Legislatura 19ª - Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi - Resoconto sommario n. 79 del 25/03/2026
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QUESITI PER I QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE (NN. 170/1373, 173/1389, 175/1398 e 178/1471)
ORRICO - CAROTENUTO - AMATO - BEVILACQUA - Al Presidente e all'Amministratore delegato della RAI
Per sapere premesso che:
- il piano editoriale di RAI Sport proposto dall'attuale direttore della testata Paolo Petrecca è stato bocciato per ben due volte, a maggio e a giugno 2025, dal Comitato di redazione di RAI Sport che, de facto, esprimeva, anche pubblicamente attraverso un comunicato stampa, la propria sfiducia nell'operato del direttore;
- nonostante la redazione di RAI Sport possa contare su una nutrita squadra di alte professionalità interne in quasi tutte le trasmissioni della testata vi è ormai un massiccio e mortificante ricorso a collaboratori esterni ricoprenti ogni tipo di ruolo col risultato che, per contenere comunque i costi, sono state tagliate le spese riguardo le attività degli inviati, le troupe e le trasferte a danno della qualità del servizio pubblico;
- da quanto si evince dal documento dell'Assemblea di RAI Sport, inviato nel luglio 2025 ad UsigRAI, UniRAI ed alla stessa azienda, la redazione denunciava un pesante clima di intimidazione instaurato dal direttore Petrecca in occasione della seconda votazione, risultata poi a lui sfavorevole, del piano editoriale;
- nel documento di cui sopra la redazione esprimeva, inoltre, sconcerto per l'atteggiamento di scarsa considerazione mostrata dal direttore Petrecca verso le donne e madri lavoratrici RAI e gli sforzi da loro profusi per coniugare gli impegni professionali con quelli della propria vita privata;
- la testata RAI sport ha ospitato, in più circostanze, esponenti politici facenti riferimento all'attuale maggioranza di governo senza che questi avessero alcuna competenza e/o merito in materia sportiva come ad esempio le interviste degli On. Maurizio Lupi e On. Fabrizio Benzoniella all'interno della rubrica Dribbling delle 18:00 su RAI2 l'1/11/2025 e l'intervista del 10 novembre 2025 nel tg sport delle 18.35 su RAI2 dell'On. Federico Mollicone;
- anche in vista delle imminenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, la redazione di RAI Sport ha espresso pubblicamente, sempre tramite un comunicato stampa, grave preoccupazione per il piano di lavoro approvato dal direttore Petrecca che tradisce molti punti deboli ed in cui è riscontrabile una opinabile gestione delle professionalità interne e l'uso spropositato di collaboratori esterni con un ingente aggravio di costi per le casse dell'azienda,
quali tempestive iniziative di competenza intendano adottare i vertici RAI per verificare l'operato del direttore della testata RAI Sport Petrecca in relazione alle scelte editoriali, anche in vista delle prossime Olimpiadi invernali ospitate dal nostro Paese, la gestione del personale ed in particolare rispetto all'utilizzo delle collaborazioni esterne e le questioni di genere, nonché sulla opportunità della presenza di esponenti politici facenti riferimento all'attuale maggioranza di governo in trasmissioni sportive senza apparente merito o competenza.
(170/1373)
RISPOSTA. Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si conferma che il Direttore di RAI Sport, Paolo Petrecca, ha rimesso il proprio mandato e ha lasciato l'incarico al termine delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Il nuovo Responsabile ad interim della Testata è Marco Lollobrigida.
BERGESIO - All'Amministratore delegato della Radiotelevisione italiana - RAI. Per sapere - Premesso che:
il diritto all'oblio costituisce espressione dei diritti fondamentali alla dignità, all'identità personale e alla protezione dei dati personali, come riconosciuto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dall'articolo 17 del Regolamento (UE) 2016/679;
tale diritto assume particolare rilievo quando informazioni giudiziarie risalenti nel tempo, concluse con esito favorevole per l'interessato, continuano a permanere online in forma integralmente accessibile, producendo un effetto di esposizione reputazionale permanente;
il legislatore ha introdotto l'articolo 64-ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, volto a rafforzare la tutela della presunzione di innocenza e a consentire l'adozione di misure di deindicizzazione, aggiornamento, contestualizzazione e limitazione della reperibilità dei contenuti digitali relativi a procedimenti penali conclusi con archiviazione o proscioglimento;
la Corte di cassazione, con ordinanza 26 dicembre 2025 n. 34217, ha chiarito che tale disposizione non determina automatismi, ma impone un bilanciamento concreto, ai sensi dell'articolo 17 GDPR, tra diritto all'oblio e libertà di informazione, valorizzando in particolare il fattore temporale, l'attualità dell'interesse pubblico, il ruolo effettivo dell'interessato nella vita pubblica e la necessità di evitare forme di esposizione sproporzionata e potenzialmente perpetua;
la stessa Corte ha inoltre ribadito che la tutela dell'oblio non si esaurisce nella sola deindicizzazione, potendo comprendere anche strumenti quali l'aggiornamento editoriale, la contestualizzazione e l'anonimizzazione, al fine di impedire la formazione di una vera e propria "biografia telematica permanente";
con comunicazione del 4 febbraio 2026, RAI - Radiotelevisione Italiana ha rigettato una formale richiesta - del Sen. Armando Siri - di esercizio del diritto all'oblio relativa a contenuti digitali risalenti a un'inchiesta del 2019 della trasmissione Report, motivando il diniego sulla base della presunta esclusività del rimedio della deindicizzazione, della permanenza di un interesse pubblico e della cosiddetta "persistente esposizione pubblica" dell'interessato;
considerato che:
tale ricostruzione appare giuridicamente riduttiva, poiché l'ordinanza della Corte di cassazione non legittima un diniego automatico, ma richiede una valutazione puntuale e proporzionata del caso concreto;
risulta inoltre contrario ai principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità equiparare l'esercizio di funzioni pubbliche o politiche a una rinuncia permanente al diritto all'oblio;
nel caso di specie i fatti risalgono a oltre sei anni fa, il procedimento penale si è concluso con archiviazione, e la RAI non ha proceduto ad alcun aggiornamento editoriale visibile né a una reale contestualizzazione dei contenuti, che permangono integralmente accessibili sulle piattaforme digitali del servizio pubblico;
tale situazione determina un effetto di esposizione indefinita incompatibile con i principi di proporzionalità, minimizzazione e limitazione della conservazione dei dati personali;
appare dunque evidente come il diniego opposto dalla RAI, fondato su una lettura meramente difensiva dell'art. 64-ter Disp. att. c.p.p., risulti difficilmente conciliabile sia con l'evoluzione giurisprudenziale in materia di diritto all'oblio sia con gli obblighi contrattuali assunti dall'Azienda in qualità di concessionaria del servizio pubblico;
la vicenda appena riportata si pone, peraltro, in netto contrasto con quanto previsto dal vigente Contratto di servizio RAI 2023-2028. In particolare, l'articolo 4 stabilisce che l'offerta informativa del servizio pubblico debba essere improntata a criteri di correttezza, completezza, affidabilità e costante aggiornamento, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona, della dignità e dell'identità individuale;
la RAI è pertanto tenuta a garantire elevati standard di qualità dell'informazione e un rigoroso rispetto della deontologia professionale da parte dei giornalisti e degli operatori del servizio pubblico, i quali sono chiamati a coniugare il principio di libertà con quello di responsabilità, assicurando una rappresentazione equilibrata dei fatti e una corretta contestualizzazione delle vicende personali, soprattutto quando incidono sulla reputazione dei soggetti coinvolti;
tali obblighi risultano tanto più stringenti in un ambito delicato quale quello dell'informazione giudiziaria e digitale, anche in considerazione del dovere di rispetto nei confronti della pluralità del pubblico e dei cittadini che contribuiscono al finanziamento del servizio pubblico attraverso il pagamento del canone-:
si chiede di sapere:
1. quali linee guida interne adotti la RAI in materia di diritto all'oblio, aggiornamento delle notizie giudiziarie e applicazione dell'art. 64-ter disp. att. c.p.p.;
2. per quale motivo l'Azienda abbia escluso qualsiasi misura diversa dalla mera deindicizzazione, nonostante la giurisprudenza di legittimità riconosca la possibilità di ricorrere anche ad anonimizzazione, contestualizzazione e aggiornamento editoriale;
3. se non ritenga giuridicamente improprio fondare il diniego sull'asserita "persistente esposizione pubblica" dell'interessato, trasformando tale condizione in una causa ostativa permanente al diritto all'oblio;
4. se non intenda riesaminare la decisione comunicata con PEC del 4 febbraio 2026, disponendo quantomeno l'anonimizzazione dei contenuti, l'inserimento di una chiara nota editoriale sull'archiviazione intervenuta, ovvero la rimozione dei video dalle piattaforme generaliste del servizio pubblico;
5. se non ritenga necessario avviare una revisione delle procedure aziendali affinché l'archivio digitale RAI non produca effetti di "pena mediatica perpetua" e sia pienamente conforme ai principi di qualità dell'informazione sanciti dall'articolo 4 del Contratto di servizio.
