Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 921 del 14/12/2005

STIFFONI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

STIFFONI (LP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo a nome del Gruppo Lega Nord Padania il voto favorevole a questo provvedimento di riforma della legge elettorale, ma permettetemi alcune considerazioni.

Nel corso della Prima Repubblica, con un sistema elettorale del tutto proporzionale (e quindi diverso anche da quello già approvato dalla Camera che mantiene in piedi il bipolarismo perché prevede l'indicazione della coalizione, del suo programma, del suo leader), la vita politica era caratterizzata da un'oscillazione continua fra il consociativismo e la «guerra civile fredda».

In effetti, durante la Prima Repubblica fu praticato una sorta di consociativismo strisciante che si è dipanato alternandosi a fasi caratterizzate da un durissimo scontro politico fra la maggioranza di centro e di centro-sinistra e l'opposizione guidata dal PCI. Sappiamo tutti com'è andata a finire.

Proprio quando, con il crollo del muro di Berlino e del comunismo, vennero meno i due blocchi e quindi una delle ragioni di fondo della divisione politica del nostro Paese, il PDS di Occhetto e di Violante approfittò della intervenuta rivoluzione giudiziaria per contribuire alla distruzione dei cinque tradizionali partiti di Governo.

Si è trattato di un'operazione straordinaria che è avvenuta solo in Italia, al limite di una rottura rivoluzionaria. Da quella crisi acutissima è nata la Seconda Repubblica, è derivato anche un nuovo sistema elettorale fondato su un intreccio tra maggioritario e proporzionale che ha sommato gli inconvenienti dell'uno e dell'altro modello. In ogni caso si è affermato un forte bipolarismo.

Era ipotizzabile che questo bipolarismo si sarebbe fondato, come avviene negli altri Paesi occidentali, su una reciproca legittimazione dei due schieramenti in campo.

Malgrado gli auspici, talora formulati anche dal Presidente della Repubblica, dal 1994 ad oggi questa legittimazione non è mai avvenuta e ciò per una responsabilità politica precisa. Infatti il PDS prima, i DS poi, hanno sistematicamente demonizzato il centro-destra. Ciò deriva dal fatto che, malgrado tutto, i DS rimangono una forza anomala, soi-disant socialdemocratica, ma con un nocciolo duro che deriva dalle origini comuniste.

Questa demonizzazione non è stata puramente culturale o politologica, ma si è fondata sull'intreccio perverso dell'uso politico della giustizia e l'utilizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, malgrado la leggenda che Berlusconi controllerebbe ben sei reti televisive (cosa di cui nessun telespettatore si sta accorgendo). Di fatto il PDS e i suoi alleati, dopo aver distrutto i partiti dell'area di centro-sinistra della Prima Repubblica, non hanno mai accettato che questo spazio politico sia stato coperto da nuove atipiche formazioni politiche quali sono la Lega Nord e, per certi versi, anche Forza Italia e da un leader estraneo all'establishment qual è Berlusconi.

Ora questa situazione non è affatto cambiata nel corso di questa legislatura, anzi per certi aspetti si è accentuata. Per di più questa sorta di damnatio riguarda non solo Bossi e Berlusconi e il gruppo dirigente, ma anche la sua base elettorale considerata rozza, incolta, volgare.

C'è una sorta di razzismo politico-culturale che poi si esprime anche nella satira a senso unico, in alcuni film, nella vulgata dei mezzi di comunicazione.

Questo è il carattere anomalo e perverso della lotta politica in Italia quale concretamente si svolge.

Qualche settore della maggioranza talora assume un atteggiamento olimpico e bipartisan perché non è stato direttamente investito da questo modo di far politica. Non appena, però, è avvenuto che qualche personalità della maggioranza - ci riferiamo ad esempio al presidente Casini - ha ribadito la sua collocazione politica e ha sostenuto un provvedimento sgradito all'opposizione come la riforma della legge elettorale, è immediatamente avvenuto che la demonizzazione si è rivolta anche contro di essa.

Questo carattere anomalo della lotta politica in Italia rende quindi impossibili ipotesi di grande coalizione. Ci permettiamo di aggiungere, però, che a nostro avviso, tranne che su un problema forse - la lotta al terrorismo - si tratta di una ipotesi impraticabile anche in una situazione fisiologica. L'esempio tedesco non fa testo perché si tratta di una situazione imposta dal bilanciamento delle forze in campo (bilanciamento che deriva dal fatto che l'SPD, essendo, diversamente dai DS, un'autentica socialdemocrazia, rifiuta l'intesa di governo con il partito di Lafontaine e di Gysi) e comunque sta andando incontro a molte difficoltà.

Anche in una situazione fisiologica, sulla politica estera, sulla politica economica, sulla politica scolastica, su quella infrastrutturale e così via, di soluzioni ne esistono due, una innovativa, l'altra conservatrice e su questo si dividono legittimamente le forze politiche. Uso non a caso i termini «innovazione» e «conservazione» perché siamo convinti che questa sia la distinzione autentica e che è entrata in crisi la tradizionale dicotomia fra destra e sinistra.

Al centro-sinistra serve un nemico per scaricare e nascondere il loro vero problema, che non è rappresentato dal sistema di voto proporzionale che stiamo proponendo noi, ma è l'obbligo, insito in questo provvedimento, di presentare un programma comune all'atto del deposito delle liste.

È questo che a voi, compagni della sinistra, fa paura, ed è questo che cercherò di dimostrare a chi sta ascoltando. Il vostro sarà un programma da morire dal ridere perché in politica estera, come sappiamo tutti, voi avete visioni diametralmente opposte. I due partiti comunisti che vi ritrovate all'interno nella vostra coalizione si interesseranno di lavoro, del sociale, delle pensioni; però, non bisogna dimenticare che si tratta di partiti comunisti ispirati a logiche che hanno affamato mezzo mondo, come testimoniano le condizioni in cui vivono ancora i Paesi dell'ex Unione Sovietica e quelli dell'Est europeo. E non dimentichiamoci di Cuba, dove il suo leader, santificato dalla sinistra, ha portato alla fame il suo popolo.

In questo quadro riteniamo che in Italia, diversamente da altri Paesi o dall'Inghilterra dove finora la posizione innovativa è stata rappresentata da Blair, al di là delle ragioni pregiudiziali che ho precedentemente indicato, la Casa delle Libertà ha portato avanti sui vari problemi concreti posizioni riformiste e innovative, mentre la sinistra sostiene da sempre posizioni conservatrici. Così è avvenuto, ad esempio, sulla riforma della scuola, delle pensioni, del mercato del lavoro, e, perché no, sulla riforma dell'ordinamento giudiziario e sulla riforma delle riforme: la riforma costituzionale, una nuova Costituzione ringiovanita ed innovata largamente.

Si respingono da sé, pertanto, tutte le accuse di non aver fatto nulla in questi cinque anni!

Comunque, compagni di sinistra, è per noi già motivo di orgoglio e di vanto aver risparmiato al Paese cinque anni di vostro Governo! Li abbiamo già visti! (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN).