Legislatura 18ª - Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza - Resoconto sommario n. 31 del 11/12/2019

L'onorevole SIANI (PD) si sofferma dapprima sulla questione della formazione degli operatori, in particolare degli insegnanti e dei pediatri. In proposito chiede alle audite se ritengano opportuna la istituzione di apposite strutture alle quali docenti e medici possono rivolgersi, laddove sospettino la sussistenza di abusi ai danni di minori. Particolarmente utile è, a suo parere, l'istituzione di un Osservatorio sul fenomeno, finalizzato soprattutto a favorire l'emersione dei numerosi casi di abuso che restano sommersi. Sarebbe auspicabile, prima di procedere al finanziamento di apposite iniziative, acquisire puntuali dati sul fenomeno.

Si sofferma quindi sulla delicata problematica connessa alla educazione dei minori in contesti di criminalità organizzata, chiede in proposito se non sia opportuno procedere in ogni caso, a prescindere dalla sussistenza di abusi specifici, all'allontanamento dei minori figli di genitori appartenenti ad organizzazioni di stampo mafioso.

 

La dottoressa MICHELI risponde ai quesiti posti dalla senatrice Mantovani rilevando come non vi sia un "metodo ufficiale". Il Cismai ha ritenuto - come ricordato - di elaborare, in linea con un'autorevole letteratura scientifica, un apposito documento, la Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale, il quale fornisce linee guida per gli interventi degli operatori psico-socio-sanitari in relazione ai casi di abuso sessuale ai minori. L'attività formativa svolta dal Cismai è quindi basata su queste linee guida e su queste buone prassi.

 

La dottoressa GIORDANO sottolinea come sebbene previsti dalle linee guida del 2005 della Regione Campania appositi servizi in tema di abuso presso i consultori non siano stata mai attivati, tranne che nel caso del Consultorio Toniolo di Napoli. Relativamente al collocamento fuori famiglia dei minori figli di membri di organizzazioni criminali di stampo mafioso ritiene che si debba procedere comunque ad una valutazione caso per caso. Bisogna in generale evitare che questi bambini vengano trattati come "pentiti di camorra" e strappati alle proprie famiglie di origine, anche a fronte di situazioni nelle quali magari uno dei due genitori, in genere la madre, mostra serie preoccupazioni e riserve sulla futura affiliazione criminale dei propri figli.