Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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ANGIUS (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, da sola la maggioranza della Casa delle Libertà, con l'appoggio e il sostegno del Governo e del Presidente del Consiglio, cambia radicalmente la legge elettorale; da sola e per di più alla vigilia del voto.
Nell'autunno del 2000, alla vigilia delle precedenti elezioni politiche, l'onorevole Berlusconi, allora capo dell'opposizione, disse testualmente: «Se la maggioranza da sola approverà una nuova legge elettorale, sarebbe un colpo di Stato, non sarebbe legale, e in questo caso il Presidente della Repubblica non dovrebbe firmare». Sfido l'onorevole Presidente del Consiglio a ripetere queste parole e ad essere conseguente negli atti. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur). Naturalmente, questo non avverrà, perché il Presidente del Consiglio è, sì, coerente, sempre, ma soltanto con i suoi interessi personali e politici.
Se lei, signor Presidente del Consiglio, avesse pensato di vincere le elezioni non avrebbe cambiato la legge elettorale; lo fa perché sa di perdere ed è un gesto, quello suo e della sua maggioranza, di autentica disperazione politica.
Al senatore Nania dico che, se abbiamo vinto a Messina, possiamo vincere dappertutto: che si rassegni il messinese, onorevole senatore, Nania.
Ciò che, in realtà, si sta consumando oggi è un'altra grave violazione di quelle regole comuni, direi di quella civile convivenza politica, che devono presiedere al funzionamento di una democrazia normale.
Approvare unilateralmente, senza accettare alcun confronto, una legge elettorale, chiusa la maggioranza nella sua indisponibilità, una maggioranza parlamentare che è minoranza nel Paese, è qualcosa che lacera ulteriormente e che divide ancora l'Italia.
A proposito di maggioranze e minoranze, sto ancora aspettando - anche questa è una piccola sfida al Presidente del Consiglio - il testo integrale del sondaggio che dava a parità di risultati, 48 per cento a 48 per cento, la Casa delle Libertà e l'Unione. Signor Presidente del Consiglio, sono passati quindici giorni, lei faceva riferimento ad un sondaggio di una agenzia di cui lei stesso è proprietario, i conti non tornano: per favore, pubblichi i dati sul sito della Presidenza del Consiglio.
In realtà, la Casa delle Libertà, il Governo ed il Presidente del Consiglio dimostrano che non c'è il rispetto di niente. Stiamo diventando - lo siamo già, purtroppo - un esempio unico in Europa, un esempio da non seguire. Per una intera legislatura la vostra azione di Governo e parlamentare è stata un susseguirsi di atti unilaterali, di scelte di rottura che hanno prodotto nella società italiana, oltre che tra le forze politiche, divisioni e scontri spesso laceranti, suscitato inquietudini, alimentato paure per il nostro stesso futuro. È per questa via, che ha segnato le vostre politiche economiche e sociali, le vostre politiche istituzionali e quelle culturali in questa legislatura, che avete portato l'Italia in una condizione di affanno facendola diventare letteralmente l'ultimo dei Paesi dell'Europa moderna.
Non sto mettendo in discussione - si badi bene - la legittimità dell'azione di Governo di chi ha vinto le elezioni nel 2001, non l'ho mai fatto e non lo sto facendo neanche ora; sto dicendo un'altra cosa. Sto denunciando una politica disastrosa per l'Italia che avete portato avanti in questa legislatura: avete esordito - sono andato a guardarmi gli atti - con una legge che non dimentichiamo, il falso in bilancio, e state concludendo la legislatura con una legge che manipola, violenta, la legge elettorale.
Con la legge al nostro esame voi falsificate i risultati elettorali: lo fate per arginare la vostra sconfitta, per perdere meno seggi. Se aveste previsto di vincere, ripeto, non l'avreste cambiata. Sapete di perdere e cercate di arginare, truccando le carte, la vostra sconfitta. Non solo: deliberatamente varate una legge per colpire la stabilità della maggioranza e la governabilità del Paese. Infatti, è una legge che non può garantire una maggioranza di Governo stabile. Tra sbarramenti variabili e premi di maggioranza flessibili questo provvedimento altera il voto dei cittadini, altera cioè il peso del singolo voto dei singoli cittadini impedendo al Senato - e lo fate deliberatamente - il formarsi di una maggioranza qualsiasi, a prescindere da chi queste elezioni le vinca.
E' una legge che dà a chi vince, infatti, una maggioranza ristretta alla Camera, ma praticamente inesistente al Senato. Ripeto: a prescindere da chi vinca. Infatti nessuna coalizione al Senato della Repubblica - sono stati fatti tutti i calcoli possibili e immaginabili - può raggiungere quel 55 per cento dei seggi che pure la legge prefigura. Essa è pertanto tecnicamente sbagliata, non può funzionare e questo nostro rilievo è serio ed è motivato.
Voi sapete che approvate una legge che non può garantire al Senato alcuna seria maggioranza e lo fate, ripeto, deliberatamente e scientemente. Questa è una ragione che ci fa dire che nella legge sono riscontrabili vizi di fondo insostenibili, certamente vizi di razionalità; motivi che ci inducono a non rassegnarci e a continuare la nostra battaglia e il nostro contrasto su questa legge.
Cari colleghi, la democrazia ha una sua grande forza ma anche una sua intrinseca debolezza: è forte se legittimata, se riconosciuta, anche se scomoda per alcuni suoi protagonisti; è debole se non funziona, anche se è formalmente stabile. Un sistema democratico può facilmente evolvere in capovolgimenti autoritari o addirittura totalitari - lo abbiamo visto nella Berlino di Hitler, nella Roma di Mussolini - e ciò può avvenire per tante ragioni anche quando si pensa, come voi pensate, di avere il diritto, perché avete vinto, di fare tutto, anche quando, appunto, si vincono le elezioni. Ma non è così. Non si dovrebbe, cari colleghi, approfittare della democrazia.
Nelle Costituzioni, anche nella nostra, ci sono dei limiti alla sovranità popolare perché la sovranità del popolo non può mai consentire, non consente nella nostra Costituzione, che essa possa trasformarsi, come qualcuno temeva a suo tempo, nella dittatura del proletariato, ma neanche nella dittatura di un Premier. La nostra è una democrazia regolata da princìpi e da regole che voi, nella sostanza, state trasgredendo.
La presente legge poi, come detto dal senatore Mancino nell'intervento di poco fa che condivido totalmente, espropria i cittadini - questo è uno dei rilievi che facciamo - della possibilità di scegliere, di eleggere le persone. E' la prima volta che questo avviene nella storia della nostra Repubblica: mai, con alcun sistema elettorale, sia maggioritario sia proporzionale, che si votasse per i Comuni, per le Province, per le Regioni, per la Camera ed il Senato, o per il Parlamento europeo, era stata tolta ai cittadini la possibilità di eleggere, cioè di scegliere le persone. Voi lo impedite con questa legge! (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un e Aut ). Le liste sono bloccate, si eleggono solo gli eletti che vengono scelti dai partiti.
La legge recide poi il rapporto tra il cittadino, l'elettore e l'eletto; non esistono più i collegi; le circoscrizioni per la Camera e le Regioni per il Senato sono immense; i collegi di un tempo diventano smisurati. Si recide il rapporto tra il cittadino e l'eletto, con il collegio, con i Comuni, con il territorio: si recide in altre parole il rapporto tra l'eletto e la società che vuol dire le associazioni, i cittadini, le imprese, gli studenti, le fabbriche, gli ospedali. Questo rapporto non c'è più: c'è l'anonimato dell'eletto. L'eletto è quasi - non voglio dire la parola che mi è venuta in mente - un anonimo. Le circoscrizioni sono smisurate.
Mi volete dire come fa un eletto, in una Regione come la Lombardia o il Lazio, a fronte di un collegio che, ad esempio, comprende 7.800.000 elettori nella Lombardia, a stabilire un rapporto con quei cittadini? Voi alterate gravemente per questa via il rapporto tra le istituzioni e il Paese.
