Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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BOCO (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, dalla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, della Camera Alta, questa è stata costretta a ritmi di lavoro forsennati: contingentamento dei tempi di discussione, voti di fiducia. In tre mesi non siete riusciti a compiere quello che non siete stati capaci di fare in quasi cinque anni; non vi manca solo la volontà, ma forse anche la competenza. A ben guardare, non è stato neppure un tratto originale da parte di un Governo e di una maggioranza che hanno sempre considerato il Parlamento, il suo ruolo e le sue prerogative alla stregua di una inutile e odiosa trafila burocratica.
No, spesso il Senato è stato umiliato; spesso a questa Camera è stata preclusa la possibilità di migliorare con il dibattito e gli emendamenti e nell'interesse collettivo un disegno di legge di riforma o un disegno di legge finanziaria.
È, però, di questi ultimi mesi il dato più sconcertante: è stata la caduta, cui abbiamo tutti assistito, di qualsiasi inibizione. Certo, non vi siete mai vergognati di avvalervi del potere a fini privati: si trattasse di questioni personali del Capo del Governo o dei suoi amici oppure di problemi politici interni alla Casa delle Libertà.
Vi siete rifiutati per arroganza, ma penso anche per ignoranza istituzionale e civica, di tenere a mente quei voti espressi nel 2001 dai cittadini che vi misero in mano non solo il loro potere, ma anche il Governo nell'interesse generale del Paese. Quando avete avuto la consapevolezza che gli elettori esasperati non vi avrebbero riconfermato fiducia e speranza, soltanto allora vi siete accorti che ogni cittadino conta, che ogni cittadino nella nostra democrazia ha il suo potere, in primis quello di rimandarvi a casa a fare forse danni lì, ma non a Palazzo Chigi.
Quando vi siete resi conto che si verificherà ciò che per anni avete rimosso, cioè che milioni di uomini e di donne per voi privi di forma e sostanza (tanto è di un altro mondo la loro vita rispetto al vostro) avrebbero pesantemente inciso sulla vostra presa dell'Italia per liberarla finalmente, a quel punto ogni residuo pudore - in altre occasioni ne avete già dimostrato tanto poco - è evaporato. La fredda fiamma di una tranquilla volontà popolare vi ha denudato e, tra finanziaria, ex Cirielli e devolution, avete costretto le Camere ad una marcia forzata verso questa legge elettorale.
Non mi è difficile ammettere che sull'orlo del precipizio qualche risorsa avete saputo tirare fuori, sempre fondata sull'arroganza del potere e sulla visione della realtà viziata dall'abitudine di concupire, ma indubbiamente qualche risorsa avete dimostrato.
È chiaro che, nonostante le più spavalde dichiarazioni, l'obiettivo di questo ritorno al proporzionale, ma con lista bloccata, altro non è che la riduzione del danno. In sostanza, avete saputo confezionare per voi un paracadute e per gli avversari politici una veste avvelenata, cucita addosso all'attuale opposizione per mettere in crisi la tenuta della coalizione e per tentare soprattutto di colpirne la leadership.
Il vostro congegno vi è sembrato poter funzionare troppo bene. I lamenti sull'ostruzionismo dell'opposizione corredano un rito stanco, ma non avete voluto - questo è il fatto - modificare di concerto insieme a tutti la legge elettorale.
Se con l'abolizione delle preferenze impedite agli elettori di turbare l'allestimento che vi figurate di poltrone e assise, il meglio siete però riusciti a dare sulla vicenda delle cosiddette quote rosa - noi preferiamo dire la questione di genere - uno spettacolo ripugnante, tra finta e melliflua apertura e grasso qualunquismo virilista. Per un Ministro della Repubblica che sventola dopo tante lacrime un disegno di legge per il riequilibrio della rappresentanza che in questa legislatura non andrà in porto, un altro dichiara che con la figlia ride sulle quote rosa e che alle donne la politica non interessa perché, quando è a cena con i suoi amici, vede che le mogli si annoiano se il discorso butta in politica.
A fronte di simile giocosa ottusità che fare? Ricordare che l'Italia è all'85° posto per la presenza di donne in Parlamento e che la Siria, Paese islamico, occupa una posizione più alta della nostra, come buona parte dei Paesi africani dotati di organi rappresentativi.
Infine, presidente Pera, lei che è così afflitto dallo scontro di civiltà, non è stato almeno sfiorato da un po' di sconforto quando svolazzava in quest'Aula l'inciviltà di bieche adolescenziali battute mentre le colleghe intervenivano a sostegno degli emendamenti relativi alle cosiddette quote rosa? Non è questo scontro di civiltà, presidente Pera?
Cari colleghi, noi Verdi non siamo mai stati innamorati della legge elettorale che con questa riforma andiamo ad abrogare, anche se ci ha sempre indubbiamente consentito di portare donne e uomini, idee ed azioni in Parlamento. Non abbiamo amato, anche se le abbiamo sapute fare, le trattative per l'attribuzione dei collegi, e spesso i nostri eletti hanno subìto, proprio perché siamo Verdi, atteggiamenti di distacco.
Dico questo per chiarire che per noi non ci sono particolari ragioni di rimpianto, ma soprattutto per evidenziare l'imprevedibilità delle conseguenze politiche dei meccanismi elettorali. Non vi ricordate anni fa, quando il sistema proporzionale fu abolito, che si gridava "Finalmente ora basta con i piccoli partiti, con l'interdizione". Sembrava che una parte dei vari editorialisti, degli opinion makers e quanti altri, si fosse convinta che la seconda Repubblica iniziasse da lì, dall'abolizione di questo problema, e questo nonostante "Mani pulite" e il tracollo di un'intera classe dirigente, certo non riferibile a nessuno di questi partiti. Al contrario, li avete chiamati "cespugli" - come a volte si usava dire per sminuirli - e questi si moltiplicavano e spesso diventavano determinanti.
Veniamo ora a questa legge elettorale. Ho già accennato all'obiettivo del centro-destra di riduzione del danno. Quel che ancora non ho evidenziato, che ritengo essere cosa perfino più grave, è come l'idea della sconfitta sia per voi tale certezza e tale iattura da preferire di consegnare il Paese all'instabilità, sperando di ricavare comunque qualcosa, magari tra un paio di anni, dal conseguente traballare delle istituzioni.
Su questo assai poco nobile intento si fondano le ridicole, diversificate, incongrue soglie di sbarramento che avete piazzato e che destinano il Senato al conflitto e all'incertezza. Distruggete la possibilità che quest'Assemblea operi. Continuano quindi a cadervi veli e prebende di dosso.
Signori a voi, dell'Italia, dei suoi cittadini e delle istituzioni non importa nulla esattamente come prima, solo che oggi non vi interessa neppure cercare di nasconderlo. Ma, vi domando, questo grazioso congegno, cui tanto tenete, funzionerà a dovere? A dovere si intende nel vostro interesse. Impedite ai cittadini italiani di scegliersi i parlamentari: d'accordo. Puntate a destabilizzare il Paese: d'accordo. Ma le conseguenze di tutto questo e del ritorno al proporzionale siete in grado di prevederle? Il tridente, dite la verità, ve lo siete trovato puntato allo stomaco. Avete un bel dire che oggi puntate tutto sulle tre punte e che volevate fare male a Prodi. Vi siete ritrovati, al momento, 4 milioni di cittadini che sono andati a votarlo alle primarie e un tridente che ancora non sapete a chi farà male: io penso più a voi che a noi.
Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, i Verdi votano contro questa riforma della legge elettorale, per quello che è e per gli obiettivi che si propone, convinti comunque che gli italiani sapranno utilizzare anche questa legge per costringervi a mollare la presa.
Noi siamo certi che gli italiani sapranno leggere questi anni di lavoro, queste settimane e questi mesi in cui avete costretto il Parlamento a guardare negli occhi davvero il Paese, e da questo a farsi vedere. Siamo sicuri che gli italiani sapranno ben valutare tutto quello che avete fatto, i sogni che avete voluto dare e che avete tradito, e sceglieranno con la loro coscienza.
Oggi i problemi del Paese sono gravi ed enormi e voi pensate di nasconderli con un tranello elettorale. Ci sono donne e uomini che vivono le loro incertezze che si sentono traditi e che un tempo vi hanno dato fiducia. Ve lo stanno dicendo a ogni elezione; in ogni momento che sono chiamati al voto vi stanno dicendo: ora basta.
Noi Verdi abbiamo tentato di dirvi "ora basta" in riferimento a questa legge sbagliata, abbiamo combattuto in Parlamento mese dopo mese - sottolineo, mese dopo mese - durante tutta questa legislatura, per aiutarvi a fare di meglio. Noi ci consideriamo purtroppo sconfitti dalla vostra arroganza parlamentare. Solo i numeri, così strabordanti, vi hanno dato la possibilità di uccidere - perché questo avete fatto - regole alle quali si sarebbe dovuto porre mano in un clima di condivisione.
Oggi vi diciamo - mentre finisce questo iter - che avete vinto una battaglia parlamentare, ma avete perso la vera, grande possibilità che avevate di dimostrarvi un'autentica alternativa di Governo, una vera classe dirigente capace di interpretare il Paese.
Avete, con questo voto di oggi, fallito l'ultima prova. Ora vi aspetteranno i cittadini e noi su di loro riponiamo la fiducia, una fiducia che si meritano di riconquistare, perché si meritano di avere un Paese governato da una classe dirigente legittima, capace e che sappia non tradire le loro aspettative. A loro va il nostro più forte ringraziamento per quello che stanno facendo; a tutti i cittadini di questo Paese. A voi va da parte nostra, di noi Verdi, solo il rammarico per la vostra gestione che consideriamo da troppi anni fallimentare e non vediamo l'ora che intervenga il giudizio degli elettori sul tradimento che avete operato con questa legge e con cinque anni di pessimo Governo. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Aut e del senatore De Paoli).