Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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Testo integrale dell'intervento del senatore Filippelli in dichiarazione di voto sul disegno di legge 3633 e connessi
Signor Presidente, colleghi, siamo finalmente giunti all'epilogo di questa triste e brutta vicenda: anche questa segnata dalla proterva arroganza del Governo e della maggioranza, che tutto hanno fatto tranne che salvaguardare il ruolo del Senato e le prerogative dei singoli senatori; che hanno penalizzato le minoranze, ma in particolar modo hanno umiliato i partiti e i movimenti politici appartenenti al Gruppo Misto.
Questo deve essere ribadito e reso noto ai cittadini che ci stanno ascoltando: per la discussione di una legge che modifica completamente, formalmente e sostanzialmente la legge elettorale e la stessa procedura di espressione del voto, i senatori popolari hanno avuto a disposizione soltanto pochissimi minuti!
I pochi minuti a disposizione non mi permettono di dire tutto ciò che il mio partito senza per questa pessima legge elettorale, che non è né intelligente né seria dal punto di vista politico né corretta dal punto di vista costituzionale.
Per cui chiedo già da subito di essere autorizzato a consegnare il mio intervento scritto in modo che possa essere allegato agli atti.
Prima di addentrarmi in qualche considerazione, mi preme chiedere al Capo dello Stato, al Parlamento, all'opinione pubblica se è giusto che un partito come il nostro, se non vuole uscire dal panorama politico e partitico, secondo questa legge assurda e irrazionale, debba presentarsi alla prossima competizione elettorale con il simbolo delle Europee, che conteneva il nome di Mastella e di Martinazzoli.
Vorremmo capire: se Martinazzoli dovesse manifestare il suo dissenso sull'utilizzo del suo nome nel nostro simbolo, prevarrebbe il "no" di Martinazzoli o il nostro diritto ad essere presente nella competizione elettorale.
Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Parlamento e all'opinione pubblica se è giusto e costituzionale che un partito alla vigilia di una competizione elettorale importante, quale quella politica debba entrare in disputa con le Corti d'appello per vedersi riconosciuto il diritto alla cittadinanza nello schieramento dei partiti democratici; cittadinanza acquisita sul campo con anni d'impegno, di lavoro, di conquiste nell'interesse di una fetta importante dell'opinione pubblica.
Noi vorremo sapere se si ritiene questa assurdità un atto di grave sopraffazione da parte di questo Governo e di questa maggioranza.
Sappiamo che non avremo risposte. Ma sentiamo comunque il dovere di denunciare questa palese assurdità costituzionale.
Questo è il vostro timbro; questa è la vostra concezione della democrazia; questo purtroppo è stato il modo con il quale il Presidente del Senato ha smentito l'impegno pronunciato nel discorso del suo insediamento, quando fra i suoi doveri elencò quello di garantire all'opposizione il diritto di critica.
Su questo provvedimento, sulla sua inadeguatezza a disegnare il nuovo Parlamento italiano, sulle contraddizioni che contiene, sulla sua approssimazione, sui suoi palesi vizi di incostituzionalità, sulla sua macchinosità, sul fatto che esso appare come un vestito tagliato su misura per il partito del Presidente del Consiglio, sul forte rischio di instabilità e ingovernabilità che si profila per la prossima maggioranza, qualunque essa sia, molto è stato detto.
Purtroppo è stato detto soprattutto fuori da quest'Aula, vista la cieca determinazione del Governo a rifiutare di discuterne, evitando o mortificando il dibattito parlamentare e trasformandolo immediatamente in un confronto muscolare: tutti sanno che questo provvedimento è arrivato al Senato in un testo annunciato come blindato ancora prima di essere stampato e assegnato alla Commissione competente: questo è il vero scandalo, cari colleghi; qui ha origine la protesta dell'opposizione, che - di fronte alla preventiva e annunciata indisponibilità al confronto con le ragioni dell'opposizione - non ha avuto altro strumento che un legittimo ostruzionismo, volto a richiamare l'attenzione del Paese sulla ennesima prova di arroganza di questa maggioranza.
Tutti sanno che il mio partito è sempre stato un partito proporzionalista, ma ha sempre immaginato un proporzionale vero, che rispecchiasse alla perfezione il pluralismo di idee, di posizioni, di pensiero; un proporzionale che sapesse e potesse dare voce e rappresentanza alla società italiana nella sua più variegata e composita espressione.
E per questo il mio partito non ha mai immaginato un proporzionale pensato e progettato in maniera furbesca, all'ultimo momento, da un Governo e una maggioranza in agonia, con l'intento di alleggerire la sconfitta che si avvicina o rendere instabile il prossimo Governo, arrecando un grave danno alla democrazia.
Signor Presidente, ci amareggia il fatto di cover constatare che in questo disegno di legge, palesemente incostituzionale, questo Governo e questa maggioranza hanno dovuto lavorare di fantasia per inserire, molto irresponsabilmente, una molteplicità di premi e una serie di sbarramenti che, distorcendo la volontà degli elettori, hanno creato le condizioni per l'ingovernabilità dell'Italia, dimenticando che una legge elettorale non può essere "contro", ma a favore dell'Italia, della stabilità, della governabilità.