La legge poi - lo abbiamo detto, lo hanno detto le nostre senatrici del Gruppo DS, ma anche quelle dell'Unione - espropria le donne del loro diritto a una rappresentanza giusta.
Avete fatto con questa legge una ennesima cosa indecente. Dovremo telefonare al 113 per cercare il ministro Prestigiacomo e avere l'onore di averla qui in Aula (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U) dopo che questa signora, suffragetta delle donne, è sparita da quando stiamo discutendo la legge elettorale al Senato.
Infine, la legge elettorale è stata fatta da voi in totale dispregio della legge costituzionale che, pure, voi stessi avete approvato soltanto qualche tempo fa. Si sarebbe dovuta fare (lo ha ricordato in un pregevole intervento, così come quelli di tanti altri colleghi, in quest'Aula il senatore Manzella) una lettura comparata; verificare le coerenze, eliminare le contraddizioni. Niente! Non avete fatto nulla di tutto questo. Siete andati avanti per approvare una legge che risponde solo ed esclusivamente ad un vostro tornaconto. Questo è ciò che avete fatto.
Funzionava male la precedente legge? Io penso di no. La legge allora ed ancora oggi in vigore ha consentito il formarsi di due coalizioni. Ha impedito ai partiti di vivere? Non ha impedito loro di vivere; ha permesso ai cittadini di pronunziarsi con chiarezza. Dunque se quella legge era perfettibile lo era con il consenso di tutti. Lo si poteva fare. Voi invece non l'avete fatto. Ha impedito quella legge il formarsi di maggioranze forte e stabili? Non lo ha impedito, cari colleghi, perché con quella legge avete avuto in Parlamento (alla Camera 100 deputati in più e al Senato 45 senatori in più) maggioranze larghissime. Non è la legge in vigore che ha fallito, non è il Mattarellum; che sia stata scritta dall'onorevole Mattarella, dall'onorevole Bassanini o non so da chi, non è la legge ad aver fallito. Siete voi che avete fallito e le vostre politiche (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Commenti dai banchi della maggioranza) perché maggioranze così larghe non vi sono bastate e non sono state sufficienti a far guidare bene questo Paese ed a farlo governare bene. Questa è la verità.
Voi dunque state operando una forzatura e pensate che così vi vada meglio. Avete alterato la legge elettorale, eliminando i collegi maggioritari perché avete constatato che in essi, con la legge in vigore, noi, le forze dell'Unione, avevamo sempre e costantemente il 2,3 per cento di voti in più. Allora, anziché lavorare per rafforzare le coalizioni, per accettare sino in fondo la sfida con l'Unione, con il centro-sinistra, avete fatto un'operazione molto semplice: dalla legge elettorale avete eliminato i collegi maggioritari, dove siete stati sempre perdenti (Commenti dai banchi della maggioranza).
Certo che è un bel modo di procedere; certo che in questo modo introducete un elemento di destabilizzazione perché, colpendo le coalizioni, il bipolarismo, voi state indebolendo quella democrazia dell'alternanza che pure avevamo visto vivere nel corso di tutti questi anni. Questo, vedete, incrina e ferisce quelle conquiste che in questi anni avevamo pur raggiunto e conseguito.
Nella Prima Repubblica, certo, vi era la stabilità di tutto; nella Seconda Repubblica c'era - perché è così - il principio bipolare e quello dell'alternanza. Adesso, invece, si inizia una Terza Repubblica e temo che questa sarà la Repubblica dei valzer, cioè delle giravolte, dei trasformismi, della cancellazione della democrazia dell'alternanza, cioè del superamento del bipolarismo. Questo è ciò che voi fate.
Infine, anche questo lo ha detto il collega Mancino, è veramente ridicola la storia per cui vi presentereste per essere più forti con le cosiddette tre punte, con i vostri tre leader, Berlusconi, Fini e Casini, candidati. Mi rivolgo alle elettrici e agli elettori, quei pochi che ci ascoltano perché qui non siamo certamente ascoltati dagli amici e colleghi della Casa delle Libertà.