(173/1389)
RISPOSTA. Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.
Relativamente alla richiesta su "quali linee guida interne adotti la Rai in materia di diritto all'oblio, aggiornamento delle notizie giudiziarie e applicazione dell'art. 64-ter disp. att. c.p.p.", si fa presente che la Rai ha adottato una specifica procedura aziendale per la regolamentazione dell'acquisizione ed esame delle istanze di esercizio, da parte degli interessati, dei diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del GDPR, compreso quindi il diritto all'oblio di cui all'articolo 17 del GDPR.
Per quel che riguarda la vicenda oggetto del quesito, come già avuto modo di evidenziare nella risposta all'istanza formulata dal Dott. Siri, non possono che reiterarsi le motivazioni addotte che non consentono all'Azienda di accogliere la richiesta di esercizio del diritto all'oblio ai sensi dell'articolo 17 Regolamento UE 2016/679 (GDPR).
Inoltre, si precisa che Rai è impossibilitata a procedere alla eliminazione delle immagini e dei video dai propri archivi digitali, in ragione di quanto disposto dal Contratto nazionale di servizio vigente, stipulato tra essa Rai ed il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L'articolo 11-bis del citato contratto prevede infatti che la Rai è tenuta a garantire "…la digitalizzazione, la conservazione e la promozione degli archivi storici, radiofonici e televisivi, quale patrimonio essenziale per un efficace sviluppo della complessiva missione di servizio pubblico".
Alla luce dei principi normativi e giurisprudenziali richiamati, nonché dell'interesse pubblico tuttora sussistente sui fatti narrati, la richiesta di rimozione dei video non può ritenersi conforme al necessario bilanciamento tra diritto all'oblio e libertà di informazione.
VERDUCCI, GRAZIANO, NICITA, BAKKALI - Al Presidente e all'Amministratore delegato della RAI
Per sapere premesso che:
- in data 27 e 28 gennaio 2026, in concomitanza con la ricorrenza del "Giorno della Memoria" delle vittime della Shoah, la RAI ha mandato in onda la fiction "Morbo K" prodotta da RAI Fiction e da Fabula Pictures;
- la suddetta fiction è imperniata sul racconto del drammatico rastrellamento degli ebrei di Roma nel 1943, il più grande rastrellamento compiuto in Italia, ed è ispirata alla figura del medico Giovanni Borromeo che inventò, insieme ai medici Vittorio Sacerdoti e Adriano Ossicini, il cosiddetto "Morbo K", allo scopo di salvare quanti più ebrei dai nazi-fascisti;
- la fiction, tuttavia, come già evidenziato da un dettagliato articolo de "La Stampa" pubblicato in data 20 gennaio 2026, non risponde ad una ricostruzione fedele del contesto storico, omettendo le dirette responsabilità del fascismo nella persecuzione degli ebrei;
- un aspetto inquietante che induce il telespettatore ad una rappresentazione pesantemente distorta della vicenda storica;
- un atteggiamento molto grave di manipolazione della verità storica, di banalizzazione o addirittura di rimozione delle responsabilità del fascismo nella persecuzione razziale contro gli ebrei, che si configura come parte della Shoah;
- una ricostruzione pesantemente manipolata anche rispetto ai protagonisti della vicenda storica narrata, in particolare nella rappresentazione di Vittorio Sacerdoti, il "medico del ghetto" che curava gratuitamente i poveri, che nella realtà non ha mai ucciso nessuno, a differenza di quanto avviene nella fiction: così negando di fatto il senso e la verità del suo operato; così come nel camuffamento del nome reale di Costanza Calò Sermoneta in quello fittizio di Silvia; inoltre va rimarcato come Giovanni Borromeo non fu ucciso (come avviene nella fiction) ma continuò la sua opera nell'Ospedale Fatebenefratelli e venne dopo la fine della guerra riconosciuto 'Giusto tra le Nazioni' da Yad Vashem, Ente nazionale Israeliano per la Memoria della Shoah; inoltre la rappresentazione della condotta di vita del Prof. Adriano Ossicini, così come rappresentata dalla fiction, appare in molti tratti caricaturale e lontana dal suo reale comportamento che fu sobrio e severo;
- il fatto che la fiction si dichiari liberamente ispirata ai fatti avvenuti non può giustificare una simile mistificazione che trasforma eroi protagonisti di una vicenda storica in personaggi e contesti molto distanti dalla verità storica;
- una criticità evidente che, dopo la messa in onda, ha suscitato indignazione in chi quella pagina di storia la conosce sul serio.
