna elettorale;
se il Governo non ritenga utile nominare una autorità garante, indipendente dal mondo politico, che si occupi nello specifico di controllare e garantire una regolare comunicazione elettorale.
(4-09840)
MORSELLI - Al Ministro della salute - Premesso:
che i carabinieri dei NAS dell'Emilia Romagna hanno scoperto un vasto commercio di uova marce che venivano utilizzate a loro insaputa da aziende produttrici di panettoni, pandori, merendine, pasta all'uovo, gelati;
che questa operazione ha già portato in carcere 20 persone fra manager e imprenditori;
che la gravità del problema è testimoniata dal sequestro di stabilimenti e materiali per 50 milioni di euro, 60 tonnellate di derivati da uovo, il cosiddetto ovo-prodotto, 32 milioni di uova, oltre che di numerosi impianti per le lavorazioni di queste schifezze;
che i rischi per la salute dei consumatori non sono analizzabili oggi, ma lo saranno tra 10, 20 anni, come si evince dalla relazione dei NAS, e variano da allergie alimentari fino alle tossinfezioni e probabili pericoli chimici;
che allo Stato sono in vendita una quantità enorme di questi prodotti gravemente dannosi per la salute pubblica e che occorre al più presto porvi rimedio,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di individuare le aziende che hanno utilizzato a loro insaputa questi "ovo-prodotti" marci e dannosi per la salute dei cittadini e di disporre il sequestro immediato di tutta la produzione posta in vendita.
(4-09841)
FILIPPELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso:
che con la legge 27 dicembre 2001, n. 459, è stato normato l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero ed è stato istituito il voto per corrispondenza. Questa legge rappresenta una sfida originale e complessa per la democrazia italiana, che coinvolgerà circa 4 milioni di cittadini italiani, residenti in ogni parte del mondo e spesso con scarsi collegamenti con la società d'origine, poche notizie sulla vita politica italiana e sugli equilibri di Governo. Fondamentale sarà, in questo contesto, la correttezza e la regolarità delle operazioni di voto. Da questo elemento essenziale dipenderà la credibilità di questa delicata affermazione di cittadinanza;
che il motivo di maggiore preoccupazione risiede nel persistente e forte scompenso, superiore al milione di nomi, che ancora si manifesta tra i dati ufficiali dell'AIRE e quelli risultanti dagli elenchi consolari, che però non hanno valore legale ai fini dell'ammissione al voto. Le soluzioni finora adottate per bonificare i dati dell'AIRE, incrociandoli con quelli provenienti dai consolati, si sono dimostrate lente ed inadeguate;
che l'esperienza acquisita nel corso di quasi venti anni dimostra ormai in maniera netta come l'attuale sistema di rilevazione anagrafica degli italiani residenti all'estero sia del tutto inadeguato per diverse ragioni. I Consolati ed i Comuni comunicano tra di loro solo tramite lo scambio di corrispondenza cartacea, che non si riuscirebbe ad evadere neanche raddoppiando il numero degli addetti. Inoltre le rispettive banche dati (AIRE ed anagrafe consolare) non riescono a dialogare ed integrarsi per motivi tecnici;
che l'anagrafe consolare inizialmente fu utilizzata per organizzare le prime elezioni dei Comites, inserendo in modo sommario e senza controlli di cittadinanza i dati anagrafici degli elettori, con l'intento di favorire la massima affluenza ai seggi;
che nei mesi scorsi il Ministero degli affari esteri ha deciso di inviare una lettera a tutti i nominativi che non risultano in entrambi gli elenchi (anagrafe consolare ed elenchi AIRE), circa 2.000.000 di persone, al fine di uniformare i dati,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Governo ritenga di procedere al più presto all'unificazione delle banche dati esistenti attraverso una rete telematica tra Comuni e Consolati sulla base di modelli già esistenti, tipo Extranet;
se si sia già provveduto all'invio delle lettere da parte del Ministero degli affari esteri al fine di informare i circa 2.000.000 di nostri concittadini sopraccitati, e quali saranno i tempi certi per aggiornare gli elenchi AIRE con questi dati, vista la vicinanza delle prossime scadenze elettorali;
quali ulteriori provvedimenti il Governo intenda prendere nell'immediato, in maniera da poter garantire il corretto svolgimento delle prossime elezioni e non frustrare nuovamente le aspettative dei nostri connazionali residenti all'estero;
se il Governo non ritenga opportuno, per semplificare il tutto, adottare in via transitoria, per questa tornata elettorale, il sistema americano: chi vuole votare va a iscriversi al Consolato nelle liste elettorali e questo permetterebbe di avere il 100 % dei votanti, perché voterebbero coloro che sono veramente interessati.