Debbo rilevare che si torna al passato, alle origini, alla famosa legge proporzionale con premio di maggioranza, con una significativa differenza: l'odierna prevede un premio di maggioranza ad una alleanza di partiti che hanno le mani politicamente libere riguardo ad ogni candidatura, senza, però, il doveroso legame all'indicazione di un candidato comune.
C'è, però, una strana coincidenza: anche oggi, come allora, a presiedere il Senato è un Marcello, allora Ruini, ora Pera. Si torna ai partiti e forse non è un male. E' che si cancellano, a cuor leggero, soltanto per calcoli elettoralistici, anni di dibattito, di discussione, d'impegno, di conquiste.
Purtroppo la paura di perdere in maniera sonora, il tentativo di conservare il potere, fanno brutti scherzi.
Onorevoli colleghi, in questo disegno di legge non c'è traccia di buon senso: si tenta con scorpori e sbarramenti di eliminare la voce della democrazia che è rappresentata dai piccoli partiti che, se vogliono sopravvivere, devono allearsi tra di loro, mettendo da parte la loro storia, la loro identità, i loro valori. Non c'è il rispetto della pari opportunità tra uomini e donne. Si allontana insomma la prospettiva di certezze post-voto e di chiara alternanza.
Ci dispiace: è stata dispersa, ancora una volta, una buona occasione per fare finalmente una legge nell'interesse dell'Italia!
Si sono pronunciati contro questo testo autorevoli costituzionalisti e giuristi di ogni schieramento, politologi, addirittura matematici che hanno messo in rilievo la farraginosità del sistema di calcolo dei voti, i più raffinati commentatori politici.
Ma tutto ciò non è bastato: al Presidente del Consiglio, non gli si è mai accesa la scintilla del dubbio, e, oramai preda di un delirio di onnipotenza irrefrenabile, ha bollato i critici, i perplessi, i non entusiasti del suo disegno con il marchio: siete tutti comunisti!
Non interessa al Presidente del Consiglio il fatto che il Paese sia stremato a causa delle sue politiche di questi cinque anni; non gli importa del fatto che tutti gli indicatori economici abbiano registrato un forte arretramento del nostro Paese, né che il Sud conosca una crisi straziante in tutti i settori della vita politica, economica e sociale. Secondo Berlusconi, l'economia italiana va bene perché le sue condizioni economiche vanno bene; l'Italia è un Paese più ricco perché lui è più ricco; l'Italia sta crescendo perché sta crescendo soprattutto il suo patrimonio.
Ebbene, colleghi, questa legge elettorale è la inevitabile conclusione di una legislatura dominata dalla necessità di soddisfare esigenze e bisogni di una persona: una legislatura che si è aperta con la soppressione del reato di falso in bilancio e con la legge sulle rogatone internazionali, e si è poi caratterizzata con leggi come lo scudo fiscale, il legittimo sospetto, la legge Schifani, il decreto salva Rete4, la riforma del sistema televisivo, la sedicente soluzione del conflitto di interessi, la riforma dell'ordinamento giudiziario, per chiudere in bellezza con la ex Cirielli e, appunto, con questa stolta legge elettorale.
Tutto ciò ha creato un senso di disagio molto forte anche e soprattutto fra quei cittadini che nel 2001 avevano creduto alla promesse e alle lusinghe della coalizione del centro-destra e del suo leader: sono i pensionati, ai quali erano state fatte promesse miracolose, e che si trovano oramai a livelli di indigenza; sono le casalinghe, costrette a fare i conti con un aumento dei prezzi che si è aggravato grazie alla incapacità e alla indifferenza del Governo nel gestire il passaggio dalla lira all'euro, sono i dipendenti pubblici, gli agricoltori, (e non solo quelli del Sud, in ogni caso particolarmente penalizzati dalla assenza di politiche adeguate), sono tutte le categorie di lavoratori, ma quello che più colpisce è il disincanto e il senso di delusione delle categorie imprenditoriali, da quelle rappresentate in Confindustria ai piccoli artigiani, dai titolari di piccole aziende a quelli che gestiscono attività familiari o individuali.
La maggioranza ha saputo dissipare un patrimonio di consenso e di adesione che nessun Governo ha mai avuto nella storia repubblicana, che si era concretizzato in una maggioranza parlamentare fatta di cento deputati e cinquanta senatori più dell'opposizione.
Questo patrimonio, cari colleghi della maggioranza, lo avete sperperato e purtroppo questo risultato lo avete raggiunto minando profondamente la credibilità del Paese, e quel che è ancora più grave, la fiducia e la credibilità nel Paese, la fiducia fra i cittadini e fra gli elettori e la credibilità delle nostre istituzioni.
Sarà compito nostro ricucire questo rapporto, sarà la nostra maggioranza che uscirà dalle urne nella prossima primavera a rimediare a questo e a tutti gli altri disastri che avete combinato in questi terribili cinque anni.
Lo faremo, ci riusciremo, nonostante e al di là di questa pessima legge elettorale, che non è seria dal punto di vista politico né corretta dal punto di vista costituzionale.
Sen. Filippelli