Mi rivolgo a loro. Accadrà in questa campagna elettorale che il premier Berlusconi chiederà, ovviamente, i voti per sé, ma questo lo faranno anche Fini e Casini. Così accadrà che Fini inviterà a votare, ovviamente, per Fini ma non per Berlusconi e Casini, mentre Casini dirà di non votare per Berlusconi e neanche per Fini, e infine Berlusconi dirà di non votare né per Fini né per Casini e così l'uno andrà dietro, incontro, appresso all'altro.
Così il voto a Fini sarà un voto contro Berlusconi, come ha detto poco fa il senatore Nania, ma nello stesso tempo sarà un voto che potrà servire per eleggere Berlusconi. Il voto a Casini sarà contro Berlusconi, ma sarà utile comunque per eleggere lo stesso Berlusconi. Infine il voto che Berlusconi chiederà per sé servirà in ogni caso a farla pagare a Fini e a Casini, che in questa campagna elettorale avranno sicuramente turbato la serenità del Presidente del Consiglio.
Solo questo basta a dimostrare l'evidente pasticcio, la chiara strumentalizzazione. Colpite il bipolarismo: questa è la verità. Si aprirà una transizione incerta, precaria, nella quale i trasformismi saranno possibili e la prima vittima del trasformismo - lo dico al Presidente del Consiglio - sarà lui stesso, perché accadrà che una legge che mette in discussione le coalizioni, metterà soprattutto in discussione la coalizione di chi perde le elezioni e poiché voi perderete le elezioni, nella vostra coalizione ci sarà un fuggi fuggi generale, di Fini, di Casini, e Berlusconi resterà lì. Pertanto, amici di Forza Italia, della Casa della Libertà, sarete voi le prime vittime della vostra stessa macchinazione. Noi non ci sfasceremo, voi al contrario sì, dopo che avrete perso le elezioni. Questo è ciò che accadrà.
Signor Presidente, ho davvero finito, nella legge - per la verità dovrei dire con la legge - si produce un effetto devastante: la legge, se l'approveremo e temo che questo accadrà qui nel Senato questa mattina, farà saltare tutti i tetti di spesa per i candidati. Questa legge cioè consentirà a chiunque, in quegli immensi collegi di cui ho parlato, di spendere quanto vuole e come vuole. Non si chiederà più come viene chiesto a noi, da dove vengono il soldi per le nostre spese elettorali. Questo è un problema di trasparenza, è un grande problema democratico: quanto si può spendere, con i soldi di chi, a quale fine.
Tutto questo non ci sarà più perché la legge che era in vigore cadrà per intero e dunque chi si candiderà, o i partiti, potranno spendere e spandere esattamente come vogliono. Si riapre la questione morale nel nostro Paese (Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente), perché è evidente che a quel punto chi è più ricco - e ditemi voi in Italia chi è più ricco - e si candida potrà spendere quanto vuole. Questa è un'altra alterazione grave che voi producete. Ho terminato e mi spiace aver abusato della sua pazienza, Presidente.
Finisco soltanto con queste poche parole, signor Presidente. Lei sa che in questa legislatura abbiamo cercato con i nostri interventi, con le nostre battaglie non di dividere l'Italia, ma abbiamo fatto uno sforzo, che può essere discusso e discutibile certamente, per unirla, per cercare di riparare a quelle divisioni e a quelle fratture che si stavano creando: abbiamo cercato cioè di dare, come anche oggi stiamo facendo, una risposta politica alta, come deve fare una classe dirigente che vuole guidare questo Paese, che sa qual è la sua missione e il suo compito, che consiste onorevoli colleghi, essenzialmente in una sola cosa: restituire orgoglio e dignità all'Italia. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Aut, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Rnp e Misto-Pop-Udeur e del senatore Amato. Congratulazioni).