Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente PERA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9, 02).
Si dia lettura del processo verbale.
BATTAGLIA Antonio, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,04).
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(3633) Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri) (I deputati Albertini, Benvenuto, Enzo Bianco, Bimbi, Bonito, Bottino, Bressa, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Cusumano, Damiani, Duilio, Folena, Frigato, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Mariotti, Meduri, Melandri, Molinari, Morgando, Potenza, Rocchi, Rotundo, Siniscalchi, Soda, Soro, Tidei, Tolotti, Vernetti, Villari e Volpini hanno ritirato la propria sottoscrizione alle proposte di legge)
(1) INIZIATIVA POPOLARE. - Introduzione del doppio turno nei collegi uninominali
(117) TOMASSINI. - Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati
(290) PEDRIZZI. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, recante norme per l'istituzione dell'albo e per il sorteggio delle persone idonee all'ufficio di scrutatore
(337) BEVILACQUA. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, relativa alla elezione della Camera dei deputati
(614) EUFEMI ed altri. - Delega al Governo per l'emanazione di un testo unico delle leggi che disciplinano l'elezione della Camera dei deputati e di un testo unico delle leggi che disciplinano l'elezione del Senato della Repubblica. Nuove norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(1148) RONCONI. - Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali
(1177) FALCIER ed altri. - Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali
(1294) TURRONI e MAGNALBO'. - Modifiche alle leggi per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in tema di raccolta delle firme per la sottoscrizione delle liste elettorali
(1475) DE PAOLI. - Nuove norme in materia di sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali
(1489) VILLONE ed altri. - Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati
(1693) PEDRINI. - Nuove norme per l'elezione della Camera dei deputati
(1853) DANIELI Paolo. - Modifica all'articolo 9, comma 6, del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533
(3343) BALBONI ed altri. - Nuove norme in materia di autenticazione delle firme e sottoscrizione delle liste ai fini elettorali
(3378) BASSANINI e PASSIGLI. - Norme in materia di presentazione delle candidature e in materia di reati elettorali
(3396) SPECCHIA. - Modifiche alla legge 8 marzo 1989, n. 95, e alla legge 21 marzo 1990, n. 53, sul criterio di designazione del personale addetto ai seggi elettorali
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 09,04)
Approvazione del disegno di legge n. 3633
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge n. 3633, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri (i deputati Albertini, Benvenuto, Enzo Bianco, Bimbi, Bonito, Bottino, Bressa, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Cusumano, Damiani, Duilio, Folena, Frigato, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Mariotti, Meduri, Melandri, Molinari, Morgando, Potenza, Rocchi, Rotundo, Siniscalchi, Soda, Soro, Tidei, Tolotti, Vernetti, Villari e Volpini hanno ritirato la propria sottoscrizione alle proposte di legge), e nn. 1, 117, 290, 337, 614, 1148, 1177, 1294, 1475, 1489, 1693, 1853, 3343, 3378 e 3396.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è concluso l'esame degli articoli.
Passiamo alla votazione finale.
CRINO' (Misto-NPSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRINO' (Misto-NPSI). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, il Nuovo PSI esprime parere favorevole sulla proposta di modifica della legge elettorale in senso proporzionale.
Nonostante la nostra posizione concorde con la scelta del Governo, però, dobbiamo riconoscere qualche limite che tale legge presenta. I suoi vantaggi, derivanti dalla maggiore visibilità concessa ai partiti più piccoli, infatti, si scontrano con gli ostacoli legati alla previsione delle liste bloccate, ostacolo questo che elimina completamente il sistema delle preferenze.
Con la stessa chiarezza di oggi ci siamo espressi anche in altre occasioni dimostrando il nostro dissenso sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, sulla devolution, e sul progetto di legge in materia di tutela del risparmio. Il Nuovo PSI, in tali casi, le ha valutate come riforme che rischiavano di complicare l'assetto delle cose.
Le riforme, infatti, se avessero effettivamente lo scopo di seguire la strada del riformismo autentico, sarebbero condivise da maggioranza ed opposizione e non verrebbero, quindi, imposte da una parte solamente, vanificando in tal modo l'obiettivo nobile di perseguire la risoluzione dei problemi reali del Paese e permettendo migliori condizioni di vita all'intera collettività.
Esprimiamo, quindi, voto favorevole a questa riforma che, nonostante qualche limite e un voto a maggioranza, ripropone il sistema proporzionale, tanto caro da sempre ai socialisti in quanto garantisce il pluralismo nel Paese, restituendo il giusto valore ai partiti politici. (Applausi dai Gruppi Misto-CdL e FI. Congratulazioni).
FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMISANO (Misto-IdV). Onorevoli colleghi, i senatori della Lista Di Pietro non voteranno questa riforma che oggi il Senato si accinge a votare. Vedete, non sempre avere forza numerica porta a fare scelte giuste e sagge. Ho a mente quando, duecentocinquant'anni fa, Jean Jacques Rousseau nel "Contratto sociale" diceva: "Il più forte non è mai abbastanza forte da essere sempre il padrone, se non trasforma la propria forza in diritto e l'obbedienza in dovere".
Rispetto a questa vicenda è naturale chiedersi: pensate che con la vostra forza numerica abbiate trasformato tale forza in diritto? Noi crediamo di no. Pensate che il dovere che dovrà scaturire dall'applicazione di questa legge sia sentito e percepito come dovere e non come obbedienza? Noi pensiamo di no. Pensate che voi usate il vostro peso numerico, la vostra maggioranza, per approvare una legge che non vuole mezzo Parlamento, cioè metà dei rappresentanti del popolo italiano? Una legge sulla quale hanno detto la loro 100 costituzionalisti, cioè la nostra comunità scientifica, il nostro mondo accademico; costituzionalisti di tutte le università vi hanno detto che questa legge è incostituzionale ed irrazionale. Voi invece avete i numeri per farla e perseverate in questo disegno che non porterà niente di buono all'Italia.
Ribadisco il voto contrario di Italia dei Valori-Lista Di Pietro, proprio perché pensiamo che in questo caso il più forte non sia riuscito a trasformare la propria forza in diritto e l'obbedienza in dovere. Confermo quindi il voto contrario, il voto negativo, la decisa e netta contrarietà di Italia dei Valori-Lista Di Pietro a questa riforma che oggi il Parlamento si accinge ad approvare. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un e dei senatori Manzione e Crema).
LAURO (Misto-CdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO (Misto-CdL). Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, è stato efficacemente sottolineato durante il dibattito che i sistemi elettorali sono tutti imperfetti .
Questa verità emerge dalla verifica della stessa applicazione della legge elettorale in vigore che nell'ultima tornata delle elezioni politiche generali non consentì, per la prima volta nella storia della Repubblica, il completamento del plenum alla Camera dei deputati. Ricorderete i tanti Governi nati e defunti per congiure di palazzo nell'ambito della maggioranza di centro-sinistra nella XIII legislatura.
Con la nuova legge tutto questo non sarà più possibile. Tuttavia, alcuni punti potevano essere migliorati: riduzione delle soglie per partecipare all'assegnazione dei seggi, soprattutto al Senato, previsione della raccolta delle firme per la presentazione delle liste mediante la tecnologia informatica, espressione di preferenze come accade per le elezioni europee.
Questi tre punti sono certamente limiti di questa legge, che avremmo prodotto molto meglio collaborando con l'opposizione, se Prodi non lo avesse impedito.
Questa che ci accingiamo a votare è comunque una buona legge, che migliora le precedenti, che solo semplicisticamente viene narrata come riforma in senso proporzionale; in realtà si tratta di una legge organica ed intelligente, che accorpa i movimenti affini, anche quelli sin qui emarginati, e li vincola ad un unico programma e ad un unico leader, con il risultato di garantire bipolarismo, alternanza, stabilità e governabilità. Una legge che riporta certezza e pone al centro del criterio decisionale l'elettore, che non vota più a scatola chiusa, come nel maggioritario ibrido sin qui vigente, ma con cognizione di uomini, programmi, coalizioni e naturalmente con l'indicazione del Premier.
Con queste motivazioni, signor Presidente, dichiaro il voto favorevole della Casa delle libertà al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi Misto-NPSI, UDC e FI. Congratulazioni).
MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi Comunisti Italiani storicamente siamo stati e siamo proporzionalisti, perché riteniamo il sistema elettorale proporzionale il più rappresentativo ed il più rispondente all'impianto costituzionale della Repubblica.
Questa legge introduce, però, un sistema falsamente proporzionale, crea un ibrido, per giunta a scapito della governabilità che, a nostro avviso, deve sempre coniugarsi con la rappresentatività. È una legge studiata e costruita a tavolino dalla maggioranza di centro-destra non in funzione di un migliore funzionamento del Parlamento, bensì solo per ottenere più seggi attraverso i nuovi e furbeschi meccanismi elettorali per ridurre i danni, recuperando per questa via parte del consenso perduto nel Paese o addirittura illudendosi di poter ribaltare la situazione.
È un progetto elettorale inaccettabile per i suoi obiettivi e per i suoi contenuti, in quanto è frutto di un calcolo di parte, di una lunga contrattazione all'interno della maggioranza di centro-destra, per cui c'è chi ha ottenuto il rafforzamento dei poteri del Capo del Governo, chi si è accontentato delle parole "interesse nazionale", subendo però, sotto il ricatto della Lega, la devolution che frantuma l'unità nazionale.
È, invece, una legge per molti versi incostituzionale, in quanto viola l'articolo 51 della Costituzione: con il premio di maggioranza, per il Senato articolato per le Regioni, avremo con molta probabilità due maggioranze diverse con ovvia conseguente ingovernabilità. A ciò si aggiunga l'esproprio al cittadino del diritto di scegliere la persona da eleggere. Avremo una instabilità con il rischio di scioglimenti anticipati, un'alterazione della libera dialettica democratica e forse anche manovre spregiudicate per costruire qualche pasticcio governativo.
Di qui il voto contrario dei Comunisti italiani. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, Mar-DL-U e DS-U e su Crema).
DE PAOLI (Misto-LAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PAOLI (Misto-LAL). Signor Presidente, con l'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale si mette la parola fine alla democrazia nel nostro Paese: un'aperta violazione alla Costituzione repubblicana e alla volontà popolare, che con un referendum del 1993 aveva sancito la fine di detto sistema.
Ancora una volta, quindi, il Governo Berlusconi si squalifica per l'approvazione di leggi anticostituzionali.
Va anche sottolineato come l'eliminazione dei collegi uninominali sancisca di fatto, per le segreterie dei partiti, la facoltà di stabilire chi sarà eletto in Parlamento, fregandosene del diritto dei cittadini ad una rappresentanza territoriale, in palese contrasto con i principi propri del federalismo e di un'autentica autonomia di tipo regionalista.
Contro questa legge dichiaro un fermo voto contrario ed un preciso impegno affinché chi ha voluto questa legge truffa venga affossato dal voto dei cittadini, che sapranno ripristinare con un voto di democrazia diretta i valori della nostra Carta costituzionale.
FALOMI (Misto-Cant). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALOMI (Misto-Cant). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la nuova legge elettorale che si sta imponendo al Paese a colpi di maggioranza è solo l'ultima delle leggi su misura confezionate da Berlusconi e dai suoi alleati.
Su misura sono state le leggi fatte per salvare il Presidente del Consiglio dai suoi guai giudiziari. Su misura è stata la legge Gasparri, che ha sistemato per un po' di anni le aziende e gli affari di famiglia dell'onorevole Berlusconi.
Adesso vi accingete a regalarvi una nuova legge elettorale il cui solo scopo è proteggervi dalla pesante sconfitta elettorale che le ripetute batoste elettorali di questi anni e anche di questi giorni annunciano. Per questo scopo togliete alle elettrici e agli elettori il potere di mandare in Parlamento le persone di cui hanno fiducia e consegnate questo potere alle segreterie e alle oligarchie di partito. Avete capito che gli italiani, soprattutto quelli che vi hanno votato, non perdonano all'onorevole Berlusconi di aver pensato agli affari suoi senza risolvere nessuno dei problemi che interessano la grande maggioranza del Paese.
Ma i nuovi marchingegni elettorali che avete escogitato non riusciranno a nascondere che con le vostre ricette l'economia italiana sta affondando, che l'unico futuro che state preparando per i giovani è di rimanere precari a vita; che l'aumento dei prezzi si sta mangiando redditi e risparmi; che quella della missione umanitaria in Iraq è una balla come quella delle armi di distruzione di massa; che la soglia della laicità dello Stato e della tenuta morale e civile del Paese si è pericolosamente abbassata.
Per queste ragioni il mio Gruppo voterà con convinzione contro questa legge-imbroglio.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, la modifica della legge elettorale che vi apprestate a votare è l'ennesimo oltraggio al Parlamento, non rispettando la necessità, avvertita in tutti i Paesi democratici, di non modificare una legge cardine per la democrazia senza una larga convergenza.
Una legge elettorale deve essere il frutto di una condivisione, di un lavoro collettivo, di un'ampia maggioranza del Parlamento e non di colpi di mano, come sta avvenendo oggi.
Avete perso il consenso della società, dei lavoratori, dei pensionati, vale a dire delle fasce popolari alle quali avevate promesso benessere e lavoro, magari anche qualificato. Avete perso anche il consenso delle categorie sociali che costituiscono quelli che un tempo si definivano i ceti medi, che avete illuso, in particolare nel Nord e nel Nord-Est.
Da qui nasce la necessità di mettere mano alla legge elettorale per superare con un escamotage il crollo di consensi che vi allontana dal futuro Governo. Ecco perché avete estratto dal cilindro quest'ennesimo coniglio bianco: una nuova legge ad hoc che, a dire il vero, di proporzionale ha solo il nome.
E' una legge fatta su misura per lo schieramento di centro-destra con l'obiettivo, se non di scongiurare la sconfitta, quanto meno di ridurre la distanza nei seggi assegnati in Parlamento.
Mette insieme il peggio del maggioritario con il peggio del proporzionale, con il risultato di avere un sistema squilibrato, costruito sulla disperazione di questa maggioranza.
Da anni Rifondazione Comunista sostiene l'esigenza di abbandonare l'errore del bipolarismo e rimettere mano ad una vera legge proporzionale, ma non siamo interessati ad una proposta che nasce dalla palude del centro-destra.
Non è così che si affronta la crisi della politica e della sua rappresentanza. Così come non la si affronta ostinandosi a sostenere un sistema maggioritario che ha prodotto danni alla partecipazione nel nostro Paese.
Questa legge non risponde ai bisogni del Paese, non coglie neanche l'esigenza di una presenza paritaria delle donne nelle istituzioni, riuscendo nello stesso tempo a ostacolare qualsiasi rinnovamento delle classi politiche dirigenti e ad allontanare ulteriormente la società civile da ogni partecipazione democratica.
Questo è avvenuto con la riforma della Costituzione. Questo sta avvenendo con una legge elettorale contro la quale Rifondazione Comunista esprimerà un no fermo e convinto, impegnandosi già da ora a portare avanti nella prossima legislatura una battaglia per restituire valore e significato al termine "proporzionale" e per ampliare gli spazi di democrazia dal basso e di rappresentanza nei luoghi di lavoro. (Applausi del senatore Marino)
FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi, siamo finalmente giunti all'epilogo di questa triste e brutta vicenda: anche questa segnata dalla proterva arroganza del Governo e della maggioranza, che tutto hanno fatto tranne che salvaguardare il ruolo del Senato e le prerogative dei singoli senatori; che hanno penalizzato le minoranze, e in particolar modo hanno umiliato i partiti e i movimenti politici appartenenti al Gruppo Misto.
Questo deve essere ribadito e reso noto ai cittadini che ci stanno ascoltando: per la discussione di una legge che modifica completamente, formalmente e sostanzialmente la legge elettorale e la stessa procedura di espressione del voto, i senatori Popolari-Udeur hanno avuto a disposizione pochissimi minuti. Pochissimi minuti che non mi permettono di dire tutto ciò che il mio partito pensa su questa pessima legge elettorale, che non è, se mi si permette, né intelligente, né seria dal punto vista politico, né corretta dal punto di vista costituzionale. Per cui chiedo già da subito di essere autorizzato a consegnare il mio intervento scritto, in modo che possa essere allegato agli atti.
Prima di addentrarmi in qualche considerazione, mi preme chiedere al Capo dello Stato, al Parlamento, all'opinione pubblica se è giusto che un partito come il nostro, se non vuole uscire dal panorama politico e partitico, secondo questa legge assurda e irrazionale debba presentarsi alla prossima competizione elettorale con il simbolo delle europee che conteneva il nome di Mastella e di Martinazzoli.
Vorremmo capire, laddove Martinazzoli dovesse manifestare il suo dissenso sull'utilizzo del suo nome nel nostro simbolo, se prevarrebbe il no di Martinazzoli o il nostro diritto ad essere presenti nella competizione elettorale. Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Parlamento ed all'opinione pubblica se è giusto e costituzionale che un partito, alla vigilia di una competizione elettorale importante quale quella politica, debba entrare in disputa con le corti d'appello per vedersi riconosciuto il diritto alla cittadinanza nello schieramento dei partiti democratici; cittadinanza acquisita sul campo con anni di impegno, di lavoro e di conquiste nell'interesse di una fetta importante dell'opinione pubblica.
Vorremmo sapere se si ritiene questa assurdità un atto di grave sopraffazione da parte di questo Governo e di questa maggioranza. Sappiamo che non avremo risposte, ma sentiamo comunque il dovere di denunciare questa palese assurdità costituzionale. Credo, signor Presidente, di non disporre di altro tempo per continuare nella mia riflessione. (Applausi dai Gruppi Misto-Pop-Udeur, DS-U e Mar-DL-U).
PRESIDENTE. Se lo ritiene, può consegnare il testo alla Presidenza.
CREMA (Misto-Rnp). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CREMA (Misto-Rnp). Signor Presidente, il Parlamento morente ha piazzato una bomba ad orologeria nel Parlamento nascente e la bomba ad orologeria si chiama instabilità. Si creano le premesse per un possibile risultato elettorale beffa con due maggioranze diverse alla Camera ed al Senato. I danni pratici, dunque, ci sono ma il danno più grave sta nel colpo che avete inferto alla credibilità delle istituzioni. In questi giorni in Aula non abbiamo visto padri costituenti, padri saggi, sereni ed equilibrati. Le tavole della democrazia, le sue regole fondamentali sono state riscritte nella confusione ed anche nel ridicolo.
Cambiare le regole elettorali è un atto solenne. Grandi democrazie come quella americana non lo fanno da secoli. La stessa Italia repubblicana lo ha fatto soltanto due volte. Voi avete ridotto questo atto solenne ad un espediente furbesco ed al mercanteggiamento; espediente furbesco per tentare di vincere, cambiando le regole, una partita che stavate perdendo e mercanteggiamento tutto interno alla maggioranza di Governo. Infatti, non avete cercato un vasto consenso come richiesto dal Capo dello Stato, ma avete mercanteggiato per far quadrare i conti e gli interessi di potere esclusivamente all'interno della vostra maggioranza blindata.
La maggioranza di Governo ha fatto bene i suoi conti, ma li ha fatti con freddezza e logica aziendale, com'è nel suo stile, senza tener conto della psicologia e dei sentimenti dei cittadini. Cambiando le regole del gioco recupererete alcune decine di seggi a parità di voti ma la parità di voti non ci sarà. Non abbiamo bisogno di sondaggi. Secondo voi, quanti cittadini italiani possono credere seriamente che avete cambiato la legge elettorale non nel vostro interesse di parte, ma nell'interesse del Paese? Cari amici, i giochi di prestigio sono finiti e nessuna bacchetta magica potrà trasformare i seggi parlamentari in voti, che non ci sono. Quest'ultima furbata è quella che pagherete di più.
Con una lucidità pari alla perfidia, la destra ha compiuto una palese discriminazione, mettendo nella condizione tutti i raggruppamenti, anche i più minuscoli, che si richiamano all'alleanza con la Casa delle libertà, di non dover raccogliere centinaia di migliaia di firme. Questo, invece, viene palesemente impedito alla Rosa nel Pugno, pur essendo costituita da due partiti, i socialisti ed i radicali, che hanno 11 deputati, sei senatori e quattro parlamentari europei. È una vergogna, è un'indecenza!
Ci avete abituato all'interesse privato nel cambiare le leggi. Questa volta siete andati troppo in là e siete arrivati per interesse a cambiare la Costituzione, nel cambiare le regole istituzionali, nel cambiare le basi su cui si regge la credibilità della democrazia. Siete andati troppo in là e non sarete perdonati dagli elettori.
La partita è per voi persa perché nessuna campagna pubblicitaria, nessuna propaganda può impedire ai cittadini di mettersi le mani in tasca e di fare i conti. La partita è per voi persa, anche per una ragione più profonda: tutte le grandi Nazioni hanno le loro radici; un cemento che le tiene insieme. Anche l'Italia: il Risorgimento, il tricolore, l'antifascismo, la Resistenza, il valore del mondo del lavoro ed il sindacato, l'europeismo.
Ebbene, non uno solo di questi valori costituzionali sfugge al piccone di questo o quel partito della maggioranza. Noi vinceremo le elezioni anche perché i cittadini vogliono fermare questo piccone che disgrega le radici della Nazione. Esprimo quindi il voto contrario e convinto dei senatori della Rosa nel Pugno. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un e Misto-Com e del senatore Peterlini. Congratulazioni).
PEDRINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDRINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il 10 settembre 2002 ho presentato il disegno di legge n. 1693 nella cui relazione illustrativa rimarcavo che il vigente sistema di elezione della Camera dei deputati, di tipo misto, cioè per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale, è stato introdotto nel nostro Paese nel 1993 sulla base di una strumentalizzante lettura di due referendum popolari, spregiudicatamente interpretati anche con il favore di una insistita campagna di stampa.
Tralascio tutta una serie di considerazioni che sono comunque contenute nel testo scritto che depositerò presso gli uffici, ma voglio ribadire la critica non sopita ad un metodo referendario volto a modificare una legge per singole parti, nonostante la Carta costituzionale preveda espressamente l'ammissibilità di referendum abrogativi di un'intera legge. È appena il caso di ricordare il clima politico nel quale si tennero quei referendum.
La scelta del sistema maggioritario, sulla base di quella campagna di opinione, venne presentata come una panacea, la soluzione di tutti i mali della democrazia. Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di ridurre, fino ad annullarlo, il peso delle forze politiche, di ridare smalto alla funzione parlamentare, legando i parlamentari al collegio che li esprime e sottraendo il loro voto all'obbligo della cosiddetta disciplina di partito ed infine di garantire la stabilità dei Governi.
È appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La partitocrazia, se con tale termine si intende un sistema che consente ristrette oligarchie autoreferenziali di imporre le sue scelte, è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali sono state scelte le candidature nelle tre elezioni con il sistema maggioritario che si sono susseguite a partire dal 1994 e se si riflette su come già i partiti si stanno muovendo per organizzare le liste per il 9 aprile del 2006.
Richiamando sempre il disegno di legge n. 1693, devo ricordare che la democrazia italiana fino al 1919 si è retta su di un sistema elettorale maggioritario ed era debole, incapace di interpretare il Paese reale, frammentata in partiti e partitini e rissosa perché personalistica, inadatta a dare vita ad esecutivi stabili. Poi si adottò il sistema elettorale proporzionale, a coronamento delle grandi battaglie condotte dai democratici e, in particolare, dai cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, e dai socialisti, guidati da Filippo Turati. Fino al 1994 il sistema elettorale prevedeva però fortunatamente la preferenza.
Scrisse, a quei tempi, don Sturzo che, quando non si ha la maggioranza nel Paese, è illusorio pensare di ricrearla in Parlamento attraverso leggi elettorali. Evidentemente era chiaro a don Sturzo, mentre per altri non lo è, che una cosa sono i sistemi elettorali e un'altra cosa sono i sistemi istituzionali.
Il disegno di legge n. 1693 che avevo presentato nel lontano settembre del 2002 e che si componeva di 8 articoli, adottava per l'elezione della Camera dei deputati il sistema proporzionale, con la preferenza, ponendosi, nello stesso tempo, di assicurare la stabilità dell'Esecutivo.
Secondo chi vi parla la reintroduzione del sistema proporzionale deve mirare, innanzi tutto, a consentire agli elettori una scelta politica non equivoca, secondo il principio cardine del proporzionale che esige che si compia la scelta meno lontana dai propri convincimenti, e che si voti per l'espressione politica più consona al proprio sentire.
Questa legge che stiamo discutendo contiene però varie incongruenze, che ho cercato di mettere in risalto con la presentazione di alcuni emendamenti. Mi riferisco in particolare a due emendamenti riguardanti la modifica della legge n. 459 del 2001 sul diritto di voto per i cittadini italiani residenti all'estero, con i quali chiedo che costoro si possano candidare e possano votare in Italia, indipendentemente dal luogo in cui essi risiedono, cioè che possano essere sia elettori sia candidati in Italia. Questo diritto non viene riconosciuto ai cittadini italiani residenti in Italia.
Poi, per citare un altro esempio, ricordo che i nostri diplomatici all'estero non hanno diritto alle stesse modalità di voto riconosciute ai nuovi elettori.
Oggi è all'esame del Senato questo sistema proporzionale che avrei potuto anche votare, se non fosse - come è - privo del voto di preferenza. Il voto di preferenza permetterebbe agli elettori di riappropriarsi della politica e della scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, oggi di fatto usurpata dagli oligarchi che decidono le candidature, fino ad ora decise nei collegi uninominali, in base al sistema proporzionale a liste bloccate che non prevede - appunto - il voto di preferenza.
Si sposta così il dibattito e la politica dal territorio e dagli uomini, ai media e alle grandi capacità finanziarie; si danno vantaggi alle grandi strutture. Si va verso una democrazia non partecipata, ma non vi può essere una democrazia senza partecipazione; quindi, da una democrazia non partecipata si passa ad una democrazia mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia rigida e burocratica, condannata già da molti ed, in modo particolare, da don Sturzo nel 1950, come uno dei mali dell'Italia. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Filippelli. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto.
BOCO (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, dalla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, della Camera Alta, questa è stata costretta a ritmi di lavoro forsennati: contingentamento dei tempi di discussione, voti di fiducia. In tre mesi non siete riusciti a compiere quello che non siete stati capaci di fare in quasi cinque anni; non vi manca solo la volontà, ma forse anche la competenza. A ben guardare, non è stato neppure un tratto originale da parte di un Governo e di una maggioranza che hanno sempre considerato il Parlamento, il suo ruolo e le sue prerogative alla stregua di una inutile e odiosa trafila burocratica.
No, spesso il Senato è stato umiliato; spesso a questa Camera è stata preclusa la possibilità di migliorare con il dibattito e gli emendamenti e nell'interesse collettivo un disegno di legge di riforma o un disegno di legge finanziaria.
È, però, di questi ultimi mesi il dato più sconcertante: è stata la caduta, cui abbiamo tutti assistito, di qualsiasi inibizione. Certo, non vi siete mai vergognati di avvalervi del potere a fini privati: si trattasse di questioni personali del Capo del Governo o dei suoi amici oppure di problemi politici interni alla Casa delle Libertà.
Vi siete rifiutati per arroganza, ma penso anche per ignoranza istituzionale e civica, di tenere a mente quei voti espressi nel 2001 dai cittadini che vi misero in mano non solo il loro potere, ma anche il Governo nell'interesse generale del Paese. Quando avete avuto la consapevolezza che gli elettori esasperati non vi avrebbero riconfermato fiducia e speranza, soltanto allora vi siete accorti che ogni cittadino conta, che ogni cittadino nella nostra democrazia ha il suo potere, in primis quello di rimandarvi a casa a fare forse danni lì, ma non a Palazzo Chigi.
Quando vi siete resi conto che si verificherà ciò che per anni avete rimosso, cioè che milioni di uomini e di donne per voi privi di forma e sostanza (tanto è di un altro mondo la loro vita rispetto al vostro) avrebbero pesantemente inciso sulla vostra presa dell'Italia per liberarla finalmente, a quel punto ogni residuo pudore - in altre occasioni ne avete già dimostrato tanto poco - è evaporato. La fredda fiamma di una tranquilla volontà popolare vi ha denudato e, tra finanziaria, ex Cirielli e devolution, avete costretto le Camere ad una marcia forzata verso questa legge elettorale.
Non mi è difficile ammettere che sull'orlo del precipizio qualche risorsa avete saputo tirare fuori, sempre fondata sull'arroganza del potere e sulla visione della realtà viziata dall'abitudine di concupire, ma indubbiamente qualche risorsa avete dimostrato.
È chiaro che, nonostante le più spavalde dichiarazioni, l'obiettivo di questo ritorno al proporzionale, ma con lista bloccata, altro non è che la riduzione del danno. In sostanza, avete saputo confezionare per voi un paracadute e per gli avversari politici una veste avvelenata, cucita addosso all'attuale opposizione per mettere in crisi la tenuta della coalizione e per tentare soprattutto di colpirne la leadership.
Il vostro congegno vi è sembrato poter funzionare troppo bene. I lamenti sull'ostruzionismo dell'opposizione corredano un rito stanco, ma non avete voluto - questo è il fatto - modificare di concerto insieme a tutti la legge elettorale.
Se con l'abolizione delle preferenze impedite agli elettori di turbare l'allestimento che vi figurate di poltrone e assise, il meglio siete però riusciti a dare sulla vicenda delle cosiddette quote rosa - noi preferiamo dire la questione di genere - uno spettacolo ripugnante, tra finta e melliflua apertura e grasso qualunquismo virilista. Per un Ministro della Repubblica che sventola dopo tante lacrime un disegno di legge per il riequilibrio della rappresentanza che in questa legislatura non andrà in porto, un altro dichiara che con la figlia ride sulle quote rosa e che alle donne la politica non interessa perché, quando è a cena con i suoi amici, vede che le mogli si annoiano se il discorso butta in politica.
A fronte di simile giocosa ottusità che fare? Ricordare che l'Italia è all'85° posto per la presenza di donne in Parlamento e che la Siria, Paese islamico, occupa una posizione più alta della nostra, come buona parte dei Paesi africani dotati di organi rappresentativi.
Infine, presidente Pera, lei che è così afflitto dallo scontro di civiltà, non è stato almeno sfiorato da un po' di sconforto quando svolazzava in quest'Aula l'inciviltà di bieche adolescenziali battute mentre le colleghe intervenivano a sostegno degli emendamenti relativi alle cosiddette quote rosa? Non è questo scontro di civiltà, presidente Pera?
Cari colleghi, noi Verdi non siamo mai stati innamorati della legge elettorale che con questa riforma andiamo ad abrogare, anche se ci ha sempre indubbiamente consentito di portare donne e uomini, idee ed azioni in Parlamento. Non abbiamo amato, anche se le abbiamo sapute fare, le trattative per l'attribuzione dei collegi, e spesso i nostri eletti hanno subìto, proprio perché siamo Verdi, atteggiamenti di distacco.
Dico questo per chiarire che per noi non ci sono particolari ragioni di rimpianto, ma soprattutto per evidenziare l'imprevedibilità delle conseguenze politiche dei meccanismi elettorali. Non vi ricordate anni fa, quando il sistema proporzionale fu abolito, che si gridava "Finalmente ora basta con i piccoli partiti, con l'interdizione". Sembrava che una parte dei vari editorialisti, degli opinion makers e quanti altri, si fosse convinta che la seconda Repubblica iniziasse da lì, dall'abolizione di questo problema, e questo nonostante "Mani pulite" e il tracollo di un'intera classe dirigente, certo non riferibile a nessuno di questi partiti. Al contrario, li avete chiamati "cespugli" - come a volte si usava dire per sminuirli - e questi si moltiplicavano e spesso diventavano determinanti.
Veniamo ora a questa legge elettorale. Ho già accennato all'obiettivo del centro-destra di riduzione del danno. Quel che ancora non ho evidenziato, che ritengo essere cosa perfino più grave, è come l'idea della sconfitta sia per voi tale certezza e tale iattura da preferire di consegnare il Paese all'instabilità, sperando di ricavare comunque qualcosa, magari tra un paio di anni, dal conseguente traballare delle istituzioni.
Su questo assai poco nobile intento si fondano le ridicole, diversificate, incongrue soglie di sbarramento che avete piazzato e che destinano il Senato al conflitto e all'incertezza. Distruggete la possibilità che quest'Assemblea operi. Continuano quindi a cadervi veli e prebende di dosso.
Signori a voi, dell'Italia, dei suoi cittadini e delle istituzioni non importa nulla esattamente come prima, solo che oggi non vi interessa neppure cercare di nasconderlo. Ma, vi domando, questo grazioso congegno, cui tanto tenete, funzionerà a dovere? A dovere si intende nel vostro interesse. Impedite ai cittadini italiani di scegliersi i parlamentari: d'accordo. Puntate a destabilizzare il Paese: d'accordo. Ma le conseguenze di tutto questo e del ritorno al proporzionale siete in grado di prevederle? Il tridente, dite la verità, ve lo siete trovato puntato allo stomaco. Avete un bel dire che oggi puntate tutto sulle tre punte e che volevate fare male a Prodi. Vi siete ritrovati, al momento, 4 milioni di cittadini che sono andati a votarlo alle primarie e un tridente che ancora non sapete a chi farà male: io penso più a voi che a noi.
Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, i Verdi votano contro questa riforma della legge elettorale, per quello che è e per gli obiettivi che si propone, convinti comunque che gli italiani sapranno utilizzare anche questa legge per costringervi a mollare la presa.
Noi siamo certi che gli italiani sapranno leggere questi anni di lavoro, queste settimane e questi mesi in cui avete costretto il Parlamento a guardare negli occhi davvero il Paese, e da questo a farsi vedere. Siamo sicuri che gli italiani sapranno ben valutare tutto quello che avete fatto, i sogni che avete voluto dare e che avete tradito, e sceglieranno con la loro coscienza.
Oggi i problemi del Paese sono gravi ed enormi e voi pensate di nasconderli con un tranello elettorale. Ci sono donne e uomini che vivono le loro incertezze che si sentono traditi e che un tempo vi hanno dato fiducia. Ve lo stanno dicendo a ogni elezione; in ogni momento che sono chiamati al voto vi stanno dicendo: ora basta.
Noi Verdi abbiamo tentato di dirvi "ora basta" in riferimento a questa legge sbagliata, abbiamo combattuto in Parlamento mese dopo mese - sottolineo, mese dopo mese - durante tutta questa legislatura, per aiutarvi a fare di meglio. Noi ci consideriamo purtroppo sconfitti dalla vostra arroganza parlamentare. Solo i numeri, così strabordanti, vi hanno dato la possibilità di uccidere - perché questo avete fatto - regole alle quali si sarebbe dovuto porre mano in un clima di condivisione.
Oggi vi diciamo - mentre finisce questo iter - che avete vinto una battaglia parlamentare, ma avete perso la vera, grande possibilità che avevate di dimostrarvi un'autentica alternativa di Governo, una vera classe dirigente capace di interpretare il Paese.
Avete, con questo voto di oggi, fallito l'ultima prova. Ora vi aspetteranno i cittadini e noi su di loro riponiamo la fiducia, una fiducia che si meritano di riconquistare, perché si meritano di avere un Paese governato da una classe dirigente legittima, capace e che sappia non tradire le loro aspettative. A loro va il nostro più forte ringraziamento per quello che stanno facendo; a tutti i cittadini di questo Paese. A voi va da parte nostra, di noi Verdi, solo il rammarico per la vostra gestione che consideriamo da troppi anni fallimentare e non vediamo l'ora che intervenga il giudizio degli elettori sul tradimento che avete operato con questa legge e con cinque anni di pessimo Governo. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Aut e del senatore De Paoli).
D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, due sono i rilievi che intendo fare, ovviamente tentando di percorrere la strada del ragionamento, piuttosto che quella degli insulti, delle contumelie, delle aggressioni e delle stravaganze (tanto per citare solo alcune delle considerazioni ascoltate in questi giorni, anche questa mattina, ma soprattutto in questi mesi, quando si è parlato di campagna politica e di legge elettorale nuova).
L'accusa principale rivolta alla legge elettorale proporzionale è stata che è arrivata all'improvviso e per il nostro interesse. Ma io mi chiedo dove si trovavano questi signori che hanno detto queste cose, qualunque responsabilità politica abbiano oggi o ritengano di avere in futuro - mi riferisco ovviamente a chi è chiamato, senza rappresentare alcun partito, a guidare la coalizione opposta alla nostra - quando il mio partito, l'UDC, all'inizio di questa legislatura - ripeto, all'inizio di questa legislatura - ha scritto nel proprio manifesto che voleva una legge elettorale proporzionale.
Di questo si tratta, onorevoli colleghi. Il nostro successo non è dovuto alla legge elettorale proporzionale improvvisa del dicembre 2005, bensì ad un'azione politica lunga, seria, coerente ed importante che il mio partito ha condotto dall'inizio del 2002 ad oggi chiedendo, non per ragioni di parte, ma nell'interesse del Paese - e su questo mi soffermerò - di passare dal sistema elettorale in atto in Italia (quello con il quale non avevamo alcuna garanzia di avere maggioranze politiche alla Camera e al Senato identiche, quello nel quale non vi era alcuna necessità di avere un programma elettorale comunee per il quale gli elettori non avrebbero potuto votare mai per un programma elettorale comune), ad un sistema che ritenevamo e riteniamo necessario.
Questo è quanto abbiamo fatto: passare da un contesto puramente elettorale come quello esistente, nel quale all'elettore non era consentito votare per un programma comune e per una coalizione politica comune (e non soltanto per un leader politico) ad un'alleanza politica. Di questo si è trattato e di questo si tratta. E a questo sono chiamati gli italiani, non alle stravaganze ascoltate anche ieri di minacce e blandizie non si sa nei confronti di chi.
Abbiamo chiamato gli italiani a decidere con questa legge elettorale se ritengono opportuno, doveroso e possibile, per la prima volta - lo ripeto, per la prima volta - dal 1946 ad oggi (altro che la legge elettorale maggioritaria, non so capire esaltata da chi! Infatti, non si capisce all'interno dell'opposizione chi la esalta, chi la critica; del resto questo è un problema relativo alle diverse opinioni che su questa materia si possono avere) introdurre un principio in base al quale si determina un programma elettorale comune di una coalizione. Questa è la novità con la quale occorre confrontarsi.
Capisco che l'opposizione abbia grandi difficoltà ad avere un programma elettorale comune, cosa che fino ad ora non è riuscita ad avere e, ancora di più, a dare vita ad un'alleanza politica comune. Potrà avere un'alleanza di persone, che peraltro non si sa in che modo sono scelte, ma certamente non ha né un programma elettorale comune, né un programma politico comune. Questa è la ragione per la quale l'opposizione è così furibonda, arrogante e alla fine deprimente. Perché le sue esagerazioni alla fine portano l'opposizione a fare affermazioni stravaganti come quelle che è la fine della democrazia, che la dittatura è dietro l'angolo e che è la morte di non so che cosa. Sono tutte cose che agli italiani appaiono sempre meno credibili. La domanda è molto semplice: con questa proposta elettorale si stabilisce o meno che chi ha più voti vince? La risposta è sì, e allora mi chiedo quale sia il problema per la democrazia. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e LP).
Cidicono che il premio di maggioranza è insufficiente a garantire la governabilità nella prossima legislatura, ma io mi chiedo se vi rendete conto che nel momento in cui dite questo confessate quello che tutti gli italiani sanno e cioè che siete talmente divisi al vostro interno che avete bisogno di una gigantesca maggioranza parlamentare per nascondere le vostre divisioni. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e LP).
Noi ci limitiamo a prevedere che chi ha più voti in questo Paese abbia il 54 per cento dei deputati. Vi sembra irragionevole? Ma se avete il 70 per cento dei voti, come con arroganza continuate a ripetere, chi vi vieterà di avere il 70 per cento di parlamentari? Nessuno.
Chi vi toglie niente? Togliamo soltanto la vostra incostituzionale pretesa di avere una larga maggioranza con pochi voti. Questo sì, sarebbe un fatto incostituzionale intollerabile, rispetto al quale anche la legge Acerbo sarebbe da ricordare come una legge di grande avanzamento democratico e popolare. Ecco la ragione per la quale io vi consiglio: state zitti, non dite più nulla contro questa legge elettorale proporzionale. Cercate di tacere… (Commenti dai banchi dell'opposizione)… perché più parlate e più gli italiani si rendono conto che ovviamente voi chiedete l'impossibile, l'incostituzionale e l'illegittimo.
Noi lo abbiamo scritto all'inizio del 2002 nel nostro manifesto costitutivo, per una ragione di strategia politica democratica che abbiamo a cuore, per la quale abbiamo detto che vorremmo anche rivedere complessivamente il modo in cui tutte le Assemblee elettive, comunali, provinciali, regionali e nazionali, sono state devastate dai sistemi istituzionali che il centro-sinistra e il centro-destra in qualche misura precedentemente hanno approvato. Vorremmo concorrere a rivalutare politicamente la rappresentanza politica, e la rappresentanza politica si ha con il sistema proporzionale: questa è una cosa assolutamente ragionevole.
Vi possono essere incongruenze, insufficienze e critiche: non c'è dubbio. Ogni legge elettorale è sottoposta alla critica di chi non la ritiene perfetta sotto il profilo istituzionale complessivo, ma dal nostro punto di vista il passaggio che stiamo cercando di realizzare è il passaggio dal nulla a qualcosa. Quando questo qualcosa si realizza, è un qualcosa che prima non c'era. Da questo punto di vista, le critiche che sono state mosse fino ad ora, la più importante delle quali è l'improvvisazione decisa da questa maggioranza in autunno, sono false. E non basta ripetere mille volte la falsità per farla diventare verità, anche se noi sappiamo, per esperienza culturale antica, che la menzogna lungamente ripetuta qualche volta, come la calunnia, finisce per essere percepita come verità. Ma in questo caso vi diciamo: le vostre calunnie non hanno, nonostante le ripetiate in continuazione, neanche lontanamente un aspetto di verità.
Noi le abbiamo scritte queste cose, non dette nei comizi, le abbiamo scritte - ripeto - nel febbraio del 2002, abbiamo detto che il sistema politico italiano doveva andare verso un sistema di alleanza politica. Siamo stati coerenti? Ritengo di sì. Gli amici che con me hanno lavorato a Lorenzago sanno che già allora abbiamo detto e ripetutamente chiesto che si andasse verso il sistema proporzionale. Allora stabilimmo che dovesse essere per il Senato. Fu scritto, fu detto, e parliamo dell'estate del 2003: altro che ultimo momento! Il Senato decise che non doveva essere il Senato a fare la legge elettorale proporzionale; la Camera ha ritenuto possibile la legge proporzionale per la Camera, e lo ha fatto nel 2004, scrivendo nella legge costituzionale la sua proposta, nella quale è detto che la legge elettorale, se è proporzionale, deve garantire la governabilità del Paese. Questo è quello che facciamo, e parliamo del 2004.
Dopo che la Camera e il Senato hanno approvato la loro riforma costituzionale proposta dal Governo, abbiamo messo mano alle legge elettorale. Qual è la stranezza? Abbiamo completato un disegno complessivo che in questa legislatura tende a far sì che si passi da una mera aggregazione elettorale confusa, papocchiata e pasticciata, come necessariamente era quella alla quale siamo stati costretti dal 1994 in poi, ad una legge elettorale diversa, fermo restando il bipolarismo, perché anche la legge elettorale proporzionale che noi abbiamo proposto non è quella che abbiamo chiesto in assoluto, ma è una legge elettorale di coalizione che si offre agli italiani come legge elettorale in grado di garantire il bipolarismo (in questo senso vi è continuità rispetto all'ispirazione, non alla realizzazione della riforma del 1994) e la coerenza dei programmi elettorali. Certo, non c'è nella legge elettorale il divieto del ribaltone, ma viene da ridere sentendosi dire in questo momento dai colleghi che nella legge elettorale non è sancito il divieto di ribaltone: è garantito nella riforma costituzionale, contro la quale hanno sparato a zero affermando che introduceva il Premierato assoluto.
Ma mettetevi d'accordo: se va bene la riforma costituzionale, votate quella; se va male, non ho capito perché criticate la legge elettorale perché questa previsione non c'è. Siete capaci di dire tutto e il contrario di tutto, in un momento nel quale noi stiamo soltanto cercando di far capire agli italiani che si sta tentando di farli passare da soggetti irrilevanti nella scelta dei programmi e delle coalizioni a soggetti decisivi. (Applausi dal Gruppo UDC e dai banchi del Governo).
Con questa legge elettorale, per la prima volta dal 1946 in poi e certamente per la prima volta dal 1994 in poi, gli italiani potranno votare un programma. In questa legge elettorale è scritta una cosa che non c'era fino ad ora: che i partiti che si candidano a governare l'Italia devono depositare il programma comune concordato, non ogni partito un programma, il programma della coalizione.
È la prima volta che ciò viene scritto: è una cosa utile. È opportuno che gli italiani sappiano qual è il programma della coalizione, è opportuno che sappiano qual è la coalizione? Mi sembra di sì, non è opportuno soltanto sapere chi è questo o quel candidato, in questa o quella parte del territorio; è sapere quali sono le forze politiche organizzate e quale programma intendono realizzare. Non ci sarà più da discutere se c'è o non c'è nel programma, forse c'era, forse non c'era, c'è dal notaio, non c'è dal notaio, lo hanno scritto in due, lo hanno scritto in tre: si depositerà il programma comune.
Mi auguro di vedere da parte vostra il programma comune. Sarò lietissimo un giorno di conoscere questo programma comune. Non mi riferisco ovviamente alle differenze che possono riguardare le grandi opere (si fanno o non si fanno, qualcuno dice che si fanno, qualcuno dice che non si fanno), ma al programma comune. Per esempio, sentiamo dire in continuazione che vi è qualcuno di voi che vorrebbe abrogare tutto quello che è stato fatto negli ultimi cinque anni, a cominciare dalla legge Biagi, qualcun altro dice invece che si vuole soltanto cambiarla un po': saremmo lieti di conoscere qual è l'opinione comune che su questo punto esprimerete, se cambierete tutto o solo qualcosa, perché fino ad ora gli italiani non lo sanno.
Anche la gente che sta lavorando non sa se ha un lavoro destinato a finire, perché cambiate la legge, o un lavoro che può essere continuato, cambiando le cose. Continuerete a non far sapere niente agli italiani perché non siete in grado di far sapere come stanno le cose. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo). Siete incapaci di assumere impegni collegiali nei confronti degli italiani. Non potete camuffare nei confronti degli italiani le parole con le quali aggredite la proposta al nostro esame con i cui contenuti dovreste venire a confrontarvi.
Questi sono i contenuti di una legge elettorale proporzionale, che certamente poteva essere migliore, non c'è dubbio, anche con il voto di preferenza: noi lo abbiamo chiesto, ma in Parlamento la larga opinione è contraria al voto di preferenza, signor Presidente. Per senso di ragionevolezza e di responsabilità abbiamo detto che la nostra posizione era minoritaria, sapendo che una larghissima parte del Parlamento è contraria al voto di preferenza. Se ci sarà un atteggiamento favorevole, saremo lietissimi di reintrodurlo, non siamo contrari, però siamo consapevoli che la nostra posizione è minoritaria.
Invece, la nostra posizione è larghissimamente maggioritaria a proposito della legge elettorale proporzionale e siamo grati agli alleati di Governo - la Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale - che non erano partiti proporzionalisti nel senso in cui lo ritenevamo, che hanno finito con il convincersi progressivamente che l'alleanza si presenta agli elettori coesa su programmi comuni e quindi una proposta prevalentemente dovuta all'UDC diventa dell'intera coalizione, ma non nell'interesse della coalizione stessa, nell'interesse del Paese al quale la coalizione è in grado di dare una risposta positiva. Non stiamo predisponendo una legge per noi, ma per il Paese, dicendo che ci presenteremo agli elettori con un programma comune, o con un'alleanza politica comune: qual è la novità?
Se non siete in grado di far questo, prendetevela con voi stessi, non certo con gli italiani. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo). Soprattutto, cercate di non prendervela con il Capo dello Stato. Ho grande difficoltà a parlare del Presidente della Repubblica in Parlamento: per antica tradizione costituzionalistica il Capo dello Stato è al di fuori del dibattito politico, ma se il presunto capo della coalizione, il "senza partito" (al quale possiamo dare asilo politico in uno dei nostri partiti, se vuole), mi riferisco all'arrogante e deprimente onorevole (non ancora, lo sarà successivamente) professor Prodi, dovesse smetterla di attaccare il Capo dello Stato … (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo) … perché c'è un modo con il quale si attacca lo Stato accusando gli altri di minacciare il Capo dello Stato: la smetta una volta per tutte di portare il Capo dello Stato in una vicenda nella quale non c'entra nulla.
Lo dico a voi perché lo possiate riferire a quel misterioso personaggio, che vediamo comparire in televisione non so a quale titolo, perché un giorno dovremo pure capire qual è la ragione per la quale parla, si riunisce, viene … (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo) … chiede di interrompere i lavori del Senato; una persona senza alcuna legittimazione, né personale, né di partito.
Capisco la sua rabbia, capisco il furore con il quale si sta comportando, questa legge presuppone partiti con leader politici, capiamo che il leader politico del nostro partito, che è una cosa diversa dal segretario, mi riferisco all'amico Presidente della Camera, è stato ingiustamente attaccato e sono rammaricatissimo di doverlo difendere al Senato, perché questo ramo del Parlamento non deve occuparsi della Camera dei deputati, ma occorre che sia chiaro una volta per tutte che il Presidente della Camera dei deputati esercita legittimamente le sue funzioni nell'interesse della democrazia parlamentare alla Camera dei deputati e contemporaneamente è il leader politico dell'UDC e come tale concorrerà, insieme agli altri leader, nella campagna elettorale con un programma comune e una linea politica comune.
Ecco la questione e non ci sono scherzi o battute ironiche da fare su questo o quell'aspetto del tridente. Vi accorgerete di cosa significa; capiranno gli italiani cosa significa, si renderanno conto che nel programma politico ciascuna forza politica ha un aspetto determinante, non per rivendicare una bandiera, ma per aver dimostrato di concorrere in modo decisivo alla coalizione del Governo.
Se voi non siete in grado di fare questo, pazienza, perderete anche le prossime elezioni. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).
STIFFONI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STIFFONI (LP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo a nome del Gruppo Lega Nord Padania il voto favorevole a questo provvedimento di riforma della legge elettorale, ma permettetemi alcune considerazioni.
Nel corso della Prima Repubblica, con un sistema elettorale del tutto proporzionale (e quindi diverso anche da quello già approvato dalla Camera che mantiene in piedi il bipolarismo perché prevede l'indicazione della coalizione, del suo programma, del suo leader), la vita politica era caratterizzata da un'oscillazione continua fra il consociativismo e la «guerra civile fredda».
In effetti, durante la Prima Repubblica fu praticato una sorta di consociativismo strisciante che si è dipanato alternandosi a fasi caratterizzate da un durissimo scontro politico fra la maggioranza di centro e di centro-sinistra e l'opposizione guidata dal PCI. Sappiamo tutti com'è andata a finire.
Proprio quando, con il crollo del muro di Berlino e del comunismo, vennero meno i due blocchi e quindi una delle ragioni di fondo della divisione politica del nostro Paese, il PDS di Occhetto e di Violante approfittò della intervenuta rivoluzione giudiziaria per contribuire alla distruzione dei cinque tradizionali partiti di Governo.
Si è trattato di un'operazione straordinaria che è avvenuta solo in Italia, al limite di una rottura rivoluzionaria. Da quella crisi acutissima è nata la Seconda Repubblica, è derivato anche un nuovo sistema elettorale fondato su un intreccio tra maggioritario e proporzionale che ha sommato gli inconvenienti dell'uno e dell'altro modello. In ogni caso si è affermato un forte bipolarismo.
Era ipotizzabile che questo bipolarismo si sarebbe fondato, come avviene negli altri Paesi occidentali, su una reciproca legittimazione dei due schieramenti in campo.
Malgrado gli auspici, talora formulati anche dal Presidente della Repubblica, dal 1994 ad oggi questa legittimazione non è mai avvenuta e ciò per una responsabilità politica precisa. Infatti il PDS prima, i DS poi, hanno sistematicamente demonizzato il centro-destra. Ciò deriva dal fatto che, malgrado tutto, i DS rimangono una forza anomala, soi-disant socialdemocratica, ma con un nocciolo duro che deriva dalle origini comuniste.
Questa demonizzazione non è stata puramente culturale o politologica, ma si è fondata sull'intreccio perverso dell'uso politico della giustizia e l'utilizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, malgrado la leggenda che Berlusconi controllerebbe ben sei reti televisive (cosa di cui nessun telespettatore si sta accorgendo). Di fatto il PDS e i suoi alleati, dopo aver distrutto i partiti dell'area di centro-sinistra della Prima Repubblica, non hanno mai accettato che questo spazio politico sia stato coperto da nuove atipiche formazioni politiche quali sono la Lega Nord e, per certi versi, anche Forza Italia e da un leader estraneo all'establishment qual è Berlusconi.
Ora questa situazione non è affatto cambiata nel corso di questa legislatura, anzi per certi aspetti si è accentuata. Per di più questa sorta di damnatio riguarda non solo Bossi e Berlusconi e il gruppo dirigente, ma anche la sua base elettorale considerata rozza, incolta, volgare.
C'è una sorta di razzismo politico-culturale che poi si esprime anche nella satira a senso unico, in alcuni film, nella vulgata dei mezzi di comunicazione.
Questo è il carattere anomalo e perverso della lotta politica in Italia quale concretamente si svolge.
Qualche settore della maggioranza talora assume un atteggiamento olimpico e bipartisan perché non è stato direttamente investito da questo modo di far politica. Non appena, però, è avvenuto che qualche personalità della maggioranza - ci riferiamo ad esempio al presidente Casini - ha ribadito la sua collocazione politica e ha sostenuto un provvedimento sgradito all'opposizione come la riforma della legge elettorale, è immediatamente avvenuto che la demonizzazione si è rivolta anche contro di essa.
Questo carattere anomalo della lotta politica in Italia rende quindi impossibili ipotesi di grande coalizione. Ci permettiamo di aggiungere, però, che a nostro avviso, tranne che su un problema forse - la lotta al terrorismo - si tratta di una ipotesi impraticabile anche in una situazione fisiologica. L'esempio tedesco non fa testo perché si tratta di una situazione imposta dal bilanciamento delle forze in campo (bilanciamento che deriva dal fatto che l'SPD, essendo, diversamente dai DS, un'autentica socialdemocrazia, rifiuta l'intesa di governo con il partito di Lafontaine e di Gysi) e comunque sta andando incontro a molte difficoltà.
Anche in una situazione fisiologica, sulla politica estera, sulla politica economica, sulla politica scolastica, su quella infrastrutturale e così via, di soluzioni ne esistono due, una innovativa, l'altra conservatrice e su questo si dividono legittimamente le forze politiche. Uso non a caso i termini «innovazione» e «conservazione» perché siamo convinti che questa sia la distinzione autentica e che è entrata in crisi la tradizionale dicotomia fra destra e sinistra.
Al centro-sinistra serve un nemico per scaricare e nascondere il loro vero problema, che non è rappresentato dal sistema di voto proporzionale che stiamo proponendo noi, ma è l'obbligo, insito in questo provvedimento, di presentare un programma comune all'atto del deposito delle liste.
È questo che a voi, compagni della sinistra, fa paura, ed è questo che cercherò di dimostrare a chi sta ascoltando. Il vostro sarà un programma da morire dal ridere perché in politica estera, come sappiamo tutti, voi avete visioni diametralmente opposte. I due partiti comunisti che vi ritrovate all'interno nella vostra coalizione si interesseranno di lavoro, del sociale, delle pensioni; però, non bisogna dimenticare che si tratta di partiti comunisti ispirati a logiche che hanno affamato mezzo mondo, come testimoniano le condizioni in cui vivono ancora i Paesi dell'ex Unione Sovietica e quelli dell'Est europeo. E non dimentichiamoci di Cuba, dove il suo leader, santificato dalla sinistra, ha portato alla fame il suo popolo.
In questo quadro riteniamo che in Italia, diversamente da altri Paesi o dall'Inghilterra dove finora la posizione innovativa è stata rappresentata da Blair, al di là delle ragioni pregiudiziali che ho precedentemente indicato, la Casa delle Libertà ha portato avanti sui vari problemi concreti posizioni riformiste e innovative, mentre la sinistra sostiene da sempre posizioni conservatrici. Così è avvenuto, ad esempio, sulla riforma della scuola, delle pensioni, del mercato del lavoro, e, perché no, sulla riforma dell'ordinamento giudiziario e sulla riforma delle riforme: la riforma costituzionale, una nuova Costituzione ringiovanita ed innovata largamente.
Si respingono da sé, pertanto, tutte le accuse di non aver fatto nulla in questi cinque anni!
Comunque, compagni di sinistra, è per noi già motivo di orgoglio e di vanto aver risparmiato al Paese cinque anni di vostro Governo! Li abbiamo già visti! (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN).
*MANCINO (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCINO (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mai legge elettorale è stata approvata senza dibattito parlamentare: passi per l'opposizione, che, per la ristrettezza dei tempi programmati, ha dovuto scegliere tra dibattito generale ed illustrazione degli emendamenti. La maggioranza, ma non è la prima volta, si è fatta silenziosa. Ha taciuto sempre, forte dei suoi numeri, che in democrazia contano, eccome se contano.
Un laureando in giurisprudenza, con una tesi in materia elettorale, ricaverebbe quasi nessun aiuto dalla lettura dei Resoconti parlamentari del Senato. Richieste di verifica del numero legale o di votazioni elettroniche tante, ma dibattito di merito quasi niente. La nostra Assemblea ha subìto una perdita di udito e addirittura muta è rimasta tutta la maggioranza, desiderosa di concludere in fretta come ha fatto or ora il senatore D'Onofrio. Che paura se dovesse verificarsi qualche intoppo!
Il Senato, che pure nella prima metà degli anni Cinquanta fu teatro di scontri duri e forti ed anche violenti fino a far dimettere un presidente - Paratore - e a distruggere l'immagine di un altro - Ruini - non ha utilizzato la parola. Il Parlamento oggi non parla!
La contrarietà della Margherita va ad una legge, che non è né proporzionale, -salvo nell'attribuzione dei seggi - né maggioritaria, né tedesca, né francese: né niente. Per il sistema elettorale che la maggioranza ha messo in piedi si sono sprecate le definizioni: s'è parlato di ritorno al proporzionale, per assicurare meglio - si fa per dire - la governabilità. Come da speziali di baite dolomitiche, sono state previste troppo clausole di sbarramento, magari per tagliare solo chi non si allea; e introdotti premi di maggioranza, anche regionali, pur sapendo che almeno al Senato, per definizione, non ha senso alcun premio e, perciò, questo obolo è privo di razionalità: la previsione di attribuirlo a maggioranze occasionali e a macchia di leopardo, risponde a un calcolo meschino, punitivo nei confronti dell'attuale opposizione. Questa, in molte Regioni va oltre la soglia del premio (ad esempio, Campania, Basilicata, Calabria, Emilia, Toscana, Marche, Umbria) e, perciò, non ottiene vantaggi; in alcune altre è superata dai voti dell'attuale maggioranza, che, se vanno sotto il 55 per cento, consentono la riscossione della prevista ricompensa. Questa sarà anche una questione di merito, come da alcuni si sostiene, ma è sufficiente a provare l'illogicità, l'irrazionalità e l'incostituzionalità di un indebito arricchimento regionale. Giova ricordare che la disciplina elettorale al Senato non fu toccata neppure in occasione della legge del 1953; l'ancoraggio fissato dalla Costituzione alla base regionale scoraggiò quel legislatore. Del resto, c'è sempre stato un effetto traino al Senato, che fatta eccezione delle elezioni del 1994, ha sempre avuto nei due rami maggioranze non disomogenee.
Nessuno, salvo la maggioranza in carica, ha mai pensato di collegare i risultati delle singole Regioni ad innaturali coalizioni nazionali, costituzionalmente non previste e, perciò, non immaginabili.
Il Governo è partito lancia in resta subito dopo le elezioni regionali, che hanno premiato l'opposizione e penalizzato la maggioranza in 12 delle 14 Regioni ove si sono rinnovati i Consigli regionali: sulla base di questi risultati, è verosimile dare credito alle proiezioni in base alle quali, a bocce ferme, l'attuale opposizione avrebbe migliorato la propria forza parlamentare anche al di là della consistenza, senatore D'Onofrio della maggioranza berlusconiana del 2001.
In questo quinquennio sono stati decantati primati spumeggianti, gossip di uomini di seconda fila, anche quando i Ministeri chiave - ad esempio. esteri, economia, interno - hanno fatto registrare profonde divisioni nella stessa maggioranza e, perciò, sterilità e improduttività non secondarie.
Ci siamo abituati a sentire tessere elogi dei nuovi Ministri, ma mai qualche convincente spiegazione che se ne era andato o era stato sostituito qualcuno per comportamenti politicamente non condivisi, quello dell'Economia, ad esempio, che è andato e venuto nel Governo, come se niente fosse accaduto con la finanza creativa e con la dilatazione del debito, cresciuto oltre misura.
Avete voluto e imposto un sistema elettorale che non va bene neppure a voi, colleghi della maggioranza: parlate di ritorno al proporzionale, ma neppure ammettete che la sottrazione di consensi ad una forza politica o ad una coalizione di forze politiche, per arricchire il paniere di chi nella competizione ha ottenuto il migliore risultato - soggetto singolo o plurale - vi (e ci) colloca implicitamente in un sistema contraddistinta da evidenti correzioni maggioritarie.
Quella che state per approvare, infatti, è una legge maggioritaria, come nel 1953 maggioritaria fu e venne definita quella approvata in sedute tempestose d'Aula, sia qui che alla Camera, che, però, prevedeva un premio - ritenuto con il senno di poi eccessivo - al partito o alla coalizione di partiti che avesse ottenuto il 50 per cento più uno dei consensi. Onorevoli colleghi, si trattava del 50 per cento più uno, non di una percentuale appena superiore a quella richiesta da questo provvedimento come soglia di sbarramento, che nell'ipotesi di frantumazione degli schieramenti, potrebbe regalare ad una forza modesta, ma in voti più consistente delle altre, il 55 per cento dei seggi!
Per fare scattare il premio, un limite rigido (ad esempio, il 40-45 per cento) poteva e doveva essere posto.
L'onorevole Fini, di fronte all'affrettato accoglimento (quattro anni e mezzo, senatore D'Onofrio) della richiesta dell'UDC di modificare in chiave proporzionale la legge elettorale, ha posto come condizione la previsione di un premio di maggioranza, una sorta di bastione del bipolarismo. L'accettazione di detto premio da parte della Casa delle Libertà sostanzialmente non muta le coalizioni di domani rispetto a quelle che si sono realizzate dalle elezioni del 1994 in poi.
Come ho detto, c'è, però, una malizia nel ragionamento dell'attuale maggioranza: oltre alla clausola di sbarramento, non stabiliamo alcun altro quorum minimo per la percezione del premio. Questo, però, deve essere piccolo piccolo piccolo, perché, se dovrà proprio accadere, striminzita dovrà essere la futura maggioranza, ai limiti della governabilità.
C'è qualcosa che non funziona nel ragionamento della maggioranza. Il Presidente del Consiglio non ammetterà mai che sta perdendo la fiducia degli italiani e nonostante l'allarme che lancia dà segni evidenti che non ce la farà. Perciò, se ci dovrà essere un altro vincitore, che soffra : Muoia Sansone con tutti i filistei!
Il ritorno al calcolo proporzionale dei seggi rende il futuro ricco di insidie: con la legge elettorale in vigore era stata assicurata alla Camera la presenza di chi i partiti avevano bisogno di inserire alla testa di liste bloccate. Ma almeno il Senato era stato risparmiato. Come la gramigna che produce gravi danni alle colture, questo provvedimento estende ora la malerba della lista bloccata ad entrambi i rami del Parlamento, soffocando e uccidendo anche quello che di buono era rintracciabile nella legge del 1993.
Così, contrariamente a quanto è scritto nella Costituzione in vigore ed anche in quella che speriamo venga comunque bocciata dal corpo elettorale, deputati e senatori non saranno più eletti (articoli 56 e 57, rimasti intonsi rispetto alle proposte di modifica), ma nominati.
Convengo che la lista bloccata non è una novità in alcuni ordinamenti. In Germania, ad esempio, accanto al collegio uninominale c'è, certo, anche la lista bloccata. Essa, però, non è confezionata solo dai partiti, spesso dominati dagli apparati, ma anche dagli iscritti ai partiti, che hanno il diritto di concorrere alla formazione delle liste. Una sorta di primarie interne. Da noi non è così. Per bene che ci vada, avremo un Parlamento di mandarini.
Il povero Ruffilli ci rimise la vita per collocare al centro delle scelte politiche il cittadino arbitro, che oggi è arbitro solo di scegliere il simbolo, se le circostanze non ne consiglino uno più nuovo, o comunque il simbolo di un partito o di una coalizione proprio in momenti di latitanza della politica: che contraddizione!
Sulle presenze di genere hanno già parlato molte colleghe senatrici. I loro interventi si sono inseriti in una pagina inquietante fatta di reticenze, di calcoli, di promesse, di furbizie e di inganni. L'attuale maggioranza è costretta a fare i conti con le liste bloccate e, perciò, non può fare scendere di posizione qualcuno o più di uno dei parlamentari in carica. Apriti cielo, se in forza di una norma favorevole alle donne, li si volesse fare scendere!
Il novellato articolo 51 della Costituzione c'è, ma non si applica; meglio: lo applicano i partiti, come ha sostenuto, con la consueta sicumera, l'onorevole Berlusconi subito dopo il fiasco alla Camera. L'onorevole Prestigiacomo assicura - come assicuravano anche il senatore D'Onofrio e il ministro Calderoli - che, per le prossime votazioni, la pari opportunità sarà garantita da apposita legge. No, colleghi, non sarà così. Dovete ammettere che con le liste bloccate veniva offerta una grande opportunità.
Questa legge è nata sotto cattiva stella: ha costretto alle dimissioni l'onorevole Follini, che l'aveva richiesta in forma ultimativa. Intanto, si sono messe in gara le tre punte del centro-destra, quando neppure in un campionato di calcio di norma si va oltre le due, salvo negli arrembaggi. Ci immaginiamo dove può portare la disputa originata dall'asserzione che chi prende qualche punto in più ha vinto e chi prende qualche punto in meno ha perduto? Di fronte al disconoscimento di una leadership, che fino alle elezioni europee non era stata messa in discussione, si fa pesante il quadro politico del centro-destra. Altro che ribaltoni! Perché gli elettori dovrebbero battersi per un leader e trovarsene magari un altro, con qualche punto in più preso alle elezioni, all'indomani delle stesse?
È già stata superata la prassi delle coalizioni preventive che si presentano agli elettori con un leader ed un programma? Ma non era quello delle coalizioni preventive il fiore all'occhiello di questa infelice Seconda Repubblica? Nella Prima c'era chi sosteneva mani libere nelle alleanze. Siamo tornati a quei tempi?
Nessuna legge elettorale è perfetta e nessuna elaborazione di norme sfugge alla tentazione di non sfavorire la maggioranza politica che l'approva. Ma questa legge è nata per penalizzare il Paese, per mettere chi vince di fronte alla difficoltà di governarlo al meglio. Sono queste le ragioni della nostra forte contrarietà ad un perfido disegno, al quale ci opponiamo con grande determinazione. Sono anche le ragioni per appellarci al popolo sovrano: solo il corpo elettorale, con il bisogno di cambiamento, che si avverte profondo nel Paese, potrà correggere i limiti e le angustie di una legge nata male e gestita peggio. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur. Congratulazioni).
NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NANIA (AN). Signor Presidente, noi di Alleanza Nazionale non siamo innamorati in via di principio di questo o quel sistema elettorale. Non siamo mai stati proporzionalisti per principio. Non siamo mai stati maggioritari per principio. Questo è un fatto importante perché, dal nostro punto di vista, la legge elettorale deve soddisfare alcune condizioni che riteniamo di base perché una legge elettorale possa definirsi autenticamente democratica.
Il primo elemento fondamentale, dal nostro punto di vista, è che la legge elettorale traduca esattamente i voti in seggi. Il secondo elemento fondamentale è che una legge elettorale realizzi il bipolarismo, cioè di fatto realizzi una condizione perché l'elettore sappia con il proprio voto scegliere chi sta di qua e chi sta di là.
Una terza condizione è che ci sia una alternanza di Governo. Una legge elettorale è autenticamente democratica se consente agli uni e agli altri di vincere una volta gli uni ed una volta gli altri. Se ci troviamo in un sistema dove l'alternanza è zero, non credo che quelli che vincono sono intelligenti per decreto e quelli che perdono non sono in grado di poter vincere, ma credo che esista un vizio di origine nella democrazia, probabilmente una cultura dell'egemonia diffusa; probabilmente un sistema di comunicazione che cloroformizza il cervello; probabilmente una partita chiusa in partenza; probabilmente la convinzione di scegliere liberamente che invece non corrisponde alla realtà.
Sospetto dell'autenticità della democrazia quando in Regioni come la Toscana e l'Emilia Romagna si sa prima del tempo chi vince. Lì non c'è democrazia.
PAGANO (DS-U). Ma che dici!
NANIA (AN). In una democrazia, infatti, una volta vince l'uno, una volta vince l'altro.
La governabilità è la quarta condizione: una legge elettorale deve garantire una maggioranza, deve garantire la possibilità per chi ha vinto le elezioni di governare, senza che vi siano ribaltoni, attuando il proprio programma. Ebbene, la legge elettorale in vigore soddisfa queste condizioni? Il Mattarellum soddisfa queste condizioni?
Le leggi elettorali non si giudicano mai in astratto ma in concreto. La legge elettorale in vigore - che non è stata realizzata dal Parlamento, ma che è stata al Parlamento dettata in conseguenza di un referendum elettorale - praticamente noi l'abbiamo verificata da vicino, nel suo funzionamento nel 1994 e nel 1996. La domanda che mi pongo, senatore Mancino, è la seguente: la legge con la quale noi siamo abituati a votare come ha funzionato nel concreto, nelle occasioni in cui abbiamo votato?
Ebbene, nel 1994 la legge elettorale in vigore ha prodotto due maggioranze: una maggioranza del Polo alla Camera dei deputati e una maggioranza dell'opposizione al Senato della Repubblica. Conclusione: la legge elettorale in vigore non favorisce automaticamente, di per sé, la formazione di una maggioranza certa.
Ma questo sarebbe poco, in termini di tasso di qualità democratica della legge elettorale, se non fosse successo quello che è successo nel 1996. È lì il cuore di una legge elettorale, che non traduce esattamente il voto dei cittadini in seggi; nel 1996, infatti, il Polo delle Libertà e, preciso meglio, Forza Italia, Alleanza Nazionale e CCD, senza la Lega, che correva per conto proprio e che ha preso il 10 per cento e senza il Movimento Sociale di Rauti, che correva per conto proprio e che ha fatto perdere al centro-destra circa 40 collegi, ha ottenuto 300.000 voti in più del centro-sinistra. Eppure ha vinto l'Ulivo, ha vinto Prodi e ha perso il Polo delle Libertà.
Tanto per capirci - affinché lo comprendano anche coloro che ci ascoltano - è un po' quello che è successo a Messina, dove, alle ultime elezioni comunali, proprio quelle di qualche settimana fa, la Casa delle Libertà ha preso il 60 per cento dei consiglieri comunali; come sindaco invece ha vinto quello dell'Ulivo, che ha preso più voti. Ecco, la legge attuale funziona, o meglio ha funzionato, nel 1996 come se sindaco dovesse essere eletto il candidato che ha preso più consiglieri e non quello che ha preso più voti. Berlusconi, infatti, candidato del Polo delle Libertà, ha ottenuto 300.000 voti in più di quelli che ha ottenuto Prodi, candidato dell'Ulivo, eppure il Polo delle Libertà ha perso le elezioni.
Quesito: una legge siffatta è una legge democratica? Il tasso e la costituzionalità della democrazia non si valutano attraverso il rapporto, come dire, di compatibilità tra voti e seggi? Insomma, detto altrimenti: le elezioni devono essere vinte o no da chi prende più voti? Quando giudico una legge democratica o meno? Quando consente a chi prende più voti di vincere le elezioni? Questo è il quesito di fondo, che si àncora anche al problema della governabilità. Ebbene, la legge in vigore questo non lo garantisce; la legge che conosciamo questo non lo garantisce; la legge che fino ad oggi ha deciso dal punto di vista politico questo non lo garantisce.
Qui entra in campo la cosiddetta grande riforma, quella riforma così criticata, così messa in discussione, che non molti hanno letto, ma che nel suo articolo 92 inserisce una norma fondamentale, nella quale è scritto che la legge elettorale deve favorire la formazione di una maggioranza. Non si lascia cioè al caso la formazione di una maggioranza, ma si auspica, anzi si vuole, una legge elettorale che produca una maggioranza certa.
Ognuno può andare a cercare una qualunque legge elettorale alla quale richiamarsi.
Noi ne abbiamo una a portata di mano che, guarda caso, è stata elaborata da un nostro collega del centro-sinistra, il senatore Bassanini, nota nel mondo intero come legge Tatarellum, ma di Tatarella non era perché io che ho partecipato alla sua stesura so per certo che la proposta venne dal senatore Bassanini, che all'epoca l'ha fatta sponsorizzare all'onorevole Masi che proveniva dal patto Segni, ma in effetti nasce da un impianto proporzionale con premio di maggioranza. S'è detto: stabiliamo una soglia minima e se non si ottiene il numero di voti che occorrono, quindi il numero di seggi necessari per la governabilità, diamo un premio. Nasce così il Tatarellum, che scaturisce dall'elaborazione culturale del centro-sinistra. Così è avvenuto per il sistema elettorale regionale, così in parte per le elezioni comunali e provinciali: impianto proporzionale, effetto maggioritario con premio di maggioranza.
Ebbene, cosa avviene con la proposta oggi in discussione, con la legge che oggi ci accingiamo a varare?
Mi chiedo e vi chiedo se la legge che stiamo per approvare soddisfi le condizioni della traduzione certa del voto in seggio per chi vince. In altri termini, vi chiedo se chi ottiene più voti avrà più parlamentari. Questo è il primo quesito che occorre porsi nell'ottica della democrazia.
In secondo luogo, bisogna chiedersi se con la legge elettorale che stiamo approvando, chi vota sceglie un partito, una coalizione, un programma e - attenzione, cultori delle primarie - sceglie un Premier? Queste sono le domande fondamentali da porsi. Ed allora, come ha fatto il senatore D'Onofrio, ragioniamo nel dettaglio. Si è parlato di programma comune, perché, ne sono certo, la qualità, la veridicità e l'autenticità diuna democrazia - sono stato ossessionato da questi discorsi in passato, provenendo dal Movimento Sociale Italiano ed essendo cresciuto all'interno di una famiglia dove indubbiamente vigeva la "cultura dell'uno" - si ha non quando non si vota per qualcuno o non si fa riferimento a qualcuno, bensì a qualcosa. Mi riferisco alla democrazia come sistema politico basato su qualcosa, su programmi, su valori, su progetti e dove "i qualcuno" altro non sono che i traduttori dei "qualcosa". Quindi, bisogna chiedersi se la legge elettorale che stiamo varando consente agli elettoridi votare per qualcosa, per un programma comune.
Certo, per noi del centro-destra è facile mettere in campo un programma comune perché siamo contro i Pacs, contro la manipolazione genetica, perché siamo per la famiglia e per alleanze certe all'interno di un sistema di strategie basato sulla democrazia, mentre gli altri non sanno come sono. Ad esempio, c'è chi all'interno della Margherita vuole il ritiro concordato dall'Iraq con il Governo in carica e chi invece parla di tornare dall'Iraq subito. Come si fa un programma comune in questo modo?
L'opposizione, di conseguenza, non vuole una legge elettorale che costruisca già un impegno, un obbligo e un patto su un programma comune. Ed attenzione: non vuole neppure che l'elettore scelga, con un solo voto, un programma comune, il partito, la coalizione, la maggioranza di governo ed anche il Primo ministro. Perché è questo che avverrà con questa legge elettorale quando l'elettore andrà a votare.
E veniamo dunque al discorso delle primarie. Il sistema elettorale garantito con questa legge consente all'elettore non soltanto di scegliere la coalizione che governa, ma all'interno di quella coalizione anche chi sarà il premier. Oggi non è così. Con la legge elettorale esistente i partiti si mettono d'accordo. Pensate cosa è accaduto nell'Ulivo. Hanno fatto le primarie stabilendo prima di farle che doveva vincere Prodi. Il problema era con quale percentuale, ma - ripeto - le hanno fatte sapendo già chi avrebbe vinto, stabilendo che nell'Unione il candidato premier era Prodi. Lo hanno stabilito per decreto tanto tempo fa.
Noi stabiliamo che è Berlusconi: l'elettore o ci sta o ci sta, o si mangia questa minestra o si butta dalla finestra. Con questa legge elettorale - mi rivolgo al collega Mancino che scherzava sulla strategia a tre punte - il singolo italiano, da Bolzano a Siracusa, dalle Alpi alla Sicilia (altro che legge antipatriottica, Prodi!), troverà candidato per la Casa delle Libertà in tutta Italia Fini per Alleanza Nazionale, Casini per l'UDC, Berlusconi per Forza Italia. E l'italiano, il singolo cittadino mentre voterà un programma comune, una coalizione comune, il partito della Casa delle Libertà, sceglierà se vuole come premier Berlusconi, se vuole Fini o Casini. Non è il massimo della democrazia rispetto invece all'Unione dove poveretti, i DS, che con questa legge elettorale potrebbero avere il Premier che prende più voti, si debbono per forza digerire Prodi a tutti i costi perché fino ad oggi hanno ragionato nella logica di "Prodi contro Berlusconi"? Non è più così.
Oggi è la Casa delle Libertà contro l'Unione, oggi i cittadini sceglieranno con il loro voto il Premier che vogliono al Governo ed è questo che li spaventa, perché Prodi dovrebbe farsi un partito, ma come fa a farselo? E se i DS prendono più voti del partito che si farebbe Prodi, il Premier dovrebbe essere dei DS e non di Prodi. Quindi voi capite in quale dramma complessivo si trova Prodi, come diceva il collega D'Onofrio, un leader senza partito, messo in campo tempo fa dall'Ulivo perché si doveva trovare la percentuale che occorreva, marginale ma decisiva, per battere il centro‑destra, e che oggi l'Ulivo non sa come sfrattare.
La verità è che questa legge elettorale fa chiarezza anche da questo punto di vista e la prova ci è offerta da Prodi che non sa più quello che dice. Per la verità Prodi si è sempre distinto al riguardo, e va bene: si discute in Europa il problema dell'ingresso della Turchia e noi abbiamo un Presidente della Commissione europea che sulla dignità di quella Nazione dice "mamma li turchi"; ha umiliato Forza Italia parlando di mercenari che combattono per quel partito; rispondendo alla domanda di Gad Lerner su quali fossero le qualità di Rutelli ha umiliato il candidato dell'Ulivo del 2001 dicendo "nu bello guaglione".
E ora Prodi in questa tornata elettorale mette in discussione perfino il Capo dello Stato e lo chiama in causa. Da parte di Alleanza Nazionale c'è il massimo rispetto verso il Capo dello Stato, che in più occasioni ha dimostrato, anche riguardo alle leggi votate dalla Casa delle Libertà, di saper compiere fino in fondo il proprio dovere. Ma come si può richiamare il Capo dello Stato, che tutti conosciamo per la sua puntualità, per la sua precisione, per la sua correttezza, che tutti sappiamo essersi sempre comportato al di sopra delle parti, riscuotendo grande consenso e fiducia da parte del popolo italiano?
In conclusione, questa è la legge elettorale che proponiamo al Paese. Il centro‑sinistra prenderà più voti; ma se sono così convinti di prendere più voti, perché si arrabbiano? Attenzione, però, come è stato più volte detto: viva quel sistema elettorale che consente di non vincere per sempre e di non perdere per sempre, ma viva anche quel sistema elettorale che consente la fuoriuscita dalla transizione e la conquista della stabilità.
Noi ci auguriamo che attraverso la combinazione della grande riforma e di questo sistema elettorale il corpo elettorale, il popolo italiano, possa uscire da quella grande tradizione ed inaugurare una stagione di stabilità, dove, lo ribadisco ancora una volta, il centro‑sinistra non costituisce per noi il nemico da abbattere, ma l'avversario con il quale confrontarsi e possibilmente vincere, come siamo sicuri che avverrà nelle prossime consultazioni elettorali. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LP. Congratulazioni).
ANGIUS (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, da sola la maggioranza della Casa delle Libertà, con l'appoggio e il sostegno del Governo e del Presidente del Consiglio, cambia radicalmente la legge elettorale; da sola e per di più alla vigilia del voto.
Nell'autunno del 2000, alla vigilia delle precedenti elezioni politiche, l'onorevole Berlusconi, allora capo dell'opposizione, disse testualmente: «Se la maggioranza da sola approverà una nuova legge elettorale, sarebbe un colpo di Stato, non sarebbe legale, e in questo caso il Presidente della Repubblica non dovrebbe firmare». Sfido l'onorevole Presidente del Consiglio a ripetere queste parole e ad essere conseguente negli atti. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur). Naturalmente, questo non avverrà, perché il Presidente del Consiglio è, sì, coerente, sempre, ma soltanto con i suoi interessi personali e politici.
Se lei, signor Presidente del Consiglio, avesse pensato di vincere le elezioni non avrebbe cambiato la legge elettorale; lo fa perché sa di perdere ed è un gesto, quello suo e della sua maggioranza, di autentica disperazione politica.
Al senatore Nania dico che, se abbiamo vinto a Messina, possiamo vincere dappertutto: che si rassegni il messinese, onorevole senatore, Nania.
Ciò che, in realtà, si sta consumando oggi è un'altra grave violazione di quelle regole comuni, direi di quella civile convivenza politica, che devono presiedere al funzionamento di una democrazia normale.
Approvare unilateralmente, senza accettare alcun confronto, una legge elettorale, chiusa la maggioranza nella sua indisponibilità, una maggioranza parlamentare che è minoranza nel Paese, è qualcosa che lacera ulteriormente e che divide ancora l'Italia.
A proposito di maggioranze e minoranze, sto ancora aspettando - anche questa è una piccola sfida al Presidente del Consiglio - il testo integrale del sondaggio che dava a parità di risultati, 48 per cento a 48 per cento, la Casa delle Libertà e l'Unione. Signor Presidente del Consiglio, sono passati quindici giorni, lei faceva riferimento ad un sondaggio di una agenzia di cui lei stesso è proprietario, i conti non tornano: per favore, pubblichi i dati sul sito della Presidenza del Consiglio.
In realtà, la Casa delle Libertà, il Governo ed il Presidente del Consiglio dimostrano che non c'è il rispetto di niente. Stiamo diventando - lo siamo già, purtroppo - un esempio unico in Europa, un esempio da non seguire. Per una intera legislatura la vostra azione di Governo e parlamentare è stata un susseguirsi di atti unilaterali, di scelte di rottura che hanno prodotto nella società italiana, oltre che tra le forze politiche, divisioni e scontri spesso laceranti, suscitato inquietudini, alimentato paure per il nostro stesso futuro. È per questa via, che ha segnato le vostre politiche economiche e sociali, le vostre politiche istituzionali e quelle culturali in questa legislatura, che avete portato l'Italia in una condizione di affanno facendola diventare letteralmente l'ultimo dei Paesi dell'Europa moderna.
Non sto mettendo in discussione - si badi bene - la legittimità dell'azione di Governo di chi ha vinto le elezioni nel 2001, non l'ho mai fatto e non lo sto facendo neanche ora; sto dicendo un'altra cosa. Sto denunciando una politica disastrosa per l'Italia che avete portato avanti in questa legislatura: avete esordito - sono andato a guardarmi gli atti - con una legge che non dimentichiamo, il falso in bilancio, e state concludendo la legislatura con una legge che manipola, violenta, la legge elettorale.
Con la legge al nostro esame voi falsificate i risultati elettorali: lo fate per arginare la vostra sconfitta, per perdere meno seggi. Se aveste previsto di vincere, ripeto, non l'avreste cambiata. Sapete di perdere e cercate di arginare, truccando le carte, la vostra sconfitta. Non solo: deliberatamente varate una legge per colpire la stabilità della maggioranza e la governabilità del Paese. Infatti, è una legge che non può garantire una maggioranza di Governo stabile. Tra sbarramenti variabili e premi di maggioranza flessibili questo provvedimento altera il voto dei cittadini, altera cioè il peso del singolo voto dei singoli cittadini impedendo al Senato - e lo fate deliberatamente - il formarsi di una maggioranza qualsiasi, a prescindere da chi queste elezioni le vinca.
E' una legge che dà a chi vince, infatti, una maggioranza ristretta alla Camera, ma praticamente inesistente al Senato. Ripeto: a prescindere da chi vinca. Infatti nessuna coalizione al Senato della Repubblica - sono stati fatti tutti i calcoli possibili e immaginabili - può raggiungere quel 55 per cento dei seggi che pure la legge prefigura. Essa è pertanto tecnicamente sbagliata, non può funzionare e questo nostro rilievo è serio ed è motivato.
Voi sapete che approvate una legge che non può garantire al Senato alcuna seria maggioranza e lo fate, ripeto, deliberatamente e scientemente. Questa è una ragione che ci fa dire che nella legge sono riscontrabili vizi di fondo insostenibili, certamente vizi di razionalità; motivi che ci inducono a non rassegnarci e a continuare la nostra battaglia e il nostro contrasto su questa legge.
Cari colleghi, la democrazia ha una sua grande forza ma anche una sua intrinseca debolezza: è forte se legittimata, se riconosciuta, anche se scomoda per alcuni suoi protagonisti; è debole se non funziona, anche se è formalmente stabile. Un sistema democratico può facilmente evolvere in capovolgimenti autoritari o addirittura totalitari - lo abbiamo visto nella Berlino di Hitler, nella Roma di Mussolini - e ciò può avvenire per tante ragioni anche quando si pensa, come voi pensate, di avere il diritto, perché avete vinto, di fare tutto, anche quando, appunto, si vincono le elezioni. Ma non è così. Non si dovrebbe, cari colleghi, approfittare della democrazia.
Nelle Costituzioni, anche nella nostra, ci sono dei limiti alla sovranità popolare perché la sovranità del popolo non può mai consentire, non consente nella nostra Costituzione, che essa possa trasformarsi, come qualcuno temeva a suo tempo, nella dittatura del proletariato, ma neanche nella dittatura di un Premier. La nostra è una democrazia regolata da princìpi e da regole che voi, nella sostanza, state trasgredendo.
La presente legge poi, come detto dal senatore Mancino nell'intervento di poco fa che condivido totalmente, espropria i cittadini - questo è uno dei rilievi che facciamo - della possibilità di scegliere, di eleggere le persone. E' la prima volta che questo avviene nella storia della nostra Repubblica: mai, con alcun sistema elettorale, sia maggioritario sia proporzionale, che si votasse per i Comuni, per le Province, per le Regioni, per la Camera ed il Senato, o per il Parlamento europeo, era stata tolta ai cittadini la possibilità di eleggere, cioè di scegliere le persone. Voi lo impedite con questa legge! (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un e Aut ). Le liste sono bloccate, si eleggono solo gli eletti che vengono scelti dai partiti.
La legge recide poi il rapporto tra il cittadino, l'elettore e l'eletto; non esistono più i collegi; le circoscrizioni per la Camera e le Regioni per il Senato sono immense; i collegi di un tempo diventano smisurati. Si recide il rapporto tra il cittadino e l'eletto, con il collegio, con i Comuni, con il territorio: si recide in altre parole il rapporto tra l'eletto e la società che vuol dire le associazioni, i cittadini, le imprese, gli studenti, le fabbriche, gli ospedali. Questo rapporto non c'è più: c'è l'anonimato dell'eletto. L'eletto è quasi - non voglio dire la parola che mi è venuta in mente - un anonimo. Le circoscrizioni sono smisurate.
Mi volete dire come fa un eletto, in una Regione come la Lombardia o il Lazio, a fronte di un collegio che, ad esempio, comprende 7.800.000 elettori nella Lombardia, a stabilire un rapporto con quei cittadini? Voi alterate gravemente per questa via il rapporto tra le istituzioni e il Paese.
La legge poi - lo abbiamo detto, lo hanno detto le nostre senatrici del Gruppo DS, ma anche quelle dell'Unione - espropria le donne del loro diritto a una rappresentanza giusta.
Avete fatto con questa legge una ennesima cosa indecente. Dovremo telefonare al 113 per cercare il ministro Prestigiacomo e avere l'onore di averla qui in Aula (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U) dopo che questa signora, suffragetta delle donne, è sparita da quando stiamo discutendo la legge elettorale al Senato.
Infine, la legge elettorale è stata fatta da voi in totale dispregio della legge costituzionale che, pure, voi stessi avete approvato soltanto qualche tempo fa. Si sarebbe dovuta fare (lo ha ricordato in un pregevole intervento, così come quelli di tanti altri colleghi, in quest'Aula il senatore Manzella) una lettura comparata; verificare le coerenze, eliminare le contraddizioni. Niente! Non avete fatto nulla di tutto questo. Siete andati avanti per approvare una legge che risponde solo ed esclusivamente ad un vostro tornaconto. Questo è ciò che avete fatto.
Funzionava male la precedente legge? Io penso di no. La legge allora ed ancora oggi in vigore ha consentito il formarsi di due coalizioni. Ha impedito ai partiti di vivere? Non ha impedito loro di vivere; ha permesso ai cittadini di pronunziarsi con chiarezza. Dunque se quella legge era perfettibile lo era con il consenso di tutti. Lo si poteva fare. Voi invece non l'avete fatto. Ha impedito quella legge il formarsi di maggioranze forte e stabili? Non lo ha impedito, cari colleghi, perché con quella legge avete avuto in Parlamento (alla Camera 100 deputati in più e al Senato 45 senatori in più) maggioranze larghissime. Non è la legge in vigore che ha fallito, non è il Mattarellum; che sia stata scritta dall'onorevole Mattarella, dall'onorevole Bassanini o non so da chi, non è la legge ad aver fallito. Siete voi che avete fallito e le vostre politiche (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Commenti dai banchi della maggioranza) perché maggioranze così larghe non vi sono bastate e non sono state sufficienti a far guidare bene questo Paese ed a farlo governare bene. Questa è la verità.
Voi dunque state operando una forzatura e pensate che così vi vada meglio. Avete alterato la legge elettorale, eliminando i collegi maggioritari perché avete constatato che in essi, con la legge in vigore, noi, le forze dell'Unione, avevamo sempre e costantemente il 2,3 per cento di voti in più. Allora, anziché lavorare per rafforzare le coalizioni, per accettare sino in fondo la sfida con l'Unione, con il centro-sinistra, avete fatto un'operazione molto semplice: dalla legge elettorale avete eliminato i collegi maggioritari, dove siete stati sempre perdenti (Commenti dai banchi della maggioranza).
Certo che è un bel modo di procedere; certo che in questo modo introducete un elemento di destabilizzazione perché, colpendo le coalizioni, il bipolarismo, voi state indebolendo quella democrazia dell'alternanza che pure avevamo visto vivere nel corso di tutti questi anni. Questo, vedete, incrina e ferisce quelle conquiste che in questi anni avevamo pur raggiunto e conseguito.
Nella Prima Repubblica, certo, vi era la stabilità di tutto; nella Seconda Repubblica c'era - perché è così - il principio bipolare e quello dell'alternanza. Adesso, invece, si inizia una Terza Repubblica e temo che questa sarà la Repubblica dei valzer, cioè delle giravolte, dei trasformismi, della cancellazione della democrazia dell'alternanza, cioè del superamento del bipolarismo. Questo è ciò che voi fate.
Infine, anche questo lo ha detto il collega Mancino, è veramente ridicola la storia per cui vi presentereste per essere più forti con le cosiddette tre punte, con i vostri tre leader, Berlusconi, Fini e Casini, candidati. Mi rivolgo alle elettrici e agli elettori, quei pochi che ci ascoltano perché qui non siamo certamente ascoltati dagli amici e colleghi della Casa delle Libertà.
Mi rivolgo a loro. Accadrà in questa campagna elettorale che il premier Berlusconi chiederà, ovviamente, i voti per sé, ma questo lo faranno anche Fini e Casini. Così accadrà che Fini inviterà a votare, ovviamente, per Fini ma non per Berlusconi e Casini, mentre Casini dirà di non votare per Berlusconi e neanche per Fini, e infine Berlusconi dirà di non votare né per Fini né per Casini e così l'uno andrà dietro, incontro, appresso all'altro.
Così il voto a Fini sarà un voto contro Berlusconi, come ha detto poco fa il senatore Nania, ma nello stesso tempo sarà un voto che potrà servire per eleggere Berlusconi. Il voto a Casini sarà contro Berlusconi, ma sarà utile comunque per eleggere lo stesso Berlusconi. Infine il voto che Berlusconi chiederà per sé servirà in ogni caso a farla pagare a Fini e a Casini, che in questa campagna elettorale avranno sicuramente turbato la serenità del Presidente del Consiglio.
Solo questo basta a dimostrare l'evidente pasticcio, la chiara strumentalizzazione. Colpite il bipolarismo: questa è la verità. Si aprirà una transizione incerta, precaria, nella quale i trasformismi saranno possibili e la prima vittima del trasformismo - lo dico al Presidente del Consiglio - sarà lui stesso, perché accadrà che una legge che mette in discussione le coalizioni, metterà soprattutto in discussione la coalizione di chi perde le elezioni e poiché voi perderete le elezioni, nella vostra coalizione ci sarà un fuggi fuggi generale, di Fini, di Casini, e Berlusconi resterà lì. Pertanto, amici di Forza Italia, della Casa della Libertà, sarete voi le prime vittime della vostra stessa macchinazione. Noi non ci sfasceremo, voi al contrario sì, dopo che avrete perso le elezioni. Questo è ciò che accadrà.
Signor Presidente, ho davvero finito, nella legge - per la verità dovrei dire con la legge - si produce un effetto devastante: la legge, se l'approveremo e temo che questo accadrà qui nel Senato questa mattina, farà saltare tutti i tetti di spesa per i candidati. Questa legge cioè consentirà a chiunque, in quegli immensi collegi di cui ho parlato, di spendere quanto vuole e come vuole. Non si chiederà più come viene chiesto a noi, da dove vengono il soldi per le nostre spese elettorali. Questo è un problema di trasparenza, è un grande problema democratico: quanto si può spendere, con i soldi di chi, a quale fine.
Tutto questo non ci sarà più perché la legge che era in vigore cadrà per intero e dunque chi si candiderà, o i partiti, potranno spendere e spandere esattamente come vogliono. Si riapre la questione morale nel nostro Paese (Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente), perché è evidente che a quel punto chi è più ricco - e ditemi voi in Italia chi è più ricco - e si candida potrà spendere quanto vuole. Questa è un'altra alterazione grave che voi producete. Ho terminato e mi spiace aver abusato della sua pazienza, Presidente.
Finisco soltanto con queste poche parole, signor Presidente. Lei sa che in questa legislatura abbiamo cercato con i nostri interventi, con le nostre battaglie non di dividere l'Italia, ma abbiamo fatto uno sforzo, che può essere discusso e discutibile certamente, per unirla, per cercare di riparare a quelle divisioni e a quelle fratture che si stavano creando: abbiamo cercato cioè di dare, come anche oggi stiamo facendo, una risposta politica alta, come deve fare una classe dirigente che vuole guidare questo Paese, che sa qual è la sua missione e il suo compito, che consiste onorevoli colleghi, essenzialmente in una sola cosa: restituire orgoglio e dignità all'Italia. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Aut, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur e del senatore Amato. Congratulazioni).
*PASTORE (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASTORE (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci rendiamo perfettamente conto dell'importanza fondamentale del provvedimento che voteremo tra pochi minuti. Non sottovalutiamo il disegno di legge che con il voto di oggi avrà concluso l'iter parlamentare; tuttavia dobbiamo anche dare conto del motivo e del modo in cui si è arrivati ad un provvedimento elettorale che senza dubbio modifica sostanzialmente l'attuale legge elettorale basata sui collegi maggioritari.
Non lo facciamo a cuor leggero, ma lo facciamo dopo aver valutato esattamente quanto è accaduto in dieci anni di vigenza dell'attuale sistema elettorale, che solo casualmente - ripeto, casualmente - ha assicurato in questa legislatura e soltanto in questa (che è la terza fondata sull'attuale legge elettorale) una maggioranza ed una stabilità di Governo. Dico casualmente perché il sistema elettorale oggi in vigore non offre alcuna possibilità di formare Governi laddove nei singoli collegi non vi siano risultati univoci.
Già nella XIII legislatura, cioè in quella precedente, così come in quella attuale, si è dibattuto sul miglioramento della legge maggioritaria di collegio. Ricordo che nella XIII legislatura è stato svolto un dibattito in Commissione affari costituzionali del Senato volta a rendere la legge in vigore da dieci anni (non quella oggi in esame) adatta ad assicurare la governabilità. Il punto di rottura tra la maggioranza dell'epoca di centro-sinistra ed il centro-destra, sul quale è intervenuto anche il presidente Berlusconi, è stato il fatto che il centro-sinistra voleva attribuire un premio di maggioranza alle forze che avessero raggiunto il maggior numero di seggi sui collegi uninominali, mentre per il centro-destra, all'epoca all'opposizione, tale premio di maggioranza doveva essere attribuito - come è naturale - alle forze che avessero conseguito più voti a livello nazionale. (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).
Questo è quello che oggi si ripropone con il disegno di legge alla nostra attenzione.
Oggi produciamo un sistema proporzionale profondamente diverso da quello del passato perché garantisce la rappresentatività propria dei sistemi proporzionali, con una governabilità assicurata dal premio di maggioranza. Tale sistema può essere definito «maggioritario nazionale», perché a livello nazionale, per la Camera dei deputati, attribuisce comunque la maggioranza alla forza politica che riceve più consensi. Allora, non si tratta di una maggioranza soltanto numerica, ma - come è stato evidenziato - di una maggioranza politica perché le forze che si candideranno dovranno presentare un programma comune ed indicare il nome del leader di quella forza politica, lista singola o coalizione che sia.
Questa è la novità giustamente sottolineata dai colleghi del centro-destra che mi hanno preceduto, che certamente infastidisce i senatori del centro-sinistra che non vorrebbero sentir parlare di programmi depositati, ufficializzati ed attestanti la condivisione di valori, di progetti e di scelte politiche nell'interesse del Paese.
Questo provvedimento supera la cosiddetta legge Mattarellum perché quest'ultima ha difetti insiti, intimi, interni che nessuno può contestare. Ricordiamo che il cosiddetto Mattarellum ha subìto vere e proprie incursioni, direi truffaldine, con i patti di desistenza. (Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, c'è troppo brusìo, soprattutto nei primi banchi.
PASTORE (FI). Ha subìto, inoltre, vere e proprie elusioni legislative con le cosiddette liste civetta, scoperte dal centro-sinistra nel 1996 ed utilizzate anche dal centro-destra, ma per ragioni di legittima difesa.
Il Mattarellum ha determinato, con i collegi uninominali, una polverizzazione del quadro politico a livello locale che non ha precedenti nella storia d'Italia. Qualsiasi consigliere di ente locale o qualsiasi parlamentare che non si è accontentato delle sue più o meno valide ambizioni politiche si è sentito nella potestà di abbandonare la coalizione di appartenenza e di mettere i propri voti sul mercato. Ricordo che nei collegi uninominali i portatori di 1.000 o 2.000 voti sono determinanti per la vittoria sul collegio.
Con la legge elettorale che ci accingiamo a votare questo non avverrà più, perché il collegio regionale o circoscrizionale non consente una tale forma di ricatto, di vero e proprio ricatto politico. Quindi, i localismi, il frazionismo, le transumanze, i tradimenti e i passaggi di coalizione saranno non dico esclusi completamente ma certamente disincentivati.
So che nel centro-sinistra, se non fosse particolare l'attuale momento politico, vi sarebbe - lo so per convinzione intima - un'adesione quasi totale a questa legge, perché elimina le distorsioni del maggioritario che tanto danno hanno prodotto al quadro politico nazionale.
Che cosa ha contrapposto il centro-sinistra ad una proposta chiara del centro-destra? Che cosa ha proposto ad un progetto del centro-destra che coniuga rappresentatività e governabilità? Ha proposto un fuoco di sbarramento senza precedenti. Ha contestato duramente i contenuti della legge e non solo sul punto dell'opportunità politica - e il dibattito c'è tutto - ma anche su quello della legittimità costituzionale, ritenendo questa legge abbondantemente piena di norme che contrastano con la nostra Carta costituzionale. Tra queste norme è stata individuata una, quella relativa all'elezione del Senato, sostenendo che in questo ramo del Parlamento la governabilità non è assicurata perché quelli senatoriali sono collegi regionali.
Ebbene, ricordo ai colleghi che la Casa delle Libertà, durante i lavori presso la Camera dei deputati, propose un testo dove si riconosceva anche all'elezione del Senato un premio di maggioranza nazionale. Si contestò però allora che la Carta costituzionale oggi vigente prevede che il Senato venga eletto su base regionale, per cui sarebbe stato assolutamente contrario alla Carta costituzionale prevedere un premio di maggioranza nazionale per l'elezione del Senato.
La Casa delle Libertà fece quindi marcia indietro, recuperando il premio di maggioranza del Senato a livello regionale, mantenendo però - colleghi, reputo questo un passaggio importante da tenere assolutamente presente - nel testo attualmente al nostro esame una norma di rilevanza nazionale che per il Senato poteva anche non essere prevista. Si tratta della norma secondo cui anche per il Senato le liste, le coalizioni di liste, i programmi e i leader devono essere indicati e depositati negli uffici di Roma, quindi a livello nazionale. Questo è un passaggio fondamentale che dovrebbe se non assicurare, quanto meno favorire anche per il Senato…(Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è troppo brusìo.
PASTORE (FI). Signor Presidente, i colleghi dell'opposizione hanno sempre contestato alla maggioranza di non replicare. Non abbiamo replicato spesso perché i tempi sono stati tiranni, anche per esigenze procedurali e di attuazione della legge elettorale. Una volta che si cerca di rispondere alle loro osservazioni fanno orecchio da mercante e non solo non ascoltano - il che è del tutto legittimo - ma impediscono anche di parlare. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).
Voglio assicurare comunque a tutti i colleghi di maggioranza ed opposizione che sono state date risposte puntuali a tutti questi temi sia negli atti della Commissione affari costituzionali che nel corso del dibattito svolto.
Credo che in questa sede, almeno sui punti più importanti, quelli che l'opposizione ha travisato o sottaciuto o fatto finta di ignorare come il tema della rilevanza nazionale dell'elezione del Senato, sia importante pronunciare una parola.
Nessuno dell'opposizione ne ha parlato; nessuno l'ha sottolineato; nessuno si è fatto carico di questa novità, però chiaramente io ho in questo momento l'obbligo e il dovere di farlo presente ai colleghi ed anche al Paese.
Per il Senato, nonostante una norma costituzionale che obbliga alle elezioni su base regionale, abbiamo previsto una normativa nazionale sulle coalizioni, sui programmi e sull'iter, identica a quella della Camera dei deputati. Questo lo dico tanto per far capire che c'è stato uno sforzo massimo della maggioranza per dare anche al Senato una riconoscibilità politica che l'elezione regionale avrebbe potuto non attribuirgli.
Altri profili di incostituzionalità sono stati sollevati dai colleghi (ho parlato del Senato perché è quello più rilevante): si è parlato delle quote rosa; si è parlato addirittura del fatto stesso che ci sia un premio di maggioranza, della costituzionalità di un premio di maggioranza in un sistema elettorale; si è parlato dei tempi della legge elettorale, se sia cioè legittimo approvarla a fine legislatura (ma è evidente che le leggi elettorali vengono approvate tutte alla fine della legislatura).
Quanto al metodo maggioranza-opposizione, ricordo che l'opposizione si è chiusa completamente a riccio, difendendo la legge elettorale attuale, il Mattarellum, senza alcuna apertura di nessun genere. Questo ha portato la Casa delle Libertà, che riteneva e ritiene necessario superare quel sistema, a scegliere un modello alternativo, diverso, che coniughi rappresentatività e governabilità.
Si è parlato anche delle liste bloccate. Ritengo che questa accusa dell'opposizione sia veramente paradossale. Qualcuno ha ricordato onestamente dall'opposizione che nei Paesi europei dove vi sono liste, queste sono tutte bloccate. Nell'elezione del Parlamento europeo, tranne che in Italia, le liste sono bloccate. Voglio ricordare che la nostra lista proporzionale alla Camera dei deputati era lista bloccata. Vorrei far notare ai colleghi che si lamentano delle liste bloccate che noi abbiamo assunto come punto di riferimento una legge elettorale approvata dalla regione Toscana che, com'è noto, non è a maggioranza di centro-destra, che ha previsto le liste bloccate. (Applausi dai banchi della maggioranza).
Ebbene, non ho sentito una parola di contestazione, di scandalo, di reprimenda, di lamentela nei confronti della legge della regione Toscana, come non ho sentito nessuna parola di rimprovero, di pentimento, di reprimenda, di contestazione alla legge della Regione Toscana quando, ad esempio, tanto per introdurre il tema delle quote rosa, prevede, sì, che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dell'intera lista, però non prevede, colleghi, l'alternanza dei sessi o una graduatoria tra i sessi, proprio quello che invece voi richiedete fortemente in quest'Aula, che avete chiesto alla Camera e che avete richiesto sostenendo che una norma sulle quote, senza ordine nella lista sarebbe stata una norma senza effetto. (Applausi dal Gruppo FI).
Ebbene, una norma senza effetto è stata approvata dalla regione Toscana e, mi sembra, non solo da questa Regione. Abbiamo ritenuto che almeno su questo il centro-sinistra non dovesse o non potesse sollevare obiezioni.
Ma il punto fondamentale, signor Presidente, cari colleghi, non è tanto la questione della contestazione alla legge, bensì il fatto che viene usato il maglio del richiamo alla Costituzione per premere in maniera impropria proprio su quella figura, il Capo dello Stato, che questa legge dovrà promulgare. Vedete, non credo che rappresenti una minaccia obiettare alle critiche, spesso strumentali e infondate, qualche volta anche del tutto opinabili, da parte del centro-sinistra. Non credo sia una minaccia replicare, offrire argomenti per contestare queste critiche.
Una minaccia, invece, è certamente quella di sostenere che questa legge è incostituzionale e che se qualcuno dovesse promulgarla attenterebbe alla nostra Costituzione. Noi a questo gioco non ci stiamo. Non l'abbiamo mai fatto e non tolleriamo nemmeno che altri lo facciano. Sui vari temi bisogna replicare e intervenire a ragion veduta, con argomentazioni più o meno valide, ma comunque di diritto e di carattere politico.
In conclusione, signor Presidente, ho notato che in tutta questa vicenda vi è un personaggio politico che più degli altri si riscalda e si agita, mentre io ritengo che con i colleghi dell'opposizione vi possa essere un'interlocuzione a mente fredda, come credo accadrà, si è detto incidentalmente, sulle leggi di contorno quali quelle sulle spese elettorali e sui rimborsi della campagna elettorale, che naturalmente vanno adattate al nuovo quadro elettorale e politico.
Questo personaggio - mi riferisco chiaramente al presidente Prodi - ha in particolare fastidio tale modello che stabilisce sulla scheda i simboli di partito, giacché - com'è noto - Prodi è un uomo senza partito, un errante, un navigatore della politica e non si è mai accasato. Invece il partito, inteso nel senso nobile del termine, è una casa necessaria alla politica, un luogo dove la politica si crea e dove si assumono anche responsabilità che lo stesso deve confermare, aumentare e dove, quindi, si rischia anche di perdere credibilità quando ad un impegno politico non conseguono fatti ben precisi.
Prodi, dunque, non è un uomo di partito: un sistema elettorale dove compaiono i simboli dei partiti gli dà quindi enormemente fastidio, tant'è vero che è stata resuscitata la federazione, che sembrava morta per sempre.
Ma quello che dà ancor più fastidio a Prodi è ciò a cui mi sono riferito poc'anzi, vale a dire che questa legge contiene, anticipando una riforma costituzionale, un fatto rivoluzionario nel sistema elettorale italiano, cioè il deposito del programma. Voglio vedere cosa farà il centro-sinistra quando dovrà depositare il suo programma, che mi auguro consista in qualche decina di cartelle e non in una o due cartelle di princìpi genericamente affermati. Noi, invece, abbiamo la capacità di riempire il programma dei nostri progetti e dei nostri valori. Abbiamo la possibilità di completare quello che in questi cinque anni di governo abbiamo in gran parte realizzato, non senza fatica per le condizioni anche esterne alla coalizione, ma che comunque presentiamo all'elettorato come punto di riferimento per il prossimo quinquennio.
Il prossimo quinquennio vi sarà questa legge elettorale, che certamente non tradisce la democrazia e che coniuga la rappresentatività del proporzionale e la governabilità del sistema bipolare. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Prima di passare al voto finale, prego gli onorevoli colleghi di trattenersi in Aula immediatamente dopo per votare la legge comunitaria, sempre a scrutinio simultaneo. Successivamente sospenderò la seduta per qualche minuto.
Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 3363, nel suo complesso.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione). (v. Allegato B)
Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo).
Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 1, 117, 290, 337, 614, 1148, 1177, 1294, 1475, 1489, 1693, 1853, 3343, 3378 e 3396.
D'ANDREA (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANDREA (Mar-DL-U). Signor Presidente, vorrei segnalare che non ho potuto votare a causa del blocco della scheda nella mia postazione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Votazione finale e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(3509) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2005 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 11,20)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione finale del disegno di legge n. 3509, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta pomeridiana del 23 novembre hanno avuto luogo le dichiarazioni di voto finale.
Passiamo alla votazione finale.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B)
A questo punto, come convenuto, sospendo la seduta fine alle ore 11,30.
(La seduta, sospesa alle ore 11,21, è ripresa alle ore 11,30).
Presidenza del vice presidente MORO
Discussione del documento:
(Doc. IV, n. 8) Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati (ore 11,30)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV, n. 8, recante: «Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati» nella qualità di denunciante-querelante in un procedimento penale pendente presso il Tribunale di Roma.
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione ad acquisire tabulati telefonici nei confronti della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.
Chiedo al relatore, senatore Fassone, se intende intervenire.
FASSONE, relatore. Signor Presidente, rinvio come di consueto alla relazione scritta, ma mi pare opportuna una sintesi dei fatti affinché l'Assemblea valuti con cognizione il problema, anche interpretativo, non trascurabile, che la presente vicenda pone all'Aula.
La procedura nasce da una denuncia-querela presentata dalla senatrice Alberti Casellati in data 20 giugno scorso alla procura della Repubblica di Roma.
La senatrice denunciante riferiva varie circostanze emerse a carico di un suo collaboratore; fatti effettivamente numerosi e incresciosi, la maggior parte dei quali non attiene al giudizio dell'Aula, ma che vanno comunque esposti per individuare meglio l'oggetto del contendere.
Secondo l'esposto della senatrice, questo suo collaboratore avrebbe ripetutamente speso abusivamente il nome di lei o in forma diretta o comunque facendo intendere che la sua posizione traeva vantaggio e forza dalla vicinanza con la senatrice; ciò addirittura facendosi dare talvolta somme di denaro al fine di propiziare o assunzioni o soluzioni di vertenze giudiziarie o altri episodi altrettanto incresciosi.
Come dicevo, questi non involgono la valutazione della Giunta e dell'Aula ma sono il presupposto dell'ultimo fatto lamentato dalla senatrice che, in effetti, è l'oggetto della nostra valutazione. La senatrice, infatti, aggiungeva che, essendo ella titolare di una certa utenza telefonica di servizio, in quanto Sottosegretaria al Ministero della salute, accertava che nel maggio scorso giungeva al Ministero medesimo il rendiconto telefonico al terzo bimestre 2005 del traffico telefonico dell'utenza di una carta gemella ammontante a poco meno di 6.000 euro. La somma, impressionante, metteva in allarme la senatrice la quale, oltretutto, asseriva di non aver mai utilizzato la predetta scheda gemella.
Conseguentemente, nell'esposto venivano lamentati anche questi fatti che davano vita ad una ulteriore imputazione, oltre a quelle già contestate al collaboratore di falso e millantato credito; addebito di truffa in merito al quale la procura della Repubblica disponeva ulteriori accertamenti e la DIGOS riferiva che la SIM card gemella era stata in effetti assegnata alla senatrice Alberti Casellati dal Ministero della salute che provvedeva a pagare anche le spese di traffico; era poi stata consegnata dalla segretaria della senatrice a questo collaboratore che avrebbe falsamente asserito di essere stato a ciò preventivamente autorizzato dal capo della segreteria della senatrice. Di qui poi l'uso, largamente abusivo, di questa tessera da parte del collaboratore.
Il procuratore della Repubblica a questo punto chiedeva di poter verificare se in effetti era il collaboratore ad aver male usato questa scheda e di qui la necessità di un'autorizzazione da parte della Camera di appartenenza per l'acquisizione dei tabulati telefonici relativi.
La Giunta si è posta innanzitutto la questione se l'autorizzazione sia necessaria e dovuta nella fattispecie poiché le schede telefoniche gemelle, pur avendo un medesimo numero identificativo di utenza, sono caratterizzate da due distinti numeri seriali, ciascuno individuante una sola scheda. Sarebbe in astratto possibile al gestore scorporare in sede di esibizione il solo traffico telefonico passato per la scheda gemella. E a questo punto non sarebbe necessaria un'autorizzazione poiché l'indagine non investirebbe in alcun modo le conversazioni o comunque le utenze contattate dal parlamentare.
Peraltro, la Giunta è pervenuta ad una diversa conclusione che sottoporrò tra un momento all'Assemblea perché, laddove questa operazione di scorporo del tabulato del solo traffico passato per il numero seriale della carta gemella avesse luogo, non vi sarebbe alcuna conoscibilità del traffico della carta maggiore restata nella disponibilità della senatrice. Tuttavia, vi sono alcune considerazioni che inducono ad una diversa conclusione: da un lato, l'espresso consenso, anzi l'espressa richiesta della senatrice interessata ad effettuare questo accertamento proprio per convalidare il suo assunto; dall'altro lato, la necessità effettiva di una indagine per appurare questi illeciti, asseritamente commessi dal collaboratore, e di riflesso, e soprattutto, l'estraneità della senatrice interessata. In terzo luogo, sotto un profilo strettamente giuridico-legale, l'articolo 4 della legge n. 140 del 2003 si limita a parlare genericamente di tabulati di comunicazione, senza specificare se all'interno dell'utenza del senatore si debbano fare delle sottodistinzioni a proposito dell'utilizzo di carte gemelle.
Per queste considerazioni, le une di fatto e di opportunità, le altre di dubbiezza interpretativa che inducono quindi a largheggiare nella tutela del parlamentare e nell'assecondamento dei suoi desideri, la Giunta all'unanimità ha ritenuto di autorizzare l'acquisizione dei tabulati, richiesta dalla procura della Repubblica di Roma e questa proposta sottopone all'Assemblea.
MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, la relazione del senatore Fassone ha riprodotto tutta la dinamica che in Giunta si è registrata sulla fattispecie sottoposta adesso al nostro esame. Il fatto è molto chiaro: vi è una denuncia della collega, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati contro un suo collaboratore, lo Sciamannini, essendo la collega rimasta vittima inconsapevole di una serie di abusi quali quelli esposti dal senatore Fassone.
L'abuso specifico o il reato - la configurazione sarà data dalla magistratura - rispetto al quale si è chiesto prima l'intervento della Giunta e poi dell'Assemblea è relativa all'utilizzazione abusiva di una scheda telefonica gemella in dotazione alla senatrice Casellati in quanto Sottosegretario alla salute, scheda gemella che sarebbe stata usata direttamente dallo Sciamannini, come è testimoniato tra l'altro dal fatto che tutte le utenze telefoniche raggiunte con quella scheda sono sconosciute alla senatrice Casellati.
Ci troviamo quindi al cospetto di un caso che vede, da una parte, il giudice che procede, dopo la denuncia della senatrice Alberti Casellati, a chiedere la possibilità di controllare e verificare quel traffico telefonico e, dall'altra, la Giunta che deve dare una risposta a tale quesito.
Ho voluto ricapitolare la vicenda, che d'altra parte ha registrato in Giunta il consenso unanime, (è dunque evidente che, anche in sede di sottoposizione all'Aula della questione, la mia posizione sarà nel senso che venga concessa l'autorizzazione richiesta), perché voglio approfittare della vicenda per sottoporre una questione interpretativa che riguarda direttamente la legge n. 140 del 2003, e in particolare il rapporto che esiste tra l'articolo 4 e l'articolo 6, che sono i due articoli, signor Presidente, che regolamentano questa fattispecie.
L'articolo 4 prevede che, nel momento in cui si procede a carico di un parlamentare e l'autorità procedente, la magistratura, decide di sottoporre a intercettazione telefonica l'utenza del parlamentare, è necessaria l'autorizzazione preventiva: quindi per quella che viene definita "intercettazione diretta" è necessaria l'autorizzazione preventiva da parte della Camera competente.
L'articolo 6, invece, nasce nella legge n. 140 citata per quelle che vengono definite "intercettazioni indirette", ovvero quelle che coinvolgono il parlamentare, che però non è indagato, non è inquisito, e riguardano provvedimenti disposti a carico di un terzo, che occasionalmente parla col parlamentare. Queste sono le due differenze tra articolo 4 e articolo 6.
Premetto che ci siamo occupati più volte di tale problema, per la collega Stanisci, per la collega Alberti Casellati e, fra poco, ce ne occuperemo per il collega Vizzini: tutte parti lese che chiedono vengano messi a disposizione dell'autorità giudiziaria i tabulati, i traffici telefonici, per poter effettuare accertamenti che vanno a loro vantaggio proprio perché sono parti lese.
In questo contesto, che è quello che regola la nostra materia, mi permetto di ricordare un precedente specifico che nella passata legislatura, la XIII, è stato più volte sottoposto favorevolmente al vaglio dell'Assemblea. Questo precedente, che è possibile concretamente rinvenire nella relazione predisposta dal presidente Crema per il successivo caso che verrà sottoposto all'Aula, sostanzialmente dice che la richiesta deve essere avanzata in base all'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, esclusivamente al fine dell'acquisizione dei tabulati e delle intercettazioni di conversazioni di senatori nell'ambito di procedimenti penali pendenti a loro carico e non, invece, nell'ambito di procedimenti penali nei quali il senatore figura come parte lesa allorché sia intervenuta la richiesta in tal senso dell'interessato.
Questa giurisprudenza consolidata sostanzialmente dice che l'articolo 68, che prevede la necessità di una preventiva autorizzazione, va applicato nel senso che l'autorizzazione della Camera è necessaria allorché il procedimento penale riguardi direttamente il senatore, il componente dell'Assemblea parlamentare; quando invece è parte lesa, e addirittura è lui che chiede l'acquisizione, in questo caso l'articolo 68 non opera.
Allora, è evidente che se questa è la giurisprudenza consolidata, rispetto all'articolo 68 che non può essere modificato - ricordiamolo bene - da una norma applicativa quale la legge n. 140 citata, che è stata votata in questa legislatura, se questo è il dato, che cioè proprio perché non c'è imputazione a carico del parlamentare, che è parte lesa e non c'è una lesione delle prerogative tutelate dall'articolo 68, ebbene ritengo che nel caso specifico della collega Alberti Casellati come nel caso del senatore Vizzini che esamineremo di qui a poco, non sarebbe stata addirittura necessaria l'autorizzazione della Giunta prima e dell'Assemblea poi. Infatti, non vertendosi in merito di prerogative che vengono intaccate, anzi addirittura essendo il parlamentare parte lesa, tranquillamente con il suo assenso la magistratura può disporre e stabilire l'acquisizione dei tabulati o delle intercettazioni che sono state effettuate.
Questo è quanto mi permetto di sottolineare all'Assemblea perché siamo a fine legislatura ed è giusto che vi sia pure una valutazione un po' critica di norme, come la legge n. 140 del 2003, che non abbiamo accettato, voluto né votato noi dell'opposizione, ma che comunque dobbiamo cercare di applicare e di interpretare con una sola stella polare, cioè quella che nasce dal contenuto previsto nell'articolo 68 della Costituzione.
In questa logica - e concludo, signor Presidente, affinché l'Assemblea valuti positivamente ed accolga la proposta formulata dalla Giunta - sollevo il dubbio che, dal mio punto di vista, questa è una di quelle fattispecie nelle quali autonomamente, con il consenso del parlamentare, la magistratura potrebbe tranquillamente disporre di quei dati. Infatti, il parlamentare, essendo parte lesa, ha interesse che ciò avvenga ed inoltre non viene lesa alcuna di quelle prerogative costituzionali poste a fondamento dell'articolo 68 della Costituzione.
CONSOLO (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONSOLO (AN). Signor Presidente, intervengo molto brevemente esprimendomi a favore dell'accoglimento delle conclusioni avanzate, a nome della Giunta che ha deliberato in modo unanime, dal collega Fassone.
La richiesta della senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati è più che legittima; essa non può che trovare accoglimento in quest'Aula perché una differente conclusione porterebbe ad una disapplicazione formale e sostanziale della previsione dell'articolo 68 della Costituzione. Ricordo ai colleghi - anche se lo sapranno assai bene - che tale articolo 68 è stato voluto per tutelare le prerogative del parlamentare. Quindi, una diversa conclusione, cioè il non accoglimento della domanda avanzata dalla collega Alberti Casellati, porterebbe ad un pregiudizio nei confronti della medesima. Questo sarebbe assolutamente paradossale!
Pertanto, a titolo personale ed anche a nome del Gruppo Alleanza Nazionale, preannuncio il voto favorevole sulle conclusioni così come avanzate dal relatore e dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dal Gruppo AN).
FASSONE, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FASSONE, relatore. Signor Presidente, non è una replica né un intervento; voglio soltanto rispondere ad una sollecitazione avanzata dalla senatrice Alberti Casellati, la quale prega di dare atto che la persona asseritamente autrice dei vari illeciti non era un dipendente del Gruppo, ma semplicemente un collaboratore.
In tal senso, prego di considerare rettificata la relazione.
PRESIDENTE. Va bene.
Con questa precisazione, metto ai voti la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti.
E' approvata.
Sull'esito di una votazione
FORLANI (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORLANI (UDC). Signor Presidente, per un disguido tecnico, risulta che nella votazione finale sul disegno di legge n. 3633 io abbia espresso un voto di astensione; invece, io sono favorevole, avendo votato tutti gli emendamenti ed avendo anche parlato a favore.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Discussione del documento:
(Doc. IV, n. 9) Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV, n. 9, recante: «Domanda di autorizzazione all'esecuzione del decreto di acquisizione di tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini» nell'ambito di un procedimento penale contro ignoti pendente presso il Tribunale di Palermo.
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione ad acquisire tabulati telefonici nei confronti del senatore Carlo Vizzini, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.
Chiedo al relatore, senatore Crema, se intende intervenire.
CREMA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una domanda di autorizzazione all'esecuzione di un decreto di acquisizione dei tabulati telefonici avanzata dal procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale ordinario di Palermo, dottor Paolo Giudici.
Correttamente il procuratore della Repubblica aggiunto ha dato notizia del decreto predisposto dal suo ufficio per l'acquisizione dei tabulati telefonici, specificando che esso avrebbe avuto esecuzione soltanto ove l'acquisizione fosse stata autorizzata. A seguito di richiesta avanzata dalla Presidenza della Giunta, la magistratura procedente ha inoltre integrato l'originaria trasmissione con copia del decreto di acquisizione dei tabulati emesso in data 8 novembre del corrente anno, nonché della denuncia presentata dal senatore Vizzini sempre nello stesso mese di novembre e delle ulteriori note investigative. Ne emerge che la denuncia concerne minacce di morte pervenute al senatore per telefono ad opera di uno sconosciuto nella serata del 31 ottobre 2005, mentre in automobile di servizio percorreva una strada di Palermo.
Durante l'esame in sede di Giunta - svoltosi nella seduta del 30 novembre 2005 - il senatore Vizzini ha confermato di essere l'autore della denuncia avente ad oggetto le minacce telefoniche ricevute ed ha acconsentito all'acquisizione dei tabulati telefonici relativi all'utenza nella sua disponibilità per il periodo nel quale i fatti sono avvenuti, chiarendo infine che da parte sua non sussistono motivi ostativi alla concessione dell'autorizzazione legati a profili di riservatezza.
Nel caso di specie, quindi, la Giunta si è unanimemente orientata per la concessione dell'autorizzazione, ritenendo che l'autorizzazione richiesta è volta a consentire indagini nell'interesse del senatore Vizzini e del libero esercizio della sua funzione.
Pertanto, con voto unanime, la Giunta propone all'Assemblea di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.
Signor Presidente, per il resto mi rimetto alla relazione scritta nella quale è contenuta anche la risposta precisa ai quesiti e alle osservazioni svolte nel precedente intervento dal collega Manzione nella pratica riguardante la senatrice Casellati.
MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, anche la fattispecie riguardante il senatore Carlo Vizzini posta adesso all'esame dell'Aula è particolarmente chiara.
Sulla base di una denuncia presentata dallo stesso collega, il quale prestava l'assenso all'acquisizione dei tabulati telefonici, si instaurava un procedimento penale in quanto il senatore Vizzini era stato fatto oggetto di alcune minacce di morte per via telefonica.
È evidente che, per verificare la fattispecie del reato, l'ipotesi o quant'altro, è necessario disporre l'acquisizione dei tabulati telefonici. Inoltre, ribadisco che con la stessa denuncia presentata il collega Carlo Vizzini chiedeva espressamente al magistrato di acquisire i dati telefonici per cercare di rintracciare l'utenza dalla quale era partita la telefonata contenente la minaccia di morte.
Il presidente Crema ha affermato che nella relazione è contenuta la risposta al quesito che ho posto poco fa, quesito che propongo nuovamente all'Aula in maniera sintetica e che in sostanza pone il seguente problema: è necessaria una richiesta specifica da sottoporre alla Giunta e conseguentemente all'Aula quando le intercettazioni o i tabulati per i quali viene chiesta l'autorizzazione sono riferiti non ad un procedimento penale nel quale c'è l'imputazione del parlamentare, bensì ad una fattispecie nella quale il parlamentare è parte lesa e presti preventivamente il proprio assenso all'acquisizione dei dati relativi al traffico telefonico?
Ribadisco che la vecchia giurisprudenza del Senato della Repubblica prevedeva per questo caso non operante la previsione dell'articolo 68, comma 3, della Costituzione. In sostanza, il presidente Crema nella sua risposta adombra una proposizione del seguente genere: dal momento che successivamente, e precisamente nel 2003, è entrata in vigore la legge n. 140, legge applicativa dell'articolo 68 della Costituzione, che prevede con gli articoli 4 e 6 qualcosa di diverso, ci atteniamo a quella.
Nel precedente intervento ho specificato quali sono, a mio modesto avviso, i limiti interpretativi dell'articolo 4 e dell'articolo 6. Resto ancora una volta, sia dal punto di vista dell'interpretazione concreta, sia dal punto di vista della semplificazione della procedura che ha riguardato tantissimi colleghi - come ho detto poco fa - convinto che in questi casi, proprio in forza dell'assenso preventivamente prestato dal parlamentare parte lesa, non sia necessaria una autorizzazione specifica, perché non sono in gioco i valori, i princìpi che l'articolo 68 intende tutelare. Addirittura c'è l'assenso del parlamentare.
Concludo quindi chiaramente in senso favorevole alla proposta che la Giunta ha avanzato, pur ritenendo, ancora una volta, che sostanzialmente in queste fattispecie non si renda necessaria l'autorizzazione, poiché non entra in gioco il bene tutelato dall'articolo 68 della Costituzione. (Applausi del senatore Cirami).
ZANCAN (Verdi-Un). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, intervengo per aderire anch'io alla relazione della Giunta, ma anche per spezzare una lancia in favore degli argomenti già esposti dal senatore Manzione, dicendo che anche a mio giudizio, in questo caso, l'autorizzazione non occorre. Poiché l'autorizzazione è un momento di dilazione, se volete, di perdita di tempo nell'iter processuale, se noi riuscissimo a pervenire ad una giurisprudenza di questo Parlamento che ritiene non indispensabile l'autorizzazione, sarebbe tutto tempo guadagnato.
Per quale motivo, a mio giudizio, non è indispensabile l'autorizzazione? La prima argomentazione l'ha già esposta il senatore Manzione, ovverosia che vi è stato un consenso preventivo del parlamentare che ha denunziato, a poter inspicere all'interno delle sue telefonate.
La seconda ragione è che quelle telefonate rappresentano corpo di reato di un reato procedibile d'ufficio. L'autorizzazione, quindi, è comunque un atto dovuto. Dal momento che il presupposto per richiedere un'autorizzazione è che vi possa essere una risposta sia in senso favorevole, sia in senso negativo e siccome a mio giudizio non può essere data da questo Parlamento una risposta negativa (perché nessuno può negare all'autorità giudiziaria l'acquisizione del corpo di reato, in quanto costituirebbe una straordinaria violazione dei princìpi dell'obbligatorietà dell'azione penale, di cui all'articolo 112 della Costituzione, che presuppone l'obbligo e la possibilità di acquisire il corpo di reato), per queste ragioni dico sì a quanto ha stabilito la Giunta per le autorizzazioni, ma con un inciso, che desidero rimanga agli atti. A mio giudizio, in un caso come quello che ci occupa, in cui vi è stato il consenso preventivo del parlamentare che ha denunziato il fatto e poiché quel documento, l'intercettazione, è corpo di reato, l'autorizzazione non sarebbe stata neppure necessaria.
FASSONE (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, desidero aggiungere soltanto pochissime riflessioni a questo tema, che il dibattito odierno rende calzante ed attuale.
Non sottovaluto quello che ha scritto il Presidente Crema nella relazione e cioè che il precedente difforme della passata legislatura deve considerarsi superato dai lavori preparatori e anche dal testo della legge n. 140 del 2003, perché questa è stata sicuramente l'intenzione del legislatore. Faccio però presente che in questo caso siamo di fronte ad una possibile lesione dell'interesse del senatore, perché se si introduce una procedura autorizzatoria, questa deve essere inevitabilmente a doppia uscita sul piano astratto, cioè l'autorizzazione può essere concessa o negata.
Non ravviso nessun parametro, né di livello costituzionale né di livello ordinario, che possa giustificare il diniego dell'autorizzazione perché lo stesso articolo 6 della legge n. 140 prevede che la procedura in questione, che può teoricamente sfociare nella distruzione degli atti in caso di mancata autorizzazione, sia fatta a tutela della riservatezza del parlamentare. Ora, mentre gli altri valori che presidiano alle varie procedure di autorizzazione vedono coinvolto sia il parlamentare sia la Camera di appartenenza, in questo caso il bene della riservatezza è di spettanza del solo parlamentare. Quindi manca un parametro di valore costituzionale secondo il quale la Camera possa rifiutare l'autorizzazione in questo caso che priverebbe il parlamentare addirittura di una tutela giudiziaria in ordine a un suo bene, perché l'obiettivo finale di questa procedura è individuare l'autore delle minacce e, conseguentemente, metterne al riparo il parlamentare.
Ecco che quindi, pur confermando la mia adesione ed il mio voto favorevole alla proposta della Giunta, ritengo che tale tema debba essere ulteriormente meditato proprio per non approdare a conclusioni paradossalmente difformi da quella che fu la volontà del legislatore.
CREMA, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CREMA, relatore. Signor Presidente, aggiungo soltanto che sono ben lieto del fatto che alcuni colleghi della Giunta siano intervenuti questa mattina per indicare un possibile comportamento personale e dell'Assemblea diverso da quello della Giunta. Formalmente mi sono rifatto alla relazione e quindi, come atto parlamentare, tutto sarà giustificato anche per il futuro, però per rispetto a lei, signor Presidente, e per i colleghi presenti, mi corre l'obbligo di ricordare, a fronte di alcune valutazioni, politiche e personali, che ci ispiriamo alla legge e ci comportiamo nel pieno rispetto anche dei precedenti.
Pertanto, la Giunta del Senato della Repubblica ha informato il proprio comportamento coerentemente a quanto la Camera dei deputati, o meglio la Giunta consorella, ha improntato il suo nel primo caso che si è presentato in questa legislatura, a seguito dell'entratain vigore della cosiddetta legge Boato che ha introdotto la formalità dell'autorizzazione dell'Assemblea.
Quindi, con grande correttezza istituzionale e con grande sintonia e spirito collaborativo con il collega Siniscalchi della Giunta della Camera, il Senato ha uniformato il proprio comportamento a quello della Camera e della legge. Sovrana l'Assemblea di cambiare. Credo però che in questo caso sarebbe completamente inopportuno, previo un minimo confronto di merito con la Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Prendiamo atto di quanto da lei affermato, senatore Crema
Metto ai voti la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici richiesti.
E' approvata.
Approvazione del disegno di legge:
(3177) Adesione della Repubblica italiana all'Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa - EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L'Aja il 15 agosto 1996 (ore 12,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3177.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, non desidero aggiungere altro.
PRESIDENTE.Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Approvazione del disegno di legge:
(3212) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal in materia di promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Dakar il 13 ottobre 2000 (ore 12,07)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3212.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
FORLANI, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Approvazione del disegno di legge:
(3470) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Romania sul trasferimento delle persone condannate alle quali è stata inflitta la misura dell'espulsione o quella dell'accompagnamento al confine, fatto a Roma il 13 settembre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 12,08)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3470, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PROVERA, f. f. relatore. Signor Presidente, mi rifaccio alla relazione scritta, su cui vi è stata un'ampia convergenza.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Discussione dei disegni di legge:
(3426) Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (Approvato dalla Camera dei deputati)
(2607) MARTONE ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (ore 12,09)
Approvazione del disegno di legge n. 3426
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 3426, già approvato dalla Camera dei deputati, e 2607.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PROVERA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 3426.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge n. 3426, nel suo complesso.
È approvato.
Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 2607.
Approvazione del disegno di legge:
(3401) Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Ghana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta ad Accra il 19 febbraio 2004 (ore 12,10)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3401.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e non intendendo replicare né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Approvazione del disegno di legge:
(3474) Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Brazzaville il 15 ottobre 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 12,11)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3474, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Approvazione del disegno di legge:
(3435) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Nicaragua sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Managua il 20 aprile 2004 (ore 12,12)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3435.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Approvazione del disegno di legge:
(3551) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, firmato a Pechino il 4 dicembre 2004 (ore 12,13)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3551.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PIANETTA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge nel suo complesso.
È approvato.
Approvazione del disegno di legge:
(2881) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 12,14)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2881, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.
PROVERA, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch'io mi rimetto alla relazione scritta del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Onorevoli colleghi, poiché la Commissione di merito non ha ancora concluso l'esame del disegno di legge n. 3672, passiamo all'esame del successivo disegno di legge di ratifica all'ordine del giorno.
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(2351) Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (Relazione orale) (ore 12,15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2351.
I relatori, senatori Ziccone e Pellicini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ziccone.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame è sicuramente importante perché affronta organicamente, sotto la spinta, appunto, di un Protocollo e di una Convenzione dei Protocolli esecutivi delle Nazioni Unite, un problema di grande attualità e di grande importanza riguardante il contrasto nei confronti della criminalità organizzata, soprattutto e specificamente di tipo transnazionale.
L'Italia forse ratifica con un po' di ritardo questa Convenzione, però si può dire subito che la legislazione italiana è, tra le europee, certamente quella che più delle altre era preparata ad accogliere questo tipo di Protocollo perché già nella legislazione italiana numerosissime norme, contenute in varie leggi, attuavano, in mancanza di una vera e propria legge di attuazione, i princìpi che erano stati sviluppati nella Convenzione di cui abbiamo prima parlato. Quindi questo provvedimento ha soprattutto la funzione di creare una sorta di testo unico, di raccordo, di tutta una serie di conseguenze che si presentano nell'ordinamento giuridico italiano quando si hanno fenomeni di criminalità organizzata con attività di tipo transnazionale.
Tra i punti fondamentali che riguardano il disegno di legge in questione vi è, in primo luogo, la stessa definizione e previsione di una particolare circostanza aggravante che riguarda proprio le ipotesi, così come è detto esplicitamente, della commissione di fatti per i quali risulti implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato. Questa circostanza aggravante speciale riguarda proprio il fenomeno dell'attività transnazionale delle società criminali organizzate.
Altro pilastro fondamentale di questa legge è la disciplina delle cosiddette operazioni sotto copertura. Anche qui si tratta di un articolo che rispetto al testo governativo la Commissione ha notevolmente ampliato perché ha dato a questa norma la funzione di testo unico delle operazioni sotto copertura riguardanti la criminalità organizzata e le operazioni di criminalità organizzata. Infatti, non soltanto vengono indicate le ipotesi nelle quali si può agire sotto copertura, ma anche una serie di norme che hanno quasi caratteristica regolamentare perché, nel dilatare le ipotesi e i poteri dati agli agenti di polizia giudiziaria e ai soggetti che vengono specificamente indicati per questo tipo di attività, si è ritenuto anche di stabilire una serie di limiti e di precisazioni che non fa correre il rischio di attività che non siano sotto il controllo del potere giudiziario. Quindi, si è curato che si tratti comunque di attività che trovano la garanzia del controllo dell'attività giurisdizionale.
Un altro momento importante del disegno di legge riguarda le ipotesi di responsabilità degli enti che vengono interessati da queste forme di criminalità. In questo caso si prevedono, appunto, responsabilità per gli enti, ovviamente di carattere economico.
Infine, in altro articolo è stata disciplinata l'ipotesi di estensione di confisca per equivalente. In questa ipotesi si ha una possibilità ulteriore di confisca dei beni. Anche in questo caso è disciplinato un aspetto particolare, quello della possibilità di attività di indagine anche del pubblico ministero in una fase successiva e non preliminare all'attività giurisdizionale appunto che riguarda l'accertamento del reato.
Si tratta di una legge importante. Ci allineiamo definitivamente alle indicazioni date e il parere non può che essere largamente favorevole.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellicini.
PELLICINI, relatore. Per brevità di tempo mi riporto a quanto detto dal senatore Ziccone.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice De Zulueta. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato ad intervenire.
È iscritto a parlare il senatore Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo spiegare le ragioni dell'emendamento proposto con l'inserimento di un articolo 2-bis, che prevede che i princìpi della Convenzione costituiscono princìpi interpretativi dei Protocolli di attuazione.
Ci sembra importante che in questi Protocolli si rivada sempre ai princìpi statuiti nella Convenzione; princìpi importanti, frutto di una lunga ed anche tormentata esperienza di cooperazione nella lotta contro il crimine organizzato. Vale la pena sottoporre all'attenzione dei colleghi il fatto che la Convenzione stessa indica la rilevanza e l'importanza di princìpi ai quali normalmente non ci conformiamo molto nella produzione della nostra legislazione interna. Questa è la ragione per cui mi sembra importante ancorare anche i princìpi interpretativi dei Protocolli in modo scritto ai fondamenti e alle ispirazioni della Convenzione.
Questa la ragione dell'emendamento, che tende a rafforzare la nostra lealtà rispetto ai princìpi della Convenzione ed alla loro applicazione in sede di accordi operativi, non soltanto in sede di Protocolli, ma proprio nella funzionalità di alcune indicazioni fondamentali contenute in termini di estradizione, di lotta alla corruzione, di trasparenza anche nelle responsabilità delle persone giuridiche. Potrebbe sembrare un di più la richiesta di inserire questo eventuale articolo 2-bis ma dal momento che - lo ripeto - i princìpi della Convenzione e il nostro orientamento legislativo non sono conformi, rafforzare questa lealtà per iscritto mi sembra necessario.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fassone. Ne ha facoltà.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, nonostante qualche sollecitazione dei colleghi ad un andamento spedito, credo che la ratifica di questa Convenzione esiga qualche momento di riflessione e qualche considerazione maggiore di quella che normalmente si dedica alla ratifica degli accordi. Questa è molto di più; è una Convenzione internazionale delle Nazioni Unite che ha ad oggetto il contrasto alla criminalità organizzata. In questa nozione tengo a sottolineare che rientra anche la criminalità organizzata a fini di terrorismo. Basta questo per dire che stiamo affrontando uno snodo estremamente importante.
Il punto di partenza di questo disegno di legge sono le dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, quando l'Assemblea licenziò la prima dichiarazione politica in materia: gli stessi mezzi tecnologici - egli ha detto - che sostengono la globalizzazione e l'espansione transnazionale della società civile forniscono l'infrastruttura per l'espansione di una rete globale di società incivile, criminalità organizzata, trafficanti di droga, riciclaggio di denaro e terroristi. Ripeto: basta questo per evidenziare l'importanza di tale testo.
Le linee portanti della Convenzione approvata a Palermo esattamente cinque anni fa (ed è curioso che l'anniversario cada proprio oggi) sono le seguenti: dare definizioni che possano essere largamente condivise degli elementi base per gli interventi legislativi (su questo punto tornerò fra un istante); indicare alcuni fatti come universalmente incriminabili, e la Convenzione ne indica espressamente quattro (la partecipazione ad un gruppo di criminalità organizzata, l'intralcio alla giustizia, il riciclaggio di denaro e la corruzione) richiedere misure di protezione di testimoni e vittime dei reati; apprestare meccanismi di collaborazione internazionale.
Come si comporta il disegno di legge in merito a questi punti? È un testo imperfetto: anticipo sin d'ora che lo voteremo perché persuasi che i contenuti positivi facciano premio sulle riserve che abbiamo formulato e continuiamo a formulare. Tuttavia alcune lacune vanno evidenziate proprio per testimoniare la nostra responsabilità nell'approvarlo, consapevoli che queste lacune ci sono.
Le norme attuative sono circoscritte a taluni settori, non investono tutta la tematica della Convenzione, quindi il dare esecuzione è già per ciò solo parziale.
Alcune norme della Convenzione rimangono espressamente prive di attuazione e quindi sarà di difficile applicazione la Convenzione sul punto. Intendo, ad esempio, l'articolo 15 che prescrive a ciascuno Stato di adottare le misure necessarie per determinare la sua giurisdizione relativamente ai quattro reati gravi di cui ho fatto cenno. Indico l'articolo 24 sulla protezione dei testimoni in merito alla quale non c'è disposizione ulteriore rispetto alle misure di tutela nostre, che già ci sono ma che non coinvolgono tutti i gravi delitti di cui alla Convenzione. Sottolineo, in particolare, la necessità, cui lo Stato italiano dovrà dare risposta in futuro visto che non la dà nel presente provvedimento, evidenziata dall'articolo 5 della Convenzione, secondo il quale ciascuno Stato parte adotta le misure legislative, e di altra natura, necessarie a conferire il carattere di reato alla condotta di una persona che partecipa attivamente, non solo alle attività criminali del gruppo organizzato, ma alle altre attività del gruppo stesso, consapevole che la sua partecipazione contribuirà al raggiungimento dello scopo criminoso.
Questa è, né più né meno, una sollecitazione a disciplinare la materia del concorso esterno in associazione, materia che viene costantemente demonizzata, che è di indubbia delicatezza perché esige un'attenta e accurata definizione di questa area esterna all'associazione criminosa, ma comunque illecita, che avrebbe giustificato una riflessione e una legificazione nel presente testo, che purtroppo non c'è, ma che dovrà esserci. Ecco perché ritengo importante questa Convenzione, questo disegno di legge, anche e in particolare alla luce dell'articolo 11, che ho già avuto occasione di richiamare e che prevede che ogni Stato adotti le misure necessarie a contrastare i quattro gravi delitti in questione, tra i quali la corruzione, e prevede espressamente che, in merito a questi reati, siano estesi i termini di prescrizione, cosa che quest'Aula ha, poche settimane orsono, fatto esattamente nella direzione contraria; di tal che, per coerenza, occorrerebbe, appena approvato questo disegno di legge, denunciare la nostra dissociazione dalla Convenzione su questo punto.
Non manco di sottolineare la gravità di questo problema e comunque, ripeto, l'importanza del disegno di legge è tale che ci indurrà alla fine ad un voto positivo, soprattutto se saranno valutati favorevolmente i pochissimi emendamenti che abbiamo proposto.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ziccone.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire in replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellicini.
PELLICINI, relatore. Signor Presidente, anch'io rinuncio ad intervenire in replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere.
PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G1.
ZANCAN (Verdi-Un). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G1 e di poterlo, quindi, illustrare.
PRESIDENTE. Prego, senatore Zancan.
ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame affronta un problema di estrema delicatezza ed importanza. Dove c'è crimine transnazionale, ci sono in particolare vittime del crimine transnazionale, che sono da identificare nelle persone oggetto di tratta di persone, nelle donne oggetto di sfruttamento e di prostituzione e dunque nei soggetti che hanno necessità di particolare riferimento.
L'ordine del giorno G1, richiamandosi ad un Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite, chiede al Governo non soltanto di tutelare la privacy e l'identità delle vittime della tratta delle persone, ma anche - questo è il punto concreto ed importante - di fornire, al fine di garantire il ristabilimento fisico, psicologico e sociale delle vittime, possibilità di lavoro, d'istruzione e di formazione professionale.
Sappiamo che gli interventi di assistenza a favore delle vittime devono passare sul piano operativo attraverso il reinserimento della stessa vittima della tratta in un tessuto sociale nuovo, che le garantisca soprattutto possibilità di lavoro.
Nella sostanza, dunque, l'ordine del giorno in esame chiede al Governo di impegnarsi affinché per le vittime di reato transnazionale vi sia la possibilità di accesso ai servizi assistenziali e di inserimento del cittadino straniero nel mondo della formazione scolastica, universitaria e professionale sulla base della semplice presentazione della domanda di permesso di soggiorno, per motivi di protezione sociale, sin dal primo istante e quindi prima dell'effettivo rilascio dello stesso.
Mi sembra che le ragioni squisitamente umanitarie alla base dell'ordine del giorno G1 ne raccomandino l'approvazione da parte del Governo. Ritengo, infatti, che esso risponda realmente a caratteristiche di umanità che prescindono comunque dalla maggioranza e dall'opposizione e rappresentano princìpi di umanità che credo e spero siano da tutti condivisi.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, una parte del contenuto dell'ordine del giorno in esame è già oggetto del regolamento approvato nel settembre scorso; la parte innovativa, a mio avviso, potrebbe essere accettata dal Governo come raccomandazione.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Zancan, le chiedo se insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1.
ZANCAN (Verdi-Un). Signor Presidente, prendo atto che il Governo e la maggioranza sono - per così dire - ristretti quando si parla di vittime della tratta che devono reinserirsi nel mondo del lavoro.
Accetto che l'ordine del giorno venga accolto come raccomandazione e non insisto per la sua votazione. Credo, però, che ragioni di superiore umanità avrebbero consentito il pieno accoglimento dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Poiché il presentatore non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G1 non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 2, che invito i presentatori ad illustrare.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, desidero precisare che l'emendamento 2.0.100 non è in alcun modo antagonista del testo. Si limita, a giudizio dei proponenti, a perfezionarlo e a renderlo più aderente alla Convenzione.
Mi permetta, Presidente, di ricordare che l'articolo 15 della Convenzione stabilisce che ogni Stato parte adotta misure necessarie per determinare la sua giurisdizione relativamente ai reati gravi di cui parla la Convenzione.
L'articolo 3 stabilisce l'ambito di applicazione anche al di là dei confini dello Stato della Convenzione medesima quando vengano commessi dei reati al di fuori dei confini dello Stato interessato.
Il disegno di legge non prevede alcuna disposizione che dia attuazione a questo punto della Convenzione. Che cosa significa? Significa che, se i reati in questione sono commessi in Italia, non sorge alcun problema; se sono commessi all'estero ma ricadono nell'ambito di quelli che la Convenzione vuole contrastare, la nostra giurisdizione ha dilatazioni, che sono quelle previste dall'attuale codice penale negli articoli 7, 8, 9 e 10, i quali prevedono la giurisdizione dello Stato italiano quando un delitto viene commesso all'estero ma ricorrendo determinati requisiti, quali la presenza del reo nel territorio dello Stato, il livello di gravità della pena comminata per quei delitti e la richiesta del Ministro della giustizia.
Può accadere, e di fatto accade e vi risparmio l'elencazione, che taluni dei reati considerati dalla Convenzione non siano perseguibili se commessi all'estero ma aventi i requisiti di cui alla Convenzione stessa, perché manca uno di quegli elementi prima citati, quali - ad esempio - la presenza del reo nel territorio oppure il livello di pena.
Per questo motivo mi pare fortemente raccomandabile l'accoglimento dell'emendamento 2.0.100 che si limita a precisare che in questi casi non valgono i requisiti restrittivi di cui ai citati articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, ma unicamente il requisito di natura - per così dire - politica, ossia la richiesta del Ministro della giustizia, a prescindere dal livello di pena e dai legami che il delitto abbia con il territorio italiano.
Raccomando pertanto l'emendamento come migliorativo e portatore di completezza all'esecuzione della Convenzione.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, quella al nostro esame è una legge che arriva all'Aula con un ritardo di più di quattro anni rispetto al momento in cui si è tenuta la Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato. Credo che il nostro Parlamento non possa approvarla in condizioni di distrazione come quelle che si stanno registrando in questo momento. Si tratta di princìpi importanti che guidano la lotta contro la criminalità organizzata.
Per questa ragione chiedo a dodici colleghi di sostenere, nel momento in cui passeremo alla votazione degli emendamenti, la richiesta che avanzerò di verifica del numero legale per ottenere un minimo di partecipazione e di impegno da parte del Parlamento sulla ratifica della Convenzione al nostro esame.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, il parere sull'emendamento 2.0.100 è contrario, perché una cosa è l'applicazione e l'esecuzione dell'Accordo, altro è estendere, come in questo caso viene proposto dall'emendamento del senatore Fassone, la competenza della giurisdizione italiana.
Ora, capisco che questo è possibile, ma poiché il nostro ordinamento si è già ispirato, come tutti sanno, a una competenza per numerose ipotesi, al di là dei confini italiani, credo che accrescere ulteriormente, al di fuori delle ipotesi per cui in qualche modo già si prevede la possibilità di intervento della giurisdizione italiana, sia inopportuno. Per queste ragioni, in questa sede, penso di esprimere un parere contrario.
Anche sull'emendamento 2.0.101 il parere è contrario.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.100.
CENTARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). Signor Presidente, Forza Italia voterà contro questo emendamento, perché il suo testo prevede una estensione abnorme dell'ambito della giurisdizione italiana. Infatti, quando si parla di possibilità che lo Stato italiano, attraverso una richiesta del Ministro della giustizia, sanzioni anche un delitto commesso da uno straniero, nell'ambito di organizzazione criminale all'estero, significa anche che, se in Cina un cinese uccide altra persona nell'ambito di un'organizzazione criminale, il Ministro della giustizia può richiedere la condanna di costui.
Mi sembra francamente - ripeto - un'estensione assolutamente abnorme di tutta questa materia e della possibilità di punibilità. Altra cosa è la problematica che riguarda i crimini transnazionali che si dipanano attraverso i vari Stati e che quindi comportano evidentemente passaggi del prodotto, della merce oggetto di questi crimini attraverso vari Stati: lì sì che possiamo intervenire nell'ambito di un collegamento complessivo.
Vorrei anche dire ai colleghi, e concludo, che a mio parere, al di là delle buone motivazioni, mi pare che se arriviamo rapidamente all'approvazione della ratifica, evitando richieste di verifica del numero legale o altro, renderemmo comunque un buon servizio all'attività legislativa.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, il nostro orientamento è ovviamente positivo rispetto a questo provvedimento e ne abbiamo chiesto da tempo la discussione in Aula. Come sappiamo, si è ritenuto più urgente approvare la legge ex Cirielli piuttosto che approvare la ratifica di questa Convenzione. Credo che il Parlamento lo debba fare in condizioni di decenza dal punto di vista della presenza e dell'impegno politico e istituzionale.
Questa è la ragione per la quale, consapevole dell'importanza dell'invito del collega Centaro, chiedo che comunque venga verificata la presenza del numero legale.
FASSONE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, dichiaro ovviamente il voto favorevole ma con la seguente precisazione.
Riconosco la fondatezza delle obiezioni sollevate dal senatore Centaro. In effetti, per disattenzione è rimasto fuori dal testo un inserto che chiedo di considerare come integrazione: laddove si parla di "delitto per il quale la legge italiana stabilisce la pena dell'ergastolo" e via dicendo, occorrerebbe inserire dopo il termine "delitto" la seguente dizione "avente i caratteri di cui all'articolo 3 della Convenzione".
Così integrato, dichiaro il voto favorevole sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.0.100 (testo corretto), presentato dal senatore Fassone e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.101.
Verifica del numero legale
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12,45, è ripresa alle ore 13,05).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo si è riunita questa mattina ed ha approvato il calendario dei lavori per la prossima settimana.
Per quanto riguarda la settimana in corso, restano fermi gli argomenti già previsti, salvo l'inserimento, subito dopo il decreto-legge sull'emergenza rifiuti in Campania, del decreto-legge in materia di università e beni culturali, ove concluso dalla Commissione competente.
La prossima settimana il Senato tornerà a riunirsi, a partire dalle ore 10 di martedì 20 dicembre, per l'eventuale seguito dei predetti decreti-legge, nonché per il seguito degli altri argomenti non conclusi e per l'esame del disegno di legge in materia di tutela dei minori nella pubblicità televisiva.
Per quanto concerne la terza lettura dei disegni di legge finanziaria e di bilancio, il termine per la presentazione degli emendamenti e i tempi effettivi di esame saranno successivamente stabiliti in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2005:
- Disegno di legge n. 3296 - Modifiche all' articolo 10 della legge 3 maggio 2004, n. 112, in materia di tutela dei minori nella programmazione televisiva (Approvato dalla Camera dei deputati).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori per il periodo dal 14 al 23 dicembre 2005:
| Mercoledì | 14 | dicembre | pom. | h. 16-20,30 | - Disegno di legge n. 3669 - Decreto-legge n. 245, recante misure urgenti per emergenza rifiuti in Campania (Presentato al Senato - voto finale entro il 30 dicembre - scade il 29 gennaio 2006) - Disegno di legge n. 3684 - Decreto-legge n. 250 recante norme in materia di università e beni culturali e altre misure urgenti (Presentato al Senato - voto finale entro il 5 gennaio 2006 - scade il 4 febbraio 2006)(Ove concluso dalla Commissione) - Ratifiche di accordi internazionali - Disegno di legge n. 1645 e connessi - Riordino professioni sanitarie non mediche - Disegno di legge n. 3008-B - Riordino del Consiglio universitario nazionale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 3600 - Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento (Approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 622 e connessi - Norme in materia di condominio
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| Giovedì | 15 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
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| Giovedì | 15 | dicembre | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
| Martedì | 20 | dicembre | ant. | h. 10-14 | - Eventuale seguito disegno di legge n. 3669 - Decreto-legge n. 245, recante misure urgenti per emergenza rifiuti in Campania (Presentato al Senato - voto finale entro il 30 dicembre - scade il 29 gennaio 2006) - Eventuale seguito disegno di legge n. 3684 - Decreto-legge n. 250 recante norme in materia di università e beni culturali e altre misure urgenti (Presentato al Senato - voto finale entro il 5 gennaio 2006 - scade il 4 febbraio 2006) - Seguito discussione disegno di legge non conclusi - Disegno di legge n. 3296 - Tutela dei minori nella pubblicità televisiva (Approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 3614-B - Bilancio 2006 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge n. 3613-B - Legge Finanziaria 2006 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale) |
| " | " | " | pom. | h. 18,30-20,30 | |
| Mercoledì | 21 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
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| " | " | " | pom. | h. 16,30 | |
| Giovedì | 22 | " | ant. | h. 9,30 | |
| " | " | " | pom. | h. 16 | |
| Venerdì | 23 | " | ant. | h. 9,30 |
Il Parlamento in seduta comune sarà convocato mercoledì 21 dicembre alle ore 14 per l'elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura e per la compilazione delle liste dei giudici aggregati. Voteranno per primi gli onorevoli Senatori.
Il termine per la presentazione degli emendamenti e i tempi di esame dei documenti di bilancio saranno stabiliti in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3669
(Decreto-legge n. 245, per l'emergenza rifiuti in Campania)
(Totale 4 ore e 40 minuti)
| Relatore |
| 20' |
| Governo |
| 20' |
| Votazioni | 1 h. | |
| Gruppi 3 ore, di cui: |
| |
| AN |
| 22' |
| UDC |
| 18' |
| DS-U |
| 27' |
| FI |
| 31' |
| LP |
| 14' |
| Mar-DL-U |
| 19' |
| Misto |
| 19' |
| Aut |
| 12' |
| Verdi-Un |
| 12' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3684
(Decreto-legge n. 250, recante norme in materia di università e beni culturali
e altre misure urgenti)
(Totale 4 ore e 40 minuti)
| Relatore |
| 20' |
| Governo |
| 20' |
| Votazioni | 1 h. | |
| Gruppi 3 ore, di cui: |
| |
| AN |
| 22' |
| UDC |
| 18' |
| DS-U |
| 27' |
| FI |
| 31' |
| LP |
| 14' |
| Mar-DL-U |
| 19' |
| Misto |
| 19' |
| Aut |
| 12' |
| Verdi-Un |
| 12' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2351 (ore 13,07)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la discussione del disegno di legge n. 2351.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.101, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 3.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, con l'emendamento 4.100 - ma anticipo che con emendamenti successivi si chiederà di applicare lo stesso principio - si propone che le Camere vengano informate con cadenza annuale dal Ministro della giustizia dello stato di attuazione delle previsioni di alcuni articoli della Convenzione. In questo caso, parliamo dell'articolo 16 che norma la materia di estradizione; con altri emendamenti si avanza la stessa richiesta per altri articoli della Convenzione sui quali ci è sembrato fosse doveroso che il Parlamento ricevesse delle informazioni da parte del Ministro della giustizia.
Si tratta, quindi di una richiesta di impegno al Ministro della giustizia perché riferisca annualmente al Parlamento sull'applicazione della Convenzione, almeno sui punti che ci sembrano più rilevanti. In seguito, ci soffermeremo anche sulla cooperazione di polizia.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 4.100 e 4.0.101 e parere contrario sull'emendamento 4.0.100.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
E' approvato.
Metto ai voti l'articolo 4, nel testo emendato.
E' approvato.
Metto ai voti l'emendamento 4.0.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 4.0.101, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
E' approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, ribadisco, si tratta anche questa volta di indicare alcune materie della Convenzione sulle quali si ritiene che il Parlamento debba essere informato con cadenza annuale.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZICCONE, relatore. Esprimo parere favorevole su tutti gli emendamenti all'articolo 5.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Concordo con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
E' approvato.
Metto ai voti l'articolo 5, nel testo emendato.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 6.500 contiene semplicemente una norma di raccordo.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZICCONE, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione naturalmente del mio.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Concordo con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.101.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, chiedo ai colleghi di considerare l'opportunità di sopprimere le parole "nonché il nominativo degli eventuali ausiliari impiegati". Infatti, in questo caso stiamo parlando di operazioni sotto copertura. Al riguardo, credo sia giusto che vengano indicati i responsabili dell'operazione, ma - è una discussione che avevamo già fatto in sede di Commissione - mi sembra eccessivo prevedere anche il nominativo degli eventuali ausiliari impiegati. In tal modo, ogni persona che può essere stata, a qualche titolo, coinvolta nelle indagini sotto copertura vedrebbe il suo nominativo trasferito per vie burocratiche, mentre se viene indicato già un responsabile dell'operazione, questo mi sembrerebbe sufficiente; o, meglio, se ci fosse una formulazione più restrittiva, che indichi sempre la necessità di sapere chi ha partecipato a queste operazioni è un conto, ma nella formula usata, che ricomprende gli eventuali ausiliari impiegati, la nozione di ausiliari mi sembra veramente troppo ampia per un'operazione sotto copertura.
CENTARO (FI) Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). La ragione del mantenimento sta nella tutela di tali soggetti in quanto comunque, essendo coinvolti in un'operazione sotto copertura ma non essendo indicati - e vi è obbligo di indicazione al magistrato dei nominativi proprio affinché viga la causa di non punibilità - rischiano di rimanere senza copertura. E' chiaro che l'indicazione avviene in via riservata solo al magistrato e solo per quei ristretti limiti.
Quindi, si tratta di una condizione di tutela, ma anche di verifica e di controllo dell'operato di tali soggetti da parte del magistrato se abbiano esulato dai compiti dell'operazione sotto copertura.
BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, Alleanza Nazionale voterà contro questo emendamento e illustrerò le ragioni della contrarietà tecnica allo stesso.
Le ragioni non sono solo quelle illustrate dal senatore Centaro a nome del Gruppo di Forza Italia, ma ve ne è un'altra, legata allo sviluppo processuale e prima ancora procedimentale dell'attività investigativa: l'ausiliario eventualmente impiegato, così come l'ufficiale di Polizia giudiziaria nel momento stesso in cui partecipa all'attività è già un testimone in fieri, una persona informata sui fatti in fieri che dovrà essere sentita.
Quindi, è corretto e doveroso che sia conosciuta nella sua identità già all'inizio delle operazioni. Questo non vuol dire - e mi sento in tal senso anche di tranquillizzare nel quadro del sistema i pur giusti timori del collega Dalla Chiesa - che chiunque, pubblico ministero per primo, venga a conoscenza di dati delicatissimi come questi, sin da quel momento è vincolato rigidamente ad un segreto, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.101, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 6.102, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 6.500, presentato dal relatore Ziccone.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 6, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ZICCONE, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 7.100.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Anch'io esprimo parere contrario sull'emendamento 7.100.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.100, presentato dal senatore Dalla Chiesa e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 7.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, l'articolo 8 si propone di ricapitolare tutte le situazioni di confisca obbligatoria e per equivalente, sparse in varie norme del codice o in leggi speciali.
Nel far ciò adempie ad un impegno assunto con la convenzione e l'operazione è sicuramente da approvare. L'articolo 10 di riflesso abroga tutte le norme sparse nel codice e nell'ordinamento confluite in quella sorta di testo unico individuato dall'articolo 240-bis. Però, nel fare la prima operazione, il trasferimento non è completo.
Vi è una qualche piccola smagliatura che l'emendamento si propone di chiudere. In particolare nell'articolo 416-bis, riguardante le associazioni di tipo mafioso, è previsto che la confisca investa non soltanto le cose che corrispondono direttamente al prezzo ed al prodotto del delitto, ma anche quelle che ne costituiscono il reimpiego. E questo non compare nella nuova norma scritta in questo testo unico. Mi sembra questa una lacuna senz'altro da colmare perché è estremamente difficile individuare nell'immobile, nel veicolo, nell'imbarcazione il diretto prodotto del reato. Anzi, è quasi impossibile. Invece è agevole confiscarlo qualora si dimostri che sono il reimpiego di quel profitto. Lo stesso vale per il caso di usura. Anche nell'articolo 644 è prevista la confisca di un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari.
Questo viene abrogato, ma non viene riprodotto nell'articolo 240-bis. Mi sembra quindi necessario integrare la norma proprio per evitare che, nel proposito di fare un passo avanti nell'implementare la materia della confisca, in realtà facciamo un passo indietro.
PRESIDENTE. Il restante emendamento 8.101 si dà per illustrato.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZICCONE, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 8.100, limitatamente all'usura. Altrimenti ripetiamo una norma già esistente nell'ordinamento.
CENTARO (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). Desidero far notare al collega Fassone che le sue perplessità sono coperte dall'articolo 12-sexies della legge del 1992, che si riferisce a soggetti condannati per i reati di cui all'articolo 416-bis e connessi e che prevede la possibilità di sequestrare e confiscare i beni che comunque rappresentano il reimpiego, e quindi sostanzialmente il riciclaggio, del provento derivante dal delitto connesso all'articolo, tant'è vero che il settimo comma dell'articolo 416-bis veniva considerato un doppione rispetto all'articolo 12-sexies della legge del 1992.
ZICCONE, relatore. Sono favorevole soltanto se, appunto, vi è una riscrittura dell'emendamento riferita esclusivamente all'usura.
PRESIDENTE. Senatore Fassone, lei ha compreso qual è il mutamento di testo?
FASSONE (DS-U). Sì, signor Presidente, ho compreso, e in questi casi si dice: meglio che niente. Faccio però presente che, a fronte di un tramutamento di testo, potrebbero nascere dubbi interpretativi e siccome certamente non nuoce chiarirlo in questa sorta di testo unico che stiamo costruendo, mi parrebbe estremamente profittevole integrarlo come ho suggerito.
PRESIDENTE. Ma esiste una riscrittura del testo?
FASSONE (DS-U). Immagino che il relatore proponga una votazione per parti separate, esprimendosi a favore soltanto dell'ultima parte.
PRESIDENTE. Il relatore mi deve indicare le due parti che dovrò mettere in votazione.
ZICCONE, relatore. Residuerebbe come emendamento soltanto il contenuto delle ultime tre righe, e cioè: «In caso di usura è comunque ordinata la confisca di un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari». Questa è la parte che accetto e che bisognerebbe votare.
PRESIDENTE. Senatore Fassone, mi sembra di capire che lei è d'accordo.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, preferirei che si votasse per parti separate; non porterebbe via più che pochi secondi, ma ci permetterebbe di insistere sulla parte sulla quale è stato espresso parere contrario.
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo?
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Votiamo per parti separate, secondo l'indicazione data dal relatore.
PRESIDENTE. Metto dunque ai voti la prima parte dell'emendamento 8.100 (testo corretto), presentato dal senatore Fassone e da altri senatori, fino alle parole «prezzo del reato».
Non è approvata.
Metto ai voti la restante parte dell'emendamento 8.100 (testo corretto).
È approvata.
Metto ai voti l'emendamento 8.101, presentato dal relatore Ziccone.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 8, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, anche in questo caso l'emendamento non è antagonista del testo, ma si limita a colmare qualche smagliatura.
Nell'articolo 9 si stabilisce un importante principio, e cioè che il pubblico ministero può continuare a fare indagini in ordine al possesso di beni da confiscare anche quando le indagini preliminari sono concluse e il processo è in corso. Il principio è senz'altro da condividere e a questo provvede l'articolo 9. Tuttavia l'articolo 9 ha dei limiti abbastanza significativi, e cioè da un lato nulla dice quanto alla tipologia degli atti che il pubblico ministero può compiere e, limitandosi al rinvio all'articolo 430, esclude le perquisizioni e i sequestri, che sono l'atto più significativo per conoscere i beni che domani dovranno, in ipotesi, essere confiscati. Ecco perché noi suggeriamo di integrare gli atti indicati negli articoli 364 e 365.
Oltre a ciò, il testo sottoposto alla nostra attenzione non prevede quale sorte processuale avranno questi atti, che quindi rischiano di essere compiuti senza utilità giudiziaria. Nell'emendamento 9.100 noi suggeriamo il richiamo dell'articolo 430, comma 2, che prevede - appunto - il deposito di tali atti e quindi il giusto contraddittorio nella difesa anche in ordine ai medesimi e l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento per gli atti irripetibili; altrimenti il pubblico ministero svolge un'attività eventualmente efficace ed utile, che però non può essere utilizzata dibattimentalmente.
L'ultimo periodo, poi, serve per il caso in cui quegli atti si siano rivelati funzionali non solo alla confisca, ma anche, in ipotesi, a fini di prova e, in questo caso, li canalizza secondo le regole normali dell'articolo 433.
PRESIDENTE. Il rimanente emendamento 9.0.100 si intende illustrato.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 9.100 perché ritengo vi sia una sorta di violazione al principio del contraddittorio.
Per quanto riguarda l'emendamento 9.0.100, esprimo parere favorevole a condizione che, al posto dell'espressione «procuratore nazionale antimafia», venga sempre sostituita l'espressione «procuratore distrettuale antimafia».
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
FASSONE (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.100.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, anch'io chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.100.
CENTARO (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.100.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.100, presentato dal senatore Fassone e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 9.
È approvato.
Chiedo ai presentatori dell'emendamento 9.0.100 se intendono accogliere la modifica proposta dal relatore.
FASSONE (DS-U). Sì, signor Presidente, accogliamo la modifica proposta dal relatore sull'emendamento 9.0.100.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.100 (testo 2), presentato dal senatore Brutti Massimo e da altri senatori.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 10.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ZICCONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 11.100.
BETTAMIO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 11.100, presentato dal senatore Maritati e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 11.
È approvato.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 12.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 13.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, esprimo soddisfazione per la conclusione della lunga vicenda relativa a questa ratifica. La Convenzione dell'ONU - se ricordo bene - si è tenuta nell'inverno del 2001 o addirittura nel 2000. L'Assemblea generale ha adottato i Protocolli delle Nazioni Unite nelle sue riunioni del 15 novembre 2000 e del 31 maggio 2001. Noi ci siamo arrivati molto tardi e, peraltro, dopo un lungo, serrato e proficuo confronto in sede di Commissione.
Esprimo soddisfazione poiché ritengo che questo sia uno strumento importante per la lotta contro la criminalità organizzata transnazionale e perché sono rimarcati alcuni princìpi che a mio avviso dovrebbero informare anche - lo ripeto - la nostra produzione legislativa. Ricordo di nuovo le misure per combattere il riciclaggio di denaro, le misure anticorruzione, quelle per la responsabilità delle persone giuridiche e anche la valorizzazione della cooperazione giudiziaria e dell'assistenza giudiziaria reciproca: tutti princìpi e dimensioni della lotta al crimine organizzato transnazionale che sono stati spesso sottovalutati nei nostri provvedimenti e nella vita di questo Parlamento.
Credo sia uno strumento in più, uno strumento sulla cui attuazione - do atto al relatore di avere accettato in questo senso le richieste che venivano dall'opposizione - sarà bene che il Parlamento ottenga un'informazione puntuale da parte del Ministro della giustizia.
Certo, rimangono come sempre delle imperfezioni nella nostra legge di ratifica; abbiamo cercato di migliorarla, con il consenso del relatore e della maggioranza ci siamo anche riusciti. Credo che davvero questo fosse un provvedimento da attuare, che richiedeva a mio avviso da parte del Parlamento una maggiore attenzione, un maggior impegno, una maggiore consapevolezza.
Dichiaro quindi il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi del senatore Zavoli).
CENTARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo disegno di legge. Esprimo la più ampia soddisfazione per una ratifica su cui si è fortemente impegnata la Commissione antimafia, con un documento approvato all'unanimità di stimolo e di input politico, che finalmente vede i suoi risultati.
L'Italia ha collaborato fortemente alla realizzazione di questa Convenzione, perché dispone della legislazione antimafia più avanzata in assoluto. Il vero problema non è tanto nella ratifica da parte dell'Italia, ma nella adozione da parte degli altri Stati di una legislazione analoga a quella italiana che dovrà necessariamente essere inserita nei loro ordinamenti affinché questa Convenzione possa in concreto avere attuazione.
La cooperazione internazionale, a fronte di un crimine sempre più transnazionale, diventa un passaggio obbligato. Dobbiamo ancora scontare una notevole ritrosia culturale di tanti Paesi, anche dell'Unione Europea, nei confronti di una legislazione che ha segnato punti di eccellenza e ottimi risultati, specialmente in Italia.
FASSONE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FASSONE (DS-U). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole dei Democratici di sinistra-l'Ulivo. Le motivazioni sono quelle esposte dal senatore Dalla Chiesa, che faccio mie integralmente e anche quelle da noi affacciate in sede di discussione.
È particolarmente importante questo testo, tra l'altro per gli indirizzi che fornisce in tema di corruzione, di intralcio alla giustizia e di concorso esterno in associazione criminosa.
Mi dolgo che il rifiuto di alcuni nostri emendamenti abbia lasciato qualche piccola smagliatura, ma questo non inficia il giudizio complessivamente positivo che esprimiamo sul testo.
PRESIDENTE. Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge, nel testo emendato.
È approvato.
Sull'ordine dei lavori
MALAN (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI). Signor Presidente, tenuto conto del fatto che generalmente la seduta si chiude alle 13 e avendo approvato una lunga serie di provvedimenti, di cui alcuni particolarmente impegnativi, credo ci sia un accordo generale per chiudere qui la seduta in modo da poter prendere parte utilmente ai lavori delle Commissioni che sono in corso e inizieranno tra poco.
PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, la proposta si intende accolta.
Interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza un'interpellanza e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,34).