(4-09842)
GUERZONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Posto che:
a Carpi, a Modena, in Emilia Romagna e, a quanto risulta, in molte altre parti del Paese, numerose imprese artigianali e piccole e medie di settori della "meccanica" segnalano, già a partire dagli scorsi anni, una sensibile contrazione degli ordini e del fatturato tuttora in atto, con conseguenze negative più che significative sulla loro redditività, che si riduce sempre più nei confronti di quella degli anni 1996-2000, talché non mancano cessazioni di attività aziendali e perdite di posti di lavoro:
si ha motivo di ritenere che molte delle imprese citate si trovino nelle descritte difficoltà non per carenza di investimenti, di innovazioni o di riorganizzazione, o per una generalizzata crescita dei costi, bensì piuttosto per uno specifico e persistente andamento negativo del mercato, cosicché le aziende non sono più nelle condizioni di reddito del passato tuttora invece virtualmente persistenti e alla base degli "studi di settore" che li riguardano per il prelievo fiscale;
conseguentemente molte delle imprese segnalate, ad esempio a Carpi, sono poste nella sgradevole e preoccupante alternativa di pagare imposte rispetto ad entrate presunte (dagli "studi di settore") del tutto non reali, o invece intraprendere ricorsi avversi al "fisco" assai costosi, dagli esiti incerti e di lunga durata, andando incontro ai disagi imposti dalle inevitabili ripetute ispezioni della Guardia di finanza;
considerato che gli "studi di settore" hanno per finalità un prelievo fiscale proporzionato all'andamento effettivo della redditività dell'impresa e con rapporto alle dinamiche reali della stessa economia locale, si chiede di conoscere:
se il Ministero dell'economia e delle finanze abbia già posto in atto, anche attraverso l'attività della "Commissione esperti per gli studi di settore", ricerche riguardanti la redditività delle imprese del comparto "meccanica" volte a rilevare, innanzitutto per le azioni delle pubbliche amministrazioni e per quelle del "fisco" , eventuali contrazioni di produzione e di reddito sopravvenute negli ultimi anni;
se in tal senso non si ritenga necessario esprimere alla stessa Commissione ministeriale per la validazione degli "studi di settore" la necessità di valutare, anche ricorrendo a confronti diretti con le associazioni delle imprese, le istanze delle aziende interessate, a partire da quelle dell'area carpigiana, e ad apportare correzioni in linea con le mutate condizioni di produzione e di reddito;
se, in questo ambito, il Ministero dell'economia e delle finanze non ritenga necessario e urgente sollecitare, anche attraverso una specifica direttiva ministeriale, le Agenzie regionali delle entrate e gli osservatori provinciali degli "studi di settore", affinché, in un rapporto di collaborazione con le associazioni di categoria presenti nel territorio di Carpi, siano posti in atto confronti utili al fine di:
individuare, rispetto alla realtà effettiva attuale, aggiornati indicatori di produzione e di reddito affinché possano essere modificati - tenuto conto della nuova realtà economica e di mercato - gli "studi di settore" ed il conseguente prelievo sul reddito delle imprese;
emanare orientamenti ministeriali a tutti gli uffici periferici dell'amministrazione finanziaria, a partire da quelli operanti nell'area di Carpi (Modena) al fine di ottenere trattamenti delle imprese non penalizzanti da parte del fisco con riferimento, a partire dagli anni successivi al 2000, in particolare: al calo di redditività degli investimenti, alla contrazione del fatturato, delle ore lavorate, eccetera.
(4-09843)
BATTAFARANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
Enzo Pastore è stato eletto sindaco di Roccaforzata (Taranto) in seguito alle elezioni amministrative del 2001;
in seguito alle elezioni amministrative dell'aprile 2005 il Pastore è stato altresì nominato assessore esterno al Comune di Taranto, conservando l'incarico di sindaco di Roccaforzata;
l'art. 60, comma 1, n. 12, in combinato disposto con l'art. 63, comma 1, n. 7, del decreto legislativo 267/2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) sancisce l'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di assessore esterno di un altro Comune;
l'art. 63, comma 1, n. 7, del predetto Testo Unico degli enti locali dispone che non può ricoprire la carica di sindaco colui che nel corso del mandato viene a trovarsi in una condizione di ineleggibilità come nel caso rappresentato,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fornire istruzioni alla Prefettura di Taranto per avviare la procedura atta a rimuovere tale palese incompatibilità.
(4-09844)
DE CORATO - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso:
che a Milano, come in provincia, stiamo assistendo ad un preoccupante aumento dei reati contro la persona che vanno dalle efferate violenze contro le donne agli odiosi reati contro i minori (come il rapimento di un bambino rumeno all'interno di una struttura comunale per bambini maltrattati) e allo sfruttamento dell'accattonaggio e della prostituzione;
che i crimini compiuti negli ultimi mesi costituiscono solo la punta dell'iceberg, se si pensa a tutte le violenze non denunciate o allo sfruttamento della prostituzione che ogni giorno produce una vera e propria tratta delle schiave, provenienti soprattutto dai paesi dell'est europeo;
che l'allarmante susseguirsi, nelle ultime settimane a Milano, degli episodi di violenza contro le donne fa pensare a una vera e propria emergenza;
che sempre più spesso le vittime e i carnefici di questi odiosi reati sono extracomunitari, protagonisti di una preoccupante escalation di violenza, solo a Milano si contano circa 100.000 clandestini e ben 5.000 nomadi,
l'interrogante chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno istituire un'intelligence presso la Procura della Repubblica di Milano per contrastare la dilagante diffusione dei reati contro la persona;
se non si ritenga opportuno assumere iniziative tese a ricercare una strategia comune investigativa attraverso la costituzione di un'intelligence formata da magistrati che già indagano sui reati contro la persona e sono pertanto attivi su questo fronte di indagine, da uomini dei Carabinieri e della Polizia Giudiziaria.
(4-09845)
CURTO - Al Ministro della difesa - (Già 3-02180)
(4-09846)
IOVENE - Al Ministro dell'interno - (Già 3-02397)
(4-09847)
MARTONE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Considerato che:
l'esecuzione della nuova infrastruttura ferroviaria ad alta capacità Milano-Genova - Terzo Valico dei Giovi, e delle opere propedeutiche ed accessorie (cantieri e depositi) prevede, sia nella fase di realizzazione che in quella d'esercizio, la compromissione di una vasta porzione del territorio, pesanti interferenze con le fonti di approvvigionamento idrico, con il tessuto edilizio esistente, con l'attuale sistema viario e con forti impatti dal punto di vista sociale;
il progetto prevede altresì la demolizione di alcuni fabbricati ad uso residenziale e porterà gravi disagi relativamente alla vivibilità di altri edifici situati presso il tracciato, determinando, al contempo, seri impatti sulla viabilità urbana dei comuni interessati e sulla qualità dell'aria a causa dell'elevato numero di mezzi pesanti che si troveranno a transitare già nella fase di realizzazione dell'opera;
il progetto di deposito dello smarino nell'ex cava Cementir tra Liguria e Piemonte risulta secondo molti studi tecnici inadeguato e non conforme alle prescrizioni vigenti, con particolare riguardo agli aspetti geologici, geomorfologici, idrogeologici e geotecnici. Grande preoccupazione per il pesante impatto ambientale desta il deposito di smarino nel porto di Voltri e nella valle del Chiaravagna;
