Legislatura 18ª - Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza - Resoconto sommario n. 31 del 11/12/2019
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Il PRESIDENTE ringrazia le audite per la disponibilità a partecipare ai lavori della Commissione e a fornire il loro contributo sulle questioni afferenti alla violenza tra i minori e ai danni di bambini e adolescenti. Dà quindi la parola alla dottoressa Monica Micheli.
La dottoressa MICHELI, dopo aver ringraziato la Commissione per la possibilità offerta alla propria associazione di intervenire nell'ambito dei lavori della indagine conoscitiva sui temi della violenza, sottolinea come gli abusi nei confronti dei minori siano, come ha riconosciuto l'Organizzazione mondiale della sanità, un problema di salute pubblica e come le conseguenze a breve e a lungo termine sulle vittime siano conosciute in misura sempre più approfondita ed investano non solo la sfera emotiva e relazionale, ma anche quella somatica e organica. Purtroppo, a fronte di conoscenze sempre più estese in ordine alla necessità di contrastare la violenza e di prevenirla, si osservano alcuni casi di mancato funzionamento del sistema di protezione. Si registrano in particolare tutta una serie di occasioni mancate: la prevenzione non organica, l’assenza di un Piano nazionale infanzia, la disomogeneità nell’organizzazione dei servizi per l’infanzia e le diseguaglianze di protezione e cura tra Nord e Sud del Paese. L'audita sottolinea quindi come il Cismai ritenga assolutamente necessari alcuni interventi correttivi finalizzati ad assicurare una più piena prevenzione dei fenomeni di violenza ai danni dei minori.
In questo contesto un ruolo di indubbio rilievo è rivestito dalla esigenza di intervenire contemporaneamente sulla protezione dei bambini e sul recupero della genitorialità. La famiglia, intesa come luogo di cura e accudimento primario dei figli, va sostenuta e aiutata, con adeguati interventi economici, sociali, psicologici ed educativi, per garantire loro una crescita sana e armonica. Le situazioni di inadeguatezza genitoriale, che possono provocare violenza e sofferenza nei figli, sono spesso legate a condizioni di fragilità personale e relazionale, che vanno supportate in un processo di aiuto ai genitori, finalizzato al recupero delle loro competenze. Solo laddove si sia in presenza di situazioni gravi e irrecuperabili, che mettono a rischio il benessere del minore, e/o creano danni al percorso evolutivo è necessario agire attivando specifici progetti di genitorialità alternativa temporanei o definitivi quali l'affidamento del minore ad una casa famiglia o il suo collocamento presso una famiglia affidataria.
Particolare attenzione merita anche la problematica connessa ai casi di violenza assistita da maltrattamento sulle madri, in relazione ai quali, come rilevato in un apposito recente documento redatto dal Cismai, è necessario attivare interventi specifici di protezione e cura.
Dopo aver svolto alcune considerazioni sulla importanza di effettuare un monitoraggio attento delle risorse destinate all' accoglienza si sofferma sul tema dell'abuso sessuale. In proposito rileva come le più recenti ricerche nazionali ed internazionali mostrino che l’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un fenomeno largamente diffuso e, nello stesso tempo, grandemente sottostimato e scarsamente affrontato. Quando il minorenne, presunta vittima di abuso sessuale, deve affrontare il contesto giudiziario ha diritto ad avere assistenza affettiva e psicologica fin dalla primissima fase del procedimento, attraverso operatori specializzati a fornire assistenza e sostegno psicologico. In tema di abuso il Cismai ha redatto un documento specifico, la "Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale all'infanzia". Sottolinea quindi come la psicoterapia dei bambini traumatizzati sia una priorità sociale e sanitaria che va perseguita e sostenuta. Curare il trauma consente anche di prevenire i danni a lungo termine che possono produrre nel tempo sintomatologie gravi con effetti psicologici e sociali devastanti. Dopo aver svolto alcuni rilievi sulle problematiche connesse alle separazioni gravemente conflittuali si sofferma sul tema della violenza fra pari, segnalando la recente approvazione da parte dell’Assemblea dei soci del Cismai di un documento dal titolo "Requisiti minimi degli interventi per la presa in carico delle vittime e degli autori di cyberbullismo".
La dottoressa GIORDANO, ad integrazione di quanto riferito dalla vice presidente, svolge alcune considerazioni sulle dimensioni del fenomeno della violenza nella specifica realtà della Regione Campania.
Pur non essendoci dati specifici a livello territoriale per le difficoltà nella rilevazione e nel monitoraggio, si rileva una diffusione della violenza all'interno delle famiglie e sul territorio, spesso mascherata sotto la coperta della povertà. A suo parere se è vero che la povertà può amplificare il rischio del maltrattamento perché i genitori sono provati dalle necessità materiali, è altrettanto vero che vi sono numerose famiglie in condizione di indigenza che sono invece attente ai bisogni dei figli. Pertanto gli interventi di protezione non scaturiscono dalla povertà, ma da una concomitanza di condizioni - di cui quello economico è solo uno -che rendono l’ambiente familiare mal sicuro.
Si sofferma quindi sull'impatto che nello sviluppo dei minori esercita la presenza di contesti segnati dalla criminalità organizzata in cui le logiche della sopraffazione fisica e psicologica segnano non solo gli affari criminali, ma anche le pratiche educative e le relazioni interpersonali familiari ed amicali. Ritiene in proposito che la posizione del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria andrebbe approfondita per capire quanto sia importante esplicitare che vivere in una famiglia francamente mafiosa rappresenti un’esperienza di maltrattamento per i figli. Segnala inoltre come anche il Tribunale per i Minorenni di Napoli sia intervenuto per tutelare i bambini coinvolti in tenera età in azioni criminali ed esposti a relazioni violente e prevaricanti oltre che ad un clima segnato dall’intimidazione.
Dopo aver svolto alcune considerazioni sulla questione dei bambini migranti, lamenta la presenza di alcune evidenti carenze nel sistema di protezione. Un aspetto centrale è la questione dell'infrastrutturazione dei servizi sociali, segnata da carenze degli organici e precarietà.
Una particolare attenzione deve essere prestata, poi, agli insegnanti e agli educatori delle comunità e del territorio che sono spesso lasciati soli nell’esercizio del loro lavoro di "prime antenne" dei sintomi dell'abuso. La tristissima storia delle insegnanti di Giuseppe il bambino di Cardito ucciso dal compagno della madre deve portare - secondo l'audita - a delle riflessioni e all' adozione di procedure che sostengano gli adulti ad assumere le proprie responsabilità. La prevenzione del maltrattamento e la cura delle vittime in Campania - come nel Paese - richiede misure di sistema sostenute da finanziamenti stabili e duraturi, associate alla capacità di programmazione e gestione.
La dottoressa MICHELI prende brevemente la parola per ribadire, in conclusione, l'esigenza che le istituzioni italiane, nazionali e locali, assumano l’obiettivo che la violenza non è solo un problema di salute pubblica di straordinarie dimensioni al quale le politiche della salute devono dare un’assoluta priorità, ma anche un problema sociale, economico, educativo, giuridico, ed ancora di più una fondamentale questione di sensibilità culturale collettiva e, non ultimo, un problema di diritti umani. Accanto ad un sistema nazionale di monitoraggio, il Cismai da anni sostiene la necessità di mettere in campo un programma di prevenzione e protezione dei bambini dalla violenza con un approccio intersettoriale e interdisciplinare che si rivolga a vari livelli istituzionali.