Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, due sono i rilievi che intendo fare, ovviamente tentando di percorrere la strada del ragionamento, piuttosto che quella degli insulti, delle contumelie, delle aggressioni e delle stravaganze (tanto per citare solo alcune delle considerazioni ascoltate in questi giorni, anche questa mattina, ma soprattutto in questi mesi, quando si è parlato di campagna politica e di legge elettorale nuova).
L'accusa principale rivolta alla legge elettorale proporzionale è stata che è arrivata all'improvviso e per il nostro interesse. Ma io mi chiedo dove si trovavano questi signori che hanno detto queste cose, qualunque responsabilità politica abbiano oggi o ritengano di avere in futuro - mi riferisco ovviamente a chi è chiamato, senza rappresentare alcun partito, a guidare la coalizione opposta alla nostra - quando il mio partito, l'UDC, all'inizio di questa legislatura - ripeto, all'inizio di questa legislatura - ha scritto nel proprio manifesto che voleva una legge elettorale proporzionale.
Di questo si tratta, onorevoli colleghi. Il nostro successo non è dovuto alla legge elettorale proporzionale improvvisa del dicembre 2005, bensì ad un'azione politica lunga, seria, coerente ed importante che il mio partito ha condotto dall'inizio del 2002 ad oggi chiedendo, non per ragioni di parte, ma nell'interesse del Paese - e su questo mi soffermerò - di passare dal sistema elettorale in atto in Italia (quello con il quale non avevamo alcuna garanzia di avere maggioranze politiche alla Camera e al Senato identiche, quello nel quale non vi era alcuna necessità di avere un programma elettorale comunee per il quale gli elettori non avrebbero potuto votare mai per un programma elettorale comune), ad un sistema che ritenevamo e riteniamo necessario.
Questo è quanto abbiamo fatto: passare da un contesto puramente elettorale come quello esistente, nel quale all'elettore non era consentito votare per un programma comune e per una coalizione politica comune (e non soltanto per un leader politico) ad un'alleanza politica. Di questo si è trattato e di questo si tratta. E a questo sono chiamati gli italiani, non alle stravaganze ascoltate anche ieri di minacce e blandizie non si sa nei confronti di chi.
Abbiamo chiamato gli italiani a decidere con questa legge elettorale se ritengono opportuno, doveroso e possibile, per la prima volta - lo ripeto, per la prima volta - dal 1946 ad oggi (altro che la legge elettorale maggioritaria, non so capire esaltata da chi! Infatti, non si capisce all'interno dell'opposizione chi la esalta, chi la critica; del resto questo è un problema relativo alle diverse opinioni che su questa materia si possono avere) introdurre un principio in base al quale si determina un programma elettorale comune di una coalizione. Questa è la novità con la quale occorre confrontarsi.
Capisco che l'opposizione abbia grandi difficoltà ad avere un programma elettorale comune, cosa che fino ad ora non è riuscita ad avere e, ancora di più, a dare vita ad un'alleanza politica comune. Potrà avere un'alleanza di persone, che peraltro non si sa in che modo sono scelte, ma certamente non ha né un programma elettorale comune, né un programma politico comune. Questa è la ragione per la quale l'opposizione è così furibonda, arrogante e alla fine deprimente. Perché le sue esagerazioni alla fine portano l'opposizione a fare affermazioni stravaganti come quelle che è la fine della democrazia, che la dittatura è dietro l'angolo e che è la morte di non so che cosa. Sono tutte cose che agli italiani appaiono sempre meno credibili. La domanda è molto semplice: con questa proposta elettorale si stabilisce o meno che chi ha più voti vince? La risposta è sì, e allora mi chiedo quale sia il problema per la democrazia. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e LP).
Cidicono che il premio di maggioranza è insufficiente a garantire la governabilità nella prossima legislatura, ma io mi chiedo se vi rendete conto che nel momento in cui dite questo confessate quello che tutti gli italiani sanno e cioè che siete talmente divisi al vostro interno che avete bisogno di una gigantesca maggioranza parlamentare per nascondere le vostre divisioni. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e LP).
Noi ci limitiamo a prevedere che chi ha più voti in questo Paese abbia il 54 per cento dei deputati. Vi sembra irragionevole? Ma se avete il 70 per cento dei voti, come con arroganza continuate a ripetere, chi vi vieterà di avere il 70 per cento di parlamentari? Nessuno.
Chi vi toglie niente? Togliamo soltanto la vostra incostituzionale pretesa di avere una larga maggioranza con pochi voti. Questo sì, sarebbe un fatto incostituzionale intollerabile, rispetto al quale anche la legge Acerbo sarebbe da ricordare come una legge di grande avanzamento democratico e popolare. Ecco la ragione per la quale io vi consiglio: state zitti, non dite più nulla contro questa legge elettorale proporzionale. Cercate di tacere… (Commenti dai banchi dell'opposizione)… perché più parlate e più gli italiani si rendono conto che ovviamente voi chiedete l'impossibile, l'incostituzionale e l'illegittimo.
Noi lo abbiamo scritto all'inizio del 2002 nel nostro manifesto costitutivo, per una ragione di strategia politica democratica che abbiamo a cuore, per la quale abbiamo detto che vorremmo anche rivedere complessivamente il modo in cui tutte le Assemblee elettive, comunali, provinciali, regionali e nazionali, sono state devastate dai sistemi istituzionali che il centro-sinistra e il centro-destra in qualche misura precedentemente hanno approvato. Vorremmo concorrere a rivalutare politicamente la rappresentanza politica, e la rappresentanza politica si ha con il sistema proporzionale: questa è una cosa assolutamente ragionevole.
Vi possono essere incongruenze, insufficienze e critiche: non c'è dubbio. Ogni legge elettorale è sottoposta alla critica di chi non la ritiene perfetta sotto il profilo istituzionale complessivo, ma dal nostro punto di vista il passaggio che stiamo cercando di realizzare è il passaggio dal nulla a qualcosa. Quando questo qualcosa si realizza, è un qualcosa che prima non c'era. Da questo punto di vista, le critiche che sono state mosse fino ad ora, la più importante delle quali è l'improvvisazione decisa da questa maggioranza in autunno, sono false. E non basta ripetere mille volte la falsità per farla diventare verità, anche se noi sappiamo, per esperienza culturale antica, che la menzogna lungamente ripetuta qualche volta, come la calunnia, finisce per essere percepita come verità. Ma in questo caso vi diciamo: le vostre calunnie non hanno, nonostante le ripetiate in continuazione, neanche lontanamente un aspetto di verità.
Noi le abbiamo scritte queste cose, non dette nei comizi, le abbiamo scritte - ripeto - nel febbraio del 2002, abbiamo detto che il sistema politico italiano doveva andare verso un sistema di alleanza politica. Siamo stati coerenti? Ritengo di sì. Gli amici che con me hanno lavorato a Lorenzago sanno che già allora abbiamo detto e ripetutamente chiesto che si andasse verso il sistema proporzionale. Allora stabilimmo che dovesse essere per il Senato. Fu scritto, fu detto, e parliamo dell'estate del 2003: altro che ultimo momento! Il Senato decise che non doveva essere il Senato a fare la legge elettorale proporzionale; la Camera ha ritenuto possibile la legge proporzionale per la Camera, e lo ha fatto nel 2004, scrivendo nella legge costituzionale la sua proposta, nella quale è detto che la legge elettorale, se è proporzionale, deve garantire la governabilità del Paese. Questo è quello che facciamo, e parliamo del 2004.
Dopo che la Camera e il Senato hanno approvato la loro riforma costituzionale proposta dal Governo, abbiamo messo mano alle legge elettorale. Qual è la stranezza? Abbiamo completato un disegno complessivo che in questa legislatura tende a far sì che si passi da una mera aggregazione elettorale confusa, papocchiata e pasticciata, come necessariamente era quella alla quale siamo stati costretti dal 1994 in poi, ad una legge elettorale diversa, fermo restando il bipolarismo, perché anche la legge elettorale proporzionale che noi abbiamo proposto non è quella che abbiamo chiesto in assoluto, ma è una legge elettorale di coalizione che si offre agli italiani come legge elettorale in grado di garantire il bipolarismo (in questo senso vi è continuità rispetto all'ispirazione, non alla realizzazione della riforma del 1994) e la coerenza dei programmi elettorali. Certo, non c'è nella legge elettorale il divieto del ribaltone, ma viene da ridere sentendosi dire in questo momento dai colleghi che nella legge elettorale non è sancito il divieto di ribaltone: è garantito nella riforma costituzionale, contro la quale hanno sparato a zero affermando che introduceva il Premierato assoluto.
Ma mettetevi d'accordo: se va bene la riforma costituzionale, votate quella; se va male, non ho capito perché criticate la legge elettorale perché questa previsione non c'è. Siete capaci di dire tutto e il contrario di tutto, in un momento nel quale noi stiamo soltanto cercando di far capire agli italiani che si sta tentando di farli passare da soggetti irrilevanti nella scelta dei programmi e delle coalizioni a soggetti decisivi. (Applausi dal Gruppo UDC e dai banchi del Governo).
Con questa legge elettorale, per la prima volta dal 1946 in poi e certamente per la prima volta dal 1994 in poi, gli italiani potranno votare un programma. In questa legge elettorale è scritta una cosa che non c'era fino ad ora: che i partiti che si candidano a governare l'Italia devono depositare il programma comune concordato, non ogni partito un programma, il programma della coalizione.
È la prima volta che ciò viene scritto: è una cosa utile. È opportuno che gli italiani sappiano qual è il programma della coalizione, è opportuno che sappiano qual è la coalizione? Mi sembra di sì, non è opportuno soltanto sapere chi è questo o quel candidato, in questa o quella parte del territorio; è sapere quali sono le forze politiche organizzate e quale programma intendono realizzare. Non ci sarà più da discutere se c'è o non c'è nel programma, forse c'era, forse non c'era, c'è dal notaio, non c'è dal notaio, lo hanno scritto in due, lo hanno scritto in tre: si depositerà il programma comune.
