Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005

Testo integrale dell'intervento del senatore Pedrini in dichiarazione di voto sul disegno di legge n. 3633 e connessi

Signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, il 10 settembre 2002 ho presentato un disegno di legge (numero 1693) nella cui relazione illustrativa rimarcavo che il vigente sistema di elezione della Camera dei deputati, del tipo "misto", cioè per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale, è stato introdotto nel nostro Paese nel 1993 sulla base di una strumentalizzante lettura di due referendum popolari, spregiudicatamente interpretati anche con il favore di una insistita campagna di stampa. È appena il caso di ricordare che il primo referendum, nel 1991, riguardava l'abrogazione delle preferenze multiple a sistema elettorale proporzionale invariato, mentre il secondo referendum, del 1992, riguardava specificamente il sistema elettorale del Senato.

Tralascio la critica, non sopita, ad un metodo referendario volto a modificare una legge per singole parti, nonostante la Carta costituzionale preveda espressamente l'ammissibilità di referendum abrogativi di un'intera legge. E' appena il caso di ricordare il clima politico nel quale si tennero quei referendum.

La scelta del sistema maggioritario, sulla base di quella campagna di opinione, venne presentata come una panacea, la soluzione di tutti i mali della democrazia.

Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di: ridurre, fino ad annullarlo, il peso delle forze politiche, che avevano dato luogo ad un sistema "partitocratico", secondo alcuni "corrotto e corruttore", per privilegiare la scelta degli uomini; ridare smalto alla funzione parlamentare, legando i parlamentari al collegio che li esprime e sottraendo il loro voto all'obbligo della cosiddetta "disciplina di partito"; garantire la stabilità dei governi.

E' appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La "partitocrazia", se con tale termine si intendono scelte imposte da ristrette oligarchie autoreferenziali, è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali sono state scelte le candidature nelle tre elezioni con il sistema maggioritario che si sono susseguite a partire dal 1994 e se si riflette su come già i partiti si stanno muovendo per organizzare le liste per il 9 aprile del 2006.

I parlamentari non sono stati mai e ancor di più, con il sistema contenuto nel disegno di legge n. 3633, saranno così distaccati dal territorio che li ha espressi e che li esprimerà, anche perché molti di loro sono stati eletti in collegi ad essi del tutto estranei, e non sono mai stati così coartati nel divieto di mandato imperativo come da quando sono chiamati ad esprimersi su leggi delega e su voti di fiducia. Quanto alla stabilità dell'Esecutivo, basterà ricordare che dal marzo del 1994 ad oggi si sono susseguiti otto Governi e che l'attuale Governo, in carica, nonostante possa contare su una larghissima maggioranza parlamentare, si trova, praticamente, in stato di perenne crisi.

Richiamando sempre il disegno di legge n. 1693 devo ricordare che la democrazia italiana fino al 1919 si era retta sulla base di un sistema elettorale maggioritario ed era stata debole, incapace di interpretare il Paese reale, frammentata in partiti e partitini e rissosa perché personalistica, inadatta a dare vita ad Esecutivi stabili.

E tutto ciò tenendo conto che la platea elettorale, fino all'introduzione del suffragio universale, per l'appunto nel 1919, era stata assai ristretta. Perciò, nel 1919 l'introduzione del suffragio universale (peraltro riservato ai soli cittadini maschi) venne ritenuta incompatibile con il sistema elettorale maggioritario e si adottò la proporzionale, a coronamento delle grandi battaglie condotte dai democratici e, in particolare, dai cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, e dai socialisti, guidati da Filippo Turati. Fino al 1994 il sistema elettorale prevedeva però fortunatamente la preferenza.

Scrisse, a quei tempi, don Sturzo che, quando non si ha la maggioranza nel Paese, è illusorio pensare di ricrearla in Parlamento attraverso artificiose leggi elettorali.

Evidentemente era a lui chiaro, mentre per altri non lo è , che una cosa sono i sistemi elettorali e un'altra cosa sono i sistemi istituzionali.

Il disegno di legge n. 1693 che avevo presentato nel lontano settembre del 2002 che si componeva di 8 articoli, adottava per l'elezione della Camera dei deputati il sistema proporzionale, con la preferenza, ponendosi, nello stesso tempo, l'esigenza di assicurare la stabilità dell'Esecutivo.

Secondo chi vi parla, la reintroduzione della proporzionale deve mirare, innanzi tutto, a consentire agli elettori una scelta politica non equivoca, secondo il principio cardine che esige che si compia la scelta meno lontana dai propri convincimenti, secondo il principio cardine del proporzionale che vuole che si voti per l'espressione politica più consona al proprio sentire.

Questa legge che stiamo discutendo presenta varie incongruenze, però, che ho cercato di far risaltare anche con la presentazione di alcuni emendamenti.

Per esempio, ho presentato due emendamenti riguardanti la modifica della legge sul diritto di voto per i cittadini italiani residenti all'estero (n. 459 del 2001), sottolineando che i cittadini italiani elettori residenti all'estero si possono candidare in Italia, pertanto indipendentemente dal luogo in cui essi sono residenti possono essere sia elettori che candidati in Italia. Questo diritto non viene altrettanto riconosciuto ai cittadini italiani residenti in Italia.

I nostri diplomatici all'estero poi non hanno le stesse modalità di voto riconosciute ai nuovi elettori.

Oggi è all'esame del Parlamento questo sistema proporzionale che avrei potuto anche votare, se non fosse, come è, privo del voto di preferenza. Il voto di preferenza permetterebbe agli elettori di riappropriarsi della politica e della scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, oggi di fatto usurpata dagli oligarchi che decidono le candidature, fino ad oggi decise nei collegi uninominali e da domani con il sistema proporzionale a liste bloccate in quanto non è previsto il voto di preferenza.

Si sposta così il dibattito e la politica dal territorio, dagli uomini ai media e alle grandi capacità finanziarie. Si danno vantaggi alle grandi strutture. Si va verso una democrazia non partecipata ma mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia rigida e burocratica condannata da Sturzo nel 1950 come uno dei mali dell'Italia.

 

Sen. Pedrini