Si chiede, pertanto, di sapere se l'Amministratore delegato della RAI e la dirigenza di RAI Fiction risultino a conoscenza di quanto riportato in premessa; perché l'azienda non sia intervenuta nella fase di preparazione del prodotto in questione per evitare che ingenerasse una falsa e distorta rappresentazione del contesto storico e delle responsabilità del fascismo nel rastrellamento del ghetto di Roma del 1943; se intendano attivarsi per aggiungere alla fiction delle didascalie finali che riportino correttamente la realtà dei fatti come avvenuta e storicamente documentata.
(175/1398)
RISPOSTA. Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.
In primo luogo, è opportuno premettere che "Morbo K - Chi salva una vita salva il mondo intero" è un'opera di finzione televisiva liberamente ispirata a fatti storici reali, come dichiarato in modo esplicito e inequivocabile sia in apertura che in chiusura della serie.
L'opera non ha mai rivendicato alcuna funzione documentaristica, né di ricostruzione storica esaustiva.
Il suo intento è narrativo ed emotivo: raccontare una pagina di resistenza civile e umana avvenuta durante l'occupazione nazista di Roma, senza tradire il quadro storico e morale in cui quei fatti si collocano.
Per quanto concerne la presunta omissione delle responsabilità del fascismo romano, si precisa che l'affermazione secondo cui la serie ometterebbe o rimuoverebbe le responsabilità del fascismo nella persecuzione degli ebrei romani è fattualmente falsa.
Nel corso della serie infatti:
- sono rappresentati poliziotti fascisti che operano come delatori, intermediari e collaboratori diretti delle autorità naziste;
- tali personaggi gestiscono lo smistamento degli ebrei, partecipano alle operazioni di cattura e consegnano direttamente le vittime alle SS;
- sono mostrati militari fascisti in divisa che collaborano con Kappler;
- è presente un infermiere delatore all'interno dell'ospedale, figura che incarna la connivenza e il tradimento dall'interno delle istituzioni.
Questi elementi narrativi rendono chiara e inequivocabile la responsabilità, la complicità e l'odio razziale del fascismo, in particolare nella parte finale della serie.
La scelta di mostrare fascisti spesso in borghese è storicamente documentata e coerente con il comportamento di molte squadre fasciste operanti a Roma in quel preciso periodo.
La serie non è una ricostruzione storica in senso accademico, ma una libera interpretazione drammaturgica ispirata a fatti reali.
Questo non costituisce una distorsione, bensì una scelta narrativa dichiarata e legittima.
Il racconto non nega né altera la Shoah; non riduce né assolve alcuna responsabilità storica; non modifica il contesto dell'occupazione tedesca e della persecuzione razziale nazifascista.
Per la ricostruzione storica rigorosa esistono saggi, documentari e materiali d'archivio, molti dei quali presenti anche nel catalogo RAI.
La fiction ha invece il compito di coinvolgere, emozionare e rendere accessibile una storia complessa a un pubblico generalista, in particolare alle giovani generazioni.
Inoltre, non vi è stato alcun intento di manipolare la verità storica, né di banalizzare o rimuovere le responsabilità del fascismo.
La serie è stata sviluppata sulla base di un'ampia documentazione storica; seguita durante la scrittura e la lavorazione da consulenti qualificati; condivisa e discussa con rappresentanti e storici della Comunità ebraica romana:
Pietro Borromeo, Il Giusto che inventò il Morbo K
Adriano Ossicini "Un'isola sul Tevere"
Anna Foa, Portico d'Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del 1943, Laterza 2013
Robert Katz, Sabato nero, Rizzoli 1973
Andrea Riccardi, L'inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Laterza 2008
Gabriele Rigano, 16 ottobre 1943: accadono a Roma cose incredibili, in Roma 16 ottobre 1943
Anatomia di una deportazione, a cura di Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Guerini e Associati 2006
Il progetto è stato accompagnato da un confronto costante con storici e consulenti, che hanno verificato la coerenza del contesto, dei comportamenti e del clima morale rappresentato.
Come ricordato dalla storica Anna Foa, (peraltro in una relazione consultabile sul sito del Senato della Repubblica, dal titolo 16 Ottobre 1943. L'arresto e la deportazione degli ebrei del ghetto) "L'operazione fu condotta esclusivamente dalle SS."
"Ci sono alcune testimonianze che sostengono di aver visto fascisti con loro ma la storiografia è concorde nel negarlo."
Mentre la persecuzione e la caccia agli ebrei nei mesi successivi coinvolsero direttamente fascisti italiani, militi della RSI e reti di delazione.
"La maggior parte degli ebrei arrestati dopo il 16 ottobre sono arrestati da italiani, non da tedeschi."
La serie si muove dentro questo quadro storico riconosciuto dalla storiografia ufficiale senza omettere né manipolare alcunché.
Nessun personaggio della serie porta il nome dei protagonisti storici reali citati nell'interrogazione.
I personaggi della fiction sono figure d'invenzione, con età, tratti, azioni e destini narrativi che non corrispondono né intendono sovrapporsi a quelli delle persone realmente esistite.
Per quanto riguarda il rapporto con gli eredi e la Comunità ebraica, si fa presente che gli eredi diretti del professor Giovanni Borromeo sono stati contattati, messi a conoscenza delle sceneggiature prima delle riprese, invitati a visionare la serie completa prima della messa in onda.
La loro reazione è stata di apprezzamento e commozione, riconoscendo il lavoro di adattamento dei fatti storici e l'intento profondo dell'opera di finzione.
Analogamente, la Comunità ebraica romana e i consulenti coinvolti hanno riconosciuto nella serie la restituzione sincera del dolore, della paura e del coraggio vissuti da chi subì quella persecuzione.
Le didascalie che chiariscono la natura dell'opera sono presenti e ben visibili, prima dei titoli di testa, prima dei titoli di coda e nella dichiarazione finale di omaggio ai protagonisti reali della vicenda.
Esse specificano senza ambiguità che vicende, personaggi e dialoghi sono frutto di rielaborazione narrativa; che ogni riferimento diretto a persone reali è non intenzionale e che l'opera non pretende di sostituirsi alla storiografia.
Si riportano qui di seguito il testo integrale in modo che possa essere valutato alla luce di una più attenta analisi della serie.
"Anche se basati su una storia vera, vicende, personaggi, nomi, luoghi ed eventi della serie sono stati modificati a fini drammaturgici". (Prima dei titoli di testa)
"Anche se ispirate a fatti realmente accaduti, le storie e i dialoghi narrati sono frutto della fantasia degli autori. Il ruolo dei personaggi, delle società, nonché delle organizzazioni esistenti, dunque è stato liberamente rielaborato e romanzato, così come la loro partecipazione alle vicende immaginarie dei personaggi inventati dagli autori. Qualsiasi collegamento e similitudine, riferimento o identificazione con persone vissute o viventi, nomi o luoghi reali è pertanto puramente casuale e non intenzionale". (Prima dei titoli di coda)
"L'opera intende rendere omaggio al coraggio e all'altruismo del professor Giovanni Borromeo, del Professor Adriano Ossicini e del Dottor Vittorio Emanuele Sacerdoti che hanno scritto una straordinaria pagina di resistenza civile durante l'occupazione nazista". (In coda)
In relazione all'articolo apparso su "La Stampa" del 20 gennaio 2026, si precisa che nell'articolo si afferma che "in quattro ore nette di narrazione non si vede un cittadino, un funzionario, un gerarca fascista, come se nessuno avesse mai sposato la follia di Mussolini, né tanto meno si dà conto dell'operato della polizia italiana che invece collaborò con i nazisti".
Questa affermazione non corrisponde al vero. Nella serie l'apporto della polizia fascista alla deportazione degli ebrei romani, rastrellati nel ghetto il 16 ottobre, come già detto, è rappresentato con estrema chiarezza. Le figure dei due poliziotti presenti nella finzione sono liberamente ispirate a personaggi veri che hanno agito nella Roma di allora. Aniello e Cappa o Bardi e Pollastrini, fascisti che davano la caccia agli ebrei, ma non parteciparono direttamente alla grande razzia del ghetto il 16 ottobre 1943 semplicemente perché le SS non li vollero con loro. L'operazione di rastrellamento era troppo articolata e studiata per cogliere di sorpresa gli abitanti del ghetto per chiedere l'aiuto dei fascisti di cui non si fidavano. Mentre invece essi agirono prima e poi come delatori e come esecutori degli ordini dei nazisti.
I due poliziotti fascisti della serie, infatti, si occupano personalmente dello smistamento degli ebrei a Palazzo Salviati e infine consegnano la famiglia della protagonista ai loro aguzzini. Essi, come nella realtà storica, giravano per la capitale in borghese, come è stato ricostruito dal reparto costumi da foto rinvenute nell'archivio dell'Istituto Luce.
Nella serie vi sono rappresentati anche dei militari fascisti in divisa che collaborano con i nazisti, e un infermiere delatore all'interno dell'ospedale stesso, che rischia di mandare a monte l'intera operazione, svelando alle SS di Kappler la messa in scena del Morbo K.
Il nostro auspicio è che nel ricordo dello spettatore queste immagini e azioni sono rimaste impresse con chiarezza, senza alcun rischio di ambiguità.
In conclusione, Morbo K non rimuove, non attenua e non assolve alcuna responsabilità storica. Racconta, attraverso la finzione, una storia di resistenza civile all'interno di uno dei momenti più bui della storia italiana ed europea.
Alcune valutazioni critiche apparse sulla stampa non trovano riscontro nella visione integrale dell'opera né nella storiografia di riferimento.
Le accuse di manipolazione, rimozione o banalizzazione risultano infondate.
Morbo K nasce con un intento di memoria civile, un racconto che invita a ricordare e, possibilmente, ad approfondire.
La serie non nasce per sostituire la storiografia ma per avvicinare il grande pubblico a una pagina di storia italiana. Se oggi quella storia torna ad essere discussa, studiata e approfondita, significa che la memoria ha continuato a vivere.
BAKKALI - Al Presidente e all'Amministratore delegato della RAI
Per sapere premesso che:
- risulta agli interroganti che in molte pubblicità istituzionali trasmesse in radio dalla Rai e relative al referendum del 22 e 23 marzo 2026, si parla di "riforma della giustizia" come oggetto della consultazione;
- si tratterebbe di una definizione generica, erronea e travisante, che, tra l'altro, non farebbe nessun riferimento al quesito sul quale i cittadini saranno chiamati ad esprimersi, che, come noto, è il seguente: "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?";
non appare accettabile ai presentatori dell'interrogazione la formulazione fornita dalla RAI, dato che il referendum non riguarda una presunta "riforma della giustizia", ma la modifica di alcuni determinati articoli della Costituzione di grande rilievo ma che non comportano una riforma complessiva della giustizia;
Si chiede pertanto di sapere se il Presidente e l'Amministratore delegato della RAI confermino quanto sopra esposto, in particolare per quel che riguarda l'erronea definizione del referendum del 22 e 23 marzo 2026 e, comunque, se intendano agire per garantire una corretta informazione ai cittadini senza semplificazioni e travisamenti assolutamente inaccettabili.
(178/1471)
RISPOSTA. Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si precisa quanto segue:
- le pubblicità istituzionali segnalate sono state realizzate dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si riporta link https://www.governo.it/it/media/campagna-di-comunicazione-istituzionale-referendum-22-e-23-marzo-2026/31229;
- la Campagna di comunicazione istituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri sul "Referendum 22 e 23 marzo 2026" è finalizzata a promuovere la partecipazione dei cittadini al referendum;
- RAI è tenuta alla trasmissione gratuita dei messaggi di utilità sociale e di pubblico interesse, ai sensi del combinato disposto della legge del 7 giugno 2000 n. 150 e del decreto legislativo 8 novembre 2021 n. 208.