Mi auguro di vedere da parte vostra il programma comune. Sarò lietissimo un giorno di conoscere questo programma comune. Non mi riferisco ovviamente alle differenze che possono riguardare le grandi opere (si fanno o non si fanno, qualcuno dice che si fanno, qualcuno dice che non si fanno), ma al programma comune. Per esempio, sentiamo dire in continuazione che vi è qualcuno di voi che vorrebbe abrogare tutto quello che è stato fatto negli ultimi cinque anni, a cominciare dalla legge Biagi, qualcun altro dice invece che si vuole soltanto cambiarla un po': saremmo lieti di conoscere qual è l'opinione comune che su questo punto esprimerete, se cambierete tutto o solo qualcosa, perché fino ad ora gli italiani non lo sanno.
Anche la gente che sta lavorando non sa se ha un lavoro destinato a finire, perché cambiate la legge, o un lavoro che può essere continuato, cambiando le cose. Continuerete a non far sapere niente agli italiani perché non siete in grado di far sapere come stanno le cose. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo). Siete incapaci di assumere impegni collegiali nei confronti degli italiani. Non potete camuffare nei confronti degli italiani le parole con le quali aggredite la proposta al nostro esame con i cui contenuti dovreste venire a confrontarvi.
Questi sono i contenuti di una legge elettorale proporzionale, che certamente poteva essere migliore, non c'è dubbio, anche con il voto di preferenza: noi lo abbiamo chiesto, ma in Parlamento la larga opinione è contraria al voto di preferenza, signor Presidente. Per senso di ragionevolezza e di responsabilità abbiamo detto che la nostra posizione era minoritaria, sapendo che una larghissima parte del Parlamento è contraria al voto di preferenza. Se ci sarà un atteggiamento favorevole, saremo lietissimi di reintrodurlo, non siamo contrari, però siamo consapevoli che la nostra posizione è minoritaria.
Invece, la nostra posizione è larghissimamente maggioritaria a proposito della legge elettorale proporzionale e siamo grati agli alleati di Governo - la Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale - che non erano partiti proporzionalisti nel senso in cui lo ritenevamo, che hanno finito con il convincersi progressivamente che l'alleanza si presenta agli elettori coesa su programmi comuni e quindi una proposta prevalentemente dovuta all'UDC diventa dell'intera coalizione, ma non nell'interesse della coalizione stessa, nell'interesse del Paese al quale la coalizione è in grado di dare una risposta positiva. Non stiamo predisponendo una legge per noi, ma per il Paese, dicendo che ci presenteremo agli elettori con un programma comune, o con un'alleanza politica comune: qual è la novità?
Se non siete in grado di far questo, prendetevela con voi stessi, non certo con gli italiani. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo). Soprattutto, cercate di non prendervela con il Capo dello Stato. Ho grande difficoltà a parlare del Presidente della Repubblica in Parlamento: per antica tradizione costituzionalistica il Capo dello Stato è al di fuori del dibattito politico, ma se il presunto capo della coalizione, il "senza partito" (al quale possiamo dare asilo politico in uno dei nostri partiti, se vuole), mi riferisco all'arrogante e deprimente onorevole (non ancora, lo sarà successivamente) professor Prodi, dovesse smetterla di attaccare il Capo dello Stato … (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo) … perché c'è un modo con il quale si attacca lo Stato accusando gli altri di minacciare il Capo dello Stato: la smetta una volta per tutte di portare il Capo dello Stato in una vicenda nella quale non c'entra nulla.
Lo dico a voi perché lo possiate riferire a quel misterioso personaggio, che vediamo comparire in televisione non so a quale titolo, perché un giorno dovremo pure capire qual è la ragione per la quale parla, si riunisce, viene … (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dai banchi del Governo) … chiede di interrompere i lavori del Senato; una persona senza alcuna legittimazione, né personale, né di partito.
Capisco la sua rabbia, capisco il furore con il quale si sta comportando, questa legge presuppone partiti con leader politici, capiamo che il leader politico del nostro partito, che è una cosa diversa dal segretario, mi riferisco all'amico Presidente della Camera, è stato ingiustamente attaccato e sono rammaricatissimo di doverlo difendere al Senato, perché questo ramo del Parlamento non deve occuparsi della Camera dei deputati, ma occorre che sia chiaro una volta per tutte che il Presidente della Camera dei deputati esercita legittimamente le sue funzioni nell'interesse della democrazia parlamentare alla Camera dei deputati e contemporaneamente è il leader politico dell'UDC e come tale concorrerà, insieme agli altri leader, nella campagna elettorale con un programma comune e una linea politica comune.
Ecco la questione e non ci sono scherzi o battute ironiche da fare su questo o quell'aspetto del tridente. Vi accorgerete di cosa significa; capiranno gli italiani cosa significa, si renderanno conto che nel programma politico ciascuna forza politica ha un aspetto determinante, non per rivendicare una bandiera, ma per aver dimostrato di concorrere in modo decisivo alla coalizione del Governo.
Se voi non siete in grado di fare questo, pazienza, perderete anche le prossime elezioni. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).