Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005
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PEDRINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDRINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il 10 settembre 2002 ho presentato il disegno di legge n. 1693 nella cui relazione illustrativa rimarcavo che il vigente sistema di elezione della Camera dei deputati, di tipo misto, cioè per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale, è stato introdotto nel nostro Paese nel 1993 sulla base di una strumentalizzante lettura di due referendum popolari, spregiudicatamente interpretati anche con il favore di una insistita campagna di stampa.
Tralascio tutta una serie di considerazioni che sono comunque contenute nel testo scritto che depositerò presso gli uffici, ma voglio ribadire la critica non sopita ad un metodo referendario volto a modificare una legge per singole parti, nonostante la Carta costituzionale preveda espressamente l'ammissibilità di referendum abrogativi di un'intera legge. È appena il caso di ricordare il clima politico nel quale si tennero quei referendum.
La scelta del sistema maggioritario, sulla base di quella campagna di opinione, venne presentata come una panacea, la soluzione di tutti i mali della democrazia. Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di ridurre, fino ad annullarlo, il peso delle forze politiche, di ridare smalto alla funzione parlamentare, legando i parlamentari al collegio che li esprime e sottraendo il loro voto all'obbligo della cosiddetta disciplina di partito ed infine di garantire la stabilità dei Governi.
È appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La partitocrazia, se con tale termine si intende un sistema che consente ristrette oligarchie autoreferenziali di imporre le sue scelte, è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali sono state scelte le candidature nelle tre elezioni con il sistema maggioritario che si sono susseguite a partire dal 1994 e se si riflette su come già i partiti si stanno muovendo per organizzare le liste per il 9 aprile del 2006.
Richiamando sempre il disegno di legge n. 1693, devo ricordare che la democrazia italiana fino al 1919 si è retta su di un sistema elettorale maggioritario ed era debole, incapace di interpretare il Paese reale, frammentata in partiti e partitini e rissosa perché personalistica, inadatta a dare vita ad esecutivi stabili. Poi si adottò il sistema elettorale proporzionale, a coronamento delle grandi battaglie condotte dai democratici e, in particolare, dai cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, e dai socialisti, guidati da Filippo Turati. Fino al 1994 il sistema elettorale prevedeva però fortunatamente la preferenza.
Scrisse, a quei tempi, don Sturzo che, quando non si ha la maggioranza nel Paese, è illusorio pensare di ricrearla in Parlamento attraverso leggi elettorali. Evidentemente era chiaro a don Sturzo, mentre per altri non lo è, che una cosa sono i sistemi elettorali e un'altra cosa sono i sistemi istituzionali.
Il disegno di legge n. 1693 che avevo presentato nel lontano settembre del 2002 e che si componeva di 8 articoli, adottava per l'elezione della Camera dei deputati il sistema proporzionale, con la preferenza, ponendosi, nello stesso tempo, di assicurare la stabilità dell'Esecutivo.
Secondo chi vi parla la reintroduzione del sistema proporzionale deve mirare, innanzi tutto, a consentire agli elettori una scelta politica non equivoca, secondo il principio cardine del proporzionale che esige che si compia la scelta meno lontana dai propri convincimenti, e che si voti per l'espressione politica più consona al proprio sentire.
Questa legge che stiamo discutendo contiene però varie incongruenze, che ho cercato di mettere in risalto con la presentazione di alcuni emendamenti. Mi riferisco in particolare a due emendamenti riguardanti la modifica della legge n. 459 del 2001 sul diritto di voto per i cittadini italiani residenti all'estero, con i quali chiedo che costoro si possano candidare e possano votare in Italia, indipendentemente dal luogo in cui essi risiedono, cioè che possano essere sia elettori sia candidati in Italia. Questo diritto non viene riconosciuto ai cittadini italiani residenti in Italia.
Poi, per citare un altro esempio, ricordo che i nostri diplomatici all'estero non hanno diritto alle stesse modalità di voto riconosciute ai nuovi elettori.
Oggi è all'esame del Senato questo sistema proporzionale che avrei potuto anche votare, se non fosse - come è - privo del voto di preferenza. Il voto di preferenza permetterebbe agli elettori di riappropriarsi della politica e della scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, oggi di fatto usurpata dagli oligarchi che decidono le candidature, fino ad ora decise nei collegi uninominali, in base al sistema proporzionale a liste bloccate che non prevede - appunto - il voto di preferenza.
Si sposta così il dibattito e la politica dal territorio e dagli uomini, ai media e alle grandi capacità finanziarie; si danno vantaggi alle grandi strutture. Si va verso una democrazia non partecipata, ma non vi può essere una democrazia senza partecipazione; quindi, da una democrazia non partecipata si passa ad una democrazia mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia rigida e burocratica, condannata già da molti ed, in modo particolare, da don Sturzo nel 1950, come uno dei mali dell'Italia. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Filippelli. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto.