Legislatura 18ª - Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza - Resoconto sommario n. 23 del 23/07/2019

         Il senatore PILLON (L-SP-PSd'Az) non condivide il generale apprezzamento espresso nei confronti della Relazione annuale dell'Autorità garante. In tale documento infatti non sono trattati alcuni importanti temi legati alla tutela dell'infanzia e alla promozione dei diritti dei bambini.

In primo luogo, non si rinviene traccia nella Relazione di considerazioni sull'inefficiente funzionamento del sistema delle adozioni internazionali, conseguente allo sconsiderato operato della precedente presidente, già senatrice del Partito Democratico, Silvia Della Monica.

 Altrettanto assente nella Relazione è, in secondo luogo, la questione relativa alla giustizia minorile e ai rapporti tra tribunali dei minorenni e tribunali ordinari.

            Incomprensibili sono, poi, i rilievi critici formulati con riguardo all'istituto dell'affido condiviso: non si comprende infatti per quale ragione il diritto a trascorrere del tempo con i propri genitori sia sancito per tutti i bambini, ivi inclusi i figli di detenuti, tranne che per i figli di persone separate. 

Nella Relazione, ancora, l'Autorità si riferisce sistematicamente alla famiglia qualificandola come "tradizionale". Si tratta di una categoria che non trova un riscontro nel nostro ordinamento. Sarebbe stato più corretto e rispettoso del dettato costituzionale riferirsi ad essa come "famiglia naturale". È importante ribadire il ruolo che la famiglia svolge nella educazione e nel percorso di crescita dei bambini. È inaccettabile l'idea che emerge non solo dalla Relazione, ma anche dal dibattito, per la quale la famiglia è un luogo di violenza e di nefandezze.

Altrettanto ingiustificata è l'ostilità dell'Autorità garante nei confronti non solo della videoregistrazione dei colloqui dei minori, in particolare nelle cause di separazione, ma anche, più in generale, della installazione di strumenti per la videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia.

Infine la Relazione della Garante trascura del tutto la questione connessa alla condizione dei minori nelle altre culture, quali quella islamica e rom, nelle quali sono legittimate pratiche inaccettabili quali i matrimoni forzati con spose bambine.

Conclude rilevando come tutta la Relazione annuale sia evidentemente improntata ad una visione ideologica dell'infanzia e dei diritti dei minori.