la procedura introdotta dalla cosiddetta "legge obiettivo" (legge n. 443 del 2001) comprime, fino ad annullarle, le possibilità effettive di intervento delle amministrazioni locali nella fase di definizione dei progetti ed in quella della realizzazione delle opere infrastrutturali;
le rappresentanze istituzionali e i comitati cittadini costituitisi spontaneamente vedono con estrema preoccupazione l'assenza, nel progetto definitivo in oggetto, di approfondite analisi, peraltro previste dalle direttive comunitarie in materia, circa la valutazione d'impatto ambientale, assenza che ha determinato l'avvio della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia da parte dell'Unione europea;
manca inoltre nel progetto ogni riferimento a progetti o programmi relativi a nuove captazioni e condotte di adduzione sostitutive degli attuali approvvigionamenti idrici derivanti dalle sorgenti di Borlasca (acquedotto ACOS);
si continua ad accreditare e difendere il rapporto contrattuale con il Consorzio Co.Civ., pur in presenza dell'apertura (il 21 marzo 2004) della procedura di infrazione della Commissione europea per violazione da parte dell'Italia degli articoli 43 e 49 del Trattato che regolano la libera concorrenza per l'affidamento diretto a trattativa privata ai general contractor, scelti fra i maggiori gruppi industriali italiani, delle tratte ad Alta velocità Milano-Genova, Milano-Verona e Milano-Padova;
si sottovalutano i contenziosi amministrativi e penali aperti sul territorio legati alla costruzione di questa grande opera e anzi si avallano gli scempi già compiuti in violazione di legge;
la crescita dei traffici portuali non giustifica una nuova linea con costi economici ed ambientali elevatissimi , pari a circa 5 miliardi e 279 milioni di euro, a fronte dei dati del porto di Genova che, rispetto al giugno del 2004, indicano un calo del 3,4% delle merci in genere e un calo del 5,5 dei container,
si chiede di sapere:
se si intenda riaprire i cantieri dei cosiddetti cunicoli geognostici o fori pilota di Fraconalto e di Molini di Voltaggio, sequestrati in quanto abusivi nel febbraio 1998;
se non si intenda avviare la procedura di valutazione di impatto ambientale, come fra l'altro richiesto dall'Unione europea;
se siano stati presi in considerazione, in alternativa al progetto Milano-Genova, urgenti e necessari interventi di adeguamento e potenziamento delle linee di valico esistenti al servizio della portualità ligure;
se sia stata valutata l'opportunità di una logica di rete e non di instradamento su un'unica direttrice, in particolare potenziando la Savona-Torino, con collegamenti con i valichi di Modane e Domodossola e con il raddoppio delle due tratte in salita, nonché con un piccolo intervento tra Ceva e San Giuseppe di Cairo e la Parma-La Spezia, meglio conosciuta come Pontremolese, con collegamenti con il Brennero e i valichi del Nord Est;
se non si ritengano necessari, al posto di un nuovo "buco" nell'Appennino ligure-piemontese che si aggiunge agli scempi già provocati da Co.Civ., urgenti interventi di adeguamento e potenziamento delle linee di valico esistenti al servizio della portualità ligure;
in base a quali valutazioni non si sia scelta la via del potenziamento della tratta pontremolese, che serve il Porto di la Spezia, funzionale al corridoio multimodale Tibre (Tirrenica-Brennero) e in grado di interferire positivamente con il sistema padano (dove sono presenti numerosi interporti) e con le linee Torino-Milano-Venezia e Torino-Piacenza-Bologna;
in base a quali valutazioni non siano stati attuati i semplici interventi di ammodernamento sulle linee liguri esistenti, che determinerebbero un forte incremento dei traffici merci, limitatamente alle linee storiche dei Giovi, Voltri-Ovada-Alessandria e Pontremolese.
