Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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MARTONE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Considerato che:
l'esecuzione della nuova infrastruttura ferroviaria ad alta capacità Milano-Genova - Terzo Valico dei Giovi, e delle opere propedeutiche ed accessorie (cantieri e depositi) prevede, sia nella fase di realizzazione che in quella d'esercizio, la compromissione di una vasta porzione del territorio, pesanti interferenze con le fonti di approvvigionamento idrico, con il tessuto edilizio esistente, con l'attuale sistema viario e con forti impatti dal punto di vista sociale;
il progetto prevede altresì la demolizione di alcuni fabbricati ad uso residenziale e porterà gravi disagi relativamente alla vivibilità di altri edifici situati presso il tracciato, determinando, al contempo, seri impatti sulla viabilità urbana dei comuni interessati e sulla qualità dell'aria a causa dell'elevato numero di mezzi pesanti che si troveranno a transitare già nella fase di realizzazione dell'opera;
il progetto di deposito dello smarino nell'ex cava Cementir tra Liguria e Piemonte risulta secondo molti studi tecnici inadeguato e non conforme alle prescrizioni vigenti, con particolare riguardo agli aspetti geologici, geomorfologici, idrogeologici e geotecnici. Grande preoccupazione per il pesante impatto ambientale desta il deposito di smarino nel porto di Voltri e nella valle del Chiaravagna;
la procedura introdotta dalla cosiddetta "legge obiettivo" (legge n. 443 del 2001) comprime, fino ad annullarle, le possibilità effettive di intervento delle amministrazioni locali nella fase di definizione dei progetti ed in quella della realizzazione delle opere infrastrutturali;
le rappresentanze istituzionali e i comitati cittadini costituitisi spontaneamente vedono con estrema preoccupazione l'assenza, nel progetto definitivo in oggetto, di approfondite analisi, peraltro previste dalle direttive comunitarie in materia, circa la valutazione d'impatto ambientale, assenza che ha determinato l'avvio della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia da parte dell'Unione europea;
manca inoltre nel progetto ogni riferimento a progetti o programmi relativi a nuove captazioni e condotte di adduzione sostitutive degli attuali approvvigionamenti idrici derivanti dalle sorgenti di Borlasca (acquedotto ACOS);
si continua ad accreditare e difendere il rapporto contrattuale con il Consorzio Co.Civ., pur in presenza dell'apertura (il 21 marzo 2004) della procedura di infrazione della Commissione europea per violazione da parte dell'Italia degli articoli 43 e 49 del Trattato che regolano la libera concorrenza per l'affidamento diretto a trattativa privata ai general contractor, scelti fra i maggiori gruppi industriali italiani, delle tratte ad Alta velocità Milano-Genova, Milano-Verona e Milano-Padova;
si sottovalutano i contenziosi amministrativi e penali aperti sul territorio legati alla costruzione di questa grande opera e anzi si avallano gli scempi già compiuti in violazione di legge;
la crescita dei traffici portuali non giustifica una nuova linea con costi economici ed ambientali elevatissimi , pari a circa 5 miliardi e 279 milioni di euro, a fronte dei dati del porto di Genova che, rispetto al giugno del 2004, indicano un calo del 3,4% delle merci in genere e un calo del 5,5 dei container,
si chiede di sapere:
se si intenda riaprire i cantieri dei cosiddetti cunicoli geognostici o fori pilota di Fraconalto e di Molini di Voltaggio, sequestrati in quanto abusivi nel febbraio 1998;
se non si intenda avviare la procedura di valutazione di impatto ambientale, come fra l'altro richiesto dall'Unione europea;
se siano stati presi in considerazione, in alternativa al progetto Milano-Genova, urgenti e necessari interventi di adeguamento e potenziamento delle linee di valico esistenti al servizio della portualità ligure;
se sia stata valutata l'opportunità di una logica di rete e non di instradamento su un'unica direttrice, in particolare potenziando la Savona-Torino, con collegamenti con i valichi di Modane e Domodossola e con il raddoppio delle due tratte in salita, nonché con un piccolo intervento tra Ceva e San Giuseppe di Cairo e la Parma-La Spezia, meglio conosciuta come Pontremolese, con collegamenti con il Brennero e i valichi del Nord Est;
se non si ritengano necessari, al posto di un nuovo "buco" nell'Appennino ligure-piemontese che si aggiunge agli scempi già provocati da Co.Civ., urgenti interventi di adeguamento e potenziamento delle linee di valico esistenti al servizio della portualità ligure;
in base a quali valutazioni non si sia scelta la via del potenziamento della tratta pontremolese, che serve il Porto di la Spezia, funzionale al corridoio multimodale Tibre (Tirrenica-Brennero) e in grado di interferire positivamente con il sistema padano (dove sono presenti numerosi interporti) e con le linee Torino-Milano-Venezia e Torino-Piacenza-Bologna;
in base a quali valutazioni non siano stati attuati i semplici interventi di ammodernamento sulle linee liguri esistenti, che determinerebbero un forte incremento dei traffici merci, limitatamente alle linee storiche dei Giovi, Voltri-Ovada-Alessandria e Pontremolese.
(4-09848)