(4-09848)
DEMASI, ULIVI, COZZOLINO - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - (Già 3-02203)
(4-09849)
CURTO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nella giornata di ieri, 13 dicembre 2005, l'annunciato sciopero dei ferrovieri ha creato all'utenza notevolissimi disagi;
in conseguenza, sulla tratta Brindisi-Taranto ben otto treni sono stati soppressi;
a dare notizia di tale situazione sarebbe stato un volantino-avviso predisposto dalle Ferrovie dello Stato che però non si sarebbe limitato a confermare per la giornata del 13 dicembre 2005 il preannunciato sciopero, ma avrebbe anche notificato che tale situazione si sarebbe probabilmente protratta fino a nuovo avviso;
ancora di più, stando a notizie riportate dagli organi d'informazione, alcuni dipendenti di Trenitalia addetti alla biglietteria avrebbero fatto presente che "(...) il disservizio era imputabile espressamente alla carenza di personale",
considerato che l'interrogante già nelle passate settimane aveva ripetutamente, con specifici atti ispettivi, evidenziato il sostanziale disinteresse di Trenitalia nei riguardi dell'Italia meridionale in generale e del Salento in particolare,
l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di bloccare la politica, a giudizio dell'interrogante sciagurata, adottata sino ad oggi da Trenitalia nei confronti dell'Italia meridionale, politica caratterizzata da carenze di risorse da utilizzare sul piano infrastrutturale, da una sensibile restrizione dei livelli occupazionali impiegati, dal continuo ricorso a tecnologie obsolete già patrimonio da decenni di altre aree del Paese, e che oggi si vorrebbero contrabbandare nell'Italia meridionale come frutto di programmazione avveniristica.
(4-09850)
CURTO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:
che i Comitati direttivi dell'ANCI e dell'UPI Puglia, riunitisi il 4 ottobre 2005, hanno approvato un documento per una ripresa del confronto tra Governo ed Enti locali volto ad apportare modifiche alla legge finanziaria 2006, per consentire un minimo di sopravvivenza ai Comuni;
che squilibri di finanza pubblica creano caduta di competitività del sistema produttivo e bassi livelli di crescita;
che il sistema delle Autonomie locali pugliesi non solo condivide pienamente la necessità di rilanciare l'economia e di riequilibrare la finanza pubblica, ma intende continuare a svolgere un ruolo attivo per raggiungere questi obiettivi, assumendosi anche tutte le responsabilità;
che dagli effetti prodotti dal taglio della spesa corrente si evince che i settori fondamentali per le comunità locali (ovvero: scuola, inquinamento, trasporto pubblico locale, pulizia della città, manutenzione delle strade, giustizia, sicurezza della città, pronto intervento e sicurezza pubblica, servizi di fognatura o di depurazione, sport, musei, eventi culturali, immigrazione) saranno quelli più penalizzati anche se l'art. 1 del decreto ministeriale 28 maggio 1993, recante "Individuazione, al fine della non assoggettabilità ad esecuzione forzata, dei servizi locali indispensabili dei comuni, delle province e delle comunità montane", definisce detti servizi come indispensabili da erogare ai cittadini,
l'interrogante chiede di conoscere se non si intenda, al più presto, aprire un confronto serio e costruttivo con gli enti locali, affinché i Comuni possano continuare ad erogare tutti quei servizi indispensabili per rilanciare la crescita ed assicurare aiuto alle famiglie, soprattutto a quelle più svantaggiate.
(4-09851)
CURTO - Al Ministro della giustizia - Premesso:
che il 27 gennaio del 1967 il cantautore genovese Luigi Tenco venne trovato morto con un colpo di pistola alla testa, nella propria stanza d'albergo all'Hotel Savoy di Sanremo;
che dopo svariati mesi dal ritrovamento del cadavere il caso fu archiviato come "suicidio";
che il 12 dicembre 2005 il Procuratore Capo della Repubblica di Sanremo, dott. Mariano Gagliano, ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa, la riapertura delle indagini sulla morte di Luigi Tenco;
che la riapertura del caso (voluta anche dalla famiglia) è stata motivata dalla sommarietà e dalla fretta con cui le prime indagini furono fatte; per tale motivo il dottor Gagliano ha dato ufficialmente ordine ai Carabinieri di rimettere insieme tutti gli atti dell'inchiesta;
che gli uomini dell'Arma hanno già sequestrato due videocassette di un programma televisivo, trasmesso di recente, che tornava ad elencare i tanti dubbi ancora aperti su questa morte;
che i giornalisti che hanno curato il programma televisivo hanno presentato un esposto alla Procura di Sanremo,
l'interrogante chiede di conoscere:
se non si ritenga inutile spreco di tempo, forze e denaro la riapertura del "caso Tenco" dopo 38 anni;
se non si ritenga irrispettoso, nei confronti della stessa memoria del povero Tenco, consegnare la figura ad un palcoscenico mediatico che nulla potrà aggiungere alla vicenda essendo trascorsi circa 40 anni dalla stessa:
se non si ritenga più utile e indispensabile l'impiego degli uomini dell'Arma dei Carabinieri per definire i tanti casi ancora irrisolti nella nostra Italia chiamata "Il paese dei misteri", come i delitti di Via Poma (1990), dell'Olgiata (1991), il delitto a "La Sapienza" di Marta Russo (1997) e tantissimi altri.
(4-09852)
STANISCI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
è in atto, su tutto il territorio nazionale, l'iniziativa "accesso al futuro", che ha come principali protagonisti i giovani;
essa parte dalla constatazione che soprattutto i giovani vivono, in questo periodo, il grave problema del precariato e che a risentirne sia soprattutto la conseguente contrazione delle spese per la cultura ed il tempo libero, la cui valenza e la cui portata sociale sono incommensurabili poiché rappresentano una parte consistente ed integrante del benessere sociale;
leggere un libro o ascoltare la musica sono la base della cultura per tutte le fasce di età, ma l'aumento del costo dei prodotti culturali ne rende sempre più marginale l'acquisto,
si chiede di sapere se il Governo intenda ridurre l'IVA sui prodotti musicali, e soprattutto sui CD, per far sì che il loro acquisto possa essere accessibile ai giovani.
(4-09853)
DE ZULUETA, BOCO, RIPAMONTI, DI SIENA, Baio Dossi, ACCIARINI, LIGUORI, MALABARBA, LONGHI, DONATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
nei giorni tra l'8 e il 26 novembre 2004 si è svolta a Ginevra la sessione di osservazione da parte delle Nazioni Unite sullo stato di attuazione in Italia del Patto sui diritti economici, sociali e culturali;
in tale occasione il Comitato sui diritti economici, sociali e culturali, composto da 18 esperti indipendenti delle Nazioni Unite, ha potuto analizzare e dibattere il rapporto periodico governativo e il rapporto supplementare predisposto dal Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, rete di ONG, sindacati e associazioni della società civile italiana;
al termine dei lavori il Comitato degli esperti delle Nazioni Unite ha espresso le proprie osservazioni conclusive, mai tradotte ufficialmente in lingua italiana;
le raccomandazioni del Comitato sui diritti economici, sociali e culturali sono da intendersi vincolanti per gli Stati che hanno aderito e ratificato il Patto medesimo;
l'Italia non ha ancora adempiuto, a distanza di un anno, in particolare alla raccomandazione numero 53, che prevede di "(…) diffondere ampiamente le presenti osservazioni conclusive a tutti i livelli della società, ed in particolare tra i funzionari statali e la magistratura, e di informare il Comitato su tutte le tappe intraprese per attuarle nel suo prossimo rapporto periodico (...)",
si chiede di sapere per quali ragioni il Governo non abbia ancora provveduto a tradurre e pubblicare le osservazioni conclusive del Comitato sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite, e quando intenda farlo.
